DIARIO ITINERARIO PARTECIPANTI FOTO

Raid attraverso Ecuador, Perù, Bolivia, Cile
11 piloti, 11 moto, 6 persone al seguito, e circa 5500 km da percorrere.
02 Agosto – 28 Agosto 2008
Testo e foto di Mauro Gioetto

Diario

Sono le 8.30 del 05/07/2008 sono a Livorno per caricare le moto nel Container, destinazione Ecuador e più precisamente Guayaquil, ad uno ad uno arrivano tutti gli altri, siamo 11 moto, e sappiamo che nel container ne entrano solo dieci, allora con un po’ di fantasia, e un po’ di esperienza ci inventiamo di mettere due moto in piedi, ben legate, poi pian piano infiliamo tutte le altre e dopo 4 ore di legare, mollare, tirare, chiudiamo, e mettiamo il sigillo al container che custodirà le motociclette per un mese e le accompagnerà in Sud America per questa Transandina 2008,  con la speranza di ritrovare le moto come le abbiamo messe, molliamo 60 € per moto allo spedizioniere e ci salutiamo dandoci appuntamento per il 02/08/2008 in aeroporto. In questo mese di tempo ci sarà da contattare le guide Peruviane e Boliviane non che  gli addetti allo sdoganamento.sia in Ecuador sia in Cile. Le due settimane che precedono la partenza sono tutte un taglia e cuci, mail che vanno e vengono, contatti, telefonate,

02 AGO
ATLANTA-GUAYAQUIL

Ci troviamo in aeroporto, un primo salto fino ad Atlanta dove ci ricongiungiamo con il resto del gruppo proveniente da Roma. La mattina successiva ci avviamo impazienti al controllo passaporti e di seguito al controllo bagagli, notiamo che alcuni del gruppo hanno la carta di imbarco senza posto assegnato, ma non ci preoccupiamo, il tempo passa l’ora della partenza si avvicina, il personale della Delta Air va avanti e indietro, iniziano le operazioni di imbarco, quando è il nostro turno quelli che non hanno il posto assegnato vengono messi da parte in attesa, OVERBOOKING, metà del gruppo rimane a terra, poco male ci diamo appuntamento al giorno successivo, ma a volte la sfortuna si accanisce e la Delta cancella tutti i voli per l’ Ecuador fino a data da definirsi, motivo il vulcano Tungurahua ha iniziato ad eruttare cenere e Delta non fa volare in questa condizione, qui a Guayaquil stentiamo a crederci il cielo è terso e l’aria e fresca, iniziano i contatti tra i due spezzoni del gruppo Transandina 2008 e Roma ma non se ne riesce a uscire. In tanto le moto sono ancora all’interno del porto chiuse nel container, il nostro uomo addetto alle operazioni di sdoganamento se la prende con calma eccessiva, capiremo in seguito che per ritirare le moto serve la presenza di tutti i proprietari

05 AGO
GUAYAQUIL

A mezzogiorno del 05/08/2008 finalmente una notizia quasi buona, Delta ha ripreso i collegamenti e ha fatto partire un volo straordinario ma ha caricato solo i viaggiatori che bivaccavano davanti ai suoi uffici di Atlanta e nessuno del gruppo era a conoscenza di questa opportunità, comunque qualche cosa si sta muovendo, in serata ci arriva una seconda buona notizia, Dario Filippo e Assunta sono stati imbarcati su un volo che arriverà alle 3 della notte, l’arrivo ci porta la conferma che anche chi è ancora in America ha però ottenuto le carte di imbarco per il giorno successivo

06 AGO
GUAYAQUIL

Il 06/08/2008 alle 23.00 finalmente il gruppo si ricompatta. Puntuali il giorno successivo ci presentiamo dall’addetto di dogana per il ritiro dei mezzi ma ci sono ancora lungaggini il gruppo è veramente e a ragione incazzato Francesco (il nostro uomo addetto alla dogana) se ne rende conto e finalmente fa quello per cui lo paghiamo, riesce a farci aprire il container, io e Guido in meno di mezza ora lo svuotiamo, le moto sono tutte a posto nessun danno, ma è mezzo giorno e vanno chiuse in un gabbione mentre gli addetti al porto e i doganieri vanno a pranzo, nel primo pomeriggio finalmente la dogana Ecuadoregna fa l’ispezione riceviamo il benestare e i documenti per uscire dal porto Banana, la moto di Ugo non ne vuole sapere di partire, batteria K.O. cerchiamo i cavi ma nulla la sera si avvicina e dopo un paio d’ore di follia da ricerca riusciamo ad accenderla in fila indiana torniamo mesti ai nostri hotel e ci diamo appuntamento per la cena. A cena l’atmosfera è più rilassata e facciamo i programmi per il giorno successivo abbiamo accumulato ben due giorni e mezzo di ritardo rispetto il progetto originale.

08 AGO
HUAQUILLAS frontiera Ecuador/Perù-PRIURA

Alle ore 5.45 carichiamo  una quantità impressionante di bagagli sul pulmino di Hugo finalmente si parte, una pioggerellina fastidiosa ci accompagna per diversi km mentre percorriamo la Panamericana in direzione prima di El Trunfo e a seguire El Guabo poi in direzione della frontiera Ecuador / Perù che si trova a  Huaquillas dove arriviamo che è quasi mezzogiorno, La frontiera divide in due il paese, il numero di persone che va e che viene è impressionante, tutti carichi di ogni tipo di mercanzia, cercando di non perdere tempo faccio timbrare i carnet per l’uscita e vado in “Perù” per i timbri d’ingresso, un addetto controlla con attenzione i carnet e poi per ogni motociclista mi chiede copia del passaporto (prima pagina e pagina col visto) copia del libretto di circolazione avanti e dietro, copia della patente di guida avanti e dietro e per finire copia di un documento che attesti la proprietà del veicolo, gli propongo anche la copia degli esami del sangue e quella delle urine ma rifiuta, con tutti t documenti in mano torno in “Ecuador” perdo un mucchio di tempo per fare le copie richieste, quando torno l’ufficiale addetto ai “timbri” sta pranzando, per convincerlo a interrompere gli metto nel primo carnet l’esuberante sommo di 5$, e lo assisto mentre pone tutta la sua professionalità nel timbrare e firmare, con i carnet in ordine torniamo in Ecuador per prendere le moto, e un altro granellino di sabbia si pone tra noi e il Perù, la fantomatica tassa d’uscita, dovuta, non dovuta, legale o no che sia, ci rilasciano una ricevuta e  in cambio ci chiedono due dollari a moto, paghiamo anche questi basta che ci possiamo togliere dai piedi, abbiamo ancora tanta strada da fare oggi prima di uscire dall’Ecuador un inviato del quotidiano locale “che evidentemente staziona al confine” ci intervista Annalisa rapida di lingua e con le idee ben chiare nel suo Spagnolo fluente gli spara giù una fila di ……… che ci fa apparire come una missione umanitaria alla scoperta di nuovi modelli di evoluzione da importare in Europa, meno male che l’intervista non era filmata. Riusciamo a ripartire, dobbiamo arrivare a Priura e mancano ancora 300 Km, l’asfalto scorre rapido sotto le ruote 90/100 km/h e quando è ormai buio arriviamo a Priura, Dario rimane un pò indietro e per cercarci con lo sguardo non si accorge di un basso marciapiede posto in mezzo alla strada, e appoggia la moto per fortuna senza conseguenze a terra, prima tacca sul serbatoio, le conteremo alla fine. Un bell’albergo prenotato dall’efficiente  Hugo  e una buona cena, poi tutti a nanna la giornata è stata dura, e l’appuntamento per domani è alle sei e mezza pronti  a muovere.

