LADAKH INDIA RAID 2006


Sulle strade piu' alte del mondo


Autore:

Vittorio KULCZYCKI


       Ladakh India Motoraid 2006 
Una "prima" con le proprie moto sulla strada piu' alta del mondo nell'Himalaya indiano, il Piccolo Tibet, ai confini con il Tibet ed lo Xinjiang  cinesi.



Piove, piove a dirotto a Livorno, quel sabato del novembre 2006. Abbiamo appena aperto il container e le moto sembrano tutte ammucchiate, slegate, incastrate l’una sull’altra, Paolo Tullini urla che è un gran casino, maledice gli indiani e questa pioggia che continua a tormentarci. Entriamo: fuori la prima moto e via un materasso, fuori la seconda e via un altro materasso, …….nessun danno per ora e cosi via, fino all’ultima moto, escono tutte indenni…quei materassi hanno salvato le nostre moto… ma quali materassi???. La storia e lunga e merita di essere raccontata, con un po’ di ritardo, perchè sembra che da quel container oltre alle nostre moto, escano uno dopo l’altro tutti quei ricordi, trattenuti, conservati gelosamente dalle vere protagoniste di questa avventura himalayana, le moto, abbandonate, offese e miseramente caricate su un camion indiano…………………ma: 

I PARTECIPANTI 

KULCZYCKI Vittorio                 KTM 625
SEGRETO Massimiliano         KTM 640 Adventure
DI FRANCESCO Gianni            SUZUKI DR 600 Djebel
TULLINI Paolo                           KTM 625SXC
ELSANINO Gianluca                 KTM LC4 ADVENTURE
BERNI Osvaldo                          HONDA 600
CARLINI Alberto                        HONDA XR 650 R
CIARPAGLINI Massimiliano   KTM 640 LC4
GIACANI Mirco                          BMW R100 GS
HOLLER Fernando                   BMW R80 GS
POZZI Carlo                               BMW GS 1200
DE LONGIS Alessandro          KTM 525 EXC
LONDI Alessandro                   HONDA DOMINATOR
MORO Paolo                              KAWASAKI KL 650 A
BELLONE Pasquale                 SUZUKI DR 400
FATTORI Maurizio                     KTM AG 4T-EGS
COSTA Giancarlo                      BMW R80 GS
ARBIB Aaron                              KTM EXC 250
KULCZYCKI Alessandro          AUTO
ARCESE Giulia                           AUTO
NERINI Nicoletta                        AUTO
ROMANO Federica                   AUTO
MANNINO ROSA                        AUTO
MONDON LAURA                  
     AUTO
 

                

