Yemen Moto Raid 2006


In moto attraverso l'Arabia Felix


Autore:

Stefania Esposito


Per chi viaggia in moto,ciò che conta di più è la propria motocicletta! Sentirsi un tutt’uno con essa dà emozioni difficili da descrivere.

Il piacere del vento sulla faccia, la sensazione di libertà, il sentirsi fisicamente dentro al viaggio, coglierlo con tutti i propri sensi.Viaggiare in motocicletta é un modo esclusivo di conoscere il luogo che si attraversa: si sentono gli odori, le temperature, i rumori di un luogo cercando di accordarli con il “suono” del motore della propria moto; sperimentando, con le dita sulla leva del freno, la durezza di una salita o la pendenza di una discesa; inclinando il mezzo per assecondare la diversa intensità delle curve del tracciato che corre intorno al profilo irregolare di una montagna...

Insomma, viaggiando in moto si interpreta meglio il territorio da attraversare ed il suo clima, si assume la personalità e la cultura di coloro che hanno percorso e modificato le strade battute dalle nostre moto… Ebbene, quanto brevemente premesso deriva dall’osservazione attenta del comportamento di 6 esperti motociclisti durante poco meno di tre settimane di viaggio in Yemen più che dall’esperienza diretta. Ho cercato infatti di montare parole ed immagini colte dal finestrino della jeep con cui ho affiancato e supportato i miei riders nell’esplorazione di questo straordinario paese… C’è da dire tuttavia che,benché un viaggio in moto io non l’abbia ancora mai sperimentato, dopo l’esperienza entusiasmante condivisa con i miei “magnifici 6”, posso garantire di aver colto in pieno lo spirito che pervade chi viaggia su due ruote e di esserne stata irrimediabilmente contagiata!

Il viaggio ha inizio la sera del 27 dicembre all’aeroporto di Fiumicino, check-in della Yemenia. E’ il mio primo viaggio formato “MOTORAID”, caratterizzato, in verità, da una particolarità non di poco conto: chi scrive (alias la coordinatrice) non possiede una moto… Questo, purtroppo, lo sanno anche i 6 con i quali ho avuto a che fare per diciassette giorni e, sin dal primissimo incontro, mi sono fortemente augurata di non rappresentare per loro un’interlocutrice “non all’altezza” del tipo di viaggio ad affrontare…

In realtà, superate le inevitabili diffidenze dei primi giorni, i rapporti si sono caratterizzati ben presto per intesa e spirito di collaborazione.

Aumentava di giorno in giorno la sensazione di avere al fianco viaggiatori consapevoli, sensibili, curiosi, dotati di grande spirito di adattamento, viaggiatori autentici, che amano divertirsi ma anche entrare in contatto, ascoltare e raccontarsi...

Arriviamo a San'a il mattino seguente e, dopo aver recuperato i bagagli, siamo subito accompagnati agli uffici doganali, situati a pochi km dall’aeroporto, per sdoganare le motociclette. L’ingresso trionfante in città avviene dopo aver subito tre ore di estenuante burocrazia locale… Ci facciamo accompagnare dal figlio del corrispondente locale all’hotel Sultan Palace, al limite della città vecchia. Il suono assordante dei clacson delle auto (lì vince chi suona più forte!!), che sembrano lanciarsi in pericolose gare di velocità lungo il Wadi As-Sailah, ci stordisce.Varcata la porta di Bab al-Yaman, ci perdiamo piacevolmente nel suq della medina (città vecchia). Le merci, strane, varie e profumate, il fragoroso vociare del suq, l’incredibile viavai di gente,asini,capre,bici sgangherate e carretti rende difficile l’adattamento immediato, soprattutto per i motociclisti, per definizione, più abituati agli “assolo” geografici che incuriositi da peculiarità antropologiche… I bambini, mascherine sorridenti dagli occhi neri e profondi, curiosi e reclamanti,si limitano a chiedere sura (foto) o spiccioli, ma forse vorrebbero soltanto attenzione… L’antica capitale dell’Arabia meridionale conserva ancora intatto l’antico fascino che la rese celebre in tutto il mondo islamico. Se avete letto “Le Mille e una notte”, ritroverete quella particolare suggestione nei vicoli di San’a, abbracciata da montagne color ocra, con palazzi, torri, minareti e mura dello stesso colore delle rocce. Il tutto elaborato con motivi ornamentali unici. Il nostro itinerario di viaggio, dopo la sosta di San'a, ci conduce dapprima al sud lungo le piste del deserto dell'Hadhramawt e successivamente al nord montagnoso e impervio.

