ARTICO RUSSO
I NOMADI NENET
Una gigantesca penisola al confine tra Europa e Asia, oltre la catena dei monti Urali, che  si estende dalla Siberia verso il Polo Nord.  Qui vivono i nomadi Nenet, con le loro mandrie di renne che incontreremo in occasione del loro festival primaverile.
Hanno battezzato questa terra "Yamal" che significa: la frontiera del mondo.
 
CARATTERISTICHE DEL VIAGGIO
DURATA14 GIORNI
date e durate definitive sono indicate nella tabella Partenze Programmate
PERIODOMarzo
PERNOTTAMENTItende locali e alberghi
TRASPORTIminibus e mezzi speciali a 6 ruote motrici
PASTIpasti presso strutture locali
DIFFICOLTA'impegnativo
VISTI E VACCINAZIONIProvvediamo a prendere il visto per la Russia, il costo è già compreso nella quota. Inviate con la scheda di prenotazione 4 foto (è obbligatorio leggere queste istruzioni “CLICCA QUI”, in quanto l’ambasciata è molto rigida sui requisiti richiesti. In mancanza di queste caratteristiche rifiuterà ogni richiesta di visto) e il passaporto (in perfette condizioni) valido almeno 6 mesi dalla data di rientro in Italia. 
Tempi di rilascio del visto 15 giorni lavorativi; oltre tale limite sarà dovuto un supplemento da 80 a 140 euro a scalare fino a 3 giorni prima della partenza.
L'ambasciata prevede che per l'assicurazione dei partecipanti sopra i 62 anni ci sarà una maggiorazione di 15 euro, sopra i 65 anni una maggiorazione di 30 euro e sopra i 75 anni una maggiorazione di 60 euro.
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QUOTA DI PARTECIPAZIONE

LE QUOTE HANNO UN VALORE INDICATIVO E SARANNO CONFERMATE NEL FOGLIO NOTIZIE DI OGNI PARTENZA.
Solo da ROMA e da MILANO provvisoria (base minimo 8 partecipanti) EUR
3.000
LA QUOTA COMPRENDE il trasporto aereo per Mosca nella classe e con i voli previsti da Roma e Milano (supplemento qualora siano necessarie tratte nazionali in coincidenza con il volo internazionale), 1 pernottamento a Mosca, il treno da Mosca a Chum e da Chum a Labythangy in 2° classe, il volo interno da Salekhard a Mosca, il quaderno di viaggio (solo se disponibile nella nuova versione), la polizza infortuni e l’assistenza completa Europassistance (prendere visione delle condizioni delle due polizze). Il trasporto in treno vagone letto da Mosca a Salekhard, il trasferimento dalla stazione all'albergo, una visita della città con taxi-bus, l'alloggio in albergo a Salekhard e Yarsale, i trasporti su mezzi speciali a 6 ruote, da Yarsale e ritorno, motoslitta da Yarsale al campo nomadi a/r, i pernottamenti in chum, tende dei nomadi Nenet, guida interprete per 3 giorni e pensione completa presso i Nenet, mezza pensione a Yarsale (esclusi i pranzi).
LA QUOTA NON COMPRENDE gli eventuali supplementi per carburante e per controlli di sicurezza applicati dai vettori aerei successivamente alla pubblicazione dei programmi e tutto ciò che non è compreso ne LA QUOTA COMPRENDE

CASSA COMUNE
CASSA COMUNE IN CORSO DI VIAGGIO EUR
200
Importo previsto di spesa in corso di viaggio per i servizi non compresi nella quota, si basa sulle esperienze dei gruppi precedenti ed è gestito dal gruppo che elegge un cassiere.Si basa sull'utilizzazione di servizi di medio livello. Consultare il Decalogo, punto 5 per una esauriente spiegazione sulla gestione della cassa Comune. Clicca qui

ITINERARIO CONSIGLIATO E REDAZIONALE DI VIAGGIO

1° GIORNO / ITALIA - MOSCA
Partenza con volo di linea per Mosca. Arrivo, trasferimento e sistemazione in albergo. Mezza pensione (cena + colazione l’indomani). 
