Yemen Moto Raid 2002


Autore:

Ines Tonelli


Il magico viaggio fortemente atteso e vissuto in compagnia di uno straordinario gruppo di persone con le quali si è da subito stabilito un contatto sincero e positivo, ha inizio la notte tra il primo e il due agosto 2002, quando ci diamo appuntamento lungo l'autostrada che ci porterà sino a Roma da dove imbarcheremo le moto che l'indomani pomeriggio viaggeranno insieme a noi. E' il mio primo viaggio “formato” Motoraid.



L'aspetto straordinariamente immediato e non di facile riscontro, é la complicità creatasi, l'amore condiviso per i viaggi e la moto, la netta e giustificata sensazione di avere al fianco persone intelligenti e con grande spirito di adattamento e senso di "vita comune" tra i prerequisiti indispensabili, dal mio punto di vista, che fanno la differenza tra i viaggiatori autentici che amano davvero conoscere "l'altro da sé", avvicinare, parlare, ascoltare e raccontarsi e coloro che passano da un paese all'altro mantenendo le distanze fisiche e culturali che alimentano stupidi stereo tipi e luoghi comuni.

L'arrivo a San'a avviene di sera e il suono assordante dei clacson delle auto che sfrecciano caotiche e roboanti( chi suona più forte degli altri ha la precedenza!!!), fa sorridere un pò tutti.

Welcome to Yemen!!!

L'indomani io e Alessia, mentre i nostri compagni d'avventura si . recano in aeroporto per sdoganare le motociclette, ci facciamo accompagnare dal figlio del proprietario dell'albergo, a Bab al- Yaman portale varcando il quale ci si "perde" piacevolmente nel sud della città vecchia.

 



I timori che inizialmente avevamo a girare da sole, si rivelano ben presto infondati poiché vestendo in maniera adeguata e coprendo il capo in segno di profondo rispetto, trasmettiamo un messaggio non verbale immediato e pregnante di significato.

I sapori e i colori del sud, diviso per zone, sono quelli di sempre, bancarelle cariche di spezie, piccole botteghe che mostrano oggetti d'artigianato locale ma non solo, capi d'abbigliamento.... cambiano i soggetti che sfoggiano orgogliosi le loro jambiya alle quali spesso si accompagnano gli AK 47, e cambia la cornice architettonica caratterizzata dalle splendide costruzioni yemenite strette e lunghe rassomiglianti a formine asimmetriche di sabbia.

 



I bambini discreti e comunque curiosi che chiedono" sura sura " perché vogliono essere fotografati, sono l'altro aspetto peculiare di questo paese sospeso tra passato e presente.

Bambini che possiedono poco o nulla e paradossalmente sviluppano una sfavillante creatività nella messa a punto di giocattoli con i quali divertirsi nelle piccole vie del suq ad esempio utilizzando ruote di passeggini che con un filo di ferro saggiamente sagomato si trasformano in un prodigioso attrezzo che anima e arricchisce il loro gioco simbolico.

Bambini con i quali abbiamo giocato a campana rispolverando regole lontane della nostra infanzia che sembravano sepolte e perdute e che invece piano piano come tessere di un puzzle andavano ridefinendosi e ricomponendosi.

 



Il nostro itinerario di viaggio dopo Ja sosta di San'a ci conduce dapprima al sud lungo le piste del deserto dell'Hadhramawt e successivamente al nord montagnoso e impervio.

Sud e nord, lembi di un medesimo territorio con fragili confini che occupano categorie di spazio e tempo differenti e incantevoli e che si concretizzano nei particolari odori, colori, atteggiamenti delle locali popolazioni che rappresentano la duplice anima yemenita, diffidente ma anche pronta a disvelarsi nei confronti di tutti coloro che con sensibilità e umiltà si affiancano ad essa condividendo e compartecipando agli usi e costumi locali annullando il giudizio e offrendo margini significativi e disinteressati di confronto e ascolto per meglio conoscersi e comprendere.

