TAM DJANET RAID GRUPPO GEMIGNANI


Racconto di Raid da Tamarrasset a Djanet


Testo di Francesco Congedo
Foto di Tatiana Frizzarin e Federico Gemignani




In moto dal 26 Dicembre 2009 al 4 Gennaio 2010

Tamarrasset, sud dell’Algeria, Dicembre 2009, anzi quasi 2010. Dopo aver dormito, solo poche ore, aver  mangiato qualcosa al volo, stanco di un viaggio durato quasi 24 ore, colpa delle coincidenze, arriva il momento dell’avventura. Ho solo una vaga idea  di quello che stiamo per fare. È il mio primo raid. Mi assegnano a caso una moto ( husqvarna TE510, sembrano tutte uguali ) e subito comincio a scorrazzare all’interno del camping per prendere confidenza con la guida, senza sapere esattamente come valutare il mezzo, perché non sono un esperto di meccanica e nel mio curriculum non vanto certo dei campionati da motocross. Quindi, con molto timore, saggio la potenza del veicolo provando il tutto, quasi impedito da un abbigliamento ingombrante,  costituito da stivali da enduro, protezioni ai gomiti e alle ginocchia e pettorina, che sembrano sfavorire una guida agevole, ma più che  apprezzabile per utilità e sicurezza. Dopo le ultime raccomandazioni si parte, finalmente.  Il primo pezzo è in asfalto, ma finisce rapidamente, la guida è facile, ma inizio a sudare e presto intuisco che perderò qualche chilo in questi giorni, e questo non mi dispiace affatto, anzi. Dopo pochi chilometri il terreno diventa insidioso ed è necessaria tutta la mia attenzione per mantenere l’equilibrio. Mi preoccupo, guidare nella sabbia non è proprio la mia specialità, per fortuna ci sono pochi tratti e quindi mi rassicuro pensando che forse non sarà così dura, come sembra. Ahimè, povero illuso, ancora non so cosa mi aspetta. Siamo diretti tra i monti dell’Assekrem e, a parte qualche incertezza, ho l’impressione di cavarmela abbastanza bene perché riesco a mantenere una posizione di mezzo tra i piloti, ma anche perché ho il terrore di perdermi. Siamo seguiti, però, dalle jeep d’appoggio e dai partecipanti al seguito, quindi non mi preoccupo più di tanto. Subito il terreno va in salita, dobbiamo completare i primi 80 km e inizia a calare la sera, l’ultimo tratto è decisamente più buio e nelle zone d’ombra i miei occhiali polarizzati, utilissimi sino a quel momento, mi impediscono una vista ottimale. Ma questo non è niente in confronto alla difficoltà che subito si presenta. Lo sterrato diventa roccioso con piccoli massi che richiedono una guida quasi da trial per essere superati.

              
Nonostante l’orario continuo a sudare e onestamente il mio coraggio e la mia sicurezza minacciano di cedere, la fatica fa il resto e la moto si spegne più volte in salita. La guida è lenta , troppo lenta e perdo facilmente l’equilibrio. Decido di rischiare una guida più veloce e di guardare un po’ più in avanti per evitare i grossi ostacoli, devo scegliere rapidamente i micro percorsi più facili e finalmente, dopo non poche imprecazioni, arrivo in cima, al rifugio, felice di aver terminato la giornata senza incidenti. I miei compagni sono già lì ed io parcheggio la moto come se fossi tornato da una passeggiata, quindi scambio con gli altri considerazioni banali sul percorso ostentando una sicurezza che in realtà non ho. Bene! Mi scelgo una tenda e tento con scarso successo di montarla, per fortuna viene in mio soccorso Sabrina, motociclista del gruppo che insieme a Elisabetta, altra motociclista, mi fanno decisamente dubitare sulle mie capacità di pilota e di campeggiatore. La temperatura scende rapidamente, credo intorno ai 5 gradi, ma noi siamo subito confortati da una calda “ sbobba” dall’incerta origine, preparata dagli operatori del rifugio che, al mio immaginario, è sembrata come la più squisita delle pietanze. Dopo cena ci attardiamo un po’ tutti a chiacchierare, la conversazione si fa subito piacevole il che mi lascia intuire che i miei compagni di viaggio sono persone squisite, disponibili e soprattutto affidabili. Molti di essi hanno affrontato altri percorsi del genere e quindi capisco che avrei un sicuro supporto se confidassi loro le mie incertezze. Fare l’eroe non mi aiuterebbe di certo.