2°-3° GIORNO MOSCA - SALEKHARD  
Una gigantesca penisola al confine tra Europa e Asia, grande la metà dell’Italia, si estende attraverso l'Oceano Artico dalla Siberia verso il Polo Nord. I Nenet, un gruppo etnico composto da indigeni nomadi, hanno vissuto qui allevando renne sin dall'alba dei tempi. Hanno battezzato questa terra "Yamal" che significa: la frontiera del mondo. 
La grande avventura artica alla volta degli indigenti Nenet inizia a Mosca. Ci spostiamo in aereo 1.700Km a nord-est, fino ad arrivare a Salekhard, il centro urbano più grande dell’artico russo nonché capitale del Circondariato Autonomo Jamalo-Nenec nel nord della Siberia. Per raggiungere la terra del Nenet partiamo in treno da Mosca. Viaggiamo per quasi due giorni verso nord-est sulla ferrovia “Polar Express”, lunga 2400 km. Durante i due giorni di viaggio, osserviamo il paesaggio mutare gradualmente, assaporando la transizione graduale tra la civiltà urbana e il mondo remoto e selvaggio che ci attende. Pian piano, gli insediamenti umani si fanno sempre più rarefatti lasciando il posto a sterminate distese innevate. D’un tratto le pianure s’innalzano a formare la propagine settentrionale dei​ monti Urali polari, un’impressionante corona di picchi imbiancati che costituiscono il naturale confine tra Europa e Asia. La linea di demarcazione è indicata da un segnaposto in una delle minuscole e disabitate stazioni che incontriamo lungo il cammino. L’ultima stazione è Labytnangi. Da li’, proseguiamo in auto per 30Km  fino a Salekhard, attraversando il corso ghiacciato dell’Ob. Questo possente fiume, uno dei più lunghi al mondo, scorre dal confine russo-mongolo verso nord per oltre 3000 Km, lungo le pendici orientali degli Urali. Giunto a Salekhard, l’Ob devia ad angolo retto, lasciandosi alle spalle l’estremità settentrionale della catena montuosa, per sfociare con un gigantesco estuario nel Mare di Kara.  Arrivo in tarda serata, trasferimento e sistemazione in albergo a Salekhard. Mezza pensione in albergo (cena e colazione l’indomani).  
4° GIORNO Intera giornata dedicata al Festival dei Pastori di Renne (Den’ Olenevoda), il giorno più atteso dell’anno a Salekhard, che normalmente cade l’ultimo sabato di marzo. I festeggiamenti si svolgono nel centro della città e sulle rive dei fiumi Poliabta e Shaitanka con centinaia di Nenet che provengono da tutte le parti della regione con le loro renne per partecipare ai concerti, competizioni negli sport tradizionali, esibizioni di costumi tradizionali.  
Cena in ristorante tipico. Pernottamento in albergo (compresa colazione l’indomani). 
5° GIORNO / DA SALEKHARD A YAR SALE SUL FIUME GHIACCIATO 
Prepariamo i bagagli e partiamo per Aksarka, l’ultima località raggiungibile mediante strada asfaltata. Strada facendo visitiamo il progetto 501 di Stalin, il luogo dove i prigionieri del Gulag erano impegnati, in condizioni disumane e spesso fatali, a costruire la Ferrovia Transpolare, mai completata. Oggi si vedono le baracche degli alloggiamenti e tratti della linea ferroviaria.  Viaggiamo ​a bordo di un ​“trekol”, uno speciale mezzo fuoristrada a sei ruote motrici capace di manovrare agilmente sulla pista ghiacciata del fiume Ob dove ci avventureremo oltrepassata Aksarka. Il possente fiume scorre verso nord per oltre 3000 Km, lungo le pendici orientali degli Urali, partendo dal confine mongolo, a sud della Russia. . Giunto a Salekhard, l’Ob devia ad angolo retto, tagliando la base della penisola di Yamal verso est, per sfociare con un gigantesco estuario nel Mare di Kara che a sua volta si fonde a settentrione nel grande Mar Glaciale Artico. 
