Iniziazione al Deserto Acacus Raid 2004


Autore:

Ines Tonelli


Il 27 dicembre, segna la data di inizio dell'ennesima avventura sulle piste desertiche sahariane che vede protagonista la regione del Jebel Acacus.

La partenza da Milano Linate é fissata per le prime luci dell'alba, a Roma incontreremo la restante parte del gruppo e le preziose casse viveri che l'incaricato di Awenture ha preparato per noi.

La coincidenza per Tripoli é all'incirca un paio di ore successive al nostro atterraggio a Fiumicino. Decolliamo finalmente dall'amata patria verso la capitale libica che ci accoglie con un pallido sole che fa capolino dall'alto e un fresco venticello convincente a tal punto da indurci ad indossare il giaccone.
Mohamed, il corrispondente locale, mette a disposizione quattro furgoni Mercedes con relativi autisti che sfrecceranno per mille chilometri lungo l'interminabile lingua di terra che divide Tripoli da Fjeaj dove ci attende Alex.

Nel corso delle numerose ore impegnate nella tappa di trasferimento, riesco a sorprendermi di alcune cose, ad esempio l'ottima tenuta dell'asfalto stradale, le innumerevoli luci dislocate ovunque e che ci accompagnano per tutto il percorso
rassomiglianti a tante stelle che illuminano le tenebre, locali aperti l'intera notte pronti ad ospitare turisti in transito ma anche avventori libici, la grande generosità e disponibilità delle persone sorridenti e curiose.

E' un paese ricco e opulente rispetto ad altri del continente africano, si respira un'aria di sicurezza e tranquillità e lo sguardo severo delle immagini raffiguranti Gheddafi che imperano maestose, sembrano proprio voler comunicare messaggi in tal senso.

Alle due e trenta del mattino, giungiamo a destinazione stanchi ma al contempo carichi di entusiasmo.

Il giorno seguente, nel cortile dell'albergo che funge da campo logistico, possiamo ammirare le KTM allineate come ubbidienti soldatini e amorevolmente coccolate da Alex e Ignazio.

Jeep e pick-up di appoggio, stracarichi di viveri ,bagagli e carburante, sono pronti per accompagnarci lungo la pista che ci condurrà a Ghat.

Prima del tramonto le guide scelgono il posto dove allestire il campo per la notte molto suggestivo poiché dopo aver fatto una lunga discesa, ci troviamo nel mezzo di una conca tra dune alte decine e decine di metri; e l'atmosfera intorno al fuoco a cui si aggiungono le tende piantate come buffi funghi qua e là, anche se nota e consueta, rappresenta pur sempre uno spettacolo di straordinaria bellezza che alimenta sensazioni emotive e sfumature percettive piacevolissime.

AI risveglio, mi accorgo che il freddo pungente e il vento gelido nonché implacabile soffiato durante l'intera nottata, ha cancellato ogni traccia dalla sabbia e rimodellato i profili delle "creste" delle dune.

Due giorni di pista ed eccoci a Ghat, cittadina che custodisce ben ; conservata una magnifica medina e in questo periodo pullulante di persone in occasione del Festival dell' Acacus celebrante le tradizioni tuareg.

AI tramonto, raggiungiamo insieme al fidato Abu un nigerino che ci aiuta a gestire "l'economia domestica" quotidiana,il luogo dove si svolge il rituale conclusivo del Festival consistente in un particolare concerto animato da donne che distribuite a semicerchio suonano il tende e cantano mentre imponenti e affascinanti uomini,sfilano cavalcando con maestria dromedari bardati con preziose selle lungo la distesa di sabbia sullo sfondo della quale dominano le dune color arancio.

Il 31 dicembre, ricompattati i bagagli e le casse viveri, lasciamo. Ghat alle nostre spalle per entrare nel Jebel Acacus suggestivo e surreale con i propri pinnacoli e monoliti di basalto che ergendosi dalla sabbia disegnano angoli panoramici unici e scatenano da parte del gruppo fantasie identificatorie circa la forma che richiama alla memoria oggetti stravaganti e divertenti.