Quindi, idealmente, nomino Marco 1 (c’è un altro Marco tra i piloti), il crossista del gruppo, come mio istruttore personale. Egli non mancherà di consigliarmi per il meglio e la sua competenza tecnica mi aiuterà spesso a  superare i momenti più impegnativi del percorso. Arriva il momento di salutarci per la notte, il che  mi costringe a fare i conti con una situazione che non avevo mai affrontato nella mia vita, non mi vergogno a dirlo: la prima notte in tenda. Tento più posizioni ma il sonno è disturbato dalla mia assoluta inesperienza, dalle chiacchiere di un altro gruppo di spagnoli che si attardano rumorosamente, dalla preoccupazione di una discesa pericolosa e, non ultima nei miei dubbi, dalla possibilità o meno di terminare in sella quest’avventura insolita, senza danni. Prima di addormentarmi, più per sfinimento che per sonno, ripenso alla mia casa, al mio divano, alla mia chitarra, alle mie poesie e mio convinco di essere stato un pazzo a voler affrontare questo viaggio con tanta leggerezza.
La mattina arriva quasi subito e dopo lo smontaggio della tenda, letteralmente fatta a pezzi dalla mia goffaggine, completo la vestizione, il rifornimento e subito si scende. La mia altezza, 170 cm, forse dovrei dire la mia bassezza, mi fanno sentire come un nano. Riesco a malapena a toccare per terra e ogni volta ho l’impressione di arrampicarmi sulla moto, anziché salirci.
La discesa si presenta ripida, ma con mio sollievo riesco a superare facilmente gli ostacoli e via giù di corsa, ma non troppo, per tornare nei pressi di una simpatica cascatella a rinfrescarci un po’.
Purtroppo uno dei piloti si impunta su una curva e cadendo si fa male ad una spalla. E’ Gianluca, ragazzo abbastanza pratico ed esperto, sarà costretto a fermarsi per un paio di giorni. Ci seguirà in jeep scalpitando, prima di riprendere in mano la moto. Mi rendo conto che non si scherza e faccio ancora più attenzione alla guida accelerando così il mio metabolismo che si ribella facendomi sudare ancora più copiosamente. Ci sono 30 gradi secchi e ventilati. Le mie labbra cominciano a soffrire e dopo qualche giorno si gonfiano e si spaccano, perché non le ho protette adeguatamente.


Nel pomeriggio si riparte in direzione della piccola cascata, che avrei evitato volentieri. Ma il percorso diventa il mio trampolino di lancio… sulla sabbia. La moto sprofonda letteralmente nel terreno costringendomi ad una guida faticosissima.
Non posso negarlo, mi sento un inetto alle prese con la sabbia e odo le voci dei miei amici e soprattutto di Marco1 che mi esorta a dare gas, quando la moto rischia di insabbiarsi.
E’ una cosa illogica, mi ripeto: accelerare quando sto rischiando di cadere, qualcosa non quadra. E’ la mia paura che mi impedisce di usare questa tecnica, giusta tecnica. Però, pian piano, spostando il mio peso indietro, imparo a “ galleggiare “ sul plateau. Ragazzi, che spettacolo! La moto va che è una meraviglia. Anche il mio amico Agostino che ha esperienza, anzi non esperienza, pari alla mia, se la cava benissimo. Siamo gli unici due del sud, pugliesi esattamente, a partecipare al raid. Siamo  poi rimasti molto legati, oltreché per motivi di territorio, anche per motivi di affinità. Purtroppo Agostino, in un capitombolo tra sabbia e roccia si procura una contusione dolorosa al polso che lo fermerà per qualche giorno.
Ricomincia così la mia preoccupazione e all’istinto di tirare fuori tutti i cavalli disponibili della moto prevale un senso, non esagerato, della prudenza. Questo non mi impedisce di sfottere l’amico Ivan con scherzosi sorpassi al limite della velocità sui plateau immensi che spesso si presentano davanti. Lui mi concede qualche vittoria, fingendosi rammaricato per essere stato battuto da un novello come me e questo farà di noi due motociclisti molto affiatati; non dimenticherò mai il rumore del vento sul casco, in queste scorrazzate veloci,  che supera il rumore della moto.

