Due giorni da clandestini in Algeria


Murzuk moto raid - Gruppo Bernardini



                  Flavia la nostra motociclista
Pomeriggio di sabato 7 febbraio 2009, terzo giorno di guida nell’ Erg del Morzuk sud ovest Libico, scavalcato il Col d’Anai scendiamo e percorriamo un grande plateau sabbioso, si alza nuovamente un forte vento e la visibilità diminuisce sempre più,  il vento aumenta ed è una vera tempesta di sabbia con visibilità limitata, le auto 4x4 procedono in fila indiana e i motociclisti tutti dietro proprio a causa della visibilità di pochi metri.

                                    Tempesta di sabbia
La meta è l’arco Fozzigiaren,  sud dell Acacus, ma non manca molto al tramonto e  l’auto che procede comincia a cercare un luogo riparato dove montare il campo; le auto si spostano sulla sinistra costeggiando colline rocciose, percorrendo una stretta gola riparata dal vento e al termine si intravede una piazzola riparata. Intuisco che si tratta del luogo prescelto per il campo, ma stranamente  un cancello  in  robusto ferro delimita la piazzola.
All’ improvviso un cane ci corre incontro abbaiando e alcuni uomini in tuta blu,  armati di mitra,  vengono verso di noi, per fortuna alcuni sono in divisa ed è chiaro che sono militari.
Il comandante, un giovane tenente che parla un ottimo francese, mi dice che siamo sconfinati in Algeria  e ci chiede passaporto e visto di ingresso, non abbiamo nè l’uno nè l’altro in quanto il passaporto è rimasto alla polizia di Fejej per  registrazioni e il visto abbiamo solo quello Libico.
Il tenente ci dice che per sicurezza non può rimandarci indietro ma dice di aver telefonato per istruzioni; passa il tempo si sta facendo buio e nulla accade. All’ improvviso 3 Nissan Patrol arrivano veloci con lampeggianti blù accesi, scendono altri militari armati, scambio di informazioni con il presidio e ci comunicano che  ci scorteranno in un luogo più sicuro a circa 80 Km di distanza. Vane le nostre  proteste di non poter viaggiare di notte con le moto su piste, quindi fatto il pieno alle moto con difficoltà partiamo tutti raggruppati con i militari che aprono e chiudono la fila. Il percorso probabilmente bellissimo di giorno, lungo un  canion, che ci dicono faccia parte del Tassili, è difficoltoso di notte e iniziano le prime cadute per fortuna senza conseguenze.


              Passaggio difficile per le 4x4
Dopo numerose soste per ricompattarci si scorgono delle luci in lontananza e ci chiediamo che paese mai sarà; finalmente oltre mezzanotte arriviamo e scopriamo che le luci si riferiscono ad una grande caserma (nessuna cittadina). Ci fanno entrare ed accampare nel cortile dicendo di riposare e che alle 4,30 ripartiremo per altra destinazione, stendiamo i materassini e ci infiliamo dentro i sacchi a pelo.
Alle 4,30 ci svegliano dicendoci che dobbiamo partire velocemente destinazione Djanet!!!
Dopo pochi Km di pista inizia l’ asfalto e alle 8 siamo a Djanet prima sosta presso un’altra grande caserma vicino all’aeroporto, dove troviamo altri veri “clandestini’’  di colore che vorrebbero raggiugere le coste d’Italia.  La polizia del luogo ci chiede i documenti e noi forniamo quelli che abbiamo: carte  d’identità, patenti vecchio tipo e nuove, tessere sanitarie ……
Partiamo di nuovo ed entriamo in città con destinazione la Gendarmeria  dove siamo ricevuti dal comandante che gentilissimo ci offre del tè e  si scusa per le formalità di rito, ma giustifica il tutto con il fatto che siamo entrati illegalmente in Algeria senza passaporto e senza visto.  Ci dice comunque di andare in giro in città per   circa 45 minuti e poi tornare perchè dovremmo espletare alcune formalità. Anche qui, presso la Gendarmeria,  troviamo altri clandestini tutti giovanissimi, magrissimi tutti con un solo bagaglio: una tanichetta di plastica colorata per contenere acqua i quali se ne stanno seduti in silenzio tutti in fila ed in attesa di chissà quale destino…. 


                Di fronte a noi i clandestini veri
Iniziano le formalità: documento alla mano, occorre riempire e firmare formulari con indicato professione, nome genitori ecc ecc ci fanno foto di fronte e di profilo quindi impronte digitali scannerizzate e inserite nel computer di tutte le dita dx e sx e del palmo della mano, quindi impronte anche con inchiostro su carta, ci risparmiano la visita medica vera e propria anche se un medico compila un modulo di buona salute per ognuno di noi e con questo siamo già a metà pomeriggio—Sono gentilissimi si scusano in continuazione  ma ci ricordano che siamo stati noi ad  infrangere le regole—
Finalmente ci dicono che dobbiamo recarci fuori della gendarmeria per le operazioni finali e in attesa che siano pronti i ns. documenti, ci portano al bar dicendoci che la consumazione è offerta da loro. Quando la loro documentazione è pronta, ci portano in tribunale ci fanno sedere in attesa del giudice. Finalmente, tutti in piedi entra un giudice “donna” e due funzionari.
Inizia l’ interrogatorio in arabo degli autisti libici dicirca 10 minuti a testa e poi sono chiamato io come primo imputato non Libico; le domande mi sono rivolte in francese : nome, cognome, professione, perche sono  entrato in Algeria e se mi rendo conto di essere senza passaporto e soprattutto senza visto. Rispondo spiegando l’ accaduto e cioè la tempesta di sabbia e mi scuso per averlo fatto. L’ interrrogatorio è ripetuto in uguale maniera a tutti i partecipanti.
Alla fine  viene letta la sentenza: siamo colpevoli e la pena è 3 mesi di carcere!!! Ci viene chiesto cosa abbiamo da dire e chiedendo comprensione ci viene concessa clemenza e siamo quindi liberi; saremo scortati alla vicina frontiera (normalmente utilizzata solo da locali) quanto prima.

Usciamo dal tribunale pensando a quanto avremmo dovuto aspettare in Italia per un processo e una sentenza !!!!!!

Torniamo in Gendarmeria a prendere le moto e  recarci al vicino Hotel per il pernottamento la scorta  sarà pronta domani mattina ci promettono alla 8,30. I clandestini di colore sono tutti rinchiusi in una stanzetta !!


                    Giochi sulla Duna
E’ la mattina del lunedi  9  sono le 10 ed ancora non si vede la scorta, finalmente arriva un’auto che  ci conduce in altra caserma e  da dove finalmente alle 12,00 si parte spediti verso la frontiera distante 190 Km di Tin Alkoumk che collega Djanet a Ghat. La troviamo deserta e dopo poche formalità entriamo nella terra di nessuno verso la  frontiera  Libica e  pur essendo senza documenti entriamo senza problemi arrivando a sera al campeggio di Ghat.
L’ escursione in Algeria ci è costata due giorni  di varie attese ma nessun costo o multe  se non i 200 euro spesi per alloggio e cena all’ Hotel  Zeriba  di Djanet-

Mauro Bernardini



        Inferno di sabbia


          Massimo l' infortunato