Diario di Viaggio


16 AGO Italia Nuova Delhi.
Siamo a bordo della Qatar Airways, ci incontriamo con i milanesi a Doha e insieme proseguiamo per Nuova Delhi
17 ago - Nuova Delhi Km 20
Arriviamo nelle prime ore del mattino e il caldo si fa subito sentire, afa ed umidità e tanto “odore d’India”, Il bravo Sanjev, in nostro corrispondente, é evidentemente emozionato, questo affare dello sdoganamento lo ha coinvolto in pieno, ci dice che nella vita bisogna saper fare tutto e bene, ed é la prima volta che importa moto italiane. Ci invita ad andare a letto e riposare per qualche ora. Poi tutti all’aeroporto, davanti alla dogana, le misure di sicurezza sono ferree e siamo costretti ad attendere fuori dei cancelli. Le notizie vanno e vengono ma il sole cala inesorabilmente nell’orizzonte brumoso. Con una sorta di blitz di massa ci portiamo ai magazzini dove sappiamo essere arrivate le moto, riusciamo ad entrare con un permesso rilasciato ad ogni singola persona. Facciamo involontariamente una pressione psicologica verso doganieri e poliziotti e mi permettono di entrare nell’area off limits per “vedere” le moto … ci sono tutte. “Dobbiamo gonfiare le ruote, rimontare la batteria, mettere benzina, fatecele tirare fuori.. per favore” Un via vai di chiamate ai telefonini, poi l’autorizzazione e in un batter d’occhio sono tutte nel piazzale. Armeggiamo per sistemarle poi, per la benzina, bisognerebbe fare la spola con una tanica, la stazione di rifornimento e lì, vicina, appena fuori dei cancelli, e via tutti fuori a fare benzina. Il funzionario della dogana controllerà qui le moto , per ognuna hanno predisposto un dossier di una ventina di pagine , incredibile ma a poche ore dal nostro arrivo abbiamo fatto breccia nella burocrazia indiana e siamo tutti in sella immersi nel caos incredibile di questa città che precipita inesorabilmente nel progresso più sfrenato sotto gli occhi tristi di una miseria onnipresente. Percorriamo i primi chilometri del nostro raid per raggiungere l’albergo.
18 ago - Nuova Delhi - Chandighar Km 266
Persi nel traffico caotico di Delhi, ci vuole più di un’ora per fuggire dalla città che sembra infinita poi finalmente usciamo nelle campagne e ritroviamo l’armonia dei campi verdi e fioriti, ritroviamo il fascino delle “grandi strade” fiumi di vita , arterie dove da sempre scorre la vita dell’India , a piedi, sui carri trainati da buoi e cammelli, sui camion variopinti sulle piccole “giapponesi” che sciamano sorridenti intorno a noi. Procediamo spediti ed eccoci arrivare a Chandigar . La città é divisa in “settori” con grandi strade e comode rotonde. L’albergo in stile coppe è frequentato da sposini in viaggio di nozze e siamo costretti a dormire in letti rotondi sotto un cielo di stelline fluorescenti, Con una decina di motonavi andiamo a visitare la città, bella , col suo lago artificiale , un parco creato con materiali di risulta e i palazzi , le strade, i parchi disegnati da Le Courbusier , chiamato da Nerhu negli anni 50 per realizzare la città del futuro. Quando la visitai negli anni 60 mi sembrò una violenza ed un insulto per un’umanità che faticava a percorrere quei lunghi viali a piedi, tutto era lontano da tutto e da tutti. Sembrò allora, un fallimento. Oggi con il suo traffico, le sue rotonde, Chandigar é la città più ordinata di tutta l’India. Fiumi di veicoli in piena affluiscono attraverso i larghi viali alberati ai centri commerciali e di vita sociale dei suoi settori. Le Corbusier aveva previsto tutto o forse aveva solo realizzato un suo sogno divenuto realta’.
                                           

              