Quando finalmente arriva la sera la mia prima preoccupazione è montare la tenda, trovo ancora difficoltà, ma sono molto felice perché, anche questa volta, sono arrivato a fine giornata con le ossa ancora tutte a posto, nonostante qualche capitombolo rocambolesco. Sedersi davanti al fuoco, dopo una cena dal menù improbabile proposto dal nostro capogruppo, è una soddisfazione che non provavo da anni, così abituato a scontati pranzi e cene nel mondo civile.
Le  insalatone  sono più un mischiare elementi diversi, nei primi piatti gli ingredienti sono in  contrasto e combattono per essere accettati dal nostro stomaco, e tutto ciò diventa oggetto di interminabili risate e aneddoti nati sotto le stelle, durante le notti di luna piena, che ci faranno addormentare con il sorriso  sulle labbra.
Ogni sera sono contento di andare a dormire in questa piccola tenda che è diventata la mia casa, in cui ogni cosa ha trovato pian piano il suo posto, in cui ormai tutto è posato sapientemente in modo tale da essere rapidamente ritrovato al momento del bisogno. Ho trovato  una casa nel deserto. Che strana sensazione, penso, devo essere diventato pazzo! All’improvviso riesco a fare a meno di tutte le mie comodità, senza sforzo, con il piacere di farlo, scoprendo anche un po’ la voglia di essere selvaggio, senza preoccuparmi delle apparenze e allontanandomi da quello che può sembrare uno stile di vita civile nel nostro paese, ma che in realtà è solo un seguire regole dettate da un consumismo esagerato.