09 AGO
ROVINE DI CHAN CHAN-HUECA DEL SOL-CASMA

Il 09/08/2008 siamo tutti a colazione nei tempi stabiliti, obiettivo Casma a 600 km la giornata è bella ma fa freddo, anche oggi la tappa non presenta particolarità se si escludono le rovine di Chan-Chan, all’uscita di Chiclayo Roberto si ferma un attimo, giusto il tempo di togliersi il casco e tutto il gruppo che era d’avanti sparisce, Enrico si accorge che Roberto manca e torna a cercarlo, poi si lanciano all’inseguimento del gruppo che ignaro prosegue, quando ci riagganciano è ormai mezzo giorno, io devo cambiare il filo della frizione rotto poco prima cosi ne approfittiamo per fare una sosta e mangiare qualche cosa. Dopo pranzo facciamo una visita veloce alla Hueca del Sol e reinforcate le moto prendiamo per Casma dove arriviamo a buio all’Hotel Las  Poncianas 

10 AGO
HUARAZ-LAGUNA LLANGANUCO

Il 10/08/2008 la tappa si presenta agevole, finalmente un pò di sterrato, facile, ma sterrato, è anche la prima occasione per vedere come vanno le moto in quota, 150 km con un passo a circa 4000 m a metà della salita la mia moto si ammutolisce, la pedivella di avviamento cade libera, è grave per non perdere tempo carichiamo l’agonizzante cavalcatura sul pulmino di Hugo e procediamo poco dopo troviamo Filippo che procede lentamente, va tutto bene ma proprio il suo Transalp di altezze non ne vuole sapere a punto che verrà poi soprannominato Transpadania, Quando arriviamo a Huaraz  parte del gruppo va a vedere la laguna LLANGANUCO parte si ferma a visitare la città e io con Filippo vado dal meccanico, la sentenza è amara, rottura della catena di distribuzione e due valvole piegate e nessun ricambio disponibile, viaggio finito, non sia mai detto, passo le consegne  e con il motore sotto braccio accompagnato dal bravo Martino alle 22.00 prendiamo un pullman  per Lima dove arriveremo il mattino dopo alle cinque, colazione e subito da un meccanico e appassionato motociclista poi ricerca affannosa di tutti i ricambi necessari, a sera il motore è chiuso, rimane solo da montarlo sulla moto che arriverà col pulmino di Hugo a notte.

11 AGO
HUARAZ-LIMA

11/08/2008, da Huaraz a Lima è tutto uno stradone lungo 430 km anche oggi chi guida dei bicilindrici ha vita comoda, la strada è spettacolare offre numerose occasioni per fotografare la Cordigliera Blanca,  Hugo invece a causa di un freno con troppo poco gioco ha il suo bel da fare deve avanzare lentamente, le moto arrivano a Lima alle 19.30 il tempo scorre rapido, e nel traffico caotico di questa enorme città riusciamo a guadagnare l’hotel J Hostal  Bombini.dopo oltre una ora, non abbiamo nulla da cambiarci e le nostre informazioni ci dicono che il pulmino arriverà la mattina successiva (lo troveremo invece che ci aspetta con i bagagli e lo scheletro della mia moto al rientro dalla cena) decidiamo allora di uscire cosi come siamo vestiti in tuta e stivali da moto per la cena e un assaggio della vita notturna di Lima

12 AGO
PISCO

12/08/2008 finalmente una mezza giornata libera per la visita di Lima, io invece la passo dal meccanico a rimontare il motore sulla moto, prima di mezzo giorno abbiamo finito, due, tre quattro calci alla pedivella e magia, la moto si rianima torno scortato da Filippo e Hugo all’Hotel dove trovo gli altri che si stanno preparando, raccolgo in fretta le mie cose e alla una partiamo per Pisco dove arriveremo dopo 240 km di noiosa Panamericana, alcune grandi dune vengono tagliate dalla strada, da una parte allevamenti di pollame, dall’altra baracche che fungono da improvvisati ristoranti soverchiate dalla sabbia che sembra volersele mangiare, alle 17.30 arriviamo a Pisco, la moto di Roberto fa una strana vibrazione,  prendiamo le camere all’hotel  S.Jorge. prenotato precedentemente da Hugo e l’efficiente Martino da una occhiata alla moto, nulla di grave, la piastra parasassi si è staccata in due punti, alle 8.30 ci ritroviamo per la cena e poi alla spicciolata tutti a letto, manco a dirlo domani la sveglia sarà alla improponibile ora delle cinque per la visita alle isole Ballestras, qualche protesta, qualche proposta, ma nulla da fare l’appuntamento è ormai fissato.