Sud e nord, parti di un medesimo territorio con fragili confini che esprimono categorie di spazio e tempo differenti e incantevoli e che si concretizzano nei particolari odori, colori, sapori, dialetti e culture.. Duplice è l’anima dello Yemen. E tale misteriosa dualità avvolge il paesaggio rendendolo affascinante, fantastico, lo sfondo ideale sul quale ognuno di noi può disegnare ciò che desidera, dare corpo alle emozioni più profonde. La prima tappa del nostro percorso verso sud é Ma'rib, di cui, accompagnati dalle nostre fedeli e disponibili guide, visitiamo il vecchio villaggio, che si presenta semi-fatiscente, molte case di fango infatti sono quasi del tutto crollate a causa della mancata manutenzione,e come inevitabile conseguenza della guerra civile di dieci anni fa. Ma’rib è stata l’antica capitale sabea dove confluivano le vie delle spezie. Dell’antica città rimangono numerosi monoliti di templi,mentre,nelle vicinanze,è possibile ammirare quella che fu la più grande diga del passato, lunga 600 mt, alta 18.

Pranziamo nella parte nuova della città e poi, poco prima del tramonto, iniziamo la traversata del deserto dell' Hadhramawt. Secondo i calcoli delle nostre guide, prima del calar del sole dovremmo approdare all'accampamento beduino, in realtà, ci si arriva a buio inoltrato, causando ciò discreto nervosismo ai magnifici riders, che mai avrebbero voluto trovarsi a guidare nell’oscurità sulla pista desertica…!

Dormiamo in una tenda beduina, ci sfamiamo con dell’ottimo riso preparato da una donna beduina dagli occhi incantevoli, preziose scatolette (che i previdenti hanno a sorpresa tirato fuori), khobz (le focacce di farro) e tè. A coloro che non l’hanno ancora provato chiedo cosa ci sia di meglio che addormentarsi in un sacco a pelo in pieno deserto sotto un manto di stelle?!? Albeggia quando ci svegliamo e ricompattiamo i bagagli con il contorno delle voci delle genti del campo e i lamenti dei dromedari che si oppongono senza successo al volere dei loro padroni. Tutta la mattina è dedicata all’attraversamento delle piste desertiche dello spettacolare ed impressionante Ramlat al-Sabatain. I miei raiders vanno in estasi.

Giudicheranno questa la pista più emozionante mai percorsa.Era un po’ che non vedevo sprigionarsi una carica di entusiasmo così intensa.E sono stata felice di averla condivisa con i motorbikers, pur non cavalcando, mio malgrado, una moto!!!!

Superata la pista, riguadagniamo l'asfalto fino a Seiyun,dove prenderemo alloggio.

Ma prima, nel caldo sole del meriggio, ci attende la sosta nella superba Shibam, la" Manhattan del deserto" per i suoi grattacieli di mattoni di fango essiccato. Quando la si ammira da lontano, risalendo un sentiero di roccia e sassi,si comprende immediatamente la ragione di tale denominazione. Non esistono parole per descrivere l’- Hadhramawt ed i numerosi incantevoli villaggi adagiati sui bordi del letto del fiume.Tale giardino dell’Eden esplode nella sua massima bellezza se si arriva al tramonto presso le alture che cingono Shibam.

Sempre nei dintorni di Seiyun merita una visita la cittadina di Tarim situata all’estremità orientale dell’Hadhramawt; nella sua architettura in fango di stile neo-classico si può contare una moschea per ogni giorno dell’anno solare... Seiyun è nota per essere la città più verde dell’Arabia, totalmente immersa in un palmeto e con la più grande costruzione in fango che sia dato conoscere,il Palazzo del Sultano..

Dopo aver ammirato gli splendidi villaggi del Wadi Doan - tra cui Al-Hajarayn e Sif –, la meravigliosa valle che taglia l’Hadhramawt, la regione forse più autentica dell’Arabia, dove i mitici riders hanno fatto sbizzarrire i loro roboanti enduro, il nostro viaggio prosegue verso il porto di Al-Mukalla, capitale dell’Hadhramawt.

