OMO RIVER RAID 2009


Gruppo Barba


Grande avventura motociclistica tra le affascinanti popolazioni della Valle dell’Omo, fino al mitico Lago Turcana. Salita sul Monte Deemtu (4377 mt), percorrendo la pista più alta d’Africa.

 
                                   Confine con il Kenia sul Lago Turcana
Ci vogliono cinque ore per disfare l’intricata matassa della burocrazia doganale etiope e prendere possesso delle nostre moto. Siamo impazienti di iniziare la nostra avventura. Scorta di benzina, pressione delle gomme, acquisto di acqua e gas. E’ ormai pomeriggio quando siamo pronti. Non ci restano che un paio d’ore di luce. Persone sagge deciderebbero di rinviare la partenza al giorno dopo. Ma a volte la saggezza contrasta con la passione. E dopo un giorno di viaggio e una mattina di attesa la voglia di andare non è più controllabile. La decisione è presa: si parte subito.
I 200 km di asfalto che ci separano dal lago Langano si percorrono velocemente. Per arrivare al bellissimo lodge rimangono da percorrere 20 km di pista, resa particolarmente impegnativa dal terreno bagnato dalla pioggia ma soprattutto dal buio. Se il buongiorno si vede dal mattino, certamente questo viaggio sarà una grande avventura! Dopo due ore di guida attraverso una fitta vegetazione e innumerevoli piccoli guadi arriviamo finalmente a destinazione. Le capanne che ci accolgono sono completamente immerse dalla foresta sulla rive del lago.
Percorsa di giorno la pista ha tutt’altro aspetto. Ci accorgiamo solo ora della presenza di decine di piccoli insediamenti e villaggi. Ci godiamo il singolare paesaggio ma soprattutto la divertente guida su terra battuta. Il nostro obiettivo è scendere velocemente verso sud, fino alla lontana Arba Minch, che dista ben 300 km. La strada è in pessime condizioni, polverosa, a tratti asfaltata, a tratti in costruzione. Questo ci costringe ad innumerevoli deviazioni. Ed è solo in serata che arriviamo a destinazione, bagnati dalla pioggia, impolverati, stanchi e ancora una volta con il buio. E’ già la seconda volta in due giorni che contravveniamo ad una delle principali regole di sicurezza della guida in Africa. Dobbiamo fare in modo che non accada più.
Dal lodge di Arba Minch si gode un panorama straordinario sui laghi Chamo e Abaya, separati dal parco nazionale di Nenchisar. Dopo tanto andare avvertiamo la necessità di prendercela con calma.  Decidiamo quindi di lasciare le nostre moto per visitare il parco in auto. Non ci pentiremo di questa scelta perché le piste del Nenchisar sono in gran parte allagate e sarebbero state impercorribili  con le due ruote. Ci dedichiamo all’osservazione di uccelli, babbuini, coccodrilli. Ma il vero spettacolo ce lo regala lo splendido paesaggio incontaminato e la vista dei laghi. Nel pomeriggio non possiamo fare a meno di rimetterci in sella per raggiungere i villaggi Dorse, localizzati sui vicini Monti Guge, a pochi km da Arba Minch. Scegliamo il villaggio di Chencha per visitare una delle famose capanne Dorse, alte fino a 12 metri e simili ad alveari. Approfittiamo dell’ospitalità dei locali per farci cucinare un piatto tradizionale, una specie di pizza preparata con farina di banano. Una vera leccornia.