13 AGO
PARACAS-ISOLE BALLESTRAS-ICA HUACACHINA -PALPA-NAZCA

Ore 5 del 13/08/2008 con gli occhi ancora chiusi prendo la moto e nel fresco della mattina arriviamo a Paracas dove numerosi motoscafi veloci caricano turisti a nastro e partono per la visita alle isole una pioggerellina sottile cade senza neppure bagnarci, leoni marini, pinguini, cormorani, lontre e pellicani fanno bella mostra di se sulle rocce battute dal mare, l’occasione è ghiotta per dar fondo alla scheda di memoria della macchina fotografica, dopo circa due ore rientriamo piuttosto infreddoliti, subito ci infiliamo in caffetteria per la meritata e abbondante colazione, Dopo colazione in considerazione della giornata non proprio soleggiata ci copriamo bene e partiamo alla volta di ICA HUACACHINA, per fortuna le previsioni meteorologiche di Hugo che davano “bel tempo costante” appena ci fossimo allontanati di alcuni Km dall’oceano si rivelano esatte e ci costringono a una bella sudata, arrivati a ICA …. le dune,  Numerosi QUOAD e DUNE BUGGY attendono i turisti, veniamo subito agganciati da un fantomatico collaboratore di V.M. “ci riconoscono ovunque, forse per il logo sul pulmino” che ci propone un giro, il prezzo comunque è buono e decidiamo di accettare la proposta, in otto salgono e gli altri decidono di andare in moto, la direttrice del sito ci invita a non seguire le macchine per una questione di sicurezza, e ci indica una zona dove poter girare liberamente, alcune dune belle alte, che meritano la nostra attenzione, io decido che il tempo del rodaggio per la “Graziosa” soprannome dato alla mia Yamaha è finito e con  Federico, Enrico, Guido, Claudio, Filippo, voliamo per una buona mezza ora su e giù su questo Luna Park di sabbia, scambiandoci le moto, sotto gli occhi attenti di una guardia turistica che ci controlla da bordo del suo QUOAD, poi soddisfatti decidiamo di ricongiungerci agli altri che nel frattempo sono tornati, abbiamo ancora un bel po’ di strada da fare oggi, e ci conviene non perdere altro tempo, Nazca è ancora lontana, dopo i primi 50 Km piuttosto noiosi imbocchiamo un bel tratto di montagna, la strada è larga e ben tenuta, e il traffico è assente, tutti danno fondo alla manetta del gas, ma Enrico dall’alto della sua esperienza di corse gi insegna come si fa una piega vera e con il suo Suzuki 400 arriva a Palpa dieci minuti prima ti tutti gli altri. Quando arriviamo a Palpa lo troviamo ad attenderci sotto il cartello di benvenuto della città, ci ricongiungiamo e andiamo a pranzo, mentre aspettiamo Emilio si mette a trafficare con il freno posteriore che pochi Km prima a cessato di funzionare, prova a spurgarlo ma con scarsi risultati, allora decidiamo di rimandare la riparazione a sera, quando arriviamo nelle vicinanze di Nazca a lato della strada una torre “che dalle informazioni avute doveva essere piuttosto alta” ci permette di renderci conto di cosa sono le famose figure, grandi cartelli invitano, pena l’arresto, a non entrare nel parco ma poi due bei segni di pneumatici solcano la terra a lato di una figura millenaria dimostrando come a volte le persone inconsapevolmente non si rendano conto dei danni che fanno, la visita è veloce, anche troppo veloce, e di volare il giorno dopo non se ne parla, sono saltate tutte la prenotazioni a causa del ritardo accumulato a Guayaquil, dobbiamo far buon viso a cattivo gioco e accontentarci, prendiamo posto all’Hostal NIDO DEL CONDOR, senza perdere tempo andiamo a vedere come veniva lavorata la creta dagli Inca, in una casupola bassa seduti su una panca attorno a un tavolo assistiamo alla produzione e al decoro  di un vaso poi come in autogrill giro obbligato per guadagnare l’uscita, all’appello mancano Massimo, Luisa, Dario, Claudio e Ugo, dopo un po’ arrivano sconfitti dalla trattativa per l’acquisto di alcuni oggetti, il titolare irremovibile è riuscito a ottenere la cifra che chiedeva, ormai è tardi per andare a visitare la grande cisterna, decidiamo di andare in “città” per l’aperitivo e poi ognuno per se fino all’ora di cena, la città è carina e piena di vita, è palpabile il benessere portato dai turisti che numerosissimi si fermano in queste zone, come numerosi sono i negozi che si affacciano sulle vie principali e non, ma appena fuori dalla zona centrale riscopriamo il Perù delle case basse e fatiscenti, dopo un bel po’   di girovagare senza meta ci ritroviamo al ristorante top del luogo, Angela, Emilio e Martino mancano, sono in albergo a sistemare quel freno che proprio non vuole fare giudizio, facciamo le ordinazioni, l’attesa è lunga a sufficienza da permettere agli assenti di finire il lavoro, lavarsi e venire a cena.

14 AGO
NAZCA-PUQUIO-ABRA HUASHUACCASA-ABANCAY

14/08/2008 Un altro giorno si affaccia sonnolento, la partenza è fissata per le otto, ma gia alle 6.30 il rumore dei Pipers che decollano dalla pista dall’altra parte della strada ci ha svegliati, prendiamo la colazione al ristorante dell’albergo dove un cameriere indolente come non mai distribuisce the e latte, oggi ci aspetta una bella tappa di 450 Km e un passo a 4350 m  la strada inizia subito a salire ampia e con tante curve sarebbe il massimo per un motociclista se l’altitudine non riducesse della metà i CV a disposizione, le moto che più soffrono sono i due Transalp, in particolare quello di Filippo che proprio non vuole saperne di esprimere un po’  di potenza, in cima al primo passo sosta per aspettare il pulmino che sale arrancando e lasciandosi dietro una nuvola di fumo nero quattro foto allo Scuolabus e poi ci buttiamo in discesa, io vado un pò avanti e quando entro in Puquio volo subito dal fornaio a prendere il pane, Claudio, Donatella e Guido che per l’occasione ha portato lo zainetto alias Annalisa tutta la mattinata si fermano a prendere formaggio e dolce, poi sdraiati su un prato consumiamo con tutto il gruppo un pasto frugale, la  strada è piacevole sale e scende ampia e con un bel fondo mantenendosi pero sempre in quota senza rendercene conto arriviamo al punto più alto della giornata,Abra Huashuaccasa a 4350 metri, facciamo una sosta di una buona mezza ora per fare foto, i bambini ci accerchiano come gli indiani con i cow boys, e ti toccano, ti tirano, cercano in ogni modo di attrarre l’attenzione, gli adulti invece dal lato strada ci guardano un po’ indolenti, veniamo salvati da questo assalto silenzioso da Roberto che decide di iniziare a distribuire caramelle a destra e a manca, in un attimo diventa il centro dell’attenzione e lo rimarrà fino a caramelle finite, il tempo pero corre inesorabile, dobbiamo muoverci mancano ancora circa 200 Km a Abancay, prendiamo le moto e iniziamo a scendere, io non riesco, forse per l’altitudine, a tenere gli occhi aperti, scambierei volentieri tutte le scorte di caramelle di Roberto per un materassino gonfio dove poter dormire un po’ poi alla terza curva fatta ma non vista decido che è meglio fermarmi, mi metto a lato strada mi appoggio a un cartello stradale e mi risveglio dopo mezza ora sono ormai passati tutti da un bel pò, devo recuperare, mi butto in discesa e fresco come una rosa mi diverto da pazzi a dargli di manetta, arrivo in fondo alla valle e riaggancio Dario e Federico che à rimasto senza benzina poco più avanti sono tutti fermi a una stazione di servizio, facciamo i pieni tutti meno Emilio che per la sua moto vuole mettere solo benzina a 95 ottani, prendiamo una bibita in un locale sulla strada e ripartiamo alla spicciolata, appuntamento all’ingresso di Abancay, La strada percorre il fondovalle costeggiando il fiume Apurimac, in un paesaggio tipicamente alpino  in alto le montagne innevate ci guardano passare, scorriamo veloci senza altre soste, il sole sta scendendo e non possiamo perdere tempo, arriviamo all’appuntamento con gli ultimi bagliori della giornata, Intanto Annalisa ha prenotato un Hotel, che si rivela al di sopra delle aspettative anche se il costo è veramente modesto, 12 dollari a notte, prendiamo le camere e ci diamo appuntamento per la cena, questa sera abbiamo optato per una famosa pizza Peruviana, la pizzeria è proprio davanti all’albergo, arriviamo come gli unni, prendiamo posto e iniziamo a ordinare, ci ritroveremo con una ordinazione di 17 pizze famiglia circa 70 porzioni di pizza, piccole porzioni ma 70, manco a dirlo dopo la prima infornata siamo gia satolli, per fortuna i saggi Gestori non avevano ancora preparato tutto e riusciamo cosi a cancellare circa meta del comandato, finita la cena parte del gruppo rientra in albergo e parte va alla ricerca di un improbabile locale dove bersi un buon Pisco ma dopo una buona mezza ora di girovagare in una città vuota decide di raggiungere gli altri in hotel