19 ago – Chandighar – Kulu Manali KM 312
Una caduta di Pasquale, allucinante, ha rischiato un frontale per salutare un qualcuno che gli sorrideva, ci poteva rimanere. Godo Luca é andata , ma occorre fare molta attenzione qui il sorpasso in curva tra due camion é una costante in uso; vige la regola che vince il più forte, Come spettatrici di questa epopea di veicoli indisciplinati incontriamo famigliole di scimmie lungo la strada e cominciamo con i tornanti, saliamo . Non ce ne rendiamo conto ma ci stiamo avvicinando alla catena dell’Himalaya e queste curve ci fanno superare i primi contrafforti. Cambia l’aria e la vegetazione e piove . Arriviamo a
Manali che é buio pesto sotto la pioggia battente e il Driver Country Resort ci accoglie con squisita ospitalità con un generoso ed abbondante buffet. Abbiamo guadagnato un giorno a Nuova Delhi con il blitz alla dogana, decidiamo di passarlo qui alla base del primo Passo himalayano: il Rothang.
20 ago- Manali
Manutenzione e riparazione artigianale della leva del freno di Pasquale. Un piccolo, grande lavoro d'ingegneria artigianale, Durerà per tutto il viaggio.
Piove a dirotto tutto il giorno. Manali é il principale centro della valle di Kulu. Da qui partono innumerevoli itinerari di trekking e di tour in jeep, e il suo mercato e ben fornito di tutto, dalle tende, ai fornelli da campo, al materiale da alpinismo e si respira tutt’intorno una sana atmosfera d'avventura.
21 ago – Manali – Passo Rothang –Keylong – Jispa km 140
Saliamo per i tornanti del Passo Rothang (3978 m) da dove Tucci scriveva che si poteva salutare l’Himalaya ed entrare nella via dello spirito, Ma c’e’ nebbia e cade una fastidiosa pioggerellina. Tanti camion militari che guidano un po’ da pazzi e strada stretta , Carlini si abbraccia un camion militare , se avesse avuto dei paramani metallici ben montati probabilmente non si sarebbe fratturato un ossicino della mano, il suo viaggio in sella purtroppo é finito. Carichiamo la sua moto. Superiamo questo primo passo e scendiamo nella valle del fiume Chandra Bagha, incontriamo prima il bivio per la Valle dello Spiti e a Tandi Bridge superiamo il fiume .e passiamo per Keylong capoluogo della regione del Lahul proseguiamo per Darcha, dove notiamo gruppi di cavalli e cavallanti. Da qui parte un importante trekking per Padum e Lamayuru, giorni e giorni a piedi attraverso lo Zanskar.
Risaliamo la valle del fiume Chenab fino a raggiungere lo Jispa Camp il primo campo tendato che incontriamo nel nostro viaggio . Le tende sono militari e hanno anche una sorta di bagno con acqua corrente. Mangiamo in un tendone ristorante, fa freddo e la quota, la mancanza di vegetazione e quindi di ossigeno ci da quel senso di spossatezza tipico del mal di montagna che prenderà un po’ tutti in questi primi giorni di viaggio in quota. 
 
              

22 ago – Jispa – Passo Baralacha 4892m – Sarchu km 85
Ci svegliamo un po’ intontiti dalla cena indiana di ieri sera e dall’altitudine e affrontiamo il primo passo che sfiora i 5000m il Baralacha. Poi giù per i tornanti verso la Valle del fiume Tsunam Tsarap che qui forma una serie di stravaganti calanchi di terra gialla esaltati dal sole del tramonto. E siamo a Sarchu, un nome per una serie di tented camps deserti, non si capisce bene quale é il nostro poi finalmente troviamo quello giusto.
La BWM super stradale buca e la BMW del bolzanino Holler ha problemi elettrici.
Tappa breve di acclimatazione, siamo entrati dall’Himachal Pradesh nello Jammu e Kashmir.

23 ago – Sarchu– Passo Luchalang La 5065 m. , Pang , Tsokar km 136
Proseguiamo sulla strada di Leh, la quota si sente perché riprendiamo a salire verso un altro passo che supera i 5000 m, poi la pista imbocca un’altra bella valle, la regione é totalmente priva di vegetazione arborea, ma i giochi dell’erosione e del vento hanno disegnato uno scenario affascinante, la luce crea ombre e contrasti di colori e il cielo limpido completa un quadro di selvaggia bellezza. Dobbiamo lasciare la strada di Leh e ci ricompattiamo tutti a Debring, al bivio per Tsokar, segnato da un piccolo cartello posto in modo illeggibile. Siamo molto più veloci delle nostre auto, aspettiamo quindi al bivio. Questa deviazione ci porterà a visitare il Lago Tso Moriri attraverso una pista d’alta quota accessibile fino a Sumdo, solo a fuoristrada. Percorriamo una quindicina di km e siamo al Campo di Tsokar a 4430 slm.

                                 
               