Duplice anima che emerge e si estende anche sul paesaggio rendendolo affascinante, fantastico, ricco di mistero, avvotto da una sorta di magico alone sullo sfondo del quale ognuno di noi può immaginare e disegnare ciò che desidera e dare corpo alle proprie sensazioni ed emozioni profonde che canovacci panoramici di fare imponenza non possono non rimuovere e favorire.

La prima tappa del- nostro percorso verso sud é Ma'rib della quale accompagnati dal fedele e bravissimo Alì visitiamo il vecchio villaggio che si presenta semi-fatiscente, molte case di fango infatti sono quasi del tutto crollate a causa della mancata manutenzione ma anche come inevitabile conseguenza del conflitto civile che ha segnato l'esistenza degli abitanti e che é terminato soltanto otto anni or sono.

La scorta che ci segue passo passo ci indica quella che un tempo era la casa dell’ Imam ma che non racconta nulla di sé poiché ridotte ad un cumulo di macerie.

Il tour prosegue in direzione della nuova diga e di un sito archeologico non molto distante.

Pranziamo nella parte nuova della città e poi su previ accordi con i beduini , iniziamo la traversata del deserto dell’ Hadhromawt; secondo i loro calcoli prima del calar del sole dovevamo incrociare l'accampamento. ma presto scopriamo che all'orizzonte non compare nessuna tenda.

Che fare? Il mitico chef decide di partire con il beduino che nel frattempo lo informa che a circa venti chilometri dovrebbe esserci un altro accampamento. Nell'attesa noi tutti insieme ad Alì scherziamo, facciamo foto, inanelliamo una serie di ipotesi alternative qualora la "spedizione"fallisse pechè- sono nomadi, e nessuno può assicurare e quantificare la loro permanenza in un luogo.

Optiamo di dormire à la belle étoile e di sfamarci con le preziose scatolette, d'altronde cosa c'é di meglio che addormentarsi in un saccolenzuolo in pieno deserto avendo per tetto il cielo puntellato da un manto di stelle?

E' quasi buio quando avvistiamo il pick-up che ritorna; Alex viso truce e capello scolpito dall'aria che forma una sorta di alettone verticale, é un delirio da foto e all'unisono scoppiamo in una fragorosa e incontenibile risata troppo buffo!!! Conferma la presenza della tenda e dunque si prosegue.

La cena e il dopocena sono allietati dai coloratissimi e "pepati"racconti di situazioni vissute nel corso dei viaggi che il grande capo ha fatto in passato e che nonostante mi siano già noti, riescono sempre a farmi sorridere e divertire.

E' l'alba quando ci svegliamo e ricompattiamo i bagagli con il contorno delle voci delle genti del campo e i lamenti dei dromedari che si oppongono senza successo al volere del beduino.

Superata la pista, tocchiamo l'asfalto che ci guiderà a Say'un dove prenderemo alloggio.

AI tramonto ci attende la superba Shibam alias la" Manhattan del deserto" e quando la si ammira da lontano risalendo un sentiero di roccia e sassi che svetta esattamente di fronte a tal meraviglia, si comprende immediatamente la ragione di questa denominazione.

Sempre nei dintorni di Say'un merita una visita la cittadina di Tarim con il suo più bel palazzo chiamato al-Kaf e il variopinto mercato locale che offre frutta e verdura a volontà e tanto pesce.

Attraversando il Wadi Daw'an la nostra avventura continua verso AI-Mukalla e siccome più volte nel corso del raid ci siamo ripetuti "siamo troppo avanti bruciamo le tappe" "siamo già arrivati alla meta ancor prima di partire perché siamo troppo bravi" tanta temerarietà é stata ridimensionata da una pioggia battente e da un torrente di fango che ci hanno costretti a continue deviazioni rallentandoci la marcia, ma il bello doveva ancora venire perché nel frattempo si rompe la moto di Sergio e dulcis in fundo alle ore diciotto a cinque chilometri da AI-Mukalla dove si narra non piova mai buchiamo una ruota della jeep sotto un altro tremendo temporale che finisce di lavarci!!!

La catalogherei come una giornata indimenticabile!!!