15 AGO
ABANCAY-CUZCO

La mattina del 15/08/2008 ci vede rilassati dobbiamo arrivare a Cuzco l’antica capitale degli Inca, sono solo 200 Km e ce li beviamo in un soffio, a mezzo giorno siamo gia all’Hotel  ROYAL INTI  prenotatoci dall’efficiente Hugo, il pomeriggio è  libero per tutti, meno che per il sottoscritto, ci stiamo avvicinando alla Bolivia e non sono ancora riuscito ne a confermare i biglietti ne a parlare con il corrispondente Boliviano alla Paz, mi reco accompagnato da Hugo a un telefono pubblico, e dopo numerosi tentativi riusciamo ad agganciare la Delta Air per le riconferme dei biglietti, spuntiamo tutti i nomi e all’appello manca Pirrone Ugo, ci dicono che a loro risulta non essere mai partito da Atlanta (alla faccia dell’efficienza Americana) mi comunicano che solo dall’Italia si può risolvere il problema, contatto V.M. e li metto al corrente dell’accaduto, il problema si risolverà qualche giorno dopo utilizzando il numero di prenotazione riportato sul biglietto, intanto dei Boliviani ancora nessuna notizia, il resto del pomeriggio se ne va passeggiando per Cuzco che è veramente una città splendida piena di gente, il vero fiore all’occhiello del Perù, Ma la vera anima di Cuzco si risveglia quando cala il sole, mille ristoranti si aprono sulle vie principali, ne scegliamo uno sulla guida e ci andiamo, il posto è anche troppo raffinato per dei “ROZZI MOTOCICLISTI” ci sediamo, facciamo un pò di casino con le prenotazioni, e ci arriva di tutto, Federico ordina il più prelibato piatto tipico della zona (a detta della cameriera) e si ritrova a mangiare una specie di topolone arrostito servito intero con tanto di zampette e testa, l’imperssione è che voglia scappare dal piatto, comunque la cena si consuma tra risate e sfottò poi tutti al Pub a sentire un pò di musica dal vivo e bere Pisco e Margharita.

16 AGO
CUZCO-PISAC-OLLANTAYTAMBO-AGUA CALIENTES

Finalmente la mattina del 16/08/2008 prima di partire per Agua Caliente ricevo la telefonata del contatto Boliviano, sono un po’ più tranquillo perchè mi confermano tutto quello che avevo chiesto, intanto gli accordi per la visita al Macchupicchu sono stati gia presi la sera precedente 165 Dollari per la notte, il treno, l’entrata, e il pulmino da e per Agua Caliente, io e Guido decidiamo di andare in moto mentre tutti gli altri preferiscono il caldo pulmino di Hugo, Maria la nostra guida ci tocca un pò i tempi, la giornata si presenta carica di siti da visitare, iniziamo o per meglio dire dovremmo iniziare con la fortezza di Sachsayhuaman ma per una incompressione con Maria gli giriamo solo attorno e dalla strada facciamo due foto, le proteste si fanno subito sentire, meno male che alcuni sono venuti ieri a visitarla, cerchiamo di chiarirci con la guida sulle nostre richieste, ma probabilmente non siamo sufficientemente chiari, in fatti dopo 5 minuti siamo fermi a visitare un villaggio assolutamente ricostruito a uso turistico, ancora proteste, riparlo con Maria e concordiamo che la prossima fermata sarà Pisac, Per  entrare in Pisac paghiamo un biglietto che varrà anche per tutte le altre visite della giornata escluso il Macchupicchu, Pisac è un sito interessante con i suoi 5 quartieri, e cosi passeggiando se ne va la mattinata, per pranzo scendiamo al paese nuovo di Pisac dove mangiamo e visitiamo alla spicciolata il coloratissimo mercato, dopo pranzo io e Guido partiamo alla volta di Ollantaytambo dove in attesa del gruppo ci beviamo una “birretta”, quando gli altri arrivano portiamo le moto in un fantomatico parcheggio “nullaltro che un prato recintato” e tutti insieme visitiamo il sito archeologico di Ollantaytambo in attesa delle 20.10 ora di partenza del Treno che ci porterà a Agua Caliente, all’ora stabilita salutiamo Hugo e saliamo in carrozza, il treno parte e pigramente avanza nel buio gli addetti alla manutenzione ne approfittano per muoversi da una stazione all’altra salendo e scendendo senza che il treno si fermi, dopo più di una ora di viaggio arriviamo a destinazione dove veniamo contattati dalla guida che ci seguirà domani. Poi ci incamminiamo fino all’albergo Hotel Mosoc Intidove prendiamo le camere gia prenotate e pagate, dopo dieci minuti ci ritroviamo per la cena.