24ago -Tsokar –, Passo Poloconje 4775m - Sumdo – Lago Tso Moriri – Sumdo km 135
Siamo sempre in quota e la pista per Sumdo é in pessime condizioni (fra breve sarà asfaltata in quanto fa parte dell’itinerario turistico che si effettua da Leh). Incontriamo gruppi di nomadi con le loro tende, greggi di capre (forse le famose pashmine dalla lana delicatissima), molti yak al pascolo. Superiamo il Passo Poloconje senza nemmeno rendercene conto e scendiamo su Sumdo. Il Tented Camp si trova alla confluenza di due valli con un ponte, qui ci si immette nella strada che sale dalla Valle dell’Indo verso l’altopiano dello Tso Moriri. Beviamo un tè e proseguiamo per il Lago.
La strada é stata recentemente asfaltata, é stretta e segue tutte le evoluzioni della vecchia pista. Arriviamo in vista del primo laghetto lo Tso Kiagar e la valle si apre nell’immenso bacino del Lago Tso Moriri lungo ben 24 km. Colori ed atmosfere d’alta quota, i monti innevati lontani parzialmente nascosti da nuvole che non fanno prevedere nulla di buono. Arriviamo prima al check post quindi al villaggio di Karzok dove il governo sta cercando di sedentarizzare i nomadi dell’altopiano. Entriamo nel gompa per la funzione del vespro, ci permettono di assistere nella grande sala delle riunioni, i monaci arrivano alla spicciolata, poi donne e uomini che ci guardano curiosi per il nostro abbigliamento da moto ben diverso da quello dei normali turisti. Siamo affascinati dalla religiosità di questa gente che vive in condizioni di grande difficoltà.
Sulla via del ritorno il sole gioca con le nuvole nel creare paesaggi fiabeschi e rientriamo a Sumdo sotto la pioggia. 

25 ago – Sumdo – Valle dell’Indo – Upshi – Hemis – Tikse – Leh Km 194
La stretta valle di Sumdo raggiunge il fiume Indo, che incontriamo per la prima volta. Passiamo il ponte: a sinistra si va a Leh a destra non si va in Tibet, se vivessimo in un mondo libero potremmo proseguire su per quella la valle fino ad entrare in Tibet seguendo la via percorsa dai grandi esploratori da Desideri a Tucci. Speriamo in tempi migliori quando al viaggiatore non saranno posti veti e divieti. Noi prendiamo a sinistra, la valle é stupenda, l’Indo ci scorre a fianco, vicinissimo, se ne sente la storia, l’importanza, la presenza. A Upshi incontriamo la strada che va a Manali direttamente senza passare per lo Tso Moriri. Proseguiamo ed arrivare in vista del primo grande monastero ladako: Hemis preceduto da imponenti stupa bianchi e da immense mura di mani (sassi e pietre scolpite ).
Come ogni altro gompa (monastero) Hemis oltre ad essere un centro religioso era sede del potere temporale da dove i monaci controllavano tutte le attività economiche del loro territorio. La Valle di Leh ci appare in tutta la sua grandiosità, appollaiati su le alture e lungo le valli laterali i grandi monasteri sembrano remoti nidi d’aquila.
Entriamo a Leh capitale del Ladakh.

               

26 ago –Leh - Monasteri nella valle - Leh Km 70
Visitiamo i monasteri nei dintorni di Leh: Il Palazzo di Stok dove vive una re senza regno, Matho arroccato su una collina con monaci simpaticissimi e una gigantesca statua del Buddha, Stakna, con pittori miniaturisti all’opera e Shey con una statua antica del Buddha alta 12 metri, Rientriamo a Leh al tramonto.

27 ago – Leh – Passo Kardung La 5602 m – Valle Nubra – Kalsar – Hunder Camp km 153
Oggi supereremo ogni record, saliamo il Kardung La, fa freddo e siamo tra i 5600 e i 6000 metri, la quota varia secondo i cartelli e delle guide, in ogni caso superiamo il passo stradale più alto del mondo da dove si può più facilmente “ dialogare con Dio” come ammonisce una cartello stradale. Freddo e vento quindi giù rapidi per la discesa. Ci fermiamo a cambiare il pneumatico di una moto suscitando grande curiosità fra la gente del villaggio anche perché siamo costretti a buttare una mousse che aveva fatto il suo tempo sulle piste africane.
Continuiamo a scendere per una serie di vorticosi tornanti e siamo a livello del fiume al villaggio di Kalsar a circa 3500 m. Poco dopo un bivio ci invita a proseguire verso nord lungo quella via di accesso al Passo Karakorum e allo Xinjian Cinese, siamo veramente al confine estremo dell’India. La valle Nubra, aperta di recente, riveste un’enorme importanza strategica in quanto dà accesso alle zone di confine sensibili con la Cina ed il Pakistan. Un ambiente affascinante, fatato con dune di sabbia bianca, oggi spazzata via da un forte vento. Decidiamo di ritornare al ponte e proseguire per Diskit, dove troviamo un ristorantino appena inaugurato che non riesce a darci da mangiare in tre ore.
Nell’ampio letto del fiume la natura ha voluto creare una serie di dune di sabbia bianca molto simile a quelle del deserto che invitano le moto a tentare evoluzioni sahariane.
Dormiamo pochi km oltre Diskit nell’Hunder Chamba Camp immerso in un bosco di alberi di albicocco con un fragore di ruscelli che scendono numerosi dalle montagne sovrastanti.

