Avventure nel Mondo

Messico

Le civiltà antiche, le culture vive, la cucina e i due oceani, in un solo grande viaggio.

Il Messico è molti paesi in uno. In poche settimane si passa dalle megalopoli e dagli altopiani freschi alla giungla del Chiapas, dalle piramidi delle civiltà antiche ai mercati coloratissimi, e dai due oceani che lo abbracciano, il Pacifico selvaggio e i Caraibi turchesi, fino ai pozzi d'acqua dolce nascosti nella roccia.

Perché andare in Messico

Poche mete offrono in un solo viaggio una simile varietà: le grandi civiltà precolombiane, le culture indigene ancora vive, una cucina riconosciuta patrimonio dell'umanità e alcune tra le spiagge più belle del continente. Si passa dagli altopiani a oltre duemila metri alla giungla del Chiapas, dai siti Maya nascosti nella foresta ai pozzi d'acqua dei cenote, fino ai due mari che chiudono il paese.

Il Messico in breve

Durata: da 12 a 23 giorni
Quando: tutto l'anno, con la stagione secca da novembre ad aprile
Temperature: miti sugli altopiani, calde e umide sulle coste
Trasporti: voli interni e lunghe tratte via terra in pulmino
Difficoltà: ritmo intenso, molti spostamenti e distanze lunghe
Documenti: passaporto, senza visto

Dagli altopiani ai due oceani

Il Messico è grande quasi sette volte l'Italia, e cambia volto di continuo. Al centro, oltre i duemila metri di quota, stanno gli altopiani con l'immensa Città del Messico, sorta dove un tempo si estendeva la capitale azteca costruita su un lago. Scendendo verso sud si incontrano le città coloniali come Oaxaca, poi le montagne umide del Chiapas coperte di foresta, e infine la piatta penisola dello Yucatán, un tavolato di roccia calcarea bucato da migliaia di pozzi naturali.

A oriente e a occidente, due mari diversi. Sul versante del Pacifico la costa di Oaxaca è ancora selvaggia, con lunghe spiagge battute dalle onde; sul versante caraibico l'acqua è calda e turchese, orlata da isole basse e barriere coralline. In mezzo, un paese che tiene insieme tutto questo con una storia antichissima e una vitalità che si sente per strada.

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La nebbia dell'alba sulle foreste montane del sud

Le città che vennero prima

Molto prima dell'arrivo degli europei, il Messico era il cuore di alcune delle civiltà più avanzate del pianeta. A poca distanza dalla capitale si estende Teotihuacán, che fu una delle più grandi città del mondo antico, dominata dalle piramidi del Sole e della Luna; furono gli Aztechi, arrivati secoli dopo quando era già in rovina, a darle il nome, che significa il luogo dove nascono gli dèi.

Più a sud fiorirono i grandi centri Maya. Palenque emerge dalla giungla del Chiapas, e di quella città antica è stato riportato alla luce soltanto un decimo, mentre il resto resta sotto la vegetazione. Nello Yucatán si visitano Chichén Itzá, una delle meraviglie del mondo con la sua piramide di Kukulkán, e Cobá, dalla cui sommità lo sguardo corre sul tetto verde della foresta. Sopra la valle di Oaxaca, infine, gli Zapotechi spianarono la cima di un monte per costruirvi Monte Albán.

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Il sito maya di Palenque, nella giungla del Chiapas

Dove il passato non è passato

Il Messico non è soltanto rovine. Nelle regioni del sud, in Chiapas e a Oaxaca, vivono decine di popoli indigeni che parlano ancora le loro lingue, dal maya al nahuatl allo zapoteco, e che hanno intrecciato le antiche credenze con il cattolicesimo portato dagli spagnoli. Intorno a San Cristóbal de las Casas si visitano comunità come San Juan Chamula, dove la chiesa non ha panche, il pavimento è coperto di aghi di pino e tra candele e incenso i guaritori conducono ancora i loro riti, e Zinacantán, chiamata la città dei fiori.

Questo intreccio tra devozione e tradizioni antiche trova la sua espressione più celebre nel Día de los Muertos, il giorno dei morti che si festeggia ai primi di novembre. Non è una ricorrenza cupa: le famiglie preparano altari colmi di offerte, di teschi di zucchero e di fiori d'arancio, portano il cibo sulle tombe e passano la notte a ricordare chi non c'è più, in una festa che celebra la vita tanto quanto la morte.

