Camerun raid


Data:

agosto 2004


CAMERUN RAID 2004
di Marna Losi





“La femme avec la petit moto”, sentivo spesso dire ad ogni nostra sosta, la donna con la piccola moto ero io, io che da anni sognavo il Camerun, quel Camerun conosciuto con “Passione d’Africa” storia vera di Cloude Njikr-Bergeret.

Passione d’Africa e passione per la moto, stavo vivendo un sogno, il mio primo raid con la mia “piccola moto”, proprio in quel paese che, attraverso i racconti di Cloude avevo tanto desiderato visitare.
Quando seppi che Alex stava organizzando questo viaggio decisi senza il minimo indugio di partecipare, mi comprai la moto, mi allenai e via……..il desiderio di “correre” sulle rosse piste tra la lussureggiante foresta era talmente forte che nulla poteva fermarmi.

Più si avvicinava il 6 agosto giorno della partenza più la tensione saliva, avevo paura del fango della “pista sapone” , sapevo che sarebbe piovuto, agosto in Camerun è tempo di piogge e che piogge…
Appena arrivati a Douala ci rendemmo conto della situazione, la difficoltà maggiore non era certamente la pioggia, ma la burocrazia…….La lentezza dei camerunesi è indicibile, tutto rallentato all’inverosimile, ore e ore per ogni cosa, banca noleggio auto ecc. non parliamo poi dello sdoganamento delle moto, ben quattro giorni abbiamo dovuto, nostro malgrado, soggiornare a Douala per le lunghe ore di contrattazione, timbri e firme.

Finalmente tutto sembra ok, l’appuntamento è per giovedì mattina alle 8.00, tutti puntualissimi, ma ecco l’ennesima sorpresa !!!!!!!! la partenza è rimandata, solo alle 12.00 possiamo rimettere i caschi e partire.
Una folla di locali ci circonda e rende la partenza ancora più emozionante, avevo il “cuore in gola” ero emozionatissima, emozionata a tal punto che quando vidi uscire dal finestrino dell’automobile che ci precedeva la testolina di Ines con la mia telecamera, non sono riuscita a trattenere le lacrime.
La nostra meta era Faumban (ultima cittadina raggiungibile su strada asfaltata), ma una pioggia battente ci coglie a metà strada e siamo costretti a fermarci a Bafoussan.
Faumban la raggiungiamo l’indomani dove visitiamo il museo, ammiriamo i numerosi oggetti riservati al culto dei capi villaggi, capi delle “chefferies”, come troni e maschere, della cultura bamilekè. Tra tutti i gruppi etnici del Camerun, quello Bamilekè è tra i più ammirati per l’abilità dei suoi artigiani nell’intaglio del legno, al punto che le sculture lignee bamilekè sono considerate tra le più originali del continente.
Ripartiamo alla volta di Banyo, dopo pochissimi km sento l’urlo di gioia dei miei compagni di viaggio, accompagnato da un grandioso “finalmente”!!!!!!!! L’asfalto era finito, iniziava la pista…


Altro momento emozionante (ero l’unica inesperta di fuoristrada) stavamo entrando nel vivo del viaggio…..Alex rimase dietro di me per un breve tratto, poi anche lui se ne andò ……..rimasi sola, con la “motina” d’ora in poi dobbiamo imparare ad affrontare di tutto………
All’inizio ero un po’ titubante, ma la pista si è verificata più facile del previsto, mi sentivo sicura, iniziai ad accelerare e più acceleravo, più grande era il piacere di trovarmi lì……..

I miei compagni li ritrovo dopo una decina di km, ci fermiamo per un frugale pasto per poi ripartire immediatamente, il cielo stava diventando minaccioso, nubi nerissime erano all’orizzonte ed ecco puntualissima di nuovo la pioggia, ora non potevo permettermi di emozionarmi e tanto meno di esitare, dovevo concentrarmi e andare senza indugi.
Mancavano ancora 160 km a Banyo quando Alex ferma il gruppo per valutare la situazione, la pista reggeva bene, la visibilità era resa scarsa dalla pioggia incessante, ma il gruppo unanime decide di proseguire.