17 AGO
MACCHUPICCHU-AGUAS CALIENTES-OLLANTAYTAMBO-URUBAMBA-CUZCO

Il 17/08/2008 alle 4.00 la sveglia urla già che e ora di alzarci, la colazione è gia pronta sui tavoli, con le facce ancora stropicciate ci mettiamo in fila ad aspettare il pulman la coda è gia lunghissima, ma i mezzi si susseguono rapidi e dopo venti minuti siamo gia in viaggio, mi aspettavo una stadina stretta e malconcia con i pulman che arrancavano per le salite, mi ritrovo invece su una specie di autostrada sterrata larga dieci metri che in un attimo ci porta all’ingresso del Macchupicchu. Il sito è fantastico, perfettamente conservato, curato, e con una miriade di guardiani che ti impediscono qualunque cosa, anche sedersi sui prati, figuratevi quando uno di questi osservatori si accorge che Filippo sta fumando seduto per terra e appoggiato alle antiche mura, minaccioso gli si avvicina, Filippo se ne rende conto e veloce spegne la sigaretta nel prato, manco glie l’avesse spenta in mano, lo minaccia di farlo uscire dal sito insieme a tutto il gruppo, Fil promette di non farlo più e il tipo si allontana, anche perché nel frattempo ha notato che a 100 metri di distanza un turista passeggia in una area vietata (povero ignaro turista), La visita continua, io stordito dal sole, e dal sonno decido che è ora di rientrare e prendo per Aguas Caliente, dopo due ore di cammino in discesa nel bosco arrivo all’albergo, prendo asciugamano, ciabatte, e costume e vado alle terme, l’acqua è appunto CALIENTE mi immergo e mi addormento per circa una ora, quando mi risveglio Roberto, Silvia, Ugo, Federico e Guido stanno arrivando, ci tratteniamo fino all’imbrunire, quando obbligati dall’assalto di nugoli di meschini decidiamo di andarcene, All’ora stabilita ci ricongiungiamo con gli altri per prendere in treno del ritorno presentiamo i passaporti e ……. La Doni non trova più il suo, insieme a Claudio ritorna nei posti dove sono stati, intanto si avvicina l’ora della partenza, io parlo col capotreno per vedere di ritardare la partenza ma nulla da fare, ottengo però che la Doni possa salire sul treno senza documenti, mentre stanno chiudendo le porte Claudio e la Doni arrivano di gran carriera e riescono a salire, ma del passaporto nessuna traccia, il viaggio di ritorno verso Ollantaytambo è tutto un pensare sul da farsi, ritornare a Lima, proseguire con la moto sul pulman, andare in ambasciata, ecc. arrivati a  Ollantaytambo mettiamo al corrente Hugo che ci dice di averlo trovato lui tra i sedili del pulman, “BRAVO HUGO” ma le sorprese non sono ancora finite, riprese le moto in un buio assoluto e un freddo pungente e arrivati a Urubamba la mia moto si spegne senza motivo, mentre gli altri vanno a cena io e Guido cerchiamo di farci un’idea del da farsi  smontiamo sella e serbatoio e iniziamo a lavorarci ma senza successo, Martino gran conoscitore della zona va a chiamare un meccanico, che in breve arriva, controlla che ci sia corrente, e che ci sia benzina, tutte cose gia fatte da noi, ma evidentemente lui è più bravo, il risultato è che dopo due pedalate la moto parte, rimontiamo tutto e con Hugo andiamo a mangiare un pollo il vicino, un locale modesto, 10 tavolini, un forno a legna, una tenda che divide la cucina dal salone, mentre stiamo rilassandoci uno scoppio, un sibilo e tutti i clienti che corrono verso l’uscita e noi senza sapere il perché via con le ali hai piedi, poi all’aperto tutti fermi ad aspettare, morale a pochi metri dal forno acceso un tubo della bombola a GPL si è staccato dal portagomma e ha sparso tutto il gas nel locale, roba da non poterla raccontare, ormai non ho più appetito, con Guido decidiamo di rientrare senza aspettare gli altri, ci vestiamo e affrontiamo questi 70 Km che ci separano da Cuzco, viaggiamo nella notte Peruviana a 4000 metri di altezza in pieno inverno e con i guantini estivi, fa un freddo pazzesco che mi fa rimpiangere il pulmino al seguito,  arrivati a Cuzco riesco a stento a scendere dalla moto, le ginocchia gelate non ne vogliono sapere di ubbidirmi, e solo due the caldi (due a testa) correttissimi Pisco riescono a riportarci a una temperatura accettabile poi finalmente il letto a cullarmi fino al mattino

18 AGO
CUZCO-PASSO ABRA LA RAYA-PUNO-LAGO TITICACA-SILLUSTANI-PUNO

18/08/2009 Ormai abbiamo recuperato le giornate perse a Guayaquil oggi la tappa anche se lunga (circa 380Km) non dovrebbe creare problemi, dobbiamo arrivare a Puno dopo il passo Abra la Raya a 4400 m la strada si srotola pigra su un altipiano circondata dalla Cordillera De Caya Baya, e ci conduce senza affanni fin sulle rive del lago Titicaca una deviazione a Destra ci indica il sito archeologico pre Inca di Sillustani che andiamo a visitare, alcune torri cilindriche che fungevano da tombe e un pò di sassi su una montagnola sono quanto rimane di questo luogo, ma la vista sul lago sottostante à aprezzabile, riprese le moto diamo l’ultimo strattone fino a Puno, dove arriviamo con la luce calante della giornata, mettiamo le moto al chiuso nel giadino dell’Hotel AYLLU e prenotiamo il ristorante per la sera, prima di cena io accompagnato da Hugo cerco ancora di contattare la Delta per la conferma di Ugo ma nulla da fare, mi ripropongo di ritentarci domani mattina

