Omo River Raid 2003


Alla scoperta del lato oscuro della luna


Autore:

Ines Tonelli


Sono trascorsi dodici mesi dal momento in cui é stato scelto e in parte pianificato questo itinerario di viaggio. Alle sette del mattino ora locale del quattro agosto, i nostri piedi, toccano finalmente il suolo etiope.

L' aeroporto di Addis-Abeba moderno e accogliente, sorprende piacevolmente tutti. L' Hotel Extreme ci attende per soggiornare la prima notte ospitando nel proprio cortile le motociclette sdoganate grazie all' ausilio di Tesfaye, la guida, che successivamente traccerà insieme ad Alex il percorso che effettueremo nelle tre settimane a disposizione con due jeep e due pick-up di appoggio.

                

L'indomani mattina, i nostri preparativi vengono ripresi da un operatore della locale televisione, impegnato a puntare l'obiettivo sulle moto e il carico dei bagagli nonché su di noi che ci vestiamo per affrontare la prima tappa del percorso che ci condurrà al Baie Mountains National Park.

Dinsho Lodge, in base ai programmi, dovevamo raggiungerlo prima del tramonto ma a causa di un malinteso tra drivers, io ed Alex essendoci attardati al distributore di benzina con il conducente del pick-up che trasportava le taniche da riempire, abbiamo imboccato su suo consiglio una strada diversa e di molti chilometri più lunga rispetto a quella seguita dal resto del gruppo.

La temperatura é bassa, nuvole gonfie di pioggia frequentemente decidono di regalarci scrosci d'acqua ed é così che soli soletti in sella al mitico e indistruttibile TT corriamo lungo la pista sferrata e resa scivolosa.

Sparuti villaggi fanno capolino lungo la lingua di terra costellata di buche che riempiendosi di acqua assomigliano a tanti catini, ed é sceso il buio quando arriviamo a Dodola non avvistiamo nessuno, chiediamo agli abitanti se fosse passato un gruppo di motociclisti e le loro risposte negative non ci tranquillizzano poiché godendo di un consistente vantaggio temporale non era possibile che non avessero ancora attraversato il villaggio.

Decidiamo di cercare un posto di fortuna per trascorrere la notte dato che ci informano che mancano circa cento chilometri per Dinsho e lo pista veramente disagevole é molto pericolosa da percorrere di notte.

Torniamo all' incrocio per verificare se nel frattempo fosse sopraggiunto qualcuno ma troviamo -soltanto tre ragazzini -che avvolti in coperte di lana, ridono e ci scrutano come fossimo due . . marziani; Fa molto fredda e l' unico modo per sopportarlo è continuare a. camminare e saltellare.

Il pick-up finalmente alle otto arriva e ,all'incirca trenta minuti dopo vediamo i fari delle due prime moto; i ragazzi ci spiegano che a loro volta erano preoccupati per la nostra assenza, che si sono anche fermati ad aspettarci, che hanno avuto problemi di gomme bucate e che il resto del gruppo sarebbe giunto scaglionato -di lì a poco.
Sono .quasi le nove. e trenta ,di, sera quando anche la jeep scopa giunge a destinazione con Tesfaye visibilmente contrariato per l' accaduto.

La partenza in direzione di.-Dinsho avviene di buon mattino, il paesaggio é splendido, saliamo di quota e nonostante l'aria pungente, la pista é costantemente attraversata da uomini che a dorso di mulo, a piedi o cavalcando fieri i loro destrieri, osservano sornioni il nostro passaggio rispondendo educatamente al saluto –agitando la mano.

Agglomerati di capanne circolari contribuiscono a colorare e caratterizzare il territorio e le vallate-che grazie all'alternanza delle tonalità cromatiche legate alle tinte verde e marrone disegnano canovacci singolari.

Il lodge è accogliente e la cena preparata vicino al grande camino all’ interno del quale arde un fuoco scoppiettante, ci ritempra della fatica e del freddo sofferto durante la giornata.

La cornice del camino e l'atmosfera creatasi tutt' attorno, ci inducono ad osservare uno strano animale imbalsamato di aspetto non comune, che cattura la nostra attenzione proprio per vari tentativi contestati e contestabili di inserirlo in una categoria di possibile appartenenza e al quale il provvido chef conferisce il nome di Potamocero termine coniato contestualmente e frutto della sua fervida e inesauribile fantasia che simpaticamente fa sorridere tutti scatenando per il resto del viaggio incontenibili risate e motti di spirito a carico ora dell' uno ora dell' altro partecipante che da questo momento in poi diverranno" Banda di Potamoceri ".

La prima tappa di trasferimento é verso Awasa cittadina ricca di gioventù, vitale e movimentata dai molteplici locali di svago dai quali fuoriescono note di musica assordante.