Navigabile d’estate, d’inverno l’Ob diventa una naturale autostrada di ghiaccio che mette in comunicazione per pochi mesi l’anno Salekhard coi villaggi di Salemal, Panaevsk et Yar Sale. Questi restano isolati in primavera inoltrata e autunno quando il ghiaccio è ancora presente, ma non è né abbastanza spesso per sostenere mezzi pesanti né abbastanza sciolto per permettere il passaggio alle imbarcazioni. Ed è proprio sulle acque congelate dell’Ob che sfrecciamo a bordo del nostro trekol. Ci capiterà forse di incrociare ruspe di manutenzione che spianano a tratti la via tracciata da bandierine e segnaletiche autostradali. Tutto ciò sparirà non appena il ghiaccio ridiverrà acqua e le auto lasceranno il posto alle imbarcazioni che, sotto i nostri occhi, giacciono sepolte sotto la neve lungo le invisibili sponde del fiume che delimitano il tragitto. Ci vogliono 4/5 ore per coprire i 200 Km che ci separano dalla nostra destinazione. Si tratta di Yar-Sale, l’avamposto vicino al Mare di Kara, dove si tiene ogni anno, a primavera, il pittoresco festival del folklore Nenet.  
Arrivo nel tardo pomeriggio. Sistemazione in una guest-house. 
Ammiriamo il tramonto che sfolgora sul mare di neve che si stende a perdita d’occhio intorno al villaggio. Mezza pensione in guest house (cena e colazione l’indomani).  
6° GIORNO​ / ​PARTENZA E PRIMO GIORNO AL CAMPO NENET 
La mattina presto partiamo per il campo Nenet il motoslitta, guidata da alcuni membri della comunità che ospiterà. Viaggeremo seduti a bordo di vagoncini trainati dalla pilota e saremo ben coperti con pesanti coperte di pelle di renna per proteggerci dal freddo. ​I tempi di percorrenza dipendono dalle condizioni meteorologiche. 
Sfrecciamo su un’infinita pianura bianca che si confonde col cielo diafano che vi galleggia sopra. Mentre sobbalziamo sulle cunette di neve confesseremo a noi stessi che il viaggio non è tra i più comodi, ma che non manca di suggestione. Ci ritroviamo ad attraversare per qualche ora un mondo etereo senza più orizzonti. D’un tratto una breccia si allarga nella vischiosità lattiginosa e vi appare un gruppo di solitarie tende coniche: sono i “chum”, le tipiche abitazioni dei Nenet fatte di una stratificazione di pelli di renna, così spesse e resistenti da mantenere l’interno abitabile anche quando fuori si scende a meno 60°. 
I tratti del viso dei Nenet sono simili a quelli del popolo mongolo: fronte piatta, occhi a mandorla, pelle scura, ma gli occhi sono a volte chiari. Per la maggior parte sono di bassa statura. I Nenet non si sono convertiti alla religione ortodossa, continuando a rispettare gli spiriti e divinità ancestrali. Lo sciamano, chiamato Tadibja, agisce come intermediario tra lo spirito Kondo e il mondo terreno e, in primavera e in autunno, le tribù onorano il dio supremo Num con riti religiosi che hanno lo scopo di propiziare tutti gli elementi naturali e i fenomeni atmosferici. Questi nomadi della tundra vivono in piccole comunità, le vecchie “brigate”, e sono in perenne spostamento​, tranne che per brevi periodi. Viaggiano per migliaia di chilometri ogni anno e ​in alcuni periodi si spostano quasi quotidianamente, inseguendo la loro mandria di renne alla ricerca di nuovi pascoli​. In primavera migrano da sud a nord, mentre in autunno si dirigono nella direzione opposta. Si affidano ai loro animali per tutto ciò di cui hanno bisogno: cibo, vestiti, alloggio e trasporti. Possono rapidamente smontare, piegare e imballare le loro tende, legarle alle loro slitte e trainare tutte le loro cose con le renne le e motoslitte. Arrivo e incontro con le diverse famiglie del campo che ci accoglie. Sistemazione in un chum dove si mangia tutti insieme a gambe incrociate intorno a una basso tavolo e si dorme su un “materasso” di pelle di renna. Compiamo in rito della vodka: la tradizione vuole che i forestieri portino una bottiglia e bevano un bicchierino con gli ospiti o facciamo almeno un segno di brindisi. Dopo aver consumato il nostro primo pasto tradizionale nel chum, probabilmente pesce crudo naturalmente surgelato e carne di renna bollita facciamo un giro di ricognizione per il campo con un primo avvicinamento alle renne al pascolo.  
