Quattro giorni sull'isola di Procida, la più piccola e la più autentica delle isole del Golfo di Napoli. Mare cristillino, antichi borghi di pescatori affacciati su porticcioli senza tempo, vicoli e castelli da scoprire in trekking e grotte da esplorare in barca.
Nessuno
Non occorrono
Tracciando una linea da Marsiglia al Cairo, da Barcellona a Istanbul e da Trieste a Tunisi, si incontra sempre Procida, questa piccola isola in mezzo al mediterraneo con il solstizio d’estate in mezzo all’anno. Il suo nome viene da lontano, nome greco che apparteneva alla nutrice di Enea. Fenici, greci, romani, spagnoli si sono alternati nel controllo di questo luogo che ha preso da tutti il meglio e lo ha modellato a proprio gusto.
Qui anche la lingua non è perfettamente napoletana e più che altrove, ha mantenuto l'influenza della dominazione spagnola.
Procida ti accoglie con le sue case di stile arabo, i palazzi seicenteschi, un pò decadenti, che furono nel nobili d’Avalos. Il giardino dei limoni dove Elsa Morante scrisse L’Isola di Arturo, i suoi golfi con scorci mozzafiato, il borgo antico di Coricella con le inconfondibili casette color pastello, su cui domina il giallo Tafaceo tipico dei Campi Flegrei. E infine, la spiaggia nera del Postino, dove un esausto Troisi parlava di metafore con il poeta Neruda interpretato da Philippe Noiret.
Passeggeremo per stretti vicoli, scale che sanno di Kasbah, spiagge dei tramonti infiniti, stradine limitate da alti muri dove il tempo sembra essersi fermato. E assaggeremo i dolci e la specialità che hanno fatto di questa isola un esempio unico.
Procida, da scoprire al ritmo delle onde
Tre chilometri per due, diecimila abitanti, quaranta minuti di aliscafo dal Molo Beverello. Un'isola che si gira a piedi, dove niente dista più di un chilometro e mezzo dalla piazzetta centrale e dove il bus di linea copre il resto in pochi minuti.
Nel nostro breve viaggio alla scoperta dell'isola, attraverseremo i Casali dall'architettura spontanea, i vicoli stretti tra alti muri dove il tempo sembra essersi fermato e il giardino dei limoni dove Elsa Morante scrisse L'isola di Arturo. Scenderemo alla spiaggia del Pozzo Vecchio, quella resa celebre dal film Il Postino, e sull'arenile della Chiaiolella, davanti alla riserva naturale di Vivara, collegata all'isola da un ponte pedonale, da dove si può ammirare un meraviglioso tramonto su Ischia.
Con un facile trekking urbano, raggiungeremo Terra Murata, Corricella e i Casali, con visita guidata al Palazzo d'Avalos.
Allontanandoci dalla terra, andremo a scoprire il mare, l'altra ragione per cui vale la pena visitare Procida: nonostante le sue piccole dimensioni, l'isola ha ben sei incantevoli spiagge di sabbia di sabbia scura vulcanica.
Inoltre, un giro in barca dell'isola con i marinai locali, ci permetterà di scoprire calette nascoste, raggiungibili solo via mare, e fare bagni su fondali cristallini.
Assaggeremo anche le specialità locali, con il coniglio alla procidana, gli spaghetti ai ricci, l'insalata di limoni e le lingue di suocera.
Nonostante le sue meraviglie, Procida è rimasta un'isola autentica, vissuta, con le sue scalfiture e i pregi da scoprire. Diffcile da capire al primo sguardo, saprà svelarsi e rapire chi avrà voglia di scoprirla e conoscerla.




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