A Mayo Darlè troviamo una sistemazione per la notte, decidiamo di fermarci, ormai è buio, Banyo dista ancora una sessantina di km, l’avremmo raggiunta l’indomani.
Non smette di piovere per tutta la notte e l’indomani si riparte sempre accompagnati dall’ormai inseparabile compagna…..la pioggia , raggiungiamo Banyo e , appena fuori città ecco la “ pista sapone”e il primo rocambolesco scivolone….mio figlio…fortunatamente nulla di grave né per lui né per la moto, nel frattempo smette di piovere e riusciamo a fare tutti i 240 km previsti tra piste e asfalto con buche mai viste,gli ultimi 100 km abbiamo fatto “slalom” più che fuoristrada !!!!
L’arrivo a Nganderè,si è rivelato più tranquillo del previsto, la pista ,decisamente impegnativa ,fango, sassi , vero fuoristrada , ma non essendo piovuto, riusciamo ad arrivare all’hotel presto e i ragazzi fanno manutenzione alle moto.
Ora inizio a sentire i primi dolori fisici , mi fanno molto male le ginocchia , non sono abituata a guidare in piedi per tanto tempo , ma fortunatamente per il momento la pista è finita, per raggiungere Garua facciamo 300 km tutti di asfalto e riesco a rilassare le mie povere ginocchia doloranti.
Jean-Pierre (l'autista) dal meccanico, Alex in cerca della bombola del gas , quindi, partenza da Garua in ritardo,e come non detto facciamo meno di un km ed eccoci fermi per le tute anti pioggia. Mi avevano detto che la pista era facile , pensando al caldo del giorno prima ,avevo deciso di mettermi le scarpe leggere , ma come non detto , la pioggia dei giorni precedenti aveva reso la pista una fanghiglia , non riuscivo ad andare, avevo paura e con le “scarpette” certamente non adatte mi sentivo a disagio, decido di fermare l’auto con la mia valigia e sotto una pioggia torrenziale mi metto gli stivali. Ora mi sento più tranquilla ,ma sto guidando malissimo,verso le 13.00 Alex decide di fermarsi, sta piovendo troppo forte , decidiamo di mangiare qualcosa con la speranza che la pioggia cessi o perlomeno rallenti, ma nulla di fatto, dopo un oretta ripartiamo rassegnati. Io parto per prima , decisa, mi sento più sicura di prima e riesco ad affrontare le difficoltà con maggior determinazione, improvvisamente di fronte a noi una visione inaspettata , un guado enorme con forte corrente, Alex lo oltrepassa per primo , non è profondissimo, chiedo ai miei compagni più esperti consigli, la paura è tanta, non lo nascondo, ne parlo con Marco il quale mi rassicura, dicendomi che se non me la sentivo mi avrebbe portato lui la moto su l’altra sponda, osservo attentamente Mirko poi Marco ed ecco che decido molto tranquillamente di provarci……parto e appena arrivata sull’altra sponda noto il sorriso di Alex e tra gli applausi dei miei compagni sorrido,quel sorriso mi accompagnerà per tutto il raid,ora sono tranquilla so di farcela, ormai non temo nulla , tutto diventa più facile, anche il sole ora ci “sorride”.
Raggiungiamo Rumsiki all’imbrunire , al bar i tre “apripista” Alex,Mirco,e Michele quando arrivo stanno già sorseggiando un tè caldo ci voleva proprio per onorare questo 17 agosto , tappa memorabile per la pista e non solo,anche la cena al “ Donchisciotte” , cena succulenta, con pietanze mai assaporate prima, pane appena sfornato, fatto con farina di riso e mais accompagnato da una salsina all’aglio gustosissima , zuppa , faraona con patate novelle e una superba pizza alla cipolla, il tutto cucinato con la luce di un faro di un “Suzuki 50”a Rumsiki non c’era corrente elettrica.
L’indomani facciamo visita al “Sorcier aux crabes” così vengono chiamati in francese gli indovini e, più in generale gli stregoni che leggono il futuro ponendo dei granchi “crabes”appunto in una ciotola studiandone i movimenti. Il granchio del resto è un animale al quale vengono attribuiti da molte etnie del Camerun significati particolari. L’indovino leggendo il futuro di mio figlio gli ha predetto un felice matrimonio con ben tre figli……..auguri Alessandro.

