Avventure nel Mondo

Tanzania

La grande savana dei parchi e il mare della costa swahili, in un solo viaggio.

La Tanzania è il paese in cui l'Africa che immaginiamo prima ancora di partire esiste davvero: le pianure sconfinate percorse da milioni di animali, il cratere che raccoglie un mondo intero, i baobab enormi contro il cielo, e poi, a poche ore di volo, un oceano tiepido e le città di pietra della costa swahili.

Perché andare in Tanzania

Mette insieme due esperienze diverse in un solo viaggio: il safari nei grandi parchi del nord, vissuto in jeep e in tenda, e il mare di Zanzibar, tra le spiagge e i vicoli di Stone Town. Nei parchi il ritmo è intenso, fatto di piste polverose e campi essenziali; sull'isola si rallenta. Gli animali della savana e le acque dell'Oceano Indiano, a poche ore di volo di distanza.

Durata: da 9 a 16 giorni
Quando: tutto l'anno, con la stagione secca da giugno a ottobre
Temperature: miti nei parchi, calde e umide sulla costa
Trasporti: jeep 4x4 nei parchi, volo interno per le isole
Difficoltà: ritmo intenso, piste polverose e campi tendati essenziali
Documenti: passaporto e visto per la Tanzania

Il continente e l'isola

Il nome stesso racconta la storia del paese: Tanzania nasce nel 1964 dall'unione di Tanganyika, la terraferma, e di Zanzibar, l'arcipelago, e quelle due parole tenute insieme sono ancora oggi le due anime del viaggio. Sulla terraferma ci sono gli altopiani, la savana e i grandi parchi del nord; al largo, nell'Oceano Indiano, le isole delle spezie e una cultura di mare fatta di traffici antichi.

A tenere insieme un territorio grande tre volte l'Italia, con oltre centoventi gruppi etnici e altrettante lingue, è lo swahili, la lingua franca che si parla dai mercati dell'interno ai porti della costa, e che chiunque viaggi qui impara presto a riconoscere in poche parole gentili.

Nei parchi si va per gli animali e per gli spazi; a Zanzibar si va per il mare, per la storia e per un ritmo più lento. Molti itinerari uniscono le due parti in un unico viaggio, con un volo interno a collegarle.

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La vita quotidiana lungo le strade della Tanzania
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Un venditore ambulante in un villaggio dell'interno

Il Serengeti e la migrazione

Serengeti, nella lingua dei Masai, significa la pianura che non finisce, ed è esattamente ciò che si vede arrivando: un'erba dorata che corre fino all'orizzonte, interrotta soltanto da qualche acacia e dagli affioramenti di roccia dove i leoni salgono a prendere il sole. È il parco più antico della Tanzania e uno dei pochi luoghi al mondo dove la fauna si muove ancora seguendo le stagioni, come ha sempre fatto.

Ogni anno quasi due milioni di gnu, insieme a zebre e gazzelle, compiono la Grande Migrazione, un lungo giro in cerca di pascoli freschi che tocca il suo momento più teso quando le mandrie devono attraversare il fiume Mara. Sulle sponde gli animali si accalcano per ore, indecisi, finché qualcosa fa scattare la corsa e in pochi minuti migliaia di gnu si lanciano nell'acqua, sotto lo sguardo immobile degli ippopotami e dei coccodrilli. Chi ha la fortuna di trovarsi lì nel momento giusto porta a casa il ricordo più forte di tutto il viaggio.

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Le zebre nella savana dorata del nord
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Un impala maschio, tra le acacie della savana

Dove la fauna si raccoglie

A poca distanza dal Serengeti si apre il cratere dello Ngorongoro, la più grande caldera intatta del mondo, un anfiteatro naturale sceso di cinquecento metri sotto il bordo. Sul suo fondo vivono stabilmente decine di migliaia di grandi animali, tra cui i rari rinoceronti neri e una delle più alte concentrazioni di leoni dell'intero continente, mentre lungo l'orlo i Masai continuano a portare le mandrie al pascolo come da sempre. Ci si scende all'alba, quando la nebbia si alza lentamente dal fondo.

Il viaggio nei parchi del nord tocca poi il Tarangire, punteggiato di baobab enormi e attraversato dai grandi branchi di elefanti, e il Lago Manyara, piccolo e verdissimo, celebre per i leoni che si arrampicano sugli alberi e per i fenicotteri che colorano le sue rive.

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I grandi baobab, tra gli alberi più longevi della savana
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Un piccolo dik-dik, la più minuta delle antilopi

I popoli della terra

La savana della Tanzania non è disabitata. Sugli altopiani intorno al Ngorongoro vivono i Masai, pastori seminomadi riconoscibili dai teli rossi e blu, che dividono da secoli questi spazi con gli animali selvatici e ne conoscono ogni segnale. Incontrarli lungo la strada, ai mercati settimanali dove si vende e si compra il bestiame, è uno dei modi più veri di capire come si viva ancora qui.