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San Juan Chamula, comunità indigena degli altopiani del Chiapas
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Un altare di fiori alla Vergine di Guadalupe, patrona del Messico

Pozzi sacri e mari turchesi

Lo Yucatán è una terra quasi senza fiumi in superficie, perché l'acqua scorre tutta sottoterra, in una rete di grotte e gallerie nella roccia calcarea. Dove la volta è crollata si aprono i cenote, pozzi d'acqua dolce e trasparente in cui ci si tuffa tra le radici che pendono dall'alto; per i Maya erano luoghi sacri, ingressi al mondo sotterraneo dove si lasciavano le offerte.

Poi c'è il mare, anzi i due mari. Sul Pacifico, la costa di Oaxaca alterna spiagge lunghissime e promontori da cui guardare il tramonto. Sui Caraibi, l'acqua bassa e tiepida dello Yucatán culmina nella laguna dei sette colori di Bacalar e nell'isola di Holbox, dove d'estate arrivano gli squali balena, i pesci più grandi del mondo, e dove di notte il movimento dell'acqua accende la bioluminescenza.

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Un patrimonio dell'umanità

La cucina messicana è così radicata nella cultura del paese che dal 2010 è riconosciuta patrimonio dell'umanità. Alla base c'è il mais, che diventa tortilla e accompagna quasi ogni pasto, e insieme il peperoncino, i fagioli, il pomodoro e l'avocado, ingredienti che dal Messico hanno poi fatto il giro del mondo. Il piatto simbolo è il taco, semplice e infinito nelle sue varianti, dalla cochinita di maiale dello Yucatán alla carne alla griglia dei mercati.

C'è poi il mole, una salsa densa che può contenere più di venti ingredienti, tra cui il peperoncino e il cacao, e che cambia di regione in regione. E c'è l'agave, da cui si ricavano la tequila e il mezcal, che a Oaxaca si assaggia nelle piccole distillerie artigianali. Mangiare qui, tra i banchi di un mercato o a un tavolo di strada, è uno dei modi migliori per conoscere il paese.

Un paese che si attraversa

Il Messico è vasto, e vederlo significa muoversi molto. Gli itinerari alternano qualche volo interno a lunghe tratte via terra in pulmino, con giornate intense e partenze spesso all'alba, perché le distanze tra una tappa e l'altra sono importanti e le cose da vedere tantissime. Conviene saperlo prima di partire, perché è un viaggio che chiede energia e un po' di spirito di adattamento.

Si dorme nelle città coloniali e nei villaggi, si mangia nei mercati e ci si ferma a un cenote lungo la strada. Le tappe sono molte e molto diverse tra loro, dai siti Maya alla giungla, dagli altopiani al mare dei Caraibi.

Storie che il paese si porta dietro

La festa gioiosa dei morti
Nel Día de los Muertos, ai primi di novembre, si accolgono i defunti con altari, teschi di zucchero e fiori d'arancio: una festa che celebra la vita, non la tristezza.

Parole che usiamo ogni giorno
Cioccolato, avocado, pomodoro, peperoncino: sono parole di origine nahuatl, arrivate in Europa dal Messico insieme a questi alimenti.

I pozzi sacri dei Maya
I cenote non erano solo fonti d'acqua: i Maya li consideravano ingressi al mondo sotterraneo, e vi lasciavano offerte preziose.

Una città che affonda
Città del Messico è costruita su un antico lago prosciugato e sprofonda lentamente di anno in anno: molte chiese antiche appaiono visibilmente storte.

Il dieci per cento di Palenque
Della grande città maya di Palenque è stato scavato solo un decimo: tutto il resto resta ancora nascosto sotto la giungla del Chiapas.

Un paese tra due oceani
Il Messico si affaccia su due mari diversi, il Pacifico a ovest e i Caraibi a est, con spiagge e colori del tutto diversi tra loro.

Una cucina patrimonio dell'umanità
Dal 2010 la cucina messicana è patrimonio dell'umanità: il mole, la sua salsa più celebre, può contenere oltre venti ingredienti, cacao compreso.

Chi diede il nome a Teotihuacán
La più grande città dell'antica America era già in rovina quando arrivarono gli Aztechi, che la chiamarono il luogo dove nascono gli dèi.