A Rumsiki il panorama è eccezionale e il sole che stranamente vi troviamo fa brillare il verde della rigogliosa vegetazione, anche la pista che ci porterà a Mokolo è fantastica, percorro tutti i 50 km in assoluta solitudine ad andatura turistica , voglio godermi quel panorama fino all’ultimo chilometro.
Tappa a Mokolo non di rilievo , mercato decisamente poco interessante, molto più interessante il mercato di Tourou , al confine con la Nigeria, dalla pista si vedevano i villaggi nigeriani. Il mercato di Tourou è il più bello in assoluto, le donne hanno per copricapo delle zucche colorate che sembrano elmetti.

Si parte da Mokolo per raggiungere Mora , sulla “carta” 70 km tranquilli, ma che tanto tranquilli non sono stati . Purtroppo a 10 km dalla partenza Alex non si sa spiegare il perché , ma cade violentemente e si fa molto male, vista la gravità del caso tutti pensiamo al bacino fratturato.
Per evitare di perdere tempo a caricare la moto di Alex sul pick-up e guadagnare tempo ( Alex aveva assolutamente bisogno di un medico ), Cristina decide di guidare la moto di Michele e Michele quella di Alex , ma purtroppo i 60 km che rimanevano si sono verificati “infernali”, fango a non finire , solchi chilometrici, uadi, alcuni profondi e insidiosi , a Mora arriviamo quando ormai è buio , Alex in macchina soffriva maledettamente , quei 60 km erano per lui interminabili.
A Mora non troviamo nessun medico , Alex decide di trascorrere la notte in Hotel per poi andare il giorno dopo all’ospedale di Maroua, dove l’esito delle radiologie risulta essere negativo, nessuna frattura , tanto meno al bacino , quindi decide di rimanere con noi fino alla fine del raid.

Da Mora tutto diventa più facile , il sole ci accompagna fino a Wangai dove troviamo a (mio parere) la pista più bella , forse perché dopo tanto asfalto desideravo ritrovarla, forse perché sapevo che era l’ultima ,non so ,so soltanto che tutto era meraviglioso , soprattutto il tratto della “reserve du faro”, indimenticabile …tutto sembrava “sorridere” in un atmosfera unica, anche le donne che incontriamo sorridono e si lasciano fotografare senza chiedere soldi o cadeaux .
A Wangai piove tutta la notte e al mattino appena sveglia mi sono trovata nel “caos”, non riuscivo a concentrarmi tanta era la confusione in me, dovevamo smontare il campo , preparare un piccolo bagaglio per il trekking , il tutto mentre pioveva, tutte le nostre valige erano ammassate in una stanza piccola e buia , gli abitanti tutti attorno a curiosare, insomma un ora di caos infernale di totale confusione.
Partiamo avvolti nelle nostre mantelline anti pioggia , gli sguardi malinconici di Ines e Alex mi rattristano , ma Alex purtroppo ancora faticava a camminare e non poteva certo venire con noi.
Dopo circa un paio d’ore di cammino, raggiungiamo una scuola presso un villaggio Koma dove possiamo riposarci riparati dalla pioggia , eravamo fradici , dopo circa un oretta ripartiamo e nel mentre smette di piovere, appena usciti dalla scuola sentiamo i “tam-tam”provenienti dal vicino villaggio, gli abitanti stavano danzando ,ma non per noi , non era una danza preparata per noi turisti , stavano danzando per se stessi per il loro piacere.