        
Elisabetta, Axel e Sabrina

Mattina : Axel è un tedescone oltre i cento chili che ha dubbi, anche lui, sulla guida nella sabbia. Scoperto il trucchetto, però, non riesco a liberarmi del suo ‘culone’, fisso, davanti a me. Traboccante di simpatia, non fa altro che, con la sua moto, procurarmi un solco profondo dal quale spesso fatico, arrampicandomi, per uscire. Mai seguire la scia, le scie sono come le sirene di Ulisse, sono facili da seguire  per comodità di percorso, ma prima o poi ti attirano in trappola e quando la tua attenzione cala ti costringono in una direzione che non vuoi prendere, facendoti facilmente cadere; potrei testimoniarlo personalmente e vi assicuro che mangiare la sabbia non è piacevole come ingurgitare le insalatone proposte dal campo, anche se devo ammettere che la sabbia come ingrediente non è mai mancata.
Alla stessa altezza ci sono  Paolo e Roberto, grandi motociclisti che hanno attraversato il mondo in moto, non hanno mai accennato alla benché minima difficoltà nei percorsi più difficili.
Anche loro fanno parte delle “prime file” di cui dopo i primi giorni, orgogliosamente, faccio parte anch’io, forse solo perché gli altri mi lasciano fare. Sabrina ed Elisabetta seguono il gruppo un po’ più arretrate, ma sono certo che con la loro leggerezza riuscirebbero anche a galleggiare sull’acqua, tanto sono sicure e tenaci. Ogni pilota ha una guida diversa, Marco 2 sembra incollato alla sella e mi sorpassa di tanto in tanto ad una velocità talmente alta da sembrare un marziano, tutto ciò ovviamente sempre in tratti difficili, insidiosi e tra nuvoloni di polvere. Il taciturno, l’ho denominato. Ragazzo di grande intelligenza, è arrivato all’aeroporto già con gli stivali addosso e così è ripartito, mi ha strappato un ultimo sorriso quando l’ho visto allontanarsi l’ultima volta in direzione del suo gate, sempre con la stessa calzatura. Subito a fianco o davanti, di solito, Gaetano, l’uomo dalle mille risorse, che si era fermato per una febbre improvvisa. La mattina seguente non ha voluto saperne di rimanere al seguito con la jeep. L’ho visto cadere una volta proprio davanti a me, l’ho visto alzarsi “ incazzato” perché non aveva visto la dunetta a causa della polvere, come non fosse colpa sua, ma del deserto che gliela aveva messa lì davanti all’improvviso, senza avvisarlo. Mi viene ancora da ridere se ripenso invece a Davide che, in una caduta costatagli una bella contusione al piede, imprecava dicendo “ Sabbia di merda”, ah! ah! ah! Cosa si aspettava di trovare nel deserto? E poi c’è Dario, il mago che si diletta a far previsioni su tutti i componenti del gruppo; non ho ancora  scoperto se fa sul serio quando legge le carte, ma fa sul serio nella guida della moto e non l’ho visto mai esitare davanti alle difficoltà o all’essere cavaliere instancabile, sempre pronto a soccorrere il sesso debole.
Si, ma dove sono le dune?

Dopo quasi tre giorni in cui il paesaggio ha mostrato di sé tutte le sfaccettature, terreno roccioso, sabbia e roccia, sterrati di ciottoli, plateau immensi circondati dai monti rocciosi dell’Hoggar, finalmente è apparsa una grossa duna, sola soletta che costeggia uno uadi faticoso e insidioso da attraversare. Intrappolato da un solco profondo, ho ‘abbracciato’ una dunetta cespugliosa, prima di raggiungerla, ovviamente dopo un ruzzolone da stuntman.
Qui si scatena tutta la furia dei motociclisti, come fossero guerrieri in battaglia , accompagnati dalle urla delle moto che sembrano grida di guerra. La duna viene fatta a pezzi tagliata dai solchi delle moto, ma il deserto la riparerà presto, aiutato dal vento e rimettendola a posto come se nessuno fosse mai passato.
Illusi, il deserto se ne frega dei vostri solchi, delle vostre cadute, delle vostre imprecazioni, dovete solo pregare di non essere molto imprudenti, altrimenti il deserto non perdona. Sono queste le considerazioni che faccio prima di affrontare la mia duna.
Il suo manto vellutato e all’apparenza duro mi invita, con tutta la sua bellezza, ad essere percorso ed io, che ho chiuso gli occhi della ragione, mi sono tuffato con incoscienza in quel mare di sabbia.
Non sembra vero, l’addestramento forzato dei giorni precedenti mi permette di cavalcare i dossi in tutti i sensi, senza mai cedere al timore di cadere e, con calibrata misura di potenza, riesco a planare su quelle curve sinuose come fossero i seni giganti di una donna bellissima.
E così, il giorno dopo, finalmente conosco l’ erg, l’immensa distesa di dune che mi sfida con la sua apparente immobilità, le sue insidie, le sue ombre, i suoi colori, che affronto planando  con cuore  da guerriero.



Dune

Plano su dune dorate
e ascolto il vento,
mentre tutto si confonde,
volo,
sui colori della sabbia,
col cuore in gola,
come un ragazzino,
plano e poi riplano
scopro, con sorpresa,
che sono vivo in questo sogno,
e mi ripeto ancora,
più volte,
perché il sogno non finisca mai.


