EGITTO INIZIAZIONE FARAONI Gruppo Zambon Danilo


MY FARAONI'S RALLY


Data:

23 Gennaio 31 gennaio


My Faraoni’s rally


          

Anche questa è fatta.
Sono riuscita finalmente ad andare in Egitto, quell’Egitto sconosciuto ai più, dove il turismo di massa non arriva, in quei luoghi incantati dove ogni motociclista trova immediatamente il suo habitat naturale.
Come al solito, prima di partire, mi assalgono dubbi e incertezze e, anziché preoccuparmi di cosa mettere in valigia, mi preoccupo di dare risposte alle mie assurde domande, sempre le solite…!: “ Sarò all’altezza? La moto, come sarà? È troppo alta per me? ” e insomma, diamine, sempre le solite incertezze e paure!

Partiamo di mattina presto, e arriviamo a Baharya a tarda notte. I ragazzi appena arrivati vanno subito a cena, perché sono affamati, ma io no, sono più assonnata che affamata e decido di andare a letto immediatamente e saltare la cena.

Ma perché a Baharya? Mi chiedevano le amiche prima di partire.
Baharya è una delle cinque oasi del deserto occidentale egiziano, non ha certamente il fascino di altre oasi più o meno conosciute. Il villaggio più grande dell’oasi è Bawiti. Ultimamente Baharya è diventata famosa per la scoperta di una tomba romana contenente centinaia di mummie. Tra l’altro, a Baharya sono stati trovati tanti altri reperti, oggetti in terracotta per il rito della sepoltura, monete di bronzo ecc. Però noi non siamo a Baharya per questo … siamo qui perché c’è il nostro “quartiere generale” dove si trovano le moto di AnM 

        

Mi sveglio con il rombo delle moto nelle orecchie, i ragazzi le stavano già provando, e sono entusiasti. Facciamo colazione, Valerio assegna le moto, qualche foto, poi partiamo. Facciamo i primi km tra le stradine incasinate e sporche di Baharya, i bambini, più eccitati di noi, ci salutano e ci rincorrono, i più felici sono quelli che riescono a toccare la mano di qualcuno di noi, poi se la ridono quando questo accade. Dopo pochissimi km, ci fermiamo al posto di polizia, ma noi non entriamo. Le pratiche necessarie, per realizzare il nostro itinerario, imposte dallo stato egiziano, sono svolte da un funzionario del turismo venuto dal Cairo, il quale  ci seguirà per tutto il percorso.
Usciti dall’oasi, troviamo immediatamente un deserto dal fondo duro con molti sassi . Solo dopo qualche km (non so con esattezza quanti ) mi trovo ad affrontare la prima difficoltà . Un salitone con sabbia molle sassi e massi rocciosi reso ancor più difficile dai troppi mezzi che tutti assieme la affrontano . Io come al solito mi trovo quasi ultima e vedo chi sta davanti a me . Iniziano a “sgasare” a “dribblare” e capisco che è il momento di alzare il culetto dalla sella e aprire il gas . Sarebbe stato più opportuno fermarmi, analizzare bene la situazione ma vabbè, quando mi trovo in situazioni difficili, per me piccoletta a volte fermarsi significa “cadere” o meglio, far “cadere la moto”. Quando sono sbilanciata in salita non toccando, il più delle volte mi conviene di accelerare più che fermarmi e così ho fatto. Improvvisamente due macchine si fermano e con la coda dell’occhio vedo un motociclista a terra, non posso fermarmi, tento il tutto per tutto e dribblando alla bene e meglio, schivo, prima un masso poi una macchina ferma e salgo con il cuore in gola, sudando e pregando . Appena trovato il terreno pianeggiante mi fermo e controllo dietro . Sono quasi tutti fermi a soccorrere lo sfortunato motociclista. Ma fortunatamente l’incidentato , Ermes, detto “freestyle” , essendo uomo duro, sale in sella, nonostante accusi un forte dolore in tutte le parti del corpo. 
  
                                                                                         
Finita la tappa e finito di montare le tende, veniamo assaliti tutti da un languore allo stomaco e da quel primo campo, diamo inizio al nostro Happy hour ricco di leccornie .
La seconda tappa è una delle più belle , mi sento molto più sicura , inizio ad avere dimestichezza con la moto e tutto diventa meraviglioso . Paesaggio bellissimo, i piloti più bravi salgono sulle dune ai lati della grande pista sabbiosa. Io e pochi altri seguiamo le macchine, l’andatura è giusta e mi posso permette di guardarmi attorno e ammirare il meraviglioso spettacolo che la natura ci offre. Pranziamo in riva al lago Sutra, che è molto suggestivo. Dopo pranzo andiamo a visitare le Grotte di Baharein , necropoli faraonica . 