19 AGO
VISITA ALLE ISOLE GALLEGGIANTI-LA PAZ

L’appuntamento è alle 8.00 con la colazione gia fatta, dobbiamo andare a visitare le isole galleggianti, Hugo ci accompagna con il pulmino fino all’imbarcadero, siccome siamo in 17 ci assegnano una imbarcazione tutta per noi, mezz’ora di navigazione a una velocità da crisi di nervi “a nuoto saremmo arrivati prima coccodrilli permettendo” arriviamo a destino, una serie di piattaforme in canne a cui settimanalmente vengono aggiunte altre canne in sostituzione di quelle che marciscono e numerose capanne attendono i turisti, le donne vestite con colori sgargianti dal bordo di queste isole si fanno notare con la speranza che si scelga il loro microcosmo per la visita d'altronde il turismo è ormai l’unico mezzo di sostentamento di queste popolazioni, appena approdati ci fanno sedere in cerchio e gli uomini ci mostrano come si manutenzionano e come si deve vivere su questa sorta di nave senza motore, ma la vera particolarità di questo mondo e la sensazione che si ha quando cammini, sembra di camminare nella gommapiuma e l’odore d’erba che scaturisce dalle canne umide pervade ogni angolo, finita la spiegazione ci fanno fare un giro con le loro barche fatte con due grossi fasci di canne legati assieme, con le punte rialzate, come si vedono nei documentari, sembra un pò di tornare molto indietro negli anni.  Poi, sempre molto lentamente torniamo sulla terraferma, prima di inforcare la moto faccio ancora un tentativo con Delta, e questa volta riesco a avere la notizia che Ugo è stato confermato. Dobbiamo muovere, oggi abbiamo da passare il confine tra Perù e Bolivia, la strada costeggia il lago quasi fino al confine, salutiamo i bravi e efficienti Hugo e Martino, in mano a Martino faccio scivolare una busta con un ringraziamento aggiuntivo per Hugo no  in quanto titolare si offenderebbe e con una lacrimuccia di Annalisa passiamo il confine. La frontiera assomiglia a quella tra Equador e Perù ma se possibile vi è ancora più confusione, mille carretti spinti a mano trasportano i bagagli da una nazione all’altra, in fatti i mezzi Peruviani non possono entrare in Bolivia e viceversa, dobbiamo caricarne otto per trasportare tutto e come sempre alla fine di queste operazione la discussione è garantita, il prezzo pattuito non considera per esempio il “sovraccarico” oppure “l’usura delle gomme” o altre volte “la fermata per raccogliere i bagagli caduti” ma con un po’ di pazienza e pochi dollari tutto si appiana, gli autisti Boliviani ci stanno gia aspettando, le donne del gruppo si fermano con i pulmini mentre noi andiamo con le moto a far timbrare i carnet, quando torniamo non ci sono più ne i pulmini ne le donne, iniziano i contatti tra i due gruppi fino al ricongiungimento, sapremo poi che gli autisti per rientrare prima a La Paz avevano detto che le moto erano gia partite per la capitale, e che dopo 30 Km a un posto di controllo della Guardia Civile Annalisa aveva chiesto  se ci avevano visti passare e alla risposta negativa della polizia con il carattere deciso che si ritrova era riuscita a “CONVINCERE” i furbetti a ritornare alla frontiera. Ricongiunti i due tronconi del gruppo partiamo per La Paz dove arriviamo a buio, nell’Hotel Sagarnaga  solita procedura di distribuzione delle camere e poi a cena li vicino, dopo cena chi va al pub chi come me a letto domani la sveglia è fissata alle 4.30.

20 AGO
LA PAZ

20/08/2008 sveglia e colazione che è ancora buio, la giornata à libera ma io Guido e Federico abbiamo un appuntamento con la guida dell’Xtreme Bike dobbiamo fare la strada della morte con le biciclette, puntuali alle 5,00 ci vengono a prendere con il pulmino, le bici sono gia sul tetto, subito partiamo col mini bus saliamo fino a 5100 m scarichiamo le bici ci vestiamo per bene e poi dopo aver ascoltato la nostre guida in merito alla pericolosità di questo tratto di strada e alle  elementari misure di sicurezza da osservare, ci buttiamo in questa discesa che in 60 Km ci porterà dai 4700 m a 1100 m  di altitudine, il freddo tende a congelarti le mani e l’aria gelida fischia nelle orecchie mentre percorriamo lo sterrato tutte curve e tornanti. La strada ora viene utilizzata quasi esclusivamente in discesa con la bici ma fino a non molti anni fa file di camion e autobus stracarichi salivano e scendevano su questo budello largo in certi punti solo 3.5 m,  e mai più di 5.5  da una parte la viva roccia verticale che ti sovrasta dandoti l’impressione di schiacciarti, dall’altra lo strapiombo profondo fino a 1000 m che sembra volerti risucchiare, quando si incontravano due mezzi era sempre una Roulet Russa, il mezzo che percorreva la strada in discesa doveva tenere la sinistra in modo che il conducente potesse vedere dove finiva la strada e dove iniziava il burrone. Ci mettiamo ben 4 ore tra discesa e soste per foto a percorrere il tratto ancora libero alla circolazione, comunque il paesaggio è veramente imponente e varrebbe la pena dopo averlo fatto in discesa con le bici a ripercorrerlo in salita con le moto, arrivati a fondovalle ricarichiamo le bici sul pulmino e riprendiamo la strada del ritorno, ci mettiamo ben tre ore abbondanti a fare tutta la strada nuova e ritornare in albergo. Una volta rientrati a La Paz decidiamo di impiegare il resto della giornata alla visita di questa capitale che personalmente trovo più interessante di Lima, non dal punto di vista monumentale, ma dall’ottica della popolazione, tutte le strade sono un fervore di bancarelle, commerci, scambi, che ti fanno sentire inserito nell’ambiente urbano, alle 20,30 ci ritroviamo con gli altri per la cena, Claudio da buon ristoratore quale è decide di dare una mano alla cameriera del ristorante che forse per l’indole sudamericana se la prendeva piuttosto comoda, e fa le ordinazioni per tutti poi non contento va in cucina a gestire il personale, insomma fa un tale casino che penso si ricorderanno di noi negli anni a venire.

21 AGO
LA PAZ-ORURO-CHALLAPATA

21/08/2008 Ci aspettano 370 Km di asfalto, passando da Oruro e proseguendo poi per Challapata dobbiamo cercare di arrivare presto perché dobbiamo prepararci per il giorno successivo, la strada per fortuna ci da una mano e riusciamo a viaggiare veloci, unica difficoltà è la benzina, Filippo con la TRANSPADANIA rimane fermo all’asciutto, per fortuna io con la GRAZIOSA ho un serbatoio da 24 litri cosi utilizzando una bottiglia trovata per strada gli passo un po’ di benzina, quando arriviamo a  Challapata andiamo alla pompa per i pieni, ma ci dicono che la benzina arriverà più tardi, aspettiamo con serbatoi e taniche gia pronte, quando la cisterna arriva riusciamo a riempire tutto il riempibile, ci servirà per attraversare i Salares. A Challapata ci sono solo due alberghi, non proprio cinque stelle ma forse non ci rendiamo conto di dove siamo e qualcuno mugugna per la sistemazione, ma di alternative…. solo il cielo nero della notte, Dario invece ci si trova proprio a suo agio e si presenta .in mutande nella “HALL” per la doccia tra le risate di tutti, meno male che occupiamo noi tutte le camere. Questa sera anche la cena fa il pari con la camera, pollo arrosto e patate per tutti, quello che invece non manca è la birra, e noi non ci tiriamo indietro, alla fine paghiamo molto più di birra che di pollo, mentre mangiamo da fuori sentiamo la fanfara,  le bande di tutti i paesi vicini accompagnate dagli studenti vanno su e giù per il corso principale sterrato, alzando un polverone notevole, assistiamo divertiti a tutta questa confusione, poi decidiamo di andare a ballare in “DISCOTECA”, rientrando in albergo vengo agganciato dalle guide che ci accompagneranno domani, ultimi accordi poi a letto.

