Iniziazione al Deserto Acacus Raid 2004


Autore:

Cosetta Magni


 

 

Non si è trattato di una sfida (uso il concetto fuor di metafora), forse c’è stata da parte mia un po’ di incoscienza. Di fatto io, motociclista “da strada”, non ci ho pensato molto. Il binomio deserto-moto è stato troppo allettante.     

 

      

Mi sono iscritta e li ho trovati là, i miei compagni di viaggio: 12 motociclisti e due accompagnatrici (Marna, che si è occupata di me e delle riprese e la piccola Bea). Sono stata oggetto di scommesse; me l’hanno dichiarato successivamente: dicevano che non sarei durata un giorno. Del resto io, piccola e nera, su quella moto così alta!

 

Non c’era verso di toccare per terra  .                   

Non ci ho pensato più di tanto; si sa, la riflessione può renderci codardi (Shakespeare insegna). Di fatto l’avventura è iniziata, con me appesa alla “mia” moto n. 10 che, di giorno in giorno mi è stata cucita addosso da Valter, il mio angelo custode. Non solo, sono stata anche rivestita da capo a piedi. Il mio equipaggiamento non era adeguato alle esigenze del viaggio. Sono stata quindi assemblata come un puzzle.

Alle prime perplessità dei miei compagni di viaggio, si è sostituito un incoraggiamento, uno sprone continuo ed una solidarietà per me commovente. E’ nata in me la voglia di non deludere loro e me stessa.

Ho guardato e visto con occhi sognanti immagini indescrivibili dai toni pastello, ho sentito ed ascoltato silenzi da fiaba e percorso con loro plateau color ocra con dune stagliate sullo sfondo, immersa in paesaggi irreali e in scenografie di opere verdiane, sotto cieli da iconografie natalizie.

Ancora mi domando se è stato un sogno vedermi lì dritta, in piedi sulle pedivelle della moto, abbracciando con lo sguardo i miei compagni che, alla rinfusa, volavano con me su quel deserto dorato, con le jeep che ci precedevano o ci seguivano in un andirivieni inusitato.

Ancora mi domando se ho sognato di cavalcare quelle dune, arrivando in cima alle loro creste col cuore in gola ed il respiro a mille, pronta ad accelerare per poi buttarmi giù con decisione in piccoli e grandi discese, in un sali e scendi simile a quello di grandiose montagne russe che solo la natura ci può donare.

Ancora mi domando se ce l’avrei fatta senza loro, senza il loro supporto. Le emozioni erano superiori alla fatica, alle paure, al dolore delle cadute. La sera era lì ad attenderci con noi seduti attorno al fuoco: Marna, ai fornelli, che si occupava del nostro stomaco (alla sera, quindi, niente tonno!), Fabio che ci allietava con le sue barzellette (“se sei incerto .. gas aperto”), Franco, single per eccellenza, che placava gli entusiasmi degli aspiranti alla vita a due, con la sua “filosofia della pizza”, il Gattone che ci raccontava le sue spericolate avventure, Sergio con la solare bonomia tipica dei “romagnoli di una volta”, Mario con il tormentone (“me la dai, non me la dai …”) e Carlo che gli faceva da piacevole spalla smorzandone od accrescendone i toni, Giovanni con la sua pacatezza ed il suo equilibrio, il Conte (Carlo di Udine) con la sua raffinatezza ed il suo aplomb, il Gallo ed i suoi reiterati e spontanei incoraggiamenti, Paolo con il suo sostegno e il suo “pronto soccorso” (grazie per le pomate miracolose!), i piacentini, Stefano e Cesare con la loro ironia (“accidenti, chi s’era mangiato tutte le arance?”), Max e i suoi “moccoli”, le belle chiacchierate con Bea e dulcis in fundo il generoso Valter che, rassicurante, gravitava attorno, industrioso, adoprandosi alla manutenzione delle moto (la mitica n. 10 è stata addirittura abbassata!), predisponendo tutto per il giorno successivo. Un grazie particolare. 

                                   



Un pensiero va anche a Mohammed (il tuareg) con il suo immancabile tè ed i suoi sistemi di cura empirici (il mio pollice lussato è stato immerso in un benefico intruglio di erbe da lui preparato), ad Alì che impastava il pane e lo lasciava cuocere sotto la brace dividendolo e distribuendolo a tutti noi, alla sobria presenza del poliziotto libico ed alla simpatia di Abu.
                                                   
Ricordo tutti e ciascuno di Voi.

Da allora mi sono rimasti due occhi scintillanti ed un cuore rigonfio di emozioni che mi hanno consentito di scrivere ed interpretare al meglio nove giorni del “romanzo della mia vita”.

Un bacio,
Cosetta




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