Avventure nel Mondo

Aurore

Andare a caccia della luce, là dove d'inverno la notte quasi non finisce.

Oltre il Circolo Polare Artico, d'inverno, il sole resta basso o non sorge affatto, e la giornata si riduce a poche ore di una luce azzurra e obliqua. È in questo buio prolungato che il cielo del Nord Europa diventa un teatro, e quando le condizioni sono giuste tra le stelle compaiono lunghi drappi verdi che si muovono lentamente, si arricciano e svaniscono.

Perché andare a caccia di aurore

L'aurora boreale non si può programmare: dipende dall'attività del sole, da un cielo sgombro di nuvole e da un po' di fortuna. Per questo si sceglie il Nord Europa d'inverno, dove le notti sono lunghissime e le probabilità più alte, mettendo in conto qualche uscita a vuoto prima di vederla. E intorno alla ricerca c'è tutto il resto: la neve, le slitte, i fiordi e i villaggi di pescatori.

Durata: Da 7 a 9 giorni
Quando: Da ottobre a marzo, cuore dell'inverno
Temperature: Fino a -20° nelle notti serene
Trasporti: Pulmino, e sotto il cielo a piedi o in slitta
Difficoltà: Accessibile, ma con freddo vero e attese al buio
Documenti: Carta d'identità o passaporto, area Schengen

Dove la notte dura più del giorno

Andare a caccia di aurore significa accettare il ritmo di quelle latitudini, fatto di attese, di freddo e di lunghi silenzi. La luce del giorno dura poche ore, un chiarore rosa e arancione che compare intorno alle nove del mattino e si spegne nel primo pomeriggio, come se l'alba e il tramonto durassero ore, e il resto è buio. È in quel buio che vale la pena stare svegli, con il naso all'insù, aspettando che qualcosa accada. In alcune di queste terre, sopra il Circolo Polare, per settimane il sole non supera mai l'orizzonte, e si vive in una lunga penombra che i finlandesi chiamano kaamos.

Non è un caso che si salga così a nord. Le aurore disegnano intorno al polo un anello quasi permanente, e più ci si avvicina a quell'anello più cresce la probabilità di vederle, in una fascia di terre che dalla Norvegia arriva fino all'Islanda.

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La breve luce del giorno che d'inverno si spegne presto

Una luce che nasce dal sole

Dalla nostra stella si liberano di continuo particelle energetiche che viaggiano nello spazio sotto forma di vento solare, e quando raggiungono la Terra vengono incanalate dal campo magnetico verso i poli. Lì, a un centinaio di chilometri di quota, urtano gli atomi dei gas dell'alta atmosfera e li fanno brillare: è l'ossigeno a dare il verde e il rosso, l'azoto le sfumature violette e blu.

Quanto sia intensa un'aurora lo misura il Kp, l'indice delle tempeste geomagnetiche. Più il valore è alto, più la luce scende di latitudine, e nelle notti più forti la si può ammirare anche molto lontano dai poli. All'occhio appare spesso come un chiarore verde pallido che si muove piano, mentre la fotografia la restituisce più accesa e colorata, perché la macchina raccoglie la luce nel tempo e coglie sfumature che di notte l'occhio da solo non distingue.

Una manciata di terre affacciate sull'Artico

In Norvegia le aurore si osservano dalle isole Lofoten, da Tromsø e dalle coste frastagliate di Senja, dove il mare non gela mai grazie alla Corrente del Golfo e i merluzzi si essiccano all'aperto da secoli. In Islanda accompagnano una terra di ghiacciai e vulcani in cui la lingua è cambiata così poco che gli abitanti leggono ancora le saghe medievali senza fatica, e in cui non è raro che una strada venga deviata per non disturbare le rocce dove si dice abitino gli elfi.

In Svezia il punto più celebre è Abisko, dove una finestra di cielo quasi sempre sereno, il "buco blu", la rende uno degli osservatori più affidabili al mondo. La Finlandia le regala nella Lapponia dei laghi ghiacciati e delle renne, la terra del popolo Sami e, proprio sul Circolo Polare, della cittadina che tutti riconoscono come la casa di Babbo Natale. Ovunque la regola resta la stessa: allontanarsi dalle luci delle città e avere pazienza.

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Islanda, la laguna glaciale dove galleggiano gli iceberg

L'Islanda merita un capitolo a sé

Sotto lo stesso cielo delle aurore, in Islanda convivono il ghiaccio e il fuoco. I ghiacciai coprono un decimo dell'isola e d'inverno si aprono in grotte di un azzurro irreale, che si raggiungono a bordo di mezzi 4x4 fino alla base del ghiaccio e poi a piedi, con i ramponi e il caschetto; l'acqua di fusione le scava di nuovo ogni anno, così che nessuno vede mai la stessa grotta due volte. Poco distante la terra ribolle, con i geyser che esplodono a intervalli regolari, le pozze fumanti e le sorgenti calde in cui ci si immerge a quasi quaranta gradi mentre intorno la neve è fresca e l'aria resta sotto zero.

