ETIOPIA-KENYA-TANZANIA RAID


di Villi Valter Mattei


18 gennaio 2009 – 15 febbraio 2009

“Ciao villi che viaggio fai?”
“Quello che ho in programma secondo me è il più bel viaggio che si possa fare in Africa perché parte andando a visitare, in Etiopia, alcune tra le più belle tribù dell’Africa, nella zona del fiume Omo, per passare ai panorami primordiali del Kenya nella regione del remoto lago Turkana e finire con i più bei parchi della Tanzania: il Lago Natron, il Serengeti, Ngorongoro ecc…. Ma come faccio a descriverti con una telefonata quanto di meglio ed emozionante si possa vivere in Africa! E’ come essere in una puntata di Quark dove però il protagonista sei tu e per giunta in moto. Se hai intenzione di fare un viaggio in questo periodo puoi ritenerti fortunato, e se non vieni peggio per te!!!!”
Più o meno questo è stato detto a quei temerari che hanno deciso di mettersi nelle mie mani, e così è stato; il viaggio ha mantenuto e per certi versi superato, le aspettative enunciate perché, al di là dei tanti problemi che si possono riscontrare in Africa, questa non delude mai.
E’ così che ci ritroviamo tutti, io, Anna, Saverio, Alessandro, Mauro, Roberto, Sasa e Leonardo a partire per questa nuova faticosa avventura che ci riservera’ non poche sorprese sia piacevoli che spiacevoli.
Ma andiamo con un minimo ordine.

 
 Arriviamo ad Addis Abeba, in Etiopia, casulamente nel giorno in cui si celebra il Timkat, l’Epifania della Chiesa Cristiana Copta. Essendo tutti i negozi e gli uffici chiusi, ne approfittiamo per assistere a questa autentica festa del popolo etiope, molto suggestiva ed emozionante.
 Il giorno seguente, armati da una buona dose di pazienza, sdoganiamo le moto e ci organizziamo per la partenza. Raggiungiamo Arba Minch, la città dalle 40 sorgenti, in un’unica tirata da 360 Km. Qui ci concediamo la prima giornata di sosta per visitare il lago Chamo e il Nech Sar NP. Il giro in barca non è un gran che; qualche enorme coccodrillo, qualche uccello acquatico e un paio di ippopotami, tutti visti da lontano. Invece il giro del parco, che viene fatto solo da lacuni e direttamente in moto si rivela una entusiasmante sorpresa dato che il percorso, dal punto di vista motociclistico, è molto divertente e riescono a vedere anche qualche animale. Purtroppo per le persone al seguito non è molto consigliato in quanto le auto riescono a percorrerlo solo in parte per il pessimo stato delle piste.


Il giorno seguente partiamo in direzione Konso; la pista fino lì dovrebbe esere asfaltata, in realtà ci sono vari tratti sterrati. Puntiamo quindi verso Weito, entrando nelle regioni tribali del basso Omo. Diciamo addio all’asfalto dato che cominciano le piste che però si mantengono belle larghe, ovunque sono in corso lavori per asfaltare. Sostiamo a Weitho in una pensione-bar per il pranzo. Siamo in territorio Tzamai ma questo popolo ormai non si distingue più dato che vestono all’occidentale. Solo verso Arbore cominciamo ad addentrarci nella zona tribale vera e propria. Ora la pista che collega Weito – Arbore – Turmi si fa più stretta e si snoda nella savana. Ovunque veniamo rincorsi dalla pioggia, sfuma così la deviazione al lago Stefania dato che questa ha reso la zona un vero e proprio acquitrino. Ci accontentiamo di visitare un villaggio Arbore, un’etnia simile ai borana. Da ora in poi tutte le volte che si cercherà di visitare un villaggio o si dovranno fare delle foto bisognerà pagare. Le persone sono agghindatissime e molto belle, purtroppo sono spesso in posa ed è dificile sorprenderle in atteggiamenti naturali. Terminiamo la giornata a Turmi dove ci sistemiamo nel camping della Green Land. Qui faremo base nei prossimi giorni che dedicheremo alla visita di un mercato locale e ad un villaggio Karo

Così, il giorno dopo siamo a Dimeka, un piccolo villaggio a circa 20 Km da Turmi, nel giorno di mercato qui giungono, dalle zone vicine, gente di etnia Hammer e Banna, per noi un’occasione importante per vivere no spaccato della loro quotidianità. L’altra escursione è a Kolcho, un piccolo villaggio abitato dai Karo, una piccola etnia simile agli Hammer a cui sono imparentati, posto su un promontorio lungo la riva del fiume Omo. Siamo sempre rincorsi dalla pioggia, ma la pista è bella e divertente e si snoda fra alture coperte di bassa vegetazione. La caratteristica peculiare di questo popolo è l’arte di decorare il corpo con calce bianca.
Il tempo a disposizione per la valle dell’Omo volge al termine per cui siamo costretti a ritornare sui nostri passi. La pista che porta a Key Afar è larga e molto bella, purtroppo però la pioggia ha creato vere e proprie fangaie che rendono il procedere difficoltoso soprattutto per le auto al seguito. A Konso troviamo il tempo per visitare uno dei villaggi fortificati, costruiti con maestria da questo popolo laborioso. Ovunque siamo circondati da alture terrazzate e coltivate dalla tenacia dei Konso. Visitiamo anche Gesergyo chiamata il Bryce Canyon dell’Etiopia per le strane forme delle erosioni rocciose a pinnacolo.


