Nomad Ladakh Trek Viaggio di gruppo • Trekking • India, Nepal e Dintorni
Un nuovo trekking dedicato soprattutto a coloro che desiderano uscire dai sentieri battuti e scoprire il Ladakh più segreto. Una vera delizia per gli amanti della natura, offrendo non solo paesaggi emozionanti, ma anche la possibilità di avvistare animali selvatici come marmotte, stambecchi, i rarissimi leopardi delle nevi e molte specie di uccelli. Una spedizione ad alta quota in una remota zona che collega la valle di Markha o la regione di Rupshu al piccolo insediamento nomade di Dat, situato nell'aspra catena dello Zanskar.
India: è obbligatorio ottenere il visto per l'India on line.
Dal 1 ottobre 2025 è necessario ottenere online anche la Digital Arrival Card, da compilare entro le 72 ore prima dell’arrivo.
India: non ci sono vaccinazioni obbligatorie. Sono consigliate antitifica e profilassi antimalarica.
Fra i nomadi del Rupshu
Ma dove avremmo incontrato i nomadi? Nessuno sapeva dircelo di preciso. Avevo calcolato che dopo la festa al monastero di Karzok, i nomadi avrebbero ripreso i loro spostamenti e quindi il nostro cammino, in senso contrario al loro percorso, ci avrebbe permesso sicuramente di incrociarli fra lo Tso Moriri e lo Tso Khar (il lago Bianco). E così è avvenuto e l'incontro ha superato l'aspettativa! Al quarto giorno abbiamo posto il campo in un ampio vallone lungo parecchi chilometri fra dossi di un tenero verde e cocuzzoli imbiancati. In lontananza si scorgono tende marrone e bianche che vogliamo raggiungere domani. Nell'alba dei 4. 500 metri, mentre una brezza gelida scende dai ghiacciai alla testata della valle ed il sole non riesce ancora a scaldare l'aria, la prima carovana si materializza nell'aere terso. Due, tre, quattro greggi, migliaia di ovini si muovono su fondovalle e pendii: una marea bianca avanza verso di noi. In lontananza, ben distinguibile nell'aria cristallina, già si muove una seconda carovana. Al centro della valle si snoda una colonna composta da circa trenta yak. Le bestie sono cariche di sacchi, di pali, di tende arrotolate. Alcuni nomadi si muovono a piedi controllando il procedere delle greggi. Altri sono a cavallo, donne e bambini siedono sulle masserizie trasportate dagli yak. Ed un palo con una bandiera che garrisce al vento, è infisso sul carico dello yak capomandria, segnalando il progredire della carovana. È passata la prima carovana, passa la seconda. Rimaniamo senza fiato. I paesaggi fino ad ora incontrati da soli giustificano il viaggio, ma questo incontro lo completa e rende unico. Quella sera, davanti al piccolo fuoco di bivacco, in una veglia alle stelle, rivanghiamo il passato e le scorribande nel "paese degli alti valichi".
Da una relazione di Marco Vasta dell'anno 2000
Ci imbarchiamo su uno dei voli trans-himalayani più spettacolari per arrivare a Leh. Dopo l'accoglienza in albergo, avremo la giornata libera che useremo soprattutto per acclimatarci all'alta quota. Da non perdere, tuttavia, il palazzo di Leh, il monastero di Namgyal Tsemo Gompa ed il bazar principale.
Giornata di immersione totale nella realtà spirituale della zona. Visiteremo il monastero di Likir, che risale al 1065, costruito durante il regno del quinto re del Ladakh, Lhachen Gyalpo. Il suo nome significa "il Naga - circondato", proprio perché è ritenuto essere circondato dai due grandi spiriti serpente (i Naga-raja): Nanda e Taksako. Oltre a Likir, faremo tappa anche al grande monastero di Basgo, nell'omonima città un tempo capitale del basso Ladakh e sede del potere di un ramo della famiglia Namygal.