E arriva sera, 31 dicembre . Il Capodanno non viene segnato dal deserto e lo scorrere del tempo, in questo nulla, viene misurato solo da noi motociclisti. Stiamo passando da un anno ad un altro senza alcun avviso e il segnale più evidente ci viene dato dal cielo, meravigliosamente stellato, illuminato da una luna piena appena tagliuzzata da un’inaspettata eclissi  che ci trattiene con i volti stupiti e compiaciuti per la fortunata coincidenza. Ma la stanchezza prende il sopravvento e anticipiamo il festeggiamento, con mio notevole sollievo, di un’ ora. In fondo è solo una questione di fusi orari, di convenzioni e quindi mi rendo conto che l’accordo di questa minoranza di motociclisti, in quest’angolo di deserto, diventa la nostra convenzione esclusiva per un capodanno speciale.
Il contorno di alte dune e spazi indefiniti ci protegge dal resto del mondo come fossimo una piccola comunità indipendente.
Abbiamo già fatto il giro di boa e il nostro raid sta per volgere al termine, mancano un paio di giorni alla partenza. Comincio a rimpiangere i ciuffettini di erba secca che all’improvviso interrompono i plateau, le rocce che circondano le dune e che qualche volta sembrano affaticarsi per tenere fuori la testa dalla sabbia, i repentini tramonti che raffreddano all’improvviso la sabbia e le albe che riscaldano i nostri corpi intorpiditi dal gelo della notte, i rari pozzi d’acqua e le cascatelle che ci hanno rinfrescato, i simpatici volti dei nostri meccanici, Valerio e Manuel, che si sono prodigati per farci divertire con le moto sempre in ordine. Rimpiangerò il “ filosofo” Renato , partecipante al seguito, che ha incorniciato i tramonti con le sue perle di saggezza rendendo più piacevole il viaggio a tutti e  in particolare ai viaggiatori in jeep, compreso il paziente Fabio. E le donne, Cinzia, Deborah, Marcella, Michela, Monia, Tatiana il cui sorriso e amicizia hanno alleviato le nostre fatiche.
Ma la nostra avventura non è ancora finita.
Giorno di partenza, stiamo per riunirci per l’ultimo pranzo prima di rientrare a Djanet, città da cui ripartiremo di notte.
Manca Ivan, qualcuno l’ha visto che seguiva la direzione sbagliata senza riuscire a fermarlo, la preoccupazione aumenta, cominciamo a mangiare qualcosa, ma intanto le guide iniziano a cercarlo. Parte anche Federico, come chi è? E’ il nostro capogruppo. Strano che ancora non abbia ancora parlato di lui? No, non è strano, ho voluto uniformarmi al suo saper essere discreto, oltreché misurato, temerario e soprattutto carismatico. E’ stato il mio riferimento per tutto il viaggio. E’ riuscito a mantenere unito il gruppo senza alcuno sforzo. E’ stato lui che, per primo, è andato a cercare Ivan quando si è perso nel deserto, per un guasto alla moto, e che ci ha fatto tirare un sospiro di sollievo al ritorno, in sua compagnia.


Motociclista

Nel buio della notte
ascolto il rumore del silenzio,
di questo immenso spazio
che ho solcato come il mare
con la paura di affogare,
inghiottito da onde di soffice sabbia,
bagnato di paura e di fatica,
ammaliato e distratto da tanta bellezza.
Vulnerabile come un bambino
che si distrae davanti a un gioco:
un gioco di morte ,
le cui vittime sono segnate solo dall’uomo,
nell’indifferenza più totale del deserto.


Questo per ricordarci che il deserto non t’aiuta, potresti diventare parte del territorio senza che alcuna roccia versasse una sola lacrima per te. Quindi attenti! Il deserto se ne frega!
A proposito, anch’io , Francesco, faccio parte del gruppo.

Grazie Avventure nel Mondo!