La visita al mercato del pesce é l'unica attrattiva del luogo, interessante seguire non solo la scia delle piccole barche che rientrano dal lago ma anche la maestria con la quale bambini e adulti puliscono il pesce e dipanano le reti che accatastate le une alle altre inevitabilmente si intrecciano.

Arba Minch é la tappa successiva che servirà da base per visitare il Nechisar Park dal quale si scorgono i laghi Abaya e Chamo e . Chencha che offre il proprio mercato locale pullulante di donne che mostrano e vendono spezie,cipolle,tuberi………
Lungo la pista incontriamo e visitiamo villaggi di etnia Dorze, famosi per la costruzione delle capanne col nasone, all' interno delle quali convivono in un angusto spazio nella più totale oscurità famiglie e animali i cui rispettivi giacigli sono separati da una sorta di recinto.

Konso é la tappa seguente, che utilizziamo come "campo base" per avventurarci alla scoperta dei villaggi circostanti.

Ai bordi delle piste, ragazzi esaltati dal passaggio delle moto salutano festosi regalandoci costantemente sorrisi sino a quando non scompariamo alla vista ma la miseria, palpabile e visibile, irrompe con forza non appena ci avviciniamo alle povere capanne dimora di tanti bambini che con il ventre gonfio testimonianza di malnutrizione, ci affiancano formando capannelli urlando birr e "you you"; bambini che tentano di sopravvivere senza nessuna prospettiva di futuro poiché lontani da qualunque opportunità di riscatto sociale e rigorosamente non scolarizzati.

Un' altra immagine cruda, é rappresentata dalle donne che risalendo lungo gli sterrati sono piegate e schiacciate dal peso del legname che portano sulla schiena e sui cui visi, solcati dalla fatica, si leggono i segni dell' indigenza.

Dopo la tappa di trasferimento per Jinka, accediamo al Mago National Park che attraversiamo con le motociclette grazie ad un permesso speciale che autorizza iI gruppo a raggiungere con la scorta dei rangers, il territorio dell' etnia Mursi.

L'incontro qualche chilometro prima del villaggio con sparute avanguardie é molto emozionante, davanti ai nostri occhi si presentano alti, fieri,con corpi statuari decorati con cicatrici che ne risaltano le forme, alcuni imbracciano vecchi fucili affiancati da lunghe lance e non dimentichiamo le donne con i caratteristici piattelli labiali che accolgono sul dorso i neonati e si mostrano in tutta la loro straordinaria singolarità.

A causa della natura mercenaria che avventati turisti hanno fomentato e sostenuto nel tempo, elargendo denari ovunque e senza criterio, chiedono birr in continuazione e non accettano il baratto dunque non é semplice scendere a compromessi anche perché hanno affinato le tecniche della "recita intimidatoria" urlata e sbracciata che poi inevitabilmente sfuma quando hanno di fronte persone tranquille ma ferme nei propositi che con educazione e rispetto mediano le situazioni come abbiamo fatto l noi convenendo alla cifra di un birr per ogni fotografia scattata anziché due come pretendevano. All' interno del villaggio, non é stato possibile accedere alle capanne, siamo stati nostro malgrado soggetti ad un vero e proprio assalto con gruppi di bambini e ragazzi pronti all' accerchiamento fisico al quale contribuisce la richiesta ripetuta di birr lo strattonamento e per quanto mi riguarda personalmente anche qualche bel pizzicotto ben assestato sugli avambracci.

Minuti snervanti e fastidiosi tali da richiedere l'intervento dei rangers e delle guide che in parte appostati a tutela dei bagagli, e in parte con noi, hanno avuto un gran da fare.

In tale turbinio di movimento, l'unico istante parzialmente disteso é stato l'incontro con il rappresentante del villaggio un ragazzo molto giovane presentatomi da Tesfaye al quale ho fatto dono di un paio di occhiali da sole e che per contraccambiare mi ha concesso di effettuare una breve ripresa video.

L'indomani, poiché le precipitazioni notturne avevano reso il fiume impraticabile, siamo stati costretti a rientrare temporaneamente su Jinka lasciata nel pomeriggio in direzione di Turmi la principale località abitata dall' etnia Hamer.

Il paesaggio che contorna il nostro passaggio é magico e unanimemente considerato dal gruppo il più bello dell' intero viaggio.

A Turmi prendiamo alloggio in un alberghetto locale dove consumiamo un succulento piatto di injera.