Ma a cena impavidi e fieri ci cuciamo addosso la mitica frase "siamo troppo tosti" nulla ci scalfisce.

L'indomani mattina, dopo aver caricato la moto in panne su un furgone che la porterà a San'a, riprendiamo il viaggio alla volta di Bir Alì.

Il paesaggio che scorre dinanzi ai nostri occhi, è caratterizzato dai resti dell' artiglieria pesante che emergono abbandonati e semi-sepolti dalla desertificazione che avanza risalenti al periodo della guerra civile del 1994, " drappelli" di dune a barkana, passaggi di strada asfaltata che quasi lambiscono le acque del Mar Arabico.
Bir Alì, é un piccolo e remoto villaggio di pescatori, la spiaggia che ci ospita per la notte é costituita di sabbia bianca con alle spalle modeste dunette e di fronte il mare.
Gli abitanti di questo spazio i incontaminato e sperduto sono le centinaia di granchi che regalano al manto sabbioso un aspetto surreale caratterizzato da buchi più o meno grandi intervallati da "costruzioni coniche" rassomiglianti a termitai in miniatura e circondati da tracce di zampette che come un ricamo delineano la traiettoria del loro percorso.

Questi crostacei,rispolverano e accendono il nostro "io bambino", ed é così che organizziamo l'inseguimento mettendo a punto una rudimentale trappola con un laccio trovato lungo la battigia e che ci consente di catturare il primo granchio che ovviamente sarà liberato subito ma Sergio che osa ancor di più, ne afferra uno a mani nude che prontamente si difende sferrando un attacco mirato e preciso che lo ferisce a un dito.

Il giorno successivo abbiamo una tappa di trasferimento verso la località di AI Bayda che lasceremo il mattino seguente per rientrare a San'a dove pernotteremo una notte, il tempo necessario per riparare la moto di Sergio e fare manutenzione alle altre.

La seconda metà del nostro percorso si dipana nello Yemen del nord e prevede come prima città Sa'da la quale colpisce immediatamente per le mura che la cingono e che visitiamo regalandoci una passeggiata notturna al lume delle pile.
L'indomani dopo la sosta pranzo a Huth a base di frittata, riso e insalata ci avviamo sulla pista sterrata che porta alla base dei pick- up sui quali noi fanciulle saliremo per andare a Shihara splendido villaggio fortificato.

In corso di viaggio lungo la pista superiamo piccoli insediamenti divenendo spesso l'oggetto-bersaglio di sassi e bastoni che ragazzini e bambini lanciano al nostro passaggio.

E' sicuramente una realtà diversa questa rispetto alla parte meridionale e anche la qualità e quantità della scorta non a caso muta; a sud probabilmente per alcuni tratti potevamo evitarla tanto é vero che spesso la sicurezza era garantita da un solo uomo che a bordo della jeep piuttosto che a cavallo di una moto e con l'inseparabile AK 47 forniva il lasciappassare , mentre nel nord ci accompagnava un drappello di militari armati che sul cassone del pick-up facevano da cornice a una mitragliatrice segno inequivocabile delle differenti condizioni ambientali.

E' la duplice anima cui accennavo nelle prime battute, si percepisce a pelle la diffidenza delle tribù locali arroccate e isolate dal resto del mondo con codici di comportamento e abiti mentali che sono la risultante di retaggi culturali, storia passata e recente, conflitti interetnici mai sopiti, immagine univoca e spesso distorta che hanno degli occidentali in quanto tali al di là dello Stato di appartenenza e di individui unici, atavici rancori Anche se fortunatamente questi episodi di insofferenza sono contenuti meritano una riflessione critica perché pur sempre sintomatici e significativi. Giunti alla base dei pick-up, prendiamo posto sui cassoni e precedute dai nostri prodi centauri iniziamo la risalita della incredibile mulattiera che si inerpica vertiginosamente su per la montagna offrendo squarci di panorama straordinari.

Si procede a passo d'uomo lambendo di tanto in tanto notevoli precipizi che forse conviene non guardare poi molto!!!