Ci si muove soprattutto su strada, con un pulmino, seguendo la costa meridionale e le grandi tappe che si susseguono a poche ore l'una dall'altra: le cascate di Seljalandsfoss e Skógafoss, d'inverno in parte imprigionate dal gelo, le colonne di basalto e le onde della spiaggia nera di Reynisfjara, la laguna glaciale di Jökulsárlón dove i blocchi di ghiaccio galleggiano piano e finiscono per depositarsi sulla vicina Diamond Beach come pietre preziose sulla sabbia scura.

È un paesaggio giovane e inquieto, in cui le placche continentali si allontanano di qualche centimetro l'anno, il vulcano non è mai troppo distante e il tempo cambia in fretta. Capita che una tempesta di neve chiuda le strade per mezza giornata e costringa a fermarsi al caldo in attesa che riaprano, e quelle attese, riguardandole a viaggio finito, diventano parte del racconto quanto le cascate.

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Le grotte di ghiaccio azzurro, dentro un ghiacciaio islandese

Isole, fiordi e il vecchio postale

In Norvegia si va a caccia di aurore tra le isole e i fiordi affacciati sul mare artico, con base spesso a Tromsø e puntate verso le Lofoten, verso Andøya e verso Senja. Grazie alla Corrente del Golfo, che risale fin quassù, il mare lungo la costa non gela quasi mai e le temperature restano più miti di quanto suggerisca la latitudine, mentre appena ci si sposta nell'entroterra il freddo si fa più deciso.

Il filo che tiene insieme questi villaggi è la Hurtigruten, il postale che da oltre un secolo risale la costa collegando i porti del Nord. Qui non è un semplice trasferimento ma una parte dell'esperienza: si naviga anche di notte, tra montagne innevate che scendono dritte nel mare, ci si sistema sui ponti alti nelle poltrone reclinabili, e non è raro che qualcuno, affacciato al buio, veda comparire la prima aurora proprio dal ponte della nave.

Le giornate si riempiono di mare e di neve. Da Tromsø si esce in barca per avvistare le balene e le orche che d'inverno risalgono i fiordi in cerca di aringhe, si sale alla Cattedrale Artica, si cammina per il piccolo centro affacciato sull'acqua. Sulle Lofoten e a Senja restano i villaggi di pescatori con le loro case rosse riflesse nel fiordo, e ovunque, appena cala il buio, si comincia a guardare il cielo.

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I villaggi rossi di pescatori delle Lofoten, in Norvegia
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Le balene che d'inverno risalgono i fiordi norvegesi

Come si vive la caccia alla luce

Non c'è modo di sapere in anticipo quando arriverà. Si esce nel buio, spesso su un lago ghiacciato o in un punto lontano dalle luci, e si aspetta guardando il cielo: certe sere non succede nulla e si rientra al freddo, altre l'aurora compare quando ormai nessuno ci contava più, all'uscita da un ristorante o dal ponte di una nave. Poi capita la sera buona, in cui il verde si accende all'improvviso e ondeggia sempre più veloce sopra la testa.

L'attesa, però, non è mai vuota. Mentre cala il buio si cammina con le ciaspole verso una cascata ghiacciata, si guida una slitta trainata dagli husky, si passa una serata in un accampamento Sami a dare da mangiare alle renne intorno al fuoco. Alcune delle aurore più belle, raccontano i coordinatori, sono arrivate proprio così, nel mezzo di un'altra cosa.

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Il postale della Hurtigruten lungo la costa artica

Storie che il Nord si porta dietro

Non è tutto nella luce. Anche i luoghi che l'aurora attraversa hanno le loro storie, e conoscerle prima di partire cambia il modo in cui li si guarda.

I fuochi della volpe
In finlandese l'aurora si chiama revontulet: una volpe artica che corre nel cielo e con la coda solleva scintille di neve, accendendo l'orizzonte.

Non salutare l'aurora
I Sami la consideravano viva e pericolosa: non bisognava fischiarle contro né agitare le mani, per non attirarne l'attenzione ed esserne portati via.

Il merluzzo che diventò baccalà
Lo stoccafisso essiccato all'aria delle Lofoten viaggia da secoli fino in Italia, dove è diventato uno dei piatti delle nostre feste.

La fiumana di libri
In Islanda la vigilia di Natale ci si regala libri e si passa la notte a leggere: la chiamano Jólabókaflóð, la fiumana di libri di Natale.

Più saune che automobili
In Finlandia le saune sono più numerose delle automobili: è lì che ci si scalda, si parla e ci si ritrova dopo una giornata nel gelo.

Una terra quasi senza alberi
In Islanda i boschi sono così rari che gli abitanti scherzano: se ti perdi in una foresta islandese, per uscirne basta alzarti in piedi.

L'ingresso al centro della Terra
Sotto il vulcano islandese Snæfellsjökull, Jules Verne immaginò l'imboccatura del suo Viaggio al centro della Terra; oggi è una delle cime più fotografate dell'isola.

Un parlamento all'aperto
A Þingvellir, sulla frattura dove le placche americana ed euroasiatica si allontanano, gli islandesi si radunavano già dall'anno 930 in una delle più antiche assemblee del mondo.