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PARTENZE IN GRUPPO PROGRAMMATE |
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Codice |
Partenza |
Ritorno |
Prenotati |
Offerte/Note |
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QUOTA DI PARTECIPAZIONE
LE QUOTE HANNO UN VALORE INDICATIVO E SARANNO CONFERMATE NEL FOGLIO NOTIZIE DI OGNI PARTENZA. | ||
| da ROMA | EUR | 2.110 |
| da MILANO | EUR | 2.075 |
| Supplemento Estate, Ottobre | EUR | 150 |
| Supplemento voli nazionali se necessari | ||
| la quota è suscettibile di variazioni per effetto del vettore utilizzato | ||
| LA QUOTA COMPRENDE il trasporto aereo nella classe e con i voli previsti da Roma e Milano (Supplemento qualora siano necessarie tratte nazionali in coincidenza con il volo internazionale), la guida Nepal del Centro Studi, la polizza infortuni e l’assistenza completa Europassistance (prendere visione delle condizioni delle due polizze). Portatori, sherpa, pensione completa per i 18 giorni di trekking; il trasporto in autobus per Pokhara e il volo da Jomoson a Kathmandu. | ||
| LA QUOTA NON COMPRENDE gli eventuali supplementi per carburante e per controlli di sicurezza applicati dai vettori aerei successivamente alla pubblicazione dei programmi e tutto ciò che non è compreso ne LA QUOTA COMPRENDE | ||
CASSA COMUNE | ||
| CASSA COMUNE IN CORSO DI VIAGGIO | EUR | 200 |
Importo previsto di spesa in corso di viaggio per i servizi non compresi nella quota, si basa sulle esperienze dei gruppi precedenti ed è gestito dal gruppo che elegge un cassiere.Si basa sull'utilizzazione di servizi di medio livello. Consultare il Decalogo, punto 5 per una esauriente spiegazione sulla gestione della cassa Comune. Clicca qui | ||
| ITINERARIO CONSIGLIATO E REDAZIONALE DI VIAGGIO |
| In volo dall’Italia a Kathmandu gli ultimi preparativi, trekking permit, biglietti, attrezzatura ecc. ci concediamo un paio di giorni per visitare Kathmandu; quindi, con guida, provviste e materiali, partiamo in corriera verso Pokhara da dove si possono già vedere le cime bianche di Annapurna, Machapuchhare e più a ovest Dhaulagiri. Da Pokhara si procede ancora verso ovest, Baglung, e poi verso Beni posto alla confluenza tra Khali Kandaki e Myagi Kola; seguiremo quest’ultimo fino al ghiacciaio a nord-ovest del Dhaulagiri, il Chhonbardon Glacier che ne alimenta la sorgente. Nei primi tre-quattro giorni si percorre la parte bassa e ampia della vallata fino ai 1.800 di Phalai Gaon; scavalcando varie volte il fiume sui ponti sospesi, attraverseremo terrazze coltivate e paesi, incontrando la gente intenta nelle occupazioni giornaliere, la zona etnica «Gurunci» e «Magar», principalmente agricoltori e pastori, e «Takali» da sempre commercianti in queste vallate di passaggio di merci dall’India al Tibet. Da Phalai Gaon il corso del fiume piega a nord, il sentiero procede a saliscendi sui fianchi ripidi della vallata mentre si rivedono le cime innevate, ora più vicine. Durante questo tratto di salita attraverseremo la foresta pluviale caratteristica dei versanti meridionali dei colossi himalayani, i paesi diventano sempre più piccoli e rari; Jugapani, Bogara, Chartare... In nove-dieci giorni, con una sosta di acclimatazione a Puchhar (3.600 m), raggiungeremo il campo base sul ghiacciaio e il French Pass (5.360 m).A sinistra la catena del Dhaulagiri II, III, IV, V, VI e il Sita Chugura che fa da contrafforte al passo, a destra il Dhaulagiri I che ci ha dominato negli ultimi giorni, ci faranno sentire immersi nel più selvaggio ambiente hiamalayano. French Pass, il passo dei francesi. Ha questo nome dal 1950 quando alcuni componenti della spedizione francese lo raggiunsero durante le esplorazioni per la salita al Dhaulagiri, fermandosi qui bloccati dall’imponenza della parete nord alta 3.500 m del Monte Bianco dell’Himalaya. La spedizione svizzera del ’53 raggiunse questo punto percorrendo per prima l’itinerario del Mayangdi Kola, che noi stiamo seguendo, ma anche loro furono respinti dalla montagna come le successive sei spedizioni, fino al 1960 quando Kurt Diemberger, Ernest Forrest, Nima e Nawang Dorje,Albin Schelbert e Peter Diener furono i primi componenti dell’ennesima spedizione svizzera a toccare la cima, 8.137 m, del penultimo ottomila ancora inviolato.Al di là del passo si apre la Hidden Valley, la «Valle sconosciuta» (do-ve è possibile piazzare un campo a circa 5.000 m), che noi non seguiamo perché attraversandola in alto, sempre su neve, raggiungiamo il Thapa Pass (5.250 m), dal qua la vista si apre sulla vallata del Khali Gandaki e, più in là, di fronte a noi, sul Nilgiri e sull’Annapurna. La successiva discesa verso Marpha e Jomsom ci prenderà due giorni attraverso una zona dove la presenza umana si limita alla stagione dei pascoli, fino a raggiungere la base della gola più profonda del mondo scavata tra Annapurna e Dhaulagiri dal fiume, uno dei pochi passaggi tra nord e sud nella catena Himalayana. Ormai le difficoltà sono alle spalle, in tre giorni possiamo raggiungere la sacra Muktinath (3.800 m) e ritornare a Jomoson. Muktinath è uno dei luoghi più sacri dell’Himalaya, ricco di templi sia induisti che buddisti, e merita una visita.Al ritorno ci fermeremo nella zona di Kagbeni, la porta del regno di Lo, il Mustang, abitato dalle popolazioni tibetane che vivono ancora oggi come nel Medioevo. Fine del trekking, da Jomoson in aereo via Pokhara ritorneremo a Kathmandu e avremo ancora qualche giorno da dedicare alla città e alla visita di Baktapur, Pagan e Bhagdhaon passando le ultime ore prima di andare in aeroporto a cercare di far stare nei sacconi tutto quello che non abbiamo potuto fare a meno di acquistare nelle bancarelle colorate in Thamel. Poi l’Italia. |
| L’Itinerario Consigliato e Redazionale Geografico è un racconto-relazione di viaggio scritto e aggiornato dai partecipanti e dai coordinatori su una esperienza di vita vissuta che contiene descrizioni di località, itinerari, ambientazioni culturali, storiche, letterarie ed ha con i viaggi pubblicati un rapporto di semplice informazione geografica e culturale e di suggerimento sull’itinerario da seguire che in ogni caso rimane soggetto alle decisioni del gruppo nello spirito dell’autogestione del viaggio. In considerazione di ciò, non è parte integrante del contratto di viaggio |