22 AGO
CHALLAPATA-GARCI MENDOZA-SALARES DE UYUNI

Devo dire a malincuore che questa è stata la giornata della follia, in ogni viaggio ce ne vuole almeno una, riusciamo a partire da Challapata che sono le undici, dobbiamo arrivare all’Hotel di sale, siamo in ritardo mostruoso, prima uno sterratone veloce poi qualche sabbione e  tole ondulée. Prima di Tambo foriamo due anteriori contemporaneamente, forse le gomme erano un pò troppo sgonfie e con i sassi si sono pizzicate le camere, mentre le ripariamo ne approfittiamo per recuperare un pò di tempo e mangiamo, poi proseguiamo su una pista dura, incrociamo due solitari con Africa Twin che ci dicono che la pista peggiora ancora, e cosi è, arriviamo a Garci Mendoza  (SALINAS) alle 4,00 facciamo i conti e vediamo che abbiamo abbastanza tempo e luce per arrivare all’HOTEL DI SALE,  le due Toyota di appoggio prendono piste diverse, quella che ci segue viaggia a rilento, e così ci ritroviamo ormai a buio ad aspettarci in mezzo al Salares de Uyuni, la nostra guida ci dice in maniera sconsolata che non è possibile procedere, di notte la temperatura scende anche a meno 20° ci fa dunque tornare indietro in un pueblo che conosce, “CI CREDO CI ABITA SUO FRATELLO”  ma mancano all’appello tre moto e due vetture, Ci sistemiamo alla meglio in una scuola e io, la guida, e suo fratello partiamo alla ricerca dei dispersi, non sto a farla lunga, li ritroviamo all’HOTEL DI SALE alle tre del mattino. Rileggendo le relazioni degli anni precedenti noto che in un certo senso la cosa si ripropone ciclicamente, mi rodo il fegato per esserci cascato anche io, ma ormai e fatta

23 AGO
SALARES-UYUNI-VILLA MARES

Di buon ora torno alla scuola a recuperare gli altri, il freddo della mattina sui Salares è veramente notevole, forse più che notevole e mi ritrovo a rimpiangere il caldo afoso di Agosto in città,  però il Salares con la luce bianchissima che si riflette sullo spesso strato di sale è uno spettacolo, sono solo 140 Km ma intensi e particolari che come il deserto regalano intense sensazioni di libertà, poi col sole che punta dritto negli occhi il sale lascia posto alla sabbia e successivamente a un tole ondulée pesantissimo e piuttosto impegnativo fino a Uyuni dove prima facciamo il pieno e riempiamo tutte le taniche a disposizione “qualcuno ne approfitta anche per lavare la moto”, poi andiamo a pranzo, Finito di pranzare ci aspetta la sorpresa, una delle tre macchine che ci seguiva deve lasciarci e rientrare, a nulla servono i dollari per convincerlo a proseguire con noi, e ci pianta, ripieghiamo allora su un toyota che si presta di cattivo grado a accompagnarci per i prossimi 150 Km, la strada è larga e battuta con solo un pò di tole ondulée che non disturba più di tanto, io con il grosso del gruppo e due macchine vado avanti, mentre Roberto e Emilio seguono l’ultima macchina, l’atteggiamento furbino dell’autista di questa  ultima vettura dove viaggiano anche Silvia e Angela oltre che le scorte di benzina non è sfuggito ne a Roberto ne a Emilio, per un paio di volte  il conducente tenta deviazioni ingiustificate e solo l’insistenza di chi lo segue evita il ripetersi di quanto già accaduto nei SALARES, Alle 17.00 ci ricompattiamo all’incrocio che porta a Villa Alota pochi chilometri e arriviamo Villa Mares  un paese fuori dal tempo, due file di case basse a forma di cubo, con piccole finestre si affacciano su una strada deserta, diritta, bianca e polverosa, dove si potrebbe pensare abbiano girato i vecchi film di Pancio Villa non manca neppure il vento, l’albergo non toglie nulla alla sensazione di “Viaggio nel tempo” un cortile in terra battuta, alcune camere buttate qua e là una doccia fredda che funziona solo dopo le otto come anche la corrente elettrica, insomma un ambientino niente male, ma ormai siamo alla fine del viaggio e stiamo diventando dei veri “duri” la sistemazione non ci interessa quasi più, la cena non può consumarsi che all’Albergo, su un tavolone lungo e solitario posto in un stanzone freddo e mal illuminato, la simpatia del gruppo esplode in risate e battute fino all’ora di andare a dormire.

24 AGO
DESERTO DEL SILOLI-LAGUNA COLORADA

Un' altra giornata si affaccia fredda sul nostro viaggio, come sempre il Cozzolino (Dario) avvia la moto per primo quando ancora non tutti si sono alzati poi piano piano tutti i motori si avviano, anche la “GRAZIOSA” unica moto con l’avviamento a pedale dopo un po’ si accende, sola eccezione il BMW 650 di Emilio non ne vuole sapere,  mentre facciamo colazione lasciamo la moto esposta a un pallido sole sperando in un cambio di atteggiamento, ma nulla da fare, allora iniziamo a smontare tutto lo smontabile, per una buona ora nessun segno di vita poi con l’innalzamento della temperatura  i primi colpi e finalmente il GS torna dal regno di Morfeo e si riavvia come se nulla fosse, partiamo  subito, obiettivo Laguna Colorada, quando imbocchiamo la pista un’altra fermata Max ha ancora la gomma a terra, ormai siamo degli esperti e in pochissimo ripariamo la camera e rimontiamo il tutto, poi finalmente partiamo per davvero. La pista inizia a salire in modo inpercettibile e in un attimo siamo oltre i 4500, qualche sabbione poi il percorso si stringe zizzagando in salita e solcando la roccia della montagna, il Transpadania alias Transalp di Fil ricomincia a non volerne sapere e sputacchia, mentre l’altro Transalp di Guido si comporta in maniera più onesta, le prime lagune fanno bella mostra di se adagiate in una valletta, lo spettacolo è superbo, la prima bianchissima, la seconda riflette invece il colore azzurro intenso del celo e il ghiaccio bianco sembra voler imitare le nuvole, un ruscello da guadare poi si ricomincia a salire fino al deserto dei Siloli, un altipiano attraversato da numerose piste di tutti i colori dall’ocra al marrone, qui è facile perdersi, ci fermiamo per pranzare e ricompattare il gruppo, dopo un bel po’ arriva anche il Filippo, con gli occhi fuori dalle orbite per l’arrabbiatura di questa moto che recalcitra e gli rende la vita difficile, siamo a 4700 m, la pista scende verso Laguna Colorada, io senza accorgermene perdo una vite del serbatoio, il peso della benzina unito alle sollecitazioni del  Tole Ondulè mi rompe l’attacco sul telaio, faccio una riparazione veloce e ripartiamo, passiamo l’albero di pietra foto di rito poi d’un fiato arriviamo alla Laguna, l’acqua di mille colori riflette tutto quello che c’è intorno e i minerali disciolti fanno il resto dando colore a questo lago, paghiamo il pedaggio e entriamo in questa sorta di villaggio il sole sta già calando e inizia a fare veramente freddo, il rifugio prenotato via radio è veramente minimale, ma qua in alto non si poteva proprio pretendere di più la cena invece preparata dalla nostra “cuciniera” è buona e calda proprio quello che ci voleva in una serata così gelida