Per i due giorni successivi condividiamo la vita dei Nenet in un ambiente quanto mai scenografico. Seguiremo le loro attività quotidiane, dormendo con loro e mangiando i loro piatti tradizionali. Pranzo, cena e pernottamento nel chum. 
7° GIORNO​ / ​SECONDO GIORNO AL CAMPO NENET 
Siamo nel cuore della terra dei pastori Nenet. La penisola Yamal è prevalentemente piatta, anche se alcune zone sono solcate da ampi canaloni tra basse colline. L'altitudine media, compresa tra le latitudini di 67° e 73° (l'intera estensione della penisola), è solo di qualche decina di metri sul livello del mare. Ad aprile lo spessore medio del manto nevoso può essere anche di mezzo metro, con le temperature che iniziano a aumentare verso lo zero (anche se tuttavia intense gelate sono ancora frequenti). Nelle zone dove la neve si è già sciolta, compare la tundra sottostante, formata prevalentemente da muschi, licheni, funghi ed altre piante la cui altezza non supera mai i 20 centimetri. Le specie vegetali che nascono dal suolo della tundra sono l'alimento primario per le renne. Di giorno seguiamo le attività dei nomadi, partecipandovi quando possibile. Gli uomini dispongono le slitte a semicerchio, legandole con corde per formare una sorta di recinto per il bestiame. L'attività per radunare gli animali (ci sono mandrie che contano anche 10.000 capi!) risulta particolarmente frenetica, oltre che molto faticosa. Per tutta la giornata osserviamo le renne, come vengono prese al lazo e come mangiano scavando con gli zoccoli il manto nevoso per infilarci dentro il collo come struzzi e raggiungere l’erba sottostante. Le donne Nenet costruiscono la casa per l’intera famiglia. Devono lavorare le pelli di renna, tagliarle, conciarle, affumicarle, cucirle per poi poter coprire il chum. Compito delle donne è anche il cucire le scarpe e i vestiti per tutta la famiglia. 
È importante saper fare una calda e confortevole malitsa (parka di pelle di renna) per gli uomini e la yagushka per le donne. Avremo modo di vederle al lavoro, non solo mentre lavorano le pelli di renna, ma anche mentre tagliano la legna per il fuoco, raccolgono la neve per avere l’acqua, fabbricano le slitte, cucinano la carne di renna. La pesca nel ghiaccio è un’altra attività dei nomadi Nenet che sanno in quale fiume o lago hanno maggiori opportunità di trovare i pesci. Non appena il nuovo campo nomade è posato, gli allevatori va a mettere le reti per pescare: non facile perché spesso lo strato di ghiaccio ha uno spessore anche di un metro e spezzarlo è molto faticoso. Se possibile, li seguiamo mentre vanno a pesca. Pensione completa nel chum. 
8° GIORNO​ / ​TERZO GIORNO AL CAMPO NENET 
Ancora una giornata con la brigata che ci ospita, condividendone attività e modo di vivere. Pensione completa nel chum. 
9° GIORNO​ / ​ESCURSIONE ED EVENTUALE MIGRAZIONE 
Escursione di un’intera giornata in motoslitta per raggiungere un’altra comunità Nenet. Se sarà possibile raggiungeremo una brigata in spostamento durante la migrazione primaverile, osservandola quando smonta il campo e seguendola mentre si spostano con le slitte fino a quando, verso sera, poserà di nuovo il campo, rimontando i chum in una zona in cui le renne possano trovare licheni sotto la neve. La migrazione dura solitamente 5 o 6 ore al giorno, ma talvolta anche di più.  Rimontare i chum, piantando i pali, coprendoli con i feltri e, poi, con le pelli di renna, richiede almeno mezz’ora. Rientriamo al nostro campo per cena. Pensione completa con pranzo al sacco in corso di escursione e pernottamento nel nostro chum. 