Prima di coricarmi per la notte, ho la fortuna di poter osservare una donna Hamer che accucciata a terra, scalza e parzialmente coperta da pelli di animale, consuma il rituale della preparazione del cibo, all'interno di una sorta di capanna costruita con pali di legno allineati verticalmente gli uni agli altri e che formano un lungo cono; ho l'impressione che sia disturbata dalla mia presenza seppur discreta, verbalizza qualcosa che non comprendo naturalmente ma il tono non sembra amichevole, allora mi allontano di qualche metro e in perfetto silenzio e senza muovermi seguo ogni suo singolo spostamento e ogni suo singolo gesto che terminano nel depositare il sorgo cotto in una mezza zucca posta a Iato del fuoco che funge da recipiente.

Questo quadro, é reso ancor più appassionante dal cielo trapuntato di stelle a cui una luna piena e il canto dei grilli fanno da supporto in un gioco di luci e suoni che alimentano la vibrazione di corde emotive profonde.

Il mattino seguente, il vagito di un neonato cattura la mia attenzione, mi avvicino alla capanna e vedo una donna che culla il piccolo mentre un anziano intona una sorta di ninna nanna per tranquillizzarlo; il bimbo é ammalato, tossisce e si agita, regalo loro delle magliette e cerco del miele e quando ritorno, in segno di ringraziamento, l'anziano mi afferra la mano baciandola e la donna mi mette al collo una delle sue collane.

E' stato davvero toccante l'incontro con queste persone e rimarrà il ricordo più tenero e speciale del mio soggiorno in Etiopia.

La tappa del pomeriggio, ci conduce a Omorate dove insieme alla polizia attraversiamo a bordo di due barche di ferro l' Omo River per conoscere l'etnia Galeb e poter ammirare il villaggio.

Bambini curiosi e abilissimi nuotatori considerando la forte corrente del fiume, inseguono la scia delle imbarcazioni fino a raggiungerci sulle sponde. ed é impressionante vederli dissetarsi in quel acqua torbida e sporca.
In prossimità del villaggio, gli uomini, seduti su caratteristici sgabellini che servono anche come poggiatesta, dopo aver concordato il prezzo da pagare, negoziano con noi la visita.

Le capanne dei Galeb, sono tonde e molto basse, gli adulti di entrambi i sessi, usano ornarsi il viso con piume o piccoli piattelli bianchi inseriti nel mento.
Le donne sono dedite alla macina e alla concia delle pelli. E' sceso il tramonto sull' Omo River quando le barche si dirigono verso i I campo che occuperemo per la notte.

Le insistenti piogge dei giorni scorsi e il violento temporale notturno, rendono vano il tentativo di arrivare al Lago Turkana.

All' alba siamo pronti a partire insieme alla polizia che ci scorta; nuvole minacciose e cariche di acqua sovrastano la savana.

Qualche piccolo insediamento di tanto in tanto spunta come un fungo e gli abitanti accorrono e osservano l'arrancare delle moto e delle jeep immerse nel fango nero come pece e scivoloso come sapone.

Avanziamo tutti a fatica, i mezzi sono quasi ingovernabili, sbandiamo, ci blocchiamo nel fango, alcuni cadono dalle motociclette e siamo circa a metà percorso quando Tesfaye ritiene opportuno tornare indietro poiché ricomincia a piovigginare, la pista é sempre più impraticabile e troppo rischiosa inoltre la possibilità di restare in panne non é remota dunque seppur a malincuore invertiamo la rotta.

Lasciamo Omorate in tarda mattinata per rimontare il campo a Turmi dove la sera festeggiamo il Ferragosto con un bel banchetto a base di capretto.

Il problema fango, si ripropone ancora una volta nella tappa di trasferimento verso Yabelo dove alcuni motociclisti sono costretti a smontare i parafanghi.

Yabelo in sé non é una cittadina significativa, ma é utile come base per raggiungere il villaggio di EI Sod alias "Casa del Sale" poiché ne é un deposito naturale con il pittoresco lago formato da un cratere vulcanico, nonché il villaggio abitato dall' etnia Borana famosa ai più per i" pozzi che cantano".

I Borana, sono dediti alla pastorizia e durante la stagione secca, per dare al proprio bestiame la possibilità di bere, devono calarsi all' interno di pozzi e formando una sorta di scala umana, si passano di mano in mano dalle viscere della terra sino alla superficie, secchi colmi di acqua che vengono successivamente svuotati in un grande abbeveratoio dove si recano gli animali per dissetarsi.

Tutto questo lavoro é svolto da uomini e donne che si fanno compagnia cantando ecco il motivo della denominazione "pozzi cantanti" sicuramente spettacolo da non perdere.

Wondo GenetIci ospita la giornata seguente per recuperare un pò di energia e cullarci con le acque delle sue sorgenti calde contenute in vere e proprie piscine termali. Il Lago Langano é l'ultima sosta prima di rientrare nella capitale.

Addis-Abeba e l' Hotel Extreme ci aspettano per le restanti due notti prima della partenza per l'Italia.