Lungo il cammino incontriamo donne che lavorano i campi, con il loro caratteristico “gonnellino” Cachè-sex , fatto di foglie , chiedevano tabacco, per loro è il regalo più gradito in quanto tutte le donne Koma fumano la pipa.
Arrivati a Libru , campeggiamo presso il piccolo villaggio che, al nostro avvivo era deserto, tutti gli abitanti erano nei campi a lavorare, finito di montare le tende corriamo al ruscello dove rimaniamo per molto tempo a goderci la frescura in assoluta tranquillità.

Il secondo giorno di trekking è decisamente più difficile ma in ogni caso piacevole.
Lasciare Wangai significa dire addio alle piste, d'ora in poi troveremo solo asfalto, e, soprattuto l' avvicinarsi della fine del raid. Raid condiviso con ragazzi in gamba , veramente un bel gruppo Marco il “radiologo”saggio e brillante , Mirco “mister fibra”il “nobile”del gruppo sempre perfetto, Alessandro P.detto il “Meloni”con i suoi aneddoti ha rallegrato il gruppo in ogni momento, Michele”l'ingeniere” bravo motociclista, Cristina animo gentile, sempre sorridente , anche di fronte all'ennesimo piatto di riso in bianco, Alessandro Z. l'unico del gruppo a non avere la moto adatta ma che comunque con l'esuberanza dei suoi vent'anni è riuscito ugualmente a terminare il raid con onore (quasi come il padre...) Alex il “capo” sempre a discutere e contrattare ,questi camerunesi lo hanno fatto disperare, ed in fine Ines “la saggia” tranquilla e decisa , compagna di viaggio ideale.
L'addio al Camerun lo diamo con un piacevole tuffo tra le spumeggianti onde nell'oceano, ai piedi del monte Camerun .
Marna


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Storie racconti ed immagini della nostra più grande avventura africana

 Gruppo Zambon
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2011 - Gruppo Kulczycki

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2010 - Gruppo Kulczycki

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TRANSANDINA RAID
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2009/10 Gruppo Di Nauta

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2009 Gruppo Mattei

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2009 Gruppo Barba

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AFRICAUSTRALE RAID

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TRANSANDINA RAID
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2009 - Gruppo Kulczycki

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OMO RIVER RAID
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PATAGONIA RAID
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WEST AFRICA RAID
2008-2009 Gruppo Losi Marna 
-Garavelli Sandro

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TRANSAFRICA NORDSUD 
2008 - Gruppo Kulczycki

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TORTUGUERO RAID  2008
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TRANSANDINA  2008
Gruppo Gioetto

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OMO RIVER RAID
2008 - Gruppo Gioetto

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ITALIA LIBIA RAID
2008 - Gruppo Turchi

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MEKONG MOTO RAID
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2007 - Gruppo
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TRANSANDINA 2007
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TRANSANDINA 2006
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TRANSAUSTRALIA 2005
Gruppo
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TRANSANDINA 2005
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MARCO POLO 2005
Gruppo Pistore

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Gruppo Kulczycki

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NEPAL TIBET RAID 2004
Gruppo Kulczycki

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CAMERUN RAID 2004
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AFRICAUSTRALE RAID
2003-
Gruppo Kulczycki
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MOTOAFRIKA 2003

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GILF KEBIR RAID
2003-Gruppo Garavelli

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DJANET TAM DJANET
2003-Gruppo
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OMO RIVER RAID 2002
Gruppo Kulczycki

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MONGOLIA SIBERIA RAID 2002
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TRANSANDINA 2002
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TRANSANDINA 2001
Gruppo Kulczycki 

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ASIA RAID 2000
Gruppo Kulczycki