               

28 ago – Hunder – Diskit - Passo Kardung La - Leh km 135
C’e’ sole alla partenza e andiamo a visitare il Monastero di Diskit arroccato sul crestone della montagna in posizione dominante sulla valle. E riprendiamo la via del ritorno……
sole e nuvole si ricorrono in un cielo inquieto che si fa cupo verso il Passo. Cominciamo a salire i tornanti e in breve siamo avvolti nella nebbia, comincia a nevicare e ci troviamo con una ventina di cm di neve sulla strada che rischia di bloccare auto e camion, le moto enduro vanno, le BMW stradali stentano, incontriamo anche vetuste Royal Enfield che nonostante tutto riescono a salire. Neve a quasi 6000 metri con le moto!!! Basta pesarci per scaricare quel po’ di adrenalina necessaria per andare avanti e raggiungere il passo dove continua a nevicare. Una foto appena e giù per la discesa, infreddoliti, qualche scivolata per le moto più pesanti poi finalmente la neve finisce e sotto una piacevole pioggerellina entriamo a Leh alla spicciolata.
Questa sera spettacolo straordinario in nostro onore all’aperto, brrr che freddo ma le danze ci riscaldano un po’, vediamo in mostra quel Ladakh scomparso che scoprimmo ancora incontaminato, negli anni 70, abiti, i famosi cimieri tempestati di turchesi, i tipici copricapo degli uomini e i favolosi stivali, ora tutto è scomparso a Leh, relegato nei negozi di souvenir e conservato dai gruppi folcloristici che allietano la nostra serata nel giardino dello Spic e Span Hotel. 

29 ago – Leh
Un giorno di relax confusi tra la folla di turisti, bengalesi, tamil, commercianti, mendicanti, artigiani …ma i ladachi dove sono……al mercato tibetano compro uno splendido oggetto proveniente dal Nagaland …ma chi l’ha portato fin su queste montagne … commercio globalizzato … bah. Compro vecchie turchesi……….ricordo di un tempo che fu.
Il vecchio corrispondente che conobbi 30 anni or sono ci offre una bella cena. E’ notte. La città é al buio, i fantasmi di una storia millenaria vagano per le strade oramai deserte alla ricerca del loro passato. 

              

30 ago Leh – Spituk –Likir – Alchi km 80
Completiamo la visita della valle di Leh a Likir dove facciamo la foto di gruppo con il monastero che troneggia alle nostre spalle. Un tempo era completamente bianco oggi é oltraggiato da una costruzione rossa inserita maldestramente nel complesso monastico: é un ristorante con annessi bagni e docce. Orribile ! Usciamo da Leh e arriviamo ad Alchi dove monasteri, templi, cappelle sono tutti ad un piano, nessuna costruzione supera le fronde degli alberi. Le pitture murali di Alchi, nella cappella principale sono pregevoli e purtroppo sono soggette a deterioramento per il cedimento delle pareti. In ogni caso splendide. Alchi conserva un’atmosfera più genuina anche se stretta dalla morsa dell’organizzazione turistica.