Ripartiamo e dopo tanta sabbia siamo sull’asfalto, i km da fare su asfalto sono pochi. Non raggiungiamo il canyon di El Areg dove avremmo dovuto campeggiare tra bellissimi roccioni bianchi ma, pernottiamo tra dune . Chiediamo il motivo di questo cambiamento al capo guida il quale ci riferisce che la polizia non ha rilasciato il permesso di entrare nel canyon , infatti i troppi incidenti avvenuti in precedenza hanno reso la zona pericolosa e quindi vietata ai motociclisti . I ragazzi ammazzano la delusione divertendosi a gironzolare su e giù tra le tanto amate dune .
Durante la notte si alza un vento fortissimo che non ci lascerà per tutto il giorno. In certi momenti, il vento è veramente forte, alza talmente tanta sabbia che riesce a trasformare l’ambiente in un'unica uniformità , non si distingue il cielo dalla terra, l’ambiente è tutt’uno, omogeneo, le dune improvvisamente appaiono appiattite , intravedo solo le sagome dei miei compagni di viaggio più vicini a me. Il nostro battistrada , viste le oggettive difficoltà di guida si ferma più volte per radunarci e contarci . All’ultimo appello manca il “tour leader” chiedo a tutti i presenti un po’ preoccupata . Massimo mi dice che manca anche suo fratello Luca , capisco e mi tranquillizzo . Conosco molto bene i due “ soggetti mancanti” irrequieti , smaniosi, entrambi molto vivaci e sempre in cerca di nuove emozioni , infatti li vediamo arrivare poco dopo tranquilli e sorridenti ottenendo il plauso dai compagni di viaggio : “ I motociclisti tra di loro sono sempre molto solidali e accettano ogni impavido comportamento esprimendo sempre grande solidarietà anche quando sbagliano “ …! A questo punto non mi resta che guardare in faccia la realtà e starmene zitta , mi sento una povera pirla e ascolto le risate altrui rimuginando tutta la mia contraddizione sul accaduto. 




Raggiungiamo l’oasi di Siwa dopo pranzo . Il primo impatto con l’oasi non è dei migliori , il vento racchiude tutte le sue bellezze in un manto di sabbia velato .
L’oasi di Siwa conosciuta anche come “ la città del milione di palme”, è la più settentrionale delle cinque oasi del deserto occidentale egiziano. La città di Siwa è il centro principale dell’oasi, con altri villaggi minori costituisce l’insieme abitativo . La popolazione possiede una ricca eredità culturale di cui molti antropologi ed etnologi hanno scritto, la sua reale provenienza è argomento tuttavia ancor oggi dibattuto , anche se è accertata l’origine Berbera. Si tratterebbe di una tribù sahariana che trovò l’acqua e coltivò la terra ivi stanziandovi. Dal 1995 molti investitori hanno acquistato terre, costruito strade e hotel aumentando notevolmente l’incremento del turismo. Anche l’hotel che ci ospita per due notti è di nuova realizzazione. In questo bel hotel possiamo rigenerarci con una divina doccia che ci ridà, in parte, le nostre sembianze abituali e, docciati e profumati ci raduniamo nella hall dell’hotel , dopodichè decidiamo di raggiungere il centro passeggiando per le vie della cittadina. Dopo aver visitato i resti fatiscenti della vecchia fortezza, costruita intorno al 1100 per difendersi da assalti nemici , andiamo a consumare il nostro ormai abituale happy hour sulla terrazza di un bar ristorante in attesa della cena in hotel.

Dopo cena nessuno di noi torna in città .Io mi ritiro immediatamente in camera per leggermi il libro acquistato poco prima il cui titolo è L’oasi di Siwa. Libro molto interessante, scritto da Fathi Malim , antropologo Siwano , dal quale ho potuto ricavare alcune delle notizie elencate sopra. Se vi capita di andare anche voi a Siwa vi consiglio di comperarlo è veramente interessante , parla di tradizioni, costumi e magia di questo meraviglioso popolo .
Oggi giornata molto tranquilla, i km da fare sono molto pochi , ma lo spettacolo è immenso . la giornata è soleggiata, il vento inesistente e quindi oggi, possiamo ammirare tutta la bellezza di questo luogo. Prima di partire il capo guida si raccomanda di seguirlo composti in fila indiana perché stiamo entrando in una riserva e non vuole problemi con la polizia. Attraversiamo campi di palme da dattero e ulivi , unica entrata economica agricola dell’oasi , i campi sono perfettamente irrigati da canali artificiali secolari .
 Appena arrivati oltre questi campi coltivati, troviamo davanti a noi un canale artificiale pieno d’acqua nel quale ,( non si conosce bene il motivo)  , luigi sembrava volesse entrare con anche la moto. Fortunatamente alcuni arbusti hanno represso questa sua insolita iniziativa e salvato la moto da un insolito giretto fuori porta… 

Non vi dico le risate di Miky mentre ci raccontava l’accaduto…!