10° GIORNO​ / ​RITORNO A YAR-SALE E PRIMO GIORNO AL FESTIVAL  
Partiamo la mattina presto in motoslitta. Ancora una volta i tempI di percorrenza dipenderanno dalle condizioni metereologiche. Insieme a noi, centinaia di nomadi accorrono a Yar-Sale da ogni dove, abbandonando i loro accampamenti sparsi nella tundra. L’evento è un breve ma intenso momento di incontro per questi nomadi che vivono in piccole comunità isolate durante tutto il resto dell’anno. Ed è per noi il coronamento finale del nostro viaggio. 
Durante i tre giorni dell’adunata, le diverse squadre tribali, che rappresentano le rispettive brigate, si sfidano in molteplici competizioni in cui esibiscono la propria abilità di capi bestiame davanti a un pubblico di compatrioti che sfoggiano i migliori abiti tradizionali, indossati apposta per l’occasione. Un vero e proprio caleidoscopio multicolore ti tuniche, cappucci e calze, degne di un film fantasy. Arrivo e sistemazione in guest house. Pranzo tipico in un chum allestito apposta per accogliere i forestieri durante il festival.  
Nel pomeriggio assistiamo al torneo di presa al lazo. Ma, al posto delle renne, il bersaglio da centrare è un uomo che regge un lungo palo diritto davanti a sé. I concorrenti devono accalappiare il palo con il loro cappio eseguendo una serie di lanci a ripetizione da una certa distanza. Vince chi fa più prese.  Tra un lancio e l’altro, si possono acquistare tappeti e stivali in pelle di renna, nonché altre tradizionali suppellettili, al delizioso mercatino locale.  
Mezza pensione in guest house (cena e colazione l’indomani). 
11° GIORNO / SECONDO GIORNO AL FESTIVAL, RITORNO A SALEKHARD 
La mattina, assistiamo alla spettacolare corsa delle slitte trainate dalle renne. Il vincitore riceve un premio ambitissimo: una motoslitta.. I partecipanti gareggiano fianco a fianco, compiendo un andirivieni a tutta velocità nello stadio improvvisato su un’ampia porzione di tundra ai margini del villaggio. Ci infiliamo tra i ranghi degli spettatori asserragliati lungo il perimetro di gara, facendo il tifo anche noi, magari per la stessa brigada del campo che ci ha ospitato.  Nel pomeriggio trasferimento a Salekhard. Mezza pensione in albergo (cena e colazione l’indomani).  
12° GIORNO / VISITA DI SALEKHARD 
Visita guidata della città in taxi-bus. Ci aggiriamo nel dedalo di strade dove moderne palazzine in stile kitsch si alternano alle vecchie case di legno. Prima tappa al museo etno-paleontologico, famoso per gli scheletri perfettamenti integri di enormi mammut. Di questi animali preistorici la Siberia settentrionale è stata l’antica patria e molti dei loro resti sono stati rinvenuti in questa regione grazie al fatto che il terreno ghiacciato li ha conservati per epoche incommensurabili. Pranzo al sacco. 
Seconda tappa a ​Obdorsk, la fortezza più a nord della Russia. E’ il nome della vecchia colonia fondata a fine ‘500 dai cosacchi, col tempo ampliata in una vera e propria città, ribattezzata Salekhard nel 1930, che resta tutt’oggi in mezzo al nulla. 
Terza tappa alla fantascientifica stele d’acciaio che si erge qualche centinaio di metri a nord di Salekhard, segnando il punto in cui passa il Circolo Polare Artico al ​66° parallelo​. Il monumento a forma di stalagmite appuntita si tinge di fantasmagorici riflessi violetti al tramonto. Per tale motivo andiamo ad ammirarla a fine giornata. 
Mezza pensione in albergo (cena e colazione l’indomani).  
13°/14° GIORNO​ / ​RITORNO IN ITALIA 
Trasferimento in aeroporto e partenza con il volo di linea per l’Italia con scalo a Mosca. ​Opzione: un giorno e una notte in più a Mosca.
L'Itinerario Consigliato e Redazionale Geografico è un racconto-relazione di una precedente esperienza di viaggio scritta e aggiornata dai partecipanti e dai coordinatori che costituisce lo schema del programma di viaggio suscettibile di modifiche sulla base delle decisioni dei gruppi nello spirito dell'autogestione del viaggio, caratteristica della formula dei viaggi avventure proposti da Viaggi nel Mondo.