                

31 ago Alchi- Ridzong Gompa – Lamayuru- Fotu La 4080 m – Mulbek – 
Kargil km 180
Lasciamo Alchi, la nuova strada s’infila nella valle di un fiume affluente dell’Indo. E’ stretta con pareti strapiombanti, e spettacolare. Poi si esce in un pianoro dalle strambe formazioni geologiche, un’apoteosi di colori dal giallo, al violetto, al marrone scuro, tanto da essere chiamata La Valle della Luna, poi dopo un’ultima curva appare d’improvviso il gompa di Lamayuru, nobile, austero, con la fuga di chorten bianchi e sullo sfondo i tornati che salgono lo Zoji La. Il gompa é più bello da lontano che da vicino dove si scoprono, forse ben nascosti, ostelli, ristoranti e negozi di ogni tipo.
Superiamo il passo e scendiamo a Mulbekh, la porta del Ladakh per chi viene da Srinagar, con una gigantesca statua del Buddha, scolpita nella roccia, che dà il benvenuto. Consumiamo il nostri packet lunch sotto uno splendido e caldo sole. Sarà l’ultimo sole che vedremo fra i monti dell’Himalaya. Scendiamo verso Kargil, città di confine, prevalentemente abitata da militari, con numerose caserme, qualche anno fa fu bombardata dai pachistani, non si è mai capito perché. Arriviamo all’imbrunire, militarmente incolonnati, qui tutto parla gergo militare, sentinelle, caserme, bassi ufficiali, alti ufficiali con le loro consorti in sari. Tutti a letto domani dobbiamo partire alle 5 del mattino per arrivare in tempo a Sonemarg prima della partenza della colonna interminabile dei camion in direzione opposta.
Pioverà per tutta la notte e …………….per i prossimi sette giorni.

              