Arriviamo dopo pochi km al primo laghetto , i vivaci motociclisti non riescono più a controllare il loro naturare istinto , appena il capo guida dice loro che per un ora possono andare dove vogliono, ecco che in un lampo mi trovo sola o quasi.
Pranziamo al Hot Spring Bir huached che non è un Hotel, ma una sorgente di acqua calda circondata da palme. Il luogo è molto suggestivo , peccato che invadenti zanzare rovinino un po’ la pace di questa piccolissima e paradisiaca oasi. In attesa del pranzo alcuni di noi fanno il bagno ed altri sonnecchiano .



Rientriamo in città, la attraversiamo e sempre in moto, andiamo a berci un caffè alla Fonte di Cleopatra . Visitiamo altri due templi poi tutti in hotel .



Oggi sabbia , sabbia e sabbia, siamo nel “grande mare di sabbia” meraviglioso , mi diverto tantissimo, mai avevo fatto salitone in quinta piena e poi discesone da paura piatte, dritte come muri che debbo affrontare con tanta determinazione e concentrazione.  Basta poco, al minimo errore posso rotolare a mo’ di valanga anziché correre giù, in sella alla moto, godendomi questi momenti unici.



Finita la tappa i ragazzi si cimentano in una sfida calcistico con gli egiziani : Egitto 7 –Italia 1 


Anche oggi sabbia , attraversiamo cordoni di dune spettacolari, altre salitone e discesone , prima di entrare nel deserto bianco. Questo è per noi l’ultimo campo , i ragazzi vogliono la rivincita sulla partita di pallone persa clamorosamente la sera prima. Stanno giocando e naturalmente perdendo…sono sul due a uno per gli egiziani .I ragazzi si sentono forti del fatto che gli egiziani sono “ moralmente sconfitti” quando, si sente qualcuno dire “ manca una moto” , ma nulla, i ragazzi continuano indifferenti al grido d’aiuto . Solo dopo parecchi minuti, quando la convinzione che mancava un partecipante si concretizza , lasciano a malincuore la partita, vista la convinzione che gli egiziani erano “moralmente sconfitti” . Facciamo la conta e ci si rende conto che in effetti manca Radames ed inoltre  si paventa l’ipotesi che sia rimasto senza benzina. Valerio e Michela con un po’ di benzina vanno immediatamente a cercarlo visto che, tra l’altro, manca pochissimo all’imbrunire. Nel frattempo , nell’attesa del rientro del nostro” desaparecido “ preparo l’ultimo nostro “ Happy Hour “ ci sono rimaste ancora tantissime leccornie nelle nostre valigie . 



Il paesaggi intorno a noi è bellissimo ma siamo ormai al termine del nostro viaggio , l’asfalto che ci porterà a Baharya è prossimo e non solo. .. !
Appena avvistati i primi tralicci per le telecomunicazioni ognuno di noi si appresta ad accendere il proprio telefonino e non vi dico , panico. ..! Anch’io appena acceso il mio telefonino vedo tantissimi messaggi di parenti e amici che mi chiedono come va ? Dove siete? . Immediatamente chiamo mia figlia e chiedo il perché di tanta tensione da parte loro. Sapevo che in Egitto era in corso una protesta , ma non ne conoscevo l’ entità . Poi ci chiama Ani rappresentate di spicco del nostro corrispondente in Egitto e ci dice di stare tranquilli e che tutto sarebbe rimasto come da programma . Molto tranquillamente appena arrivati riprendiamo le nostre camere , salutiamo gli amici egiziani e poi doccia.
Mentre me ne sto tranquilla in camera, fuori aimè, l’atmosfera si sta alterando, nel gruppo non regna più la tranquillità, alcuni ragazzi hanno ricevuto notizie da parenti e amici italiani sulla situazione in Egitto e si stanno agitando. Dopo aver telefonato, sia a Roma che al Cairo e di aver ricevuto risposte tranquillizzanti, la tensione nel gruppo anziché diminuire aumenta . Poco dopo il corrispondente ci ritelefona dicendo che purtroppo essendo la situazione al Cairo peggiorata non avremmo potuto fare la già programmata visita alle piramidi del giorno. Appena arrivati l’autista dell’autobus e l’ accompagnatore provenienti dal Cairo ci rassicurano in merito alla nostra partenza, rimandandola però  di un'altra ora rispetto al programma. I nostri accompagnatori inoltre , ci esortano ad evitare la partenza notturna e grazie ad uno speciale lasciapassare turistico otteniamo la sicurezza riguardo alla nostra integrità . Il nostro rientro si è svolto nella massima tranquillità , da Roma, Vittorio ci ha chiamati un paio di volte rassicurandoci sulla conferma del nostro volo . La vista dei tanti carrarmati in città rattrista enormemente il nostro stato d’animo . Passiamo davanti alle Piramidi , ci accontentiamo di uno scatto fotografico al volo e sorridendo penso che in fondo la visita è solo rimandata…!   La speranza di ritornare in quei luoghi è tanta.

