Iniziazione al Deserto Acacus Raid 2006


Autore:

Sara Perelli


Devo essere sincera: questo viaggio non lo volevo fare, ma in fondo era mia dovere morale accompagnare papà in quest’avventura che si stava pregustando da molto,forse troppo tempo. Così, un po’ rassegnata, ho intrapreso questo viaggio,alla volta di un mondo a me sconosciuto. Sarebbe stato normale provare un minimo di paura, di timore, anche di vergogna magari, per essere una ragazza in un gruppo solitamente maschile, e soprattutto la più piccola, ancora inesperta di motociclette e dintorni, ma non ne ho avuto il tempo: ho incontrato il migliore gruppo di viaggio che potesse capitarmi, un assortimento di persone così diverse tra loro che sembravano nate proprio per condividere quest’esperienza.



Mai come in questa occasione le differenze che potevano esistere tra di noi erano annullate dall’avere una stessa passione, dal condividere le stesse forti emozioni. E poi, il primo impatto con il deserto: nella mia ignoranza ho sempre creduto che il deserto fosse per l’appunto “il nulla”,un luogo privo di fascino ed attrattive, ma le sensazioni che ho provato in quei giorni di full immersion credo che sarà difficile ritrovarle in qualche altro luogo. È stato un impatto fortissimo, una bellezza da mozzare il fiato, che credo ci abbia segnati tutti, ma forse noi donne un pochino di più, per quel luogo comune secondo cui le donne sono sempre di animo più sensibile rispetto agli uomini.



Ma arriviamo alle vere protagoniste,dopo me e Cinzia ovviamente, di questo viaggio: le nostre moto!!! Non credo ci sia il bisogno di descrivere l’inadeguatezza che provavo nel vedere quei gioielli: io, così piccola ed inesperta, lei, Babbuino,la mia moto,così fiera nei suoi colori accesi,che sembrava dicesse:“provami, non saprai mai com’è se non provi”. E così, per quel gusto della sfida che mi ha portato fin nel deserto, sono salita in sella, ed è scoccato l’amore. Portare e farsi portare dalla moto in cima ad una duna intonsa, curvare in derapata sulla vastità del plateau, darci di gas quando credi di essere ormai a terra, cercare di mantenere il controllo sui sentieri di sassi e poi, arrivare a fine giornata, quando il sole tramonta dietro la duna come se fosse un quadretto dipinto, scendere dalla sella e dire “ce l’ho fatta”: a quel punto la tua moto diventa la tua compagna di viaggio inseparabile, e ti sembra che sia tua da sempre, che in sella a quella KTM ci sei nato.

Sicuramente non sono mancate cadute, voli, lividi ed acciacchi di ogni tipo,che una volta rientrata in patria mi hanno fatto guadagnare il titolo di “pazza sgangherata” da parte di chi un’avventura così non può nemmeno immaginarla, ma al momento,immersa in quell’atmosfera surreale che è durata tutto il viaggio, quei dolori sono sembrati nulla, se non addirittura un trofeo di cui andare fiera.

Come dimenticare poi le serate passate attorno al fuoco a bere il the preparato dalle nostre guide!?!?! Chiacchierare tra di noi, prenderci in giro, ridere, scherzare, cantare con i nostri vari Ali e Abdul, oppure semplicemente guardare il cielo stellato,così tempestato di stelle da sembrare quello delle favole.



Addormentarsi la notte sotto quelle stelle,temere che sia tutto solo un sogno, e svegliarsi la mattina dopo in un sogno ancor più bello: questo è stato per me l’Acacus.