    Guado per il Parco Mago


                                                                                 Fuori pista
I 100 km per Konso si percorrono velocemente e senza difficoltà. Il vero divertimento comincia quando poco prima della cittadina imbocchiamo la deviazione per il villaggio di Gesergio. La pista, a tratti pietrosa a tratti di terra argillosa, si inerpica tortuosa sulle colline svelandoci un delizioso paesaggio di montagna. Il percorso non è dei più semplici per le nostre moto ed è reso particolarmente impegnativo da una leggera pioggerella che lo rende scivoloso. Tanto che Marino perde il controllo del pesante BMW GS 1150 Adventure e casca a terra, fortunatamente senza alcuna conseguenza. Nonostante tutto, decidiamo di continuare. La nostra determinazione sarà ripagata dal magnifica vista di cui si gode da Gesergio: pinnacoli di sabbia rossa simili a grattaceli la cui bellezza è esaltata dalla luce del tramonto.
Il buio si avvicina ma prima di rientrare a Konso non possiamo fare a meno di curiosare tra le capanne del villaggio. E’ qui che abbiamo il primo vero impatto con la cosiddetta “frenesia da faranji”. Faranji è l’appellativo usato soprattutto dai bambini per chiamare gli stranieri bianchi. Molto spesso, soprattutto nei piccoli villaggi, alla vista dei “faranji” i bambini (e non solo) cercano di attrarre l’attenzione cominciando a scandire ripetutamente “you, you, you”, circondando amichevolmente il malcapitato. Se poi il faranji è un motociclista abbigliato con casco, stivaloni e protezione di tutti i tipi, la frenesia raggiunge i massimi livelli. E come non comprendere la loro curiosità.
Partendo da Konso siamo consapevoli che da ora in poi tutto sarà più difficile: linea telefonica inesistente, piste più impegnative, niente benzina: la valle dell’Omo si avvicina.  La necessità di fare scorta di carburante si rivela un vero problema: né ad Arba Minch né a Konso i distributori sono forniti. L’unica alternativa è il mercato nero, a cui siamo spesso indirizzati dagli stessi benzinai ufficiali. Gira e rigira la benzina si trova sempre, anche se al triplo del prezzo normale. 
La strada verso Jinka comincia con l’asfalto per lasciare subito il posto ad una pista battuta, circondata da un magnifico paesaggio rurale con colline di terra rossa e campi coltivati. Quando in tarda mattinata il panorama si apre finalmente sulla Valle dell’Omo non abbiamo dubbi: scenderemo in giornata nel Parco Mago, considerato uno dei luoghi più selvaggi d’Africa, evitando il pernotto nel polveroso villaggio di Jinka. La pista per il parco Mago è famosa  per essere particolarmente impegnativa, soprattutto in caso di pioggia. Ma noi siamo  fiduciosi e pieni di entusiasmo. Nulla può farci cambiare idea, neanche le nuvole che cominciano ad addensarsi in direzione sud-ovest, quella del parco per intenderci.


    Lago Turcana


              Panorama sulla valle dell'OMO                             Pista nel Parco Mago
La prima difficoltà la incontriamo quasi subito: un guado profondo circa mezzo metro. Ma non sarà questo a fermarci. Poco più avanti attraversiamo il cancello d’ingresso del parco: sembra incredibile ma è in quel momento preciso che comincia a piovere! Percorriamo una ripida discesa piena di buche e pietre. Le nostre moto, tutte BMW, sono decisamente pesanti per fare questo tipo di percorso. Ma con grande prudenza e molta abilità riusciamo tutti ad uscirne senza problemi.
Siamo nella valle dell’Omo! Ora è necessario raggiungere il piccolo campeggio attrezzato nei pressi del quartier generale del parco Mago, unico posto in cui è consentito accamparsi. E’ necessario solo percorrere una stretta pista di 10 km ed è fatta. Ma appena 30 metri dopo la deviazione tutte le moto si immobilizzano letteralmente nel fango argilloso bagnato dalla pioggia! A nulla valgono i tentativi di proseguire. Il fango dopo pochi secondi si solidifica sulle gomme ed abbiamo bisogno del giravite per liberarle. Le moto con parafango basso sono letteralmente inchiodate. Non rimane che girare i mezzi, non senza difficoltà, e ripercorrere i 30 metri fino alla pista principale.
Le moto sono libere. Ma dove andare a dormire? Facile: in un villaggio Mursi. Perché no. E’ casa loro questa. Quindi bisogna chiedere a loro ospitalità. Non tardiamo ad incontrarne un gruppo. Tramite la guida ingaggiata a Jinka, chiediamo di poter piantare la tenda nel loro villaggio. E così sarà. L’esperienza è entusiasmante. Per la prima e forse l’unica volta ci sembra di essere accolti non da turisti ma da ospiti. In serata le donne del villaggio, famose per il piattello labiale tra labro inferiore e mandibola, celebrano la nostra presenza con balli e canti coinvolgendoci nella festa.
La mattina lasciamo il villaggio Mursi, non prima di aver fatto un giro tra le capanne. Ripercorriamo la pista pietrosa per Jinca, decisamente più agevole con l’asciutto, per dirigerci verso Turmi. Da qui guidiamo attraversando un paesaggio pressoché incontaminato caratterizzato da sporadici insediamenti. Forse uno dei percorsi più selvaggi e piacevoli del viaggio. Raggiunta Turmi facciamo rifornimento di acqua, cibo e benzina. Purtroppo non ci sono informazioni certe sulla percorribilità della pista per il Lago Turcana, il nostro prossimo obiettivo. Sarà necessario arrivare ad Omorate e chiedere al locale posto di polizia. