Namibia 2005


Africa millegusti piu' uno, la KTM


Autore:

Mauro Gioetto


Francoforte 16/08/2005
Sono in attesa del volo che mi riporta in Italia e colgo l'occasione per scrivere queste poche note del viaggio appena terminato,un Namibia Raid che definirei “Millegusti piu uno”, Millegusti perché laggiù paesaggi e situazioni si susseguono continuamente e le giornate si consumano rapide in visite e visioni inconsuete,più Uno perché tutto quanto viene fatto in moto, con i K.T.M. di viaggi e scusate se è poco ma per un “Motodipendente” è il sale del viaggio. Un viaggio che il 30 Luglio ci vede in partenza nel primo pomeriggio,chi da Milano,chi da Roma,chi da Venezia ecc. ecc. il ritrovo per tutti è all'aereoporto di Francoforte, banco South African Arlines,. Appena arrivati all'aereoporto di Francoforte una grande folla è in attesa presso il check per Johannesburg, ci mettiamo in coda con i nostri bagagli e quando viene il nostro turno veniamo rapidamente….. dirottati su un banco laterale dove ci viene candidamente detto che essendo appena finito uno sciopero di sette giorni non possono imbarcarci,prima devono partire i poveretti che aspettano da quasi una settimana, subito scatta tra il gruppo la protesta e tra una discussione e l'altra, tra un tentativo di cambio aereo e l'altro (tentiamo di andare in Namibia diretti con una compagnia diversa) riescono a convincerci ad accettare una camera nel vicino Hotel solo quando anche l'ultimo aereo del giorno è ormai partito.

Per il gruppo Il giorno seguente inizia presto, prima delle sette siamo gia in coda per vedere cosa si può fare, il caposcalo South African che verrà ribattezzato “POLDO” e in alternativa “PEPE & SALE” a seconda del nostro umore, si da un gran da fare per tenerci buoni e stacca vaucher a piene mani pur di non vederci,iniziano anche i contatti con V.N.M. alla ricerca di una soluzione, a sera dopo minacce di sospensione del viaggio e dopo i pesanti fax di Vittorio alla compagnia, riusciamo a avere una vaga promessa per la sera dopo, intanto il gruppo è ormai deluso e nervoso, ogni occasione è ?buona per iniziare una discussione, e solo la promessa di posticipare il rientro di due giorni riesce a riportare la pace, in serata finalmente arriva la notizia che il giorno seguente ci imbarcano per Johannesburg, poi si vedrà.

01/08/05 “POLDO”
ci conferma la partenza e ci dice che anche il secondo volo Joannesburg Windhock è confermato, facciamo subito il chcek prima che ci ripensino e poi lasciamo l'aereoporto per una visita a Francoforte, l'appuntamento è alle 17 d'avanti al banco South.Alle 17 siamo gia tutti pronti, e alle 20.00 finalmente ci imbarchiamo. L'aereo è pieno in ogni ordine di posti ma il volo è tutto sommato confortevole , Il mattino successivo di buona ora arriviamo a Johannesburg e poco dopo prendiamo il volo per Windhock,Arriviamo a Windhock nella stessa mattinata e troviamo Frodo “Il bimbo” che ci aspetta con Gedeon il capoguida.Andiamo subito al Lodge e prendiamo in carico le moto, il gruppo si fa subito riconoscere e inizia a VAGARE tra l'aereoporto e il Lodge facendo un gran baccano che stride con la tranquillità del posto. Poco dopo un altro problema chi paga la benzina per le moto? Discussione su discussione devo farmi fare un fax da Vittorio per chiarire la situazione, la benzina è a carico dei partecipanti, i miei compagni di viaggio decidono di rimandare la questione a fine viaggio, sembra proprio che questo viaggio non voglia prendere la retta via, a sera grande cena tipicamente Tedesca e poi con la pancia piena tutti a letto .

Dopo colazione ci dividiamo i compiti per organizzare la partenza, chi va in città a fare la spesa, chi all'aereoporto per i bagagli mancanti, chi in banca per fare il cambio. Il clima è perfetto un venticello leggero rinfresca l'aria,Windhock è una bella città, dai tratti occidentali, forse un pò caotica,ma vi si trova veramente di tutto,peccato non poterla visitare più accuratamente,ma dobbiamo muovere e alle 16,00 le quattordici moto e i due camion d'appoggio muovono dal grande parcheggio davanti al centro. Finalmente siamo “On The Road”. Ci fermiamo alle 19,00 a buio, presso il Reit Club di Okahandja. Cena al Club, minestra, patate cotolette, qualcuno riesce a ottenere anche un dessert e per camera la palestra, gonfiamo i materassini ma poi ci attardiamo in chiacchere fino a tardi. La mattina del 04/08/2005 mentre Frodo ritocca la carburazione della Zebra “le moto sono state revisionate integralmente in Italia,gomme e motori nuovi” si va alla pompa, si fanno i pieni e ci si prepara alla partenza, poco dopo mi avvisano che Andrea con L'Impala ha avuto un incidente, mentre sorpassava una vettura questa ha svoltato a destra e si sono toccati, nulla di grave la signora che guidava è gentile andiamo in concessionaria per un preventivo, ce la caviamo con tremila dollari Namibiani circa duecentoventi euro presi dalla cassa benzina, ritornato al club ricordo a tutti di prestare la massima attenzione durante la guida, qui guidano all'Inglese e per noi non è molto intuitivo, decidiamo anche di modificare il nome della moto di Andrea da questo momento si chiamerà Impalato finalmente riusciamo a partire e dopo 350 km di monotono asfalto affiancato da enormi termitai e numerosi paesi (Otjwarong,Outjo,Okaukuejo) arriviamo a sera all'Ethosha National Park, parcheggiamo i mezzi all'ingresso e con i camion d'appoggio andiamo al campeggio interno, paghiamo a due ragazze molto carine e un pò scortesi le piazzole per le tende,vicino alla pozza illuminata, lo spettacolo ci tiene svegli fino a notte fonda è veramente emozionante vedere gli animali che aspettano il loro turno per andare a bere, prima gli elefanti, poi i rinoceronti, e a seguire i predatori e per ultimi gli erbivori,giraffe,zebre,gazzelle, sembra un film. Il giorno seguente saliamo sui camion, tutti vogliono sta,re sul camion col cassone aperto, in piedi per vedere meglio e così solo io e Stefano ci troviamo sul mezzo più piccolo, comodamente seduti. Dopo quattro ore di girovagare nel parco facendo soste lunghe per vedere gli animali iniziano le prime defezioni dal cassone, cotti come zamponi tornano al coperto.A sera grande cena e poi ancora alla pozza dove si ripete il rito dell'abbeverata degli animali, io vado a letto prima di mezzanotte, domani la sveglia è alle cinque.

Oggi si parte di buon ora ripassiamo da Okaukejo e prendiamo per Kamanjab sono 250 Km circa, poche auto e neppure una stazione di servizio, con le moto viaggiamo veloci ma prima di Kamanjab siamo costretti ad aspettare i mezzi d'appoggio per fare rifornimento, quando arriviamo alla stazione di servizio di Kamanjab è quasi mezzogiorno, scopriremo poi, parlando con altri turisti, che esiste una strada sterrata che ci faceva risparmiare 150 Km, Nella stazione di servizio c'è di tutto, anche un supermercato ben fornito dove facciamo ancora spesae e un Tahe Way dove mangiano qualche cosa.Alle due ripartiamo con l'obiettivo di arrivare al Kunene river Lodge,è uno stradone sterrato velocissimo che corre su un altipiano con vegetazione bassa, la strada invita alla velocità ma la presenza di animali sui lati sconsiglia di farsi prendere la mano, a sera siamo ancora distanti dal Kunene e decidiamo di fermarci, siamo stanchi, oggi abbiamo percorso un tappone “DOLOMITICO” di 500 Km con i KTM,le chiappe iniziano a farmi male.

La mattina è dolce percorriamo i 60 Km che ci separano dal Kunene river Lodge su una pista molto bella di terra rossa che si snoda tra vecchi alberi contorti e che a tratti costeggia il fiume Kunene “molto più grande di quello che immaginavo” ogni tanto la pista passa tra le capanne e il fermarsi è d'obbligo una foto, due e si riparte, quando arriviamo al River Lodge ci fermiamo per un caffè sulla terrazza sul fiume,e per aspettare i mezzi d'assistenza. I mezzi d'appoggio vanno molto piano, hanno paura di rompere , ma per i motociclisti questo è inconcepibile, e si lamentano.. Quando finalmente i camion arrivano sono tutti pronti a ripartire e subito si mettono in marcia. Purtroppo nei giorni seguenti durante le lunghe attese altre lamentele prenderanno corpo ma la Raffy, che viaggia sull'assistenza ci confermerà che effettivamente i camion di più non possono andare.Arrivati a Okongwatt abbiamo i primi contatti con gli Imba, le ragazze coperte di terra rossa impastata con burro di capra hanno liniamenti veramente delicati, ma in questa zona il passaggio continuo dei turisti ha modificato i costumi locali, e trasformato queste ragazze in modelle da fotografare dietro compenso,ma le foto più emozionanti sono sempre quelle scambiate con un sorriso.I mezzi ancora una volta sono molto dietro, e li dobbiamo aspettare, a causa di un guaio alla trasmissione di un camion, quasi due ore, l'occasione è buona per riposarsi sotto un albero, quando ripartiamo la pista dapprima larga polverosa e dritta, si insinua tra basse colline rocciose a tratti interrotta da bassi guadi che sono la felicità dei motociclisti nonche l'occasione di qualche foto a effetto.Verso le quattro siamo alle Epupa Falls dove tolto l'abbigliamento da fuoristrada facciamo il bagno tra le rocce adiacenti alle cascate, montiamo il campo e la serata durante la cena decidiamo il programma per i giorni a seguire.

L'otto Agosto partiamo con comodo in direzione Okongwatie e successivamente prendiamo per Opuwo,dove arriviamo per pranzo, facciamo benzina poi ci attardiamo per varie commissioni e per la visita della cittadina fino alle quattro, ripartiamo con l'obiettivo di arrivare a Orupembe, la pista sabbiosa a tratti, che corre tra la vegetazione in direzione Otsiu, miete diverse vittime, su un lungo passaggio di sabbia molto molle che invadeva la carreggiata, passati i primi, a causa del polverone, Filippo,Stefano, Andrea,Gherardo, fanno mucchio e quando la polvere si dirada sono la tutti vicini vicini che se la ridono ancora seduti per terra. Ci fermiamo cento Km prima di Orupembe nella savana bassa e rada per fare campo,e Gedeon, sollecitato da tutti, si mette il cappello da cuoco e ci prepara una cena terribile,da quel momento verrà esonerato dal servizio. Ricominciano le levatacce , si smonta il campo e si parte, primo punto di ritrovo Orupembe, il paesaggio cambia ancora, sono 110 Km di bassa montagna arida, su una stretta pista sassosa, con le moto è puro divertimento, arriviamo rapidi a Orupembe e prendiamo una Coca Cola allo “Shop One” scopriamo che il paese si compone dello “Shop One” e dello “Shop Two” nulla d'altro, aspettiamo i mezzi d'appoggio che arrivano dopo due ore, è mezzogiorno,mangiamo un boccone e ripartiamo, altro cambio di panorama, ci ritroviamo su una larga pista segnata tra colline sabbiose dove qualche cespuglio serve da alimento a giraffe e altri erbivori settanta km dopo facciamo sosta per vedere alcuni animali e per non distanziare troppo i mezzi decidiamo di aspettarli, ma ancora una volta i camion non arrivano, la sosta si fa lunga,iniziamo a preoccuparci e quando ormai siamo decisi a tornare sulle nostre tracce .. eccoli spuntare da lontano, ci dicono che il secondo camion ha rotto un copertone e che ha dovuto aspettare che tornasse il primo per sostituirlo, morale sono le sei e siamo costretti a fermarci al campeggio di Purros. Il campeggio di Purros nullaltro è che un pezzo di savana recintato ma e piacevole dormire tra quelle sabbie,alla sera cena a base di “crescentine” cucinate da Raffaella e Francesco e “Salsiccia” cucinata da me.

Ormai siamo allenati smontiamo il campo in una ora compresa colazione e siamo pronti a partire, appena fuori da Purros inizia una pista pianeggiante ma insidiosa perchè coperta di ghiaia e con grossi sassi che la delimitano, attorno nulla solo in lontananza colline che corrono con noi verso la foresta pietrificata.Passiamo per Sesfontane, piccola cittadina lungo la pista che nel frattempo si è trasformata in strada sterrata, si ripete il solito copione le moto avanti e arrivati a Sasfontane lunghissima attesa dei mezzi, solite lamentele che iniziano a disturbare, andiamo a fare rifornimento e chiediamo del fortino Tedesco riportato in alcune guide, ma scopriamo che è un lodge. Quando arrivano i mezzi subito partiamo, la strada è un susseguirsi di salite e discese a volte anche ripide che terminano in guadi di torrenti dove bisogna fare attenzione a non prenderli troppo allegramente.Arrivati a Palamwag dobbiamo fermarci nuovamente per fare rifornimento, vista l'ora decidiamo di andare al vicino Resort Palmawag ma è tutto pieno, e siamo costretti a fare campo nel parcheggio, per consolarci di questa sistemazione andiamo a cena nel ristorante annesso al Resort poi a dormire, a tarda notte grande movimento tra le tende e scherzi fino a mattino..

Il parcheggio non è particolarmente confortevole, ci alziamo, smontiamo e via verso la foresta pietrificata, la visita è piuttosto deludente, il tutto e circoscritto in un percorso di 800 metri con piante fossili di cui una sola di dimensioni ragguardevoli circa 30 metri Pranzo al volo prelevato dalla cassa viveri e poi deviazione per il Brandeberg su una strada secondaria un pò meno monotona della principale, prendiamo una deviazione non voluta, la srada va via via rimpicciolendosi fino a diventare una piccola carrabile tra i prati che congiunge alcune fattorie, poco dopo sbuchiamo ancora sulla principale e il verde lascia posto all'ocra.Arriviamo al campeggio Bramdeberg White Lady Lodge dove Vincenzo e Paolo stanchi di materassino prendono una camera, durante la cena ancora polemiche, sui mezzi, sull'organizzazione, su ogni cosa, mi accusano addirittura di essere troppo democratico !!!!.

Il mattino dopo sono tutti più tranquilli, mentre il gruppo segue Frodo per una smanettata tra le rocce io e Raffaella con i camion andiamo a Usi per fare la spesa, il ritrovo è d'avanti al supermercato dove mangiamo sotto stretta sorveglianza di alcune donne Herrero “altra etnia locale”, con la pancia piena partiamo in direzione dell'oceano,aggiriamo il Brandeberg su uno sterratone che si insinua tra le rocce, poco dopo la strada piega e ovest e si trasforma in una autostrada sterrata dove si viaggia facile a 110 e più Kh quando arriviamo all'oceano fa un freddo incredibile e il cielo minaccia, ma alla vista della spiaggia di Durissa Bay tutti si scatenano in corse sfrenate,poi sfogati i pruriti al polso destro ci avviamo per la visita alla colonia di otarie di Cape Cross veramente una cosa particolare da non perdere,oltre 10.000 otarie stanno pigramente sdraiate sulla spiaggia incuranti del tempo,a ben guardare sembra un tappeto grigio che si muove. Sono le cinque ed e quasi buio quando riprendiamo le moto, in fila indiana, con un vento micidiale e sotto una pioggerella fastidiosa,percorriamo i 50 km che ci separano da Henties Bay, dove alloggiamo all'hotel De Dune, mega doccia e mega cena, una cosa esagerata. Il 13/08/2005 esco prima degli altri, devo andare in banca a cambiare per pagare l'Hotel, quando torno sono praticamente tutti pronti a partire,pieno e via di volata i 70 km che ci separano da Swakopmund, ed ecco che la strada asfaltata piega verso un gruppo di dune per costeggiarlo facciamo sosta per pranzare e…. due ore per darci dentro, dall'alto della duna più alta lo spettacolo delle dune che entrano nel mare è veramente mozzafiato, poco più avanti noleggiano i quaid, in 10 facciamo un giro divertentissimo io mi faccio prendere la mano e …..mi cappotto. Si fa tardi decidiamo di far campo tra le dune, tutti d'accordo, gli ultimi la smettono di girare che e gia calato il sole, altra carne alla griglia a VINO non ci facciamo mancare nulla, neppure una carbonara da 35 uova, di notte è un concerto. La mattina ci trova con poca voglia di partire, Frodo e non solo lui hanno ripreso a salire e scendere dalle dune ma dobbiamo andare. Ultimo strappo per Windhoeh km 315 di cui almeno 100 sulla C28 che diventa una strada di montagna molto bella, arriviamo a Windhoeh dove come sempre aspettiamo i camion per circa una ora davanti a un take way. Lasciamo le moto dopo 13 giorni e 3.300 km di cui 2.700 di pista.

Ci siamo si torna a casa, senza fretta ci facciamo accompagnare in aeroporto, sbrighiamo le poche formalità e ci imbarchiamo per Johannesburg dove arriviamo in perfetto orario, da li fino a Francoforte e dalla stessa panchina dove ero seduto quindici giorni fa un pensiero alla vacanza passata, non estrema, ma varia e piacevole e un saluto a ...Enrico,Stefano,Alessandro,Andrea,Vincenzo,Palo,Giovanni, Ghe-rar-do, Francesco, Filippo, Carmelo, Ercoletutti e... Raffaella unica donna del gruppo che ha dato prova di grande pazienza.


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Storie racconti ed immagini della nostra più grande avventura africana

 Gruppo Zambon
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2010 - Gruppo Kulczycki

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TRANSANDINA RAID
2010 - Gruppo Barba

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PATAGONIA RAID
2009/10 Gruppo Di Nauta

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ETIOPIA KENYA TANZANIA RAID
2009 Gruppo Mattei

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OMO RIVER RAID
2009 Gruppo Barba

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AFRICAUSTRALE RAID

2009 Gruppo Gioetto

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TRANSANDINA RAID
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BORNEO RAID
2009 - Gruppo Kulczycki

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PATAGONIA RAID
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TRANSAFRICA NORDSUD 
2008 - Gruppo Kulczycki

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TORTUGUERO RAID  2008
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TRANSANDINA  2008
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2006 -
Gruppo Kulczycki

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OMO RIVER RAID
2008 - Gruppo Gioetto

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ITALIA LIBIA RAID
2008 - Gruppo Turchi

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ITALIA SUDAN RAID
2007/2008 - Gruppo Garavelli

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MEKONG MOTO RAID
2007/2008 - Gruppo de Longis

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MADAGASCAR RAID 4X4
2007 - Gruppo
de Longis

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TRANSANDINA 2007
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TRANSAMAZZONICA RAID
2007 - Gruppo Ramperti

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ASIA RAID 2007
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YEMEN OMAN RAID
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TRANSANDINA 2006
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LADAKH INDIA RAID
2006 - Gruppo Kulczkycki

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TRANSAUSTRALIA 2005
Gruppo
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TRANSANDINA 2005
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MARCO POLO 2005
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Gruppo Kulczycki

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NEPAL TIBET RAID 2004
Gruppo Kulczycki

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CINA TIBET RAID 2004
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2003-
Gruppo Kulczycki
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MOTOAFRIKA 2003

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2003-Gruppo
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MONGOLIA SIBERIA RAID 2002
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TRANSANDINA 2002
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TRANSANDINA 2001
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ASIA RAID 2000
Gruppo Kulczycki