Osservando l'incanto che ci circonda si é rapiti da una sensazione profonda che disegna situazioni in cui piano di realtà e magia si fondono, sembra di essere stati catapultati in un altro pianeta fuori dal tempo.

La sospensione del pensiero si interrompe quando uno sparuto gruppo di bambini affascinati dalle moto urlano -motor motor -

Arrivati a Shihara prendiamo alloggio nel funduq di Francisca.

Questo lontano villaggio fortificato si rivela repentinamente in tutto il suo splendore con le sue caratteristiche case di pie;tra, le cisterne dell'acqua di forma circolare e lo strepitoso ponte che fa degna mostra di sé sopra a una gola.

La tappa del giorno dopo é la cittadina di Thilla molto ben conservata e l'unica che abbiamo visto lastricata, anche in questa occasione pernottiamo in un funduq e la sera su invito siamo stati accompagnati nella casa di uno sposo che festeggiava l'evento.

Raggiunta l'abitazione, l'accoglienza é avvenuta in una grande stanza strapiena di uomini, noi eravamo le uniche donne, che suonavano e danzavano gioiosi.

I matrimoni nella città erano ben nove, e l'indomani mattina le vie di Thilla pullulavano di uomini che seguivano gli sposi suonando e ballando in cerchio con la coreografia delle jambiya che animavano dei girotondi aerei mentre coloro che convolavano a nozze assistevano allo spettacolo avvolti dagli abiti tradizionali.

E' stata una bella e insperata casualità che ho prontamente documentato previo consenso degli interessati con la videocamera. Il nostro cammino continua verso Kawkaban villaggio anch'esso costruito su pendii quasi impraticabili da dove si gode di un'ottima vista panoramica e Manaka che raggiungiamo percorrendo una parte di sterrato e poi seguendo la strada asfaltata poiché il preventivato Wadi Sarah é inaccessibile a causa delle forti precipitazioni.

Alloggiamo in un funduq che ci serve da base per l'itinerario del pomeriggio dove soli soletti per la prima volta senza il fidato AIì, prendiamo le moto e seguendo sentieri sterrati, scopriamo decine e decine di villaggetti sperduti e impensabili.

Nonostante l'isolamento degli i insediamenti , troviamo gente disponibile e accogliente, curiosa, che si avvicina e chiede di essere fotografata, ragazzini con i quali ci fermiamo a giocare a pallone l'altra variante delle popolazioni del nord.

L'aspetto peculiare di questo pezzo di territorio é il sistema dei terrazzamenti dove si coltivano e crescono le piante di qat.

E' tutto talmente creato a regola d'arte e curato che assomiglia grazie anche alle sfumature dei colori che sono indipendenti dalla umana volontà, a pennellate di tempera lasciate dal pittore sulla propria tela.

Prima del tramonto facciamo ritorno al funduq dove ceniamo e purtroppo prendiamo coscienza del fatto che l'indomani saremo di nuovo a San'a e che questa splendida vacanza é ormai agli sgoccioli.

Ultima escursione é Wadi Dhahr villaggio natale di AIì, dove svetta imponente la casa dell' Imam che vale la pena visitare.

Siamo tutti un pò spenti, la partenza é vicina, é la tipica atmosfera che precede la fine dell'avventura quando naturalmente si viaggia con un gruppo speciale come il nostro!!!

Le poche ore a disposizione, vengono spese nel suq della città vecchia alla ricerca degli ultimi oggetti da acquistare.

Rapida cena nei pressi dell'albergo e via verso l'aeroporto. La magica avventura é davvero conclusa ma prima di apporre un punto definitivo al mio racconto, voglio abbracciare l'insuperabile Alex che grazie alla passione, alla competenza, e alla inesauribile curiosità che lo supportano, riesce a stupirmi e sorprendermi ogni volta di più e dire grazie a tutti i miei compagni di viaggio con i quali spero di condividere i prossimi che sono: Sergio e il granchio di Bir Alì, Paolo a Shihara eri tutti noi bravo, Domenico e l'alter ego Cesare, Armando alias Gerundio e il prezioso catetere."