1 set - Kargil – Sonemarg- Srinagar km 210
Piove, infatti la mattina alle 4.00, tute antipioggia, fari accesi e pista, anzi pistaccia, poi pioggia e pioggia, su per i tornanti dello Zoji La a 3529 m e giù per i tornanti rocciosi, con cascate d’acqua, strade trasformate in torrenti, un occhio alla strada e un occhio alla montagna che sembrava volesse scaricare di tutto acqua, fango e sassi. Piove a dirotto, di sopra e di sotto. Un camion militare si rovescia davanti a noi e blocca la strada, le moto passano ma le nostre auto di appoggio aspetteranno quasi mezza giornata, Impossibile fermarsi , siamo bagnati, infreddoliti meglio proseguire sempre attenti che dall’alto non venga giù qualche masso o tutta la montagna . Si scende sempre di più comincia la vegetazione, alberi, verdi prati e siamo a Sonamarg. Famoso inevitabile punto di sosta quando si saliva da Srinagar verso il Ladakh. Siamo zuppi, infreddoliti, un ristorantino ci trova una straordinaria minestra calda con chapati, un dolcetto e il fuoco del forno per asciugare o almeno scaldare guanti, calze e qualche indumento. Siamo con i serbatoi vuoti c’e’ poca benzina. I soliti furbi si riempiono e partono lasciando gli altri a secco. Il bravo sik, gestore del ristorantino ci rimedia una tanica da 20 litri, ce la dividiamo e partiamo anche noi, delle auto di appoggio nessuna notizia. Nonostante la strada migliori sensibilmente troviamo un paio di camion per traverso che bloccano il traffico, riusciamo a passare con qualche evoluzione fuori strada. Ci avviciniamo a Srinagar e ci accorgiamo che qui a posto delle pietre segnaletiche dei 100 metri hanno messo dei militari armati di tutto punto, con mitra, giubbotto antiproiettile ed ombrello, si perchè continua a piovere. Procediamo rapidamente tra un incidente e l’altro verso Srinagar la capitale del Kashmir blindata ma non troppo, per le minacce di terrorismo derivante dalla lunga controversia sulla spartizione del Kashmir con il Pakistan. Arriviamo alla spicciolata , qualcuno si perde, anche per dovremmo dormire nelle lussuose House Boat del lago Dal che certo non si raggiungono in moto. Ma il nostro rappresentante Shangloo é conosciuto ovunque e da tutti e nonostante il caos cittadino, una rete di informatori collegati da possenti telefonini satellitari riesce a ricompattare il gruppo all’imbarcadero delle shikare ( tipiche barchette a remi) per le houseboat e al parcheggio prescelto per le moto. Sembra che tutti ci conoscano indicandoci dove andare . Entriamo in un cortile spegniamo il motore caldo delle moto e le sistemiamo…… sono state straordinarie hanno viaggiato a lungo sopra i 5000 m senza mai un colpo di tosse, hanno camminato su sterrati difficili, sulla neve, sul fango , sulle rocce viscide , su strapiombi impressionanti, sotto l’acqua. Brave compagne nostre d’avventura …..non sapete ancora che per voi il viaggio e oramai finito!!!!!!! Piove , piove e continua a piovere.
Siamo finalmente tutti nelle dorate houseboat della Shangloo Travel Company. Un'umidità soffocante sale dalle acque del lago che con il sole deve essere straordinariamente affascinante ma con questa pioggia é una vera tortura.
Siamo in piedi da questa mattina alle 4.00, abbiamo viaggiato tutto il giorno sotto l’acqua, stanchi e già ammuffiti , pronti per infilarci nel letto lussuosamente umidiccio quando al suono di soavi melodie locali vediamo sopraggiungere una candida Houseboat tutta di bianco, trascinata da due barche a motore che la portano davanti alle nostre dimore: é la gran festa che Sangloo ha organizzato per questo gruppo di Avventure nel Mondo dopo circa 30 anni di collaborazione. Uno strazio immane, autorità, personalità di ogni grado, il presidente del Rotary, del Lions, della Camera di Commercio, dell’Ufficio del Turismo, dell’aeroporto , dell’associazione artigianio e reduci insomma c’erano tutti per noi e con noi a mangiare un tipico pasto kashmirino con suoni e la soave voce di una fascinosa cantante che ci ha proposto il meglio della tradizione musicale locale.
Insomma festa organizzate per stare sotto le stelle sul lago Dal, invece siamo stanchi e sotto l’acqua. Ma l’ospitalità’ e ‘ stata squisita la cena ottima, la cantante bravissima e il vecchio Shangloo dopo un fraterno saluto se n’e’ andato giustamente a dormire con il suo carico indecifrabile di anni sulle spalle..
Concludiamo la serata con una intrecciarsi di rapide comunicazioni che ci allarmano non poco, Srinagar é bloccata, la strada per Jammu chiusa, lo Zoji La che abbiamo appena fatto, chiuso, la statale che scende a Jammu ingolfata da camion bloccati , previsioni del tempo pessime……….con il morale alle….. stalle ce ne andiamo a letto saremmo dovuti partire domani per Jammu. Ma tira tutt’altra aria .

               
  
2 sett – SRIANGAR
Le previsioni si confermano pessime, tutto é bloccato, solo gli aerei partono da Srinagar e sulla nazionale che scende a Jammu ci sono frane e code chilometriche di veicoli. Decidiamo di caricare le moto su due camion e partire in volo per Nuova Delhi . Al mercato acquistiamo 22 materassi di gomma piuma, li metteremo tra una moto e l’altra sui camion. Ecco la storia dei materassi che salvarono le nostre moto da Srinagar a Delhi in camion, da Delhi al porto di Nava Shiva nel container caricato su un camion ed infine sulla nave che lo scaricherà a Livorno, dove sotto un acquazzone torrenziale abbiamo trovato le nostre moto “tutte ammucchiate, slegate, incastrate l’una sull’altra” e le abbiamo aspettate per farci raccontare la loro storia di questa stupenda cavalcata di km. 3500 attraverso le valli, i monti e i passi di montagna della Grande Catena della Himalaya Indiano.
On the road again for ever
Vittrorio Kulczycki

3 sett – 7 Set SRINAGAR- DELHI- AGRA- JAIPUR AMBER - DELHI ITALIA
Ma questa é tutta un’altra storia.