In passato, pescatori provenienti da altre zone del paese si insediarono in questo villaggio marittimo, che, oltre ad un cambio di scenario rispetto alle verdi ed assolate valli dell’Hadhramawt,offre al viaggiatore nulla più che ghiotte pietanze a base di pesce fresco e visita al piccolo ma variopinto suq locale..

L'indomani mattina,dopo il consueto caricamento dei bagagli nel pick-up, il rifornimento delle moto ed un fulmineo blitz nel suq, dove alcuni del gruppo, appreso che in quel mercato si vende del corallo a buon prezzo, intendono, a tutti i costi, acquistare monili, proseguiamo lungo il nostro itinerario alla volta di Bir ‘Ali.

Lungo i 130 km di strada che ci separa dal pittoresco villaggio di Bir ‘Ali il paesaggio é caratterizzato da gruppi rocciosi di natura vulcanica alla cui base è possibile scorgere resti abbandonati e semi-sepolti di artiglieria pesante che affiorano dalle dune e che risalgono al periodo della guerra civile del 1994. Peraltro, in alcune aree è vietato accedere alla dune per la presenza diffusa di mine anti-uomo…Lontano da queste zone pericolose, un lungo tratto di spiaggia diventa la pista ideale per i riders che si cimentano in numeri sbalorditivi…

Bir Alì é un piccolissimo e remoto villaggio di pescatori; la spiaggia che ci accoglie per la notte é costituita di sabbia bianca inframezzata da dune e di fronte.. il grande oceano..Lo scenario è semplicemente suggestivo..Gli abitanti di questo spazio incontaminato e sperduto sono le centinaia di granchi che donano al manto sabbioso un aspetto surreale, caratterizzato da buchi più o meno grandi intervallati da strutture coniche che ricordano termitai in miniatura…

Il giorno successivo ci attende una tappa lunghissima di 450 km fino a Rada’, che lasceremo il mattino seguente per approdare ad Ibb e Jiblah.

La prima è situata a 2100 mt. di altitudine e l’architettura è quella tipica yemenita di montagna, con strette e silenziose viuzze tutte selciate in pietra bianca o giallo ocra mentre salgono verso il centro più antico, assolutamente impraticabile ai mezzi motorizzati.

Il villaggio di Jiblah appare improvvisamente in tutto il suo splendore, con le case-torri riccamente decorate e costruite in pietra. Dopo San’a, Jiblah, che vanta un magnifico acquedotto antico ancora funzionante, fatto costruire dalla regina Arwa, è certamente una fra le città più belle dello Yemen. Di notevole interesse è la sua antichissima moschea in cui l’insegnamento del Corano viene ancora impartito seguendo metodi tradizionali.

Si rientra a San'a per un solo pernottamento, necessario a prepararci ad affrontare la seconda parte del viaggio, che punta nel Nord dello Yemen e prevede come prime tappe,Amran, Huth e la spettacolare Shihara.

Il borgo di Amran, costruito su antichi edifici sabei, ha un aspetto medievale e si notano ovunque influssi architettonici della vicina San’a. Dopo la sosta per il pranzo a Huth a base di frittata, riso e verdure, ci avviamo sulla pista sterrata che porta ad Al Gabai, insediamento costituito da nuclei abitati sparsi adagiati alla falde dell’imponente montagna dalle pareti strapiombanti. E’ da qui che inizia la ripidissima salita fino a Shihara, pittoresco villaggio fortificato, scenograficamente arroccato sulla vetta della montagna, a guisa di nido d’aquila…

La strada si inerpica vertiginosamente su per la montagna ed offre degli squarci di panorama straordinari. Con la jeep si procede lentamente. 4 dei miei motociclisti, quelli con le moto più leggere, gloriosamente, riescono nell’impresa di arrivare fino in cima a Shihara con le moto, evitando così di lasciarle incustodite in qualche villaggio a metà tragitto!!

Arrivati vittoriosamente alla meta, il villaggio di Shirara si manifesta immediatamente in tutto il suo splendore con le caratteristiche case di pietra, le cisterne per l'acqua di forma circolare e lo strepitoso ponte sospeso su una gola.