Indice



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In attesa del Libro:
L'EPOPEA DEL 
 
MOTOCLUB 4X4
AVVENTURE
 
Tutte le relazioni 
dei raid realizzati 
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      INDICE

INIZIAZIONE AL DESERTO CON MOTO A NOLO
Storie racconti ed immagini della nostra più grande avventura africana

 Gruppo Zambon
My Faraoni's Rally
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ZAMBIA NAMIBIA RAID
2011 - Gruppo Kulczycki

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RIFT VALLEY RAID
2010 - Gruppo Kulczycki

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TRANSANDINA RAID
2010 - Gruppo Barba

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THAI LAOS MOTO RAID
2009/10 Gruppo Zambon-Losi
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PATAGONIA RAID
2009/10 Gruppo Di Nauta

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ETIOPIA KENYA TANZANIA RAID
2009 Gruppo Mattei

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OMO RIVER RAID
2009 Gruppo Barba

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AFRICAUSTRALE RAID

2009 Gruppo Gioetto

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TRANSANDINA RAID
2009 - Gruppo Cerpelloni

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BORNEO RAID
2009 - Gruppo Kulczycki

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OMO RIVER RAID
2008-2009 Gruppo Tullini

----------------------
PATAGONIA RAID
2008-2009 Gruppo Capra

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DANCALIA RAID
2008-2009 Gruppo De Longis

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WEST AFRICA RAID
2008-2009 Gruppo Losi Marna 
-Garavelli Sandro

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TRANSAFRICA NORDSUD 
2008 - Gruppo Kulczycki

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TORTUGUERO RAID  2008
Gruppo Ramperti

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TRANSANDINA  2008
Gruppo Gioetto

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MURZUK-LIBIA RAID EXPRESS
2006 -
Gruppo Kulczycki

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OMO RIVER RAID
2008 - Gruppo Gioetto

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ITALIA LIBIA RAID
2008 - Gruppo Turchi

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ITALIA SUDAN RAID
2007/2008 - Gruppo Garavelli

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MEKONG MOTO RAID
2007/2008 - Gruppo de Longis

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MADAGASCAR RAID 4X4
2007 - Gruppo
de Longis

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TRANSANDINA 2007
Gruppo Bernardini

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TRANSAMAZZONICA RAID
2007 - Gruppo Ramperti

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ASIA RAID 2007
Gruppo Arnoldi

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YEMEN OMAN RAID
2006/2007 -
Gruppo de Longis

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DANCALIA RAID-ETIOPIA
2005
- Gruppo Mattei

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ROYAL ENFIELD INDIA RAID
2006/2007 - Gruppo Rizzo

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TRANSANDINA 2006
Gruppo Forzoni

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LADAKH INDIA RAID
2006 - Gruppo Kulczkycki

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SILK ROAD RAID 2006
Gruppo Castagna

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TRANSAUSTRALIA 2005
Gruppo
Kulczycki

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TRANSANDINA 2005
Gruppo de Longis

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MARCO POLO 2005
Gruppo Pistore

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GREAT SAND RAID 2005
Gruppo Kulczycki

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NEPAL TIBET RAID 2004
Gruppo Kulczycki

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CINA TIBET RAID 2004
Gruppo Cristani

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CAMERUN RAID 2004
Gruppo Alex Monticone

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BLUE NILE RAID
2003/2004 - Gruppo Kulczycki

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AFRICAUSTRALE RAID
2003-
Gruppo Kulczycki
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MOTOAFRIKA 2003

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OMO RIVER RAID
2003-Gruppo Cairoli

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GILF KEBIR RAID
2003-Gruppo Garavelli

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DJANET TAM DJANET
2003-Gruppo
Kulczycki

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OMO RIVER RAID 2002
Gruppo Kulczycki

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MONGOLIA SIBERIA RAID 2002
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TRANSANDINA 2002
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TRANSANDINA 2001
Gruppo Kulczycki 

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ASIA RAID 2000
Gruppo Kulczycki