Iniziazione al Deserto Algeria "Tam-Djanet"


Moto KTM a Nolo Gruppo Zambon Danilo


Data:

27 Genn - 5 Febb 2007


Autore:

Riccardo Macrž


       
Raid tamanrasset-Djanet settimana 27/1/2007- 5/2/2007



               


Sono passate 4 settimane ormai dal nostro rientro in Italia, i ricordi si fanno sempre più radi e sfumati, quello che resta comumque è la consapevolezza di aver vissuto un'esperienza unica e indimenticabile di cui andar sempre più fieri. Nonostante fossimo motociclisti appassionati con un discreto bagaglio di viaggi, anche molto estenuanti, non avevamo idea a cosa andavamo incontro.Il nostro spirito era infatti mosso solo dalla voglia di compiere un'impresa affascinante e romantica come quella di attraversare il deserto del sahara. Tanta era la voglia che Matteo era già uscito di casa con gli stivali da cross inforcati, lucidi e intonsi, che tutti lo guardavano incuriositi e insospettiti mentre aspettava il treno presso la stazione 

                  


Tiburtina. Riccardo,invece, era pronto a solcare la sabbia algerina vestito come un perfetto smanettone della domenica,giubbotto dainese,casco e stivali stradali.
In aeroporto il clima si è fatto subito amichevole e sono bastate poche parole per fare amicizia con tutto il gruppo: mattinieri come tutti i padani in impeccabili abiti civili,camicia quadrettoni e mocassino d'ordinanza,Marco e Gigi. Dappresso il mitico coordinatore Danilo Zambon,e poi ancora Massimo e Luca,fragorosi pionieri delle notti passate all'addiaccio sulla nuda sabbia,Diego e le sue inseparabili mutande di carta e ultimi ma solo in ordine di apparizione presso l'aeroporto romano: Luca"Lungubard" e Ivan irrinunciabili affabulatori emiliani di particolare compagnia. 

               
Tenacia, un buona dose di incoscienza, spericolatezza, voglia di esplorare, enorme capacità adattative in un posto assolutamente e volutamente inospitale, spirito di gruppo, sono questi i requisiti minimi che un viaggio così richiedono a ciascun principiante, qualcuno lo porti con te qualcuno lo trovi là: perchè il vero protagonista del viaggio è il Sahara, in ogni sua manifestazione.Le montagne monumentali che si innalzano lungo la pista pietrosa da Tamanrasset ad Assekrem,che solo la natura poteva concepire e realizzare, gli infiniti plateau dove il tempo si è fermato, le cinematografiche dune dell'Erg d'Admer, gli interminabili letti dei fiumi che scorrono in fiabesche vallate ombreggiate da secolari acacie, tutto questo ed altro è un vero "pugno in un occhio",come dice Matteo, e le conseguenze sono due:o la scarica di adrenalina percorre il tuo corpo come un fulmine o lo stupore ti spinge a fermarti e meditare:"Il deserto mi affascina, qui impera la natura con le sue leggi immutabili, l'uomo non conta e le creazioni del suo cervello malato, la gloria, le ricchezze sono parole senza senso. Sto volentieri in silenzio..l'aria calda che mi avvolge e l'uniformità del paesaggio favoriscono il distacco del corpo dallo spirito", dice Ardito Desio,uno dei più accreditati esploratori del secolo.Purtroppo un raid in motocicletta non favorisce un "assorbimento" del paesaggio,dei luoghi che scorrono via veloci, e questo è un peccato, perchè camminare, o percorrere in bicicletta è un altro viaggio; tuttavia gli inesorabili campi a pranzo all' ombra pietosa delle acacie favorivano finalmente la percezione e l'introiezione del deserto, della sabbia, del caldo stesso, del tempo che non sembrava scorrere a pochi metri dai nostri mezzi; e anche a sera sotto la bianca luce della luna piena, scaldati dagli enormi tronchi di acacie che bruciavano nella sabbia prima delle fiamme, sembrava di essere i visitatori di un enorme surreale set cinematografico. 



                                  



Ma a noi giocherelloni tutto ciò non bastava,ciò che continuamente ripetevo a Matteo:"Questo è divertimento allo stato brado!!!", cioè andare in moto in questa parte del pianeta è letteralmente un gioco da infanti.Spesso ci si fermava a guardarsi , reciprocamente, gli sguardi inebetiti perchè si era riusciti a saltare quella duna, o a salire un enorme montagna di sabbia,o a essere riusciti a domare un lungo tratto guidato di fech-fech e gli "ingarellamenti",come si dice a Roma, non mancavano. Per non parlare di quando Frodo, il nostro Caronte del deserto, ci ha fatto salire su un monolito di 15 metri per una pendenza di 45-50 gradi!!!! 

                 

Infine le nostre moto:dei Ktm impressionanti per potenza,maneggevolezza e soprattutto resistenza!Scavare voragini nella sabbia per parcheggiarle era sempre un piacere, scaraventarle su una duna,ribaltandosi anche, una sfida alla forza di gravità e gli pneumatici erano pure al limite. 


                 
Il raid si è concluso quando,scavalcate le dune dell'erg d'admer e i siti archeologici immersi nella sabbia vicino Djanet, una lunga colata di asfalto è comparsa d'improvviso:nerissima, appena posata, ci ha condotti serpeggiando nel deserto a Djanet, da dove,a malincuore, siamo ripartiti verso l' Italia. 

                 
Sento di ringraziare particolarmente Danilo,il coordinatore, per la sua presenza mai oppressiva o limitante, per il suo entusiasmo come se fosse la prima volta, e perchè ha sempre aiutato tutti i bisognosi inesperti che affogavano spesso nella sabbia;e Frodo che, appena tornato da 48 ore da un lungo raid in Niger, ha accompagnato quest'orda di pazzi, fornendo assistenza, disponibilità e cortesia.
A presto


Riccardo Macrì