Durante gran parte del viaggio,forse in maniera più pressante nel Nord, siamo stati scortati da un drappello di militari armati che, nel retro del loro pick-up, sostenevano baldanzosamente un grosso mitragliatore, puntandolo, quasi per gioco, in ogni direzione, segno inequivocabile della mutata situazione ambientale rispetto al Sud del paese.

La tappa del giorno dopo é la bella cittadina di Thula,molto ben conservata, dove decidiamo di effettuare ben due pernottamenti prima di riprendere a macinare km in direzione delle montagne di Haraz. Thula è una cittadina formata da due parti ben distinte: la prima è quella racchiusa tra le antiche mura e la seconda è la cittadella fortificata a ridosso della montagna. Il nostro cammino continua verso Kawkaban, fortezza che si snoda lungo la cima della montagna a strapiombo su Shibam (ma nulla a che vedere con la Shibam dell’- Hadhramawt!).I grandi blocchi di pietra con numerose iscrizioni sabee e himiarite, nonché i diversi elementi architettonici di riuso incassati nelle murature delle case testimoniano che le due città sono insediamenti preislamici. Dall’altopiano di Kawkaban si gode di un panorama di una bellezza indescrivibile che spazia su altri altipiani e sulla cittadella di Thula.

Ad Hababah si usa sostare nei pressi di una bellissima piazza che si affaccia su una vasta cisterna usata ancora oggi dalle donne del villaggio e dai bambini per sguazzarci dentro lasciando i turisti stupefatti. Da qui inizia la strada che attraversa una delle regioni più fertili del paese.Vi si coltiva frutta, caffè, tabacco e, naturalmente,il qat! I villaggi,come At-Tawilah o Al-Mahwit, e la stessa Manakha, situata a 30 km circa da Al-Mahwit sulla montagna Haraz, presentano una struttura urbanistica compatta, che segue il profilo altimetrico del luogo in cui sono sorte.

Raggiungiamo Manakha percorrendo la pista sterrata del Wadi Sarah,poi seguendo un pezzo di strada asfaltata.Alloggiamo in un funduq delizioso dove ci viene servita un’ottima cena e presentato uno spettacolo di musica e danze tipiche. Nonostante l'isolamento di alcuni insediamenti, troviamo la popolazione sempre disponibile ed accogliente, curiosa, desiderosa di essere fotografata, di comunicare con noi, di sentirsi utile dandoci indicazioni e suggerimenti sui luoghi da visitare.

L'aspetto certamente più peculiare di questa parte di territorio yemenita é il sistema dei terrazzamenti, che consistono in modeste superfici pianeggianti realizzate per esigenze di tipo rurale su pendii spesso drammaticamente scoscesi.

E’ tutto fatto a perfetta regola d’arte, minuziosamente curato e nel pieno rispetto del paesaggio. Se si aggiungono le sfumature dei colori caratteristici della zona, il risultato è uno schizzo delicato e surreale realizzato dalla mano immaginaria di un acquarellista.. L’ultima escursione è al Wadi Dhahr e al villaggio-fantasma di Bayt Baws, poco prima del tramonto. Qui si ammira un paesaggio mozzafiato in cui,al centro di una valle fertilissima, si innalza su uno spunzone roccioso il magnifico “Palazzo della Roccia”, una delle residenze estive degli imam …

Si è giunti alla fine del viaggio e la malinconia si dipinge sui nostri occhi; un viaggio che, come quelli che la maggior parte di noi fa, segue sempre una traiettoria circolare; si parte da casa, si attraversa il mondo e si ritorna a casa, anche se ad una casa di volta in volta diversa da quella lasciata, perché, grazie alla partenza, ha acquistato nuovo significato …Peraltro, quando si ha anche la fortuna di viaggiare in ottima compagnia, la fine dell'avventura è un pasto di difficile digestione….

Il poco tempo a disposizione lo trascorriamo a girovagare nel suq della vecchia San’a alla ricerca degli ultimi oggetti da acquistare…

Di sera, tutti a tavola a mangiare italiano con spaghetti conditi da un ottimo sugo fatto di pomodoro fresco e spezie acquistate fresche al suq ortofrutticolo di San’a! Avevamo chiesto al proprietario del nostro hotel e al suo cuoco di poter utilizzare l’ampio locale della cucina all’ultimo piano, dove è ubicata la grande sala-ristorante. Grande ed intensa la convivialità, poi, a mezzanotte, occhi lucidi, si parte per l'aeroporto dove ci attende il volo per l’Italia…

Il percorso è giunto al capolinea ma prima di chiudere il sipario, vorrei abbracciare idealmente tutti i miei compagni di viaggio e ringraziarli per la passione, l’inesauribile curiosità, la concretezza, l’allegria, la disponibilità, la pazienza,la solidarietà con cui hanno arricchito ogni attimo di questo fantastico raid!