In questo scenario meraviglioso, ho avuto il mio "piccolo battesimo della sabbia" guidando il pick-up officina dell'organizzazione sino all'arco del Wadi Tashwinat, dove sistemiamo il campo per la notte.

Nel corso della giornata successiva, visitiamo i dipinti rupestri e ripercorriamo la pista in direzione Fjeaj che lasceremo nuovamente l'indomani pomeriggio per avventurarci alla scoperta dei laghi che segnano la terza tappa clou del nostro itinerario.

Terminata la colazione, mentre Alex e Ignazio fanno manutenzione alle moto, decido di concedermi una visita-lampo al piccolo agglomerato di case che distano davvero poco dal nostro alloggio. ~ Marina, un'amica mi segue volentieri ed é così che passeggiando e chiacchierando ad un tratto un signore ci invita a seguirlo e come sempre accade raccolgo la proposta pensando a un negoziante intenzionato a venderci degli oggetti.

La sorpresa però é stata grande quando abbiamo realizzato che ci aveva portate all' interno della sua dimora per presentarci la famiglia e in particolare la moglie e le due figlie maggiori molto ospitali e generose nell' offrirci the e frutta.

Nonostante la difficoltà di comunicazione, abbiamo trascorso una mezz'ora piacevole e indimenticabile; questa inaspettata e imprevedibile" parentesi conoscitiva" testimonia ancora una volta la grande amabilità e disponibilità ai rapporti umani di queste persone che hanno accolto con sacralità rituale e totalmente disinteressata due perfette sconosciute.

La salita ai laghi Gabraoun e Umm al-Maa é di una bellezza indescrivibile, navighiamo in un mare di sabbia senza fine, scavalchiamo cordoni di dune apparentemente inaccessibili, l'impegno dei drivers per affrontare queste soffici montagne é notevole e spesso le jeep devono alleggerirsi del peso dei passeggeri e retrocedere di centinaia di metri per "attaccare" la duna con successo.

Il primo lago che avvistiamo da lontano é il Gabraoun, circondato da palme e canneti e accanto al quale silenziosamente e tristemente resistono i fantasmi delle case un tempo abitate del villaggio che prendeva nome dal lago stesso.
L'altro gioiello lacustre e che personalmente preferisco é Umm al- Maa, più piccolo, raccolto e quasi nascosto dalla fitta vegetazione.

L'occasione é propizia per fare acquisti da sparuti gruppi di Tuareg che accanto alle sponde mostrano l'artigianato tipico e insieme ai quali amo parlare e condividere la liturgia della negoziazione dei prezzi.

Il rientro a Fjeaj, segna praticamente la fine del viaggio nell' Acacus; il bus ci attende per riaccompagnarci a Tripoli dove alloggeremo per due notti.

Il cortile" riabbraccia" nuovamente le KTM pronte per essere guidate da altri ragazzi e noi salutato Alex, il solerte Abu e l'intero gruppo delle guide, prendiamo posto sul relitto a quattro ruote che forse riesce a raggiungere la capitale!!!

Dopo aver trascorso l'intera notte sul bus, finalmente Ie nostre stanche membra possono concedersi un meritato sonno esaurito il quale ci apprestiamo a visitare Tripoli molto bella, sicura, pulita, ordinata, con una medina vibrante di persone che merita sicuramente di essere attraversata e vissuta, e all'interno della quale capita di incontrare anziani negozianti che desiderano parlare e raccontare dei loro passati soggiorni in Italia, descrivendo amabilmente ricordi ormai lontani, legati agli anni cinquanta e sessanta.

La serata, la concludiamo in un bel ristorante vicino alla Piazza Verde che a cena finita, ripercorriamo per raggiungere l'Arco di Marco Aurelio e infine regalarci una seppur breve passeggiata sul lungomare da dove é visibile la struttura della Moschea straordinariamente affascinante e contornata da magiche luci.

Ines