Ringrazio di cuore AnM e i favolosi compagni di viaggio, 
GRUPPO MITICO !!!





Per vedere altre foto clicca sotto sui nomi 

Foto di Claudio Gianotti 

Foto di Marco Rogiani

Foto di Zambon Danilo

Foto di Radames Zancanaro


On the road again forever


Indice



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      INDICE

INIZIAZIONE AL DESERTO CON MOTO A NOLO
Storie racconti ed immagini della nostra più grande avventura africana

 Gruppo Zambon
My Faraoni's Rally
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ZAMBIA NAMIBIA RAID
2011 - Gruppo Kulczycki

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RIFT VALLEY RAID
2010 - Gruppo Kulczycki

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TRANSANDINA RAID
2010 - Gruppo Barba

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THAI LAOS MOTO RAID
2009/10 Gruppo Zambon-Losi
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PATAGONIA RAID
2009/10 Gruppo Di Nauta

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2009 Gruppo Mattei

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OMO RIVER RAID
2009 Gruppo Barba

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AFRICAUSTRALE RAID

2009 Gruppo Gioetto

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TRANSANDINA RAID
2009 - Gruppo Cerpelloni

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BORNEO RAID
2009 - Gruppo Kulczycki

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OMO RIVER RAID
2008-2009 Gruppo Tullini

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PATAGONIA RAID
2008-2009 Gruppo Capra

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DANCALIA RAID
2008-2009 Gruppo De Longis

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WEST AFRICA RAID
2008-2009 Gruppo Losi Marna 
-Garavelli Sandro

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TRANSAFRICA NORDSUD 
2008 - Gruppo Kulczycki

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TORTUGUERO RAID  2008
Gruppo Ramperti

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TRANSANDINA  2008
Gruppo Gioetto

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MURZUK-LIBIA RAID EXPRESS
2006 -
Gruppo Kulczycki

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OMO RIVER RAID
2008 - Gruppo Gioetto

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ITALIA LIBIA RAID
2008 - Gruppo Turchi

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ITALIA SUDAN RAID
2007/2008 - Gruppo Garavelli

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MEKONG MOTO RAID
2007/2008 - Gruppo de Longis

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MADAGASCAR RAID 4X4
2007 - Gruppo
de Longis

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TRANSANDINA 2007
Gruppo Bernardini

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TRANSAMAZZONICA RAID
2007 - Gruppo Ramperti

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ASIA RAID 2007
Gruppo Arnoldi

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YEMEN OMAN RAID
2006/2007 -
Gruppo de Longis

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DANCALIA RAID-ETIOPIA
2005
- Gruppo Mattei

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ROYAL ENFIELD INDIA RAID
2006/2007 - Gruppo Rizzo

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TRANSANDINA 2006
Gruppo Forzoni

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LADAKH INDIA RAID
2006 - Gruppo Kulczkycki

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Gruppo
Kulczycki

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TRANSANDINA 2005
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MARCO POLO 2005
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Gruppo Kulczycki

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Gruppo Kulczycki

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AFRICAUSTRALE RAID
2003-
Gruppo Kulczycki
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MOTOAFRIKA 2003

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GILF KEBIR RAID
2003-Gruppo Garavelli

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DJANET TAM DJANET
2003-Gruppo
Kulczycki

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OMO RIVER RAID 2002
Gruppo Kulczycki

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MONGOLIA SIBERIA RAID 2002
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TRANSANDINA 2002
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TRANSANDINA 2001
Gruppo Kulczycki 

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ASIA RAID 2000
Gruppo Kulczycki