25 AGO
ZONA DEI GEYSER-LAGUNA VERDE-FRONTIERA BOLIVIA/CILE-SAN PEDRO DE ATACAMA

Da non credere, questa mattina il termometro di Enrico segna 23 gradi sotto zero alle 8,00 vado a scalciare sulla pedivella di avviamento della “GRAZIOSA” e ho l’impressione di avere marmellata al posto dell’olio, ma di avviarsi neppure un cenno, dopo una buona ventina di minuti di lotta dura riesco a convincerla, ma forse per il freddo lo spillo conico del carburatore non chiude e perdo benzina, anche la moto di Emilio riprende come il giorno prima a fare le bizze, ma ormai abbiamo imparato, scaldiamo un pentolino d’acqua e lo versiamo sulla pompa della benzina, poco dopo anche il BMW parte, intanto la mia perdita di benzina è sempre più copiosa e la moto singhiozza e strattona, dico agli altri di andare avanti accompagnati da una auto e con Roberto smonto il carburatore, sblocco lo spillo conico e rimonto il tutto, altra mezza ora persa ma era proprio necessario, poi ci buttiamo all’inseguimento degli altri, che agganciamo nella zona dei Gaisers la pista è ancora tutto un Tule Ondulè a tratti intervallato da sabbioni che come il giorno prima causano qualche caduta senza conseguenze poi arriviamo alla bela quota di 4930 metri,  la vallata si apre davanti a noi maestosa, iniziamo la discesa verso il Cile, sulla pista la deviazione per la Laguna Verde, io proseguo dritto con Guido e Dario gli altri vanno a visitarla. Il posto di frontiera Cileno è quanto meno “singolare”, nel senso che non è nulla di più che un cubo di cemento solitario presidiato da un doganiere solitario, che si fa gli affari suoi, senza ne sbarre ne reti, facciamo veloci le pratiche del caso, e prendiamo contatto con il corrispondente Cileno, trasferiamo i bagagli salutiamo questa Bolivia vissuta brevemente ma intensamente e ci buttiamo a capofitto verso San Pedro de Atacama pochi Km di discesa e le altezze Andine sono dimenticate, prima di entrare in San Pedro facciamo il controllo doganale e poi andiamo in albergo, dopo le ultime tre notti  decidiamo di regalarci un albergo un po’ esclusivo contrattiamo allo sfinimento e Annalisa strappa l’ultimo prezzo 100 $ a camera, ma nessuno protesta, San Pedro è veramente carino, meta turistica piena di vita con molti negozietti di souvenir e locali dove mangiare carne grigliata e birra, birra, birra, per  Annalisa anche qualche Moito, la serata scorre allegra poi alla una tolgono la corrente e ti spediscono a letto.

26 AGO
SAN PEDRO DE ATACAMA-ANTOFAGASTA

E’ proprio finita, oggi dobbiamo fare il trasferimento fino a Antofagasta 330 Km di asfalto iniziamo con la visita alla valle della luna circa una ora tra visita e foto, poi si parte per Antofagasta dopo 180 Km  fermata per il pranzo, fa caldo, seduti al ristorantino iniziamo a fare il bilancio di questo viaggio, poi ultimo strappo e nella monotonia di un asfalto battuto dai camion e dalle sferzate di vento carico di sabbia arriviamo a Antofagasta, Enrico e Annalisa vanno alla ricerca di un albergo in città, tutti gli altri si fermano sul lungomare ad aspettare. Alle sette Enrico ci recupera e ci accompagna in albergo, non tutto il gruppo gradisce la sistemazione ma non vi è alternativa

27 AGO
ANTOFAGASTA

Forse il caldo forse il cibo della giornata precedente mette K.O. un po’ dei miei compagni di viaggio, io che la sera prima non ho cenato sto cosi cosi ma devo ancora predisporre l’imbarco delle moto, alle 8.00 sono gia operativo negli uffici dello spedizioniere, carte, documenti, Carnet, Dollari, due ore di scartoffie per imbarcare i mezzi, poi alle dieci mi reco in Aeroporto per una ulteriore conferma dei voli gia data per altro il giorno precedente, li mi si raggela il sangue non c’è traccia della prenotazione, abbiamo i biglietti ma non il posto, non riesco a capacitarmi di ciò e messi al corrente gli altri iniziamo a telefonare in Italia perché ci risolvano il problema, ma la differenza di orario non rende facili i contatti, allora con  Guido torno in aeroporto, e dopo aver disturbato ogni funzionario presente riusciamo a capire che per cause a noi sconosciute  ci hanno spostato sanza avvisarci dal vettore Lan al vettore Sky, forti di questa informazione ci facciamo finalmente fare le conferme definitive, Il tempo intanto scorre inarrestabile, l’appuntamento con tutti gli altri è alle 15,00 all’ingresso del porto merci per il consolidamento del container per spedire le  moto, ci fanno attendere fin dopo le 18,00 poi sotto lo sguardo attento di un addetto allo stivaggio iniziamo a riempire il contenitore alle 21.00 abbiamo finito e mettiamo i sigilli alle porte e alla nostra Transandina 2008

28 AGO
VOLO ANTOFAGASTA/SANTIAGO DEL CILE-RITORNO IN ITALIA

Insonnoliti saliamo la scaletta dell’aereo che ci porta a Santiago del Cile, abbiamo una giornata intera per visitare la città, prendiamo due pulmini e ci facciamo portare in centro, poi ci diamo un appuntamento per le 19.00 all’appuntamento una cattiva notizia, a Fil hanno rubato il marsupio con il Passaporto, e l’ambasciata ha rilasciato un documento per il rimpatrio ma non valevole per gli U.S.A. unica alternativa rientrare dalla Spagna. Salutiamo Filippo e ci avviamo per questo lungo viaggio di ritorno facendo già i programmi per il Natale 2009.  N.B. A Filippo convertiranno il biglietto da Delta a Iberia, partirà il giorno successivo e arriverà a Malpensa due ore dopo degli altri.


Un salutone e un ringraziamento a tutti i miei compagni di viaggio: Claudione (Claudio), Doni /(Donatella), Fil (Filippo), Assuntina (Assunta), Ansia (Cozzolino), Enrico, Emilio, Angela, Roberto, Silvia, Max (Massimo), Luisa, Guido, Fede c’è (Federico), Don Ugo (UGO),Annalisa, e anche a me Mauro.

P.S. Dario, dopo tutte le volte che credevi di rimanere senza benzina in Sud America proprio a Livorno dovevi finirla!!!!!!

Gioetto Mauro