Spendiamo il nostro tempo visitando il Museo Etnografico molto suggestivo e il mercato il più grande di tutta l'Africa Orientale, che ci investe con tutta la sua caotica e semi-impenetrabile vivacità, bancarelle di ogni genere, sciuscià locali ,che si contendono i birr dei rari turisti che si avventurano nei dedali dei viottoli , cui fogne a cielo aperto ne delineano naturalmente i confini.

Ultime concessioni sono lo shopping nelle botteghe artigianali e una pantagruelica cena a base di injera in uno dei migliori ristoranti della città consumata con lo compagnia di Tesfaye e Mister AIì capo dell' agenzia locale.

Questo magnifico viaggio purtroppo giunto al termine, rappresenta una preziosa e indimenticabile avventura in una terra straordinariamente ricca di umanità e di ricercate etnie che hanno in gran parte conservato usi e costumi tramandati dalla notte dei tempi. Ines


Indice



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In attesa del Libro:
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      INDICE

INIZIAZIONE AL DESERTO CON MOTO A NOLO
Storie racconti ed immagini della nostra più grande avventura africana

 Gruppo Zambon
My Faraoni's Rally
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ZAMBIA NAMIBIA RAID
2011 - Gruppo Kulczycki

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RIFT VALLEY RAID
2010 - Gruppo Kulczycki

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TRANSANDINA RAID
2010 - Gruppo Barba

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THAI LAOS MOTO RAID
2009/10 Gruppo Zambon-Losi
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PATAGONIA RAID
2009/10 Gruppo Di Nauta

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ETIOPIA KENYA TANZANIA RAID
2009 Gruppo Mattei

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OMO RIVER RAID
2009 Gruppo Barba

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AFRICAUSTRALE RAID

2009 Gruppo Gioetto

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TRANSANDINA RAID
2009 - Gruppo Cerpelloni

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BORNEO RAID
2009 - Gruppo Kulczycki

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OMO RIVER RAID
2008-2009 Gruppo Tullini

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PATAGONIA RAID
2008-2009 Gruppo Capra

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DANCALIA RAID
2008-2009 Gruppo De Longis

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WEST AFRICA RAID
2008-2009 Gruppo Losi Marna 
-Garavelli Sandro

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TRANSAFRICA NORDSUD 
2008 - Gruppo Kulczycki

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TORTUGUERO RAID  2008
Gruppo Ramperti

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TRANSANDINA  2008
Gruppo Gioetto

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MURZUK-LIBIA RAID EXPRESS
2006 -
Gruppo Kulczycki

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OMO RIVER RAID
2008 - Gruppo Gioetto

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ITALIA LIBIA RAID
2008 - Gruppo Turchi

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ITALIA SUDAN RAID
2007/2008 - Gruppo Garavelli

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MEKONG MOTO RAID
2007/2008 - Gruppo de Longis

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MADAGASCAR RAID 4X4
2007 - Gruppo
de Longis

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TRANSANDINA 2007
Gruppo Bernardini

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TRANSAMAZZONICA RAID
2007 - Gruppo Ramperti

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ASIA RAID 2007
Gruppo Arnoldi

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YEMEN OMAN RAID
2006/2007 -
Gruppo de Longis

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DANCALIA RAID-ETIOPIA
2005
- Gruppo Mattei

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ROYAL ENFIELD INDIA RAID
2006/2007 - Gruppo Rizzo

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TRANSANDINA 2006
Gruppo Forzoni

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LADAKH INDIA RAID
2006 - Gruppo Kulczkycki

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SILK ROAD RAID 2006
Gruppo Castagna

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TRANSAUSTRALIA 2005
Gruppo
Kulczycki

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TRANSANDINA 2005
Gruppo de Longis

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MARCO POLO 2005
Gruppo Pistore

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GREAT SAND RAID 2005
Gruppo Kulczycki

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NEPAL TIBET RAID 2004
Gruppo Kulczycki

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CINA TIBET RAID 2004
Gruppo Cristani

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CAMERUN RAID 2004
Gruppo Alex Monticone

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BLUE NILE RAID
2003/2004 - Gruppo Kulczycki

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AFRICAUSTRALE RAID
2003-
Gruppo Kulczycki
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MOTOAFRIKA 2003

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OMO RIVER RAID
2003-Gruppo Cairoli

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GILF KEBIR RAID
2003-Gruppo Garavelli

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DJANET TAM DJANET
2003-Gruppo
Kulczycki

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OMO RIVER RAID 2002
Gruppo Kulczycki

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MONGOLIA SIBERIA RAID 2002
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TRANSANDINA 2002
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TRANSANDINA 2001
Gruppo Kulczycki 

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ASIA RAID 2000
Gruppo Kulczycki