Indice



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In attesa del Libro:
L'EPOPEA DEL 
 
MOTOCLUB 4X4
AVVENTURE
 
Tutte le relazioni 
dei raid realizzati 
dal nostro 
MotoClub4x4
      INDICE

INIZIAZIONE AL DESERTO CON MOTO A NOLO
Storie racconti ed immagini della nostra più grande avventura africana

 Gruppo Zambon
My Faraoni's Rally
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ZAMBIA NAMIBIA RAID
2011 - Gruppo Kulczycki

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RIFT VALLEY RAID
2010 - Gruppo Kulczycki

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TRANSANDINA RAID
2010 - Gruppo Barba

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THAI LAOS MOTO RAID
2009/10 Gruppo Zambon-Losi
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PATAGONIA RAID
2009/10 Gruppo Di Nauta

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ETIOPIA KENYA TANZANIA RAID
2009 Gruppo Mattei

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OMO RIVER RAID
2009 Gruppo Barba

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AFRICAUSTRALE RAID

2009 Gruppo Gioetto

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TRANSANDINA RAID
2009 - Gruppo Cerpelloni

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BORNEO RAID
2009 - Gruppo Kulczycki

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OMO RIVER RAID
2008-2009 Gruppo Tullini

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PATAGONIA RAID
2008-2009 Gruppo Capra

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DANCALIA RAID
2008-2009 Gruppo De Longis

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WEST AFRICA RAID
2008-2009 Gruppo Losi Marna 
-Garavelli Sandro

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TRANSAFRICA NORDSUD 
2008 - Gruppo Kulczycki

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TORTUGUERO RAID  2008
Gruppo Ramperti

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TRANSANDINA  2008
Gruppo Gioetto

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MURZUK-LIBIA RAID EXPRESS
2006 -
Gruppo Kulczycki

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OMO RIVER RAID
2008 - Gruppo Gioetto

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ITALIA LIBIA RAID
2008 - Gruppo Turchi

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ITALIA SUDAN RAID
2007/2008 - Gruppo Garavelli

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MEKONG MOTO RAID
2007/2008 - Gruppo de Longis

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MADAGASCAR RAID 4X4
2007 - Gruppo
de Longis

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TRANSANDINA 2007
Gruppo Bernardini

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TRANSAMAZZONICA RAID
2007 - Gruppo Ramperti

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ASIA RAID 2007
Gruppo Arnoldi

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YEMEN OMAN RAID
2006/2007 -
Gruppo de Longis

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DANCALIA RAID-ETIOPIA
2005
- Gruppo Mattei

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ROYAL ENFIELD INDIA RAID
2006/2007 - Gruppo Rizzo

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TRANSANDINA 2006
Gruppo Forzoni

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LADAKH INDIA RAID
2006 - Gruppo Kulczkycki

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SILK ROAD RAID 2006
Gruppo Castagna

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TRANSAUSTRALIA 2005
Gruppo
Kulczycki

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TRANSANDINA 2005
Gruppo de Longis

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MARCO POLO 2005
Gruppo Pistore

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GREAT SAND RAID 2005
Gruppo Kulczycki

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NEPAL TIBET RAID 2004
Gruppo Kulczycki

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CINA TIBET RAID 2004
Gruppo Cristani

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CAMERUN RAID 2004
Gruppo Alex Monticone

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BLUE NILE RAID
2003/2004 - Gruppo Kulczycki

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AFRICAUSTRALE RAID
2003-
Gruppo Kulczycki
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MOTOAFRIKA 2003

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OMO RIVER RAID
2003-Gruppo Cairoli

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GILF KEBIR RAID
2003-Gruppo Garavelli

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DJANET TAM DJANET
2003-Gruppo
Kulczycki

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OMO RIVER RAID 2002
Gruppo Kulczycki

----------------------
MONGOLIA SIBERIA RAID 2002
----------------------
TRANSANDINA 2002
----------------------
TRANSANDINA 2001
Gruppo Kulczycki 

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ASIA RAID 2000
Gruppo Kulczycki