Più a sud, intorno al Lago Eyasi, sopravvivono due popoli molto diversi tra loro. Gli Hadzabe sono tra gli ultimi cacciatori-raccoglitori del pianeta e parlano una lingua fatta di suoni schioccati; i Datoga, arrivati in origine dall'altopiano etiope, sono abili lavoratori del metallo e fondono ancora braccialetti e punte di freccia sul fuoco. Le visite hanno inevitabilmente qualcosa di preparato, e conviene viverle per ciò che sono, una finestra su modi di vivere antichi che stanno scomparendo.

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Donne Datoga, nei pressi del Lago Eyasi
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Un cacciatore Hadzabe nel bush, con arco e frecce

Zanzibar e la costa swahili

Dopo la polvere della savana, Zanzibar arriva come un altro mondo: aria calda e umida, palme altissime, un mare che due volte al giorno si ritira per centinaia di metri lasciando emergere lingue di sabbia bianca. Il cuore dell'isola è Stone Town, la città vecchia dichiarata patrimonio dell'umanità, un labirinto di vicoli e di portoni di legno intagliato in cui si respira un'atmosfera sospesa tra Africa, Arabia e India, eredità dei secoli in cui l'isola fu uno dei grandi crocevia dei commerci dell'Oceano Indiano.

La chiamano l'isola delle spezie, e il nome è letterale: nei giardini dell'interno crescono chiodi di garofano, vaniglia, cardamomo e cannella, che si visitano annusando e assaggiando lungo lo spice tour. La cucina porta i segni di questa storia, con i suoi piatti che mescolano influenze arabe, indiane, portoghesi. E ovunque si ritrova lo stesso ritmo, quel pole pole, piano piano, che è insieme un modo di camminare e una filosofia di vita.

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Un pontile di legno sull'oceano, in una delle isole al largo di Stone Town
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Le barche per le escursioni tra gli isolotti dell'arcipelago

Il safari come lo facciamo noi

Il safari nei parchi si vive a bordo di jeep 4x4 con il tetto apribile, lungo piste sterrate e polverose, e si dorme in campi tendati che sono spesso essenziali: docce non sempre calde, poca corrente, e a volte nessun recinto tra le tende e la savana. È un ritmo intenso, con sveglie all'alba per il game drive migliore e lunghi trasferimenti nel corso della giornata, e conviene saperlo prima di partire, perché fa parte del patto.

In cambio si ottiene qualcosa che nessun hotel può dare. Un cuoco viaggia con il gruppo e prepara i pasti anche in mezzo al nulla, apparecchiando il pranzo sul cofano delle jeep all'ombra di un'acacia; la sera si cena tutti insieme e si dorme sotto un cielo stellato come raramente se ne vedono, mentre in lontananza si sentono i leoni. Sono queste le notti che, a viaggio finito, si raccontano per prime.

Storie che il paese si porta dietro

Dietro gli animali e i paesaggi ci sono nomi, parole e leggende, e conoscerli prima di partire cambia il modo in cui si guardano i luoghi.

Una pianura che non finisce
Serengeti viene dal masai siringet, la pianura infinita: un nome che descrive alla lettera quello che si vede arrivando.

L'albero piantato al rovescio
Si racconta che il baobab fu piantato a testa in giù: coi rami come radici. Vive migliaia di anni e per molti popoli è sacro, oltre a dare cibo e medicine.

Il tetto dell'Africa
Il Kilimangiaro, con i suoi 5.895 metri, è la montagna più alta del continente: una vetta innevata quasi sull'equatore.

Un nome nato da due terre
Tanganyika più Zanzibar: la Tanzania prende il nome dall'unione, nel 1964, della terraferma e dell'arcipelago.

Il più grande cratere intatto
Il Ngorongoro è la più vasta caldera al mondo rimasta integra: un cratere che è diventato un'arca naturale per migliaia di animali.

La lingua degli schiocchi
Gli Hadzabe del Lago Eyasi, tra gli ultimi cacciatori-raccoglitori della Terra, parlano una lingua ricca di suoni schioccati con la bocca.

Le parole del Re Leone
Simba, Rafiki, Hakuna Matata: molti nomi del celebre film sono semplici parole swahili, la lingua che si parla in tutta la Tanzania.

I portoni di Stone Town
Gli antichi portoni intagliati di Zanzibar erano un segno di ricchezza e di status: più erano ornati, più importante era la famiglia che vi abitava.