Indice



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      INDICE

INIZIAZIONE AL DESERTO CON MOTO A NOLO
Storie racconti ed immagini della nostra più grande avventura africana

 Gruppo Zambon
My Faraoni's Rally
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ZAMBIA NAMIBIA RAID
2011 - Gruppo Kulczycki

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RIFT VALLEY RAID
2010 - Gruppo Kulczycki

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TRANSANDINA RAID
2010 - Gruppo Barba

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THAI LAOS MOTO RAID
2009/10 Gruppo Zambon-Losi
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PATAGONIA RAID
2009/10 Gruppo Di Nauta

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ETIOPIA KENYA TANZANIA RAID
2009 Gruppo Mattei

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OMO RIVER RAID
2009 Gruppo Barba

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AFRICAUSTRALE RAID

2009 Gruppo Gioetto

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TRANSANDINA RAID
2009 - Gruppo Cerpelloni

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BORNEO RAID
2009 - Gruppo Kulczycki

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OMO RIVER RAID
2008-2009 Gruppo Tullini

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PATAGONIA RAID
2008-2009 Gruppo Capra

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DANCALIA RAID
2008-2009 Gruppo De Longis

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WEST AFRICA RAID
2008-2009 Gruppo Losi Marna 
-Garavelli Sandro

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TRANSAFRICA NORDSUD 
2008 - Gruppo Kulczycki

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TORTUGUERO RAID  2008
Gruppo Ramperti

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TRANSANDINA  2008
Gruppo Gioetto

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MURZUK-LIBIA RAID EXPRESS
2006 -
Gruppo Kulczycki

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OMO RIVER RAID
2008 - Gruppo Gioetto

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ITALIA LIBIA RAID
2008 - Gruppo Turchi

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ITALIA SUDAN RAID
2007/2008 - Gruppo Garavelli

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MEKONG MOTO RAID
2007/2008 - Gruppo de Longis

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MADAGASCAR RAID 4X4
2007 - Gruppo
de Longis

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TRANSANDINA 2007
Gruppo Bernardini

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TRANSAMAZZONICA RAID
2007 - Gruppo Ramperti

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ASIA RAID 2007
Gruppo Arnoldi

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YEMEN OMAN RAID
2006/2007 -
Gruppo de Longis

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DANCALIA RAID-ETIOPIA
2005
- Gruppo Mattei

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ROYAL ENFIELD INDIA RAID
2006/2007 - Gruppo Rizzo

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TRANSANDINA 2006
Gruppo Forzoni

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LADAKH INDIA RAID
2006 - Gruppo Kulczkycki

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SILK ROAD RAID 2006
Gruppo Castagna

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TRANSAUSTRALIA 2005
Gruppo
Kulczycki

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TRANSANDINA 2005
Gruppo de Longis

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MARCO POLO 2005
Gruppo Pistore

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GREAT SAND RAID 2005
Gruppo Kulczycki

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NEPAL TIBET RAID 2004
Gruppo Kulczycki

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CINA TIBET RAID 2004
Gruppo Cristani

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CAMERUN RAID 2004
Gruppo Alex Monticone

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BLUE NILE RAID
2003/2004 - Gruppo Kulczycki

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AFRICAUSTRALE RAID
2003-
Gruppo Kulczycki
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MOTOAFRIKA 2003

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OMO RIVER RAID
2003-Gruppo Cairoli

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GILF KEBIR RAID
2003-Gruppo Garavelli

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DJANET TAM DJANET
2003-Gruppo
Kulczycki

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OMO RIVER RAID 2002
Gruppo Kulczycki

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MONGOLIA SIBERIA RAID 2002
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TRANSANDINA 2002
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TRANSANDINA 2001
Gruppo Kulczycki 

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ASIA RAID 2000
Gruppo Kulczycki