Infine scopriremo le bellezze di Alchi, uno dei villaggi più belli del Ladakh e luogo ideale per immergersi nella quotidianità locale. Oltre alla sua beata tranquillità , Alchi vanta anche alcune delle più impressionanti collezioni di arte indo-tibetana del subcontinente. Presente, ovviamente, anche il monastero Alchi Gompa, ritenuto essere uno dei più antichi dell'intero Ladakh e noto sopratutto per i suoi affreschi che risalgono a quasi mille anni fa. Un vero gioiello di fama mondiale che oggi mostra più l'influenza del buddismo indiano che di quello tibetano.
Ci spostiamo verso la cima di Khardongla per una nuova fase di acclimatamento, prima di iniziare il vero e proprio trek nel selvaggio Ladakh e nella catena dello Zanskar.
Iniziamo il nostro trekking! Il trek da Stok a Mankarmo è la tappa iniziale e fondamentale della popolare spedizione allo Stok Kangri nella catena dello Zanskar. Da qui si gode di una vista completa dello Stok Kangri. Partendo da Stok, a circa 3500m, affrontiamo una salita di 4-5 ore, di difficoltà moderata, per attraversare una gola e una valle ed infine raggiungere il campo base di Mankarmo (4328m).
Questo sentiero attraversa i verdi prati di Mankermo fino a raggiungere la base del Matho La a 4350m di altitudine. Salendo lungo dolci pendii erbosi solchiamo il nostro secondo passo ed arriviamo in cima del Matho La. Qui, troviamo pastori di yak dei vicini villaggi, dove vivono in insediamenti in pietra ai piedi del passo. La vista sulla vetta dello Stok Kangri è mozzafiato. Riprendiamo il cammino per scendere gradualmente per circa 3km fino al campeggio di Matho Phu.
Da Matho Phu saliamo lentamente verso lo Shang La a 4940m. Il sentiero non è particolarmente ripido, ed offre splendidi scorci sulla valle dell'Indo e sulle creste e cime innevate della catena del Ladakh. La valle è nota per la sua ricca fauna selvatica.
Dal passo, il sentiero scende fino ad un comodo campeggio con sorgente di acqua fresca, a Shang Phu.
Dal campo di Shang Phu, saliamo attraverso alte creste verso il passo Gyuncho La a 4590m. Lungo il percorso potremo ammirare viste mozzafiato a nord verso la catena del Ladakh, prima di una lunga e faticosa discesa verso Chokdo. Dopo una meritata pausa alla periferia del villaggio, completiamo la breve salita a Chuskyumo, dove dormiremo in un campo tendato.
Proseguiamo lungo il fiume, le cui sponde sono punteggiate da rocce color ocra. Dal villaggio di Chukirmo, il sentiero si addentra in strette gole dove i pony devono essere scaricati due volte e si risale fino alla base del Kongmaru La prima, e poi fino alla base del campo di Kongmarula dopo.
Dal passo si gode di una splendida vista a nord verso il Korakora orientale e la Cina, mentre il panorama a sud è dominato dall'imponente Kang Yatze (6400 m) e dalla catena del Ladakh. Percorriamo un sentiero di cresta e scendiamo a zig-zag attraverso prima un ghiaione poi un percorso che scende agevolmente verso i pascoli estivi di Nimaling e la valle di Markha, la valle più bella del Ladakh!
Percorriamo splendide gole boscose fino a quando si allargano in una valle. Lungo il sentiero che costeggia i fiumi Sara e Dat si trovano numerosi chorten e chiostri. Dat è un villaggio verdeggiante, dove la coltivazione e la vegetazione occupano ogni lembo di terra.
Dopo l'ultima colazione al campo, ci dirigiamo verso Leh, passando per il passo Yarla e la valle di Kharnak, per poi collegarci alla strada Leh-Manali. Proseguiamo verso Leh in salita fino alla cima del passo Taklang La, percorrendo la strada carrozzabile più alta che ci conduce alla valle di Rumtse-Rupshu, per poi raggiungere la valle dell'Indo.

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