Da Konso raggiungiamo la strada principale che collega Addis Abeba a Moyale, il posto di confine col Kenya. Passiamo Yabelo, dove facciamo rifornimento di benzina, facciamo sosta a Dublok per visitare i famosi pozzi cantanti, siamo nei territori Borana.  I pozzi, durante la stagione secca, diventano un vero e proprio spettacolo: tutte le mandrie vi si recano per l’abbeverata. Ora date le continue piogge, sono inattivi…. D'altronde c’è acqua ovunque….. Paghiamo alcune persone che si offrono di mostrarci come funzionano; non e la stessa cosa, ma cifacciamo un idea della cosa ed  è comunque interessante.
Ci fermiamo anche ad El Sod presso il famoso cratere vulcanico da cui si estrae il sale. Anche qui non siamo molto fortunati dato che nel cratere non c’è nessuno, gli operai sono fermi per una specie di riunione. Ancora una volta paghiamo alcune persone che ci accompagnano nel cratere e ci mostrano come viene raccolto il sale.


Per la notte chiediamo il permesso di accamparci da qualche parte nel paese. Ci sistemano nelle scuole dove ci concedono l’utilizzo di un’aula. Ci affiancano due militari per garantirci la sicurezza durante la notte. Domani raggiungeremo il confine e lasceremo l’Etiopia. A questo punto, per fare un bilancio di quanto visto fino ad ora possiamo dire che per quel che riguarda la regione dell’Omo, nonostante che il “progresso” ormai abbia raggiunto anche le zone più remote e notevoli cambiamenti siano in atto, la zona presenta ancora molto fascino. Le piste sono per la maggior parte divertenti e guidate e si snodano fra monti, pianure, savane e boscaglia. Ben presto probabilmente anche qui l’asfalto farà da padrone e tutto verrà stravolto. Anche l’approccio con le popolazioni avviene solo dopo pagamento di una certa quota: si paga per le foto e per le riprese, per entrare in un villaggio, per parcheggiare auto e moto ecc….. Comunque se ci ragioniamo un po’, perché proprio loro che non hanno niente non dovrebbero cercare di sfruttare la risorsa del turismo?


L’approccio col Kenya avviene dopo lunghe ore passate in frontiera. Qui veniamo affiancati da una scorta armata dato che le regioni che affiancano la pista che collega Moyale a Marsabit sono teatro di scaramucce fra le tribù Borana, Gabbra e Rendille. La pista è molto brutta: piena di sassi e costoloni di fango secco creati nei giorni precedenti dai vari mezzi e dalle abbondanti piogge che l’hanno resa impraticabile. E’ veramente difficile tenere le moto. E’ così che uno di noi, Alessandro, va a sbattere contro un pietra particolarmente grossa e cadendo con un cappottone, si frattura la mano destra. Sono le casualità che solo in Africa accadono a far si che veniamo assistiti da un medico africano a sua volta di passaggio da li, che immobilizza la mano usando il cartoncino di un blok notes bende e nastro adesivo. Carichiamo allora la moto sul mezzo di supporto e l’infortunato in auto e raggiungiamo Marsabit col buio. Solo la mattina dopo riusciamo a portare l’infortunato in ospedale dove una radiografia confermerà la frattura dello scafoide. Non ingessano niente a causa delle escoriazioni. Per il nostro amico il viaggio con la moto finisce qui, ma sarà in grado di continuare con noi come fosse un normale passeggero al seguito in macchina.
Ripartiamo in tarda mattinata seguiendo la pista più a sud, verso Lojangalani: oltrepassiamo alcune alture ed entriamo nel cuore del deserto del Chalbi. I sassi lasciano il posto alla sabbia, alle acace e ai cespugli spinosi. Siamo nel territorio dei Rendille coi villaggi abitati per lo più da donne e bambini; gli uomini sono in giro con le mandrie di cammelli e buoi. Man mano che ci avviciniamo al Turkana, la sabbia lascia il posto alla lava ed i Rendille ai Turkana. Finalmente arriviamo al lago l’atmosfera si fa surreale, siamo fuori dal tempo.


L’unica realtà a noi vicina è una missione cattolica con delle suore italiane che fortunatamente medicano l’infortunato e ci suggeriscono di passare, lungo la via del ritorno, da Wamba dove c’è un ospedale cattolico con un ortopedico italiano.
E’ lì che allora ci dirigiamo con una deviazione sull’itinerario prestabilito, dopo esserci fermati a Mararal dove campeggiamo fra le zebre. All’ospedale perdiamo moltissimo tempo, ma riusciamo a far ingessare la mano ed a ricevere cure appropriate. A questo punto non resta che proseguire verso sud finchè il buio ci fa fermare a Naru Moru, sotto le pendici del monte Kenya. L’ultima tirata e arriviamo a Namanga, la frontiera con la Tanzania. Anche qui la penitenza delle pratiche doganali, ma poi riecco le piste; sabbia, fetch-fetch e animali!!!!! Ci ritroviamo a correre su delle praterie con zebre e gnu! Esperienza da vero delirio… Raggiungiamo il Natron con i suoi fenicotteri e il vulcano Oldonjolengai sullo sfondo. Non perdiamo nemmeno l’escursione alla cascata: inutile ogni commento…… superbe entrambe. A questo punto, già quasi completamente appagati lasciamo le moto per visitare i parchi di Ngorongoro, Serengeti e Manyara con il 4x4. Anche in questo caso inutile ogni commento anche perché incappiamo nella famosa transumanza degli gnu, quando milioni di questi animali si mettono in marcia tutti assieme dirigendosi vero le praterie del Masai Mara. Uno spettacolo impressionante. A questo punto il viaggio si può considerare concluso. Puntiamo direttamente sulla costa passando da Arusha Alcuni giorni di mare a Bagamojo e dopo aver rispedito le moto non ci resta che riprendere il volo per l’Italia con un tripudio di sensazioni ed emozioni che solo il tempo potrà rimettere in ordine.
  
                                 Villi valter mattei