Roberto e l'indomito bagaglio, Monica e Massimo e le news al cellulare e la tenera Alessia alle prese con gli stercorari e i granchi usurpati del loro potere.

On the road again...... forever
Ines


Indice



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In attesa del Libro:
L'EPOPEA DEL 
 
MOTOCLUB 4X4
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      INDICE

INIZIAZIONE AL DESERTO CON MOTO A NOLO
Storie racconti ed immagini della nostra più grande avventura africana

 Gruppo Zambon
My Faraoni's Rally
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ZAMBIA NAMIBIA RAID
2011 - Gruppo Kulczycki

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RIFT VALLEY RAID
2010 - Gruppo Kulczycki

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TRANSANDINA RAID
2010 - Gruppo Barba

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THAI LAOS MOTO RAID
2009/10 Gruppo Zambon-Losi
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PATAGONIA RAID
2009/10 Gruppo Di Nauta

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ETIOPIA KENYA TANZANIA RAID
2009 Gruppo Mattei

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OMO RIVER RAID
2009 Gruppo Barba

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AFRICAUSTRALE RAID

2009 Gruppo Gioetto

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TRANSANDINA RAID
2009 - Gruppo Cerpelloni

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BORNEO RAID
2009 - Gruppo Kulczycki

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OMO RIVER RAID
2008-2009 Gruppo Tullini

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PATAGONIA RAID
2008-2009 Gruppo Capra

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DANCALIA RAID
2008-2009 Gruppo De Longis

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WEST AFRICA RAID
2008-2009 Gruppo Losi Marna 
-Garavelli Sandro

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TRANSAFRICA NORDSUD 
2008 - Gruppo Kulczycki

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TORTUGUERO RAID  2008
Gruppo Ramperti

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TRANSANDINA  2008
Gruppo Gioetto

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MURZUK-LIBIA RAID EXPRESS
2006 -
Gruppo Kulczycki

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OMO RIVER RAID
2008 - Gruppo Gioetto

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ITALIA LIBIA RAID
2008 - Gruppo Turchi

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ITALIA SUDAN RAID
2007/2008 - Gruppo Garavelli

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MEKONG MOTO RAID
2007/2008 - Gruppo de Longis

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MADAGASCAR RAID 4X4
2007 - Gruppo
de Longis

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TRANSANDINA 2007
Gruppo Bernardini

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TRANSAMAZZONICA RAID
2007 - Gruppo Ramperti

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ASIA RAID 2007
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YEMEN OMAN RAID
2006/2007 -
Gruppo de Longis

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DANCALIA RAID-ETIOPIA
2005
- Gruppo Mattei

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ROYAL ENFIELD INDIA RAID
2006/2007 - Gruppo Rizzo

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TRANSANDINA 2006
Gruppo Forzoni

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LADAKH INDIA RAID
2006 - Gruppo Kulczkycki

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SILK ROAD RAID 2006
Gruppo Castagna

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TRANSAUSTRALIA 2005
Gruppo
Kulczycki

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TRANSANDINA 2005
Gruppo de Longis

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MARCO POLO 2005
Gruppo Pistore

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GREAT SAND RAID 2005
Gruppo Kulczycki

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NEPAL TIBET RAID 2004
Gruppo Kulczycki

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CINA TIBET RAID 2004
Gruppo Cristani

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CAMERUN RAID 2004
Gruppo Alex Monticone

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BLUE NILE RAID
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AFRICAUSTRALE RAID
2003-
Gruppo Kulczycki
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MOTOAFRIKA 2003

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OMO RIVER RAID
2003-Gruppo Cairoli

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GILF KEBIR RAID
2003-Gruppo Garavelli

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DJANET TAM DJANET
2003-Gruppo
Kulczycki

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OMO RIVER RAID 2002
Gruppo Kulczycki

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MONGOLIA SIBERIA RAID 2002
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TRANSANDINA 2002
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TRANSANDINA 2001
Gruppo Kulczycki 

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ASIA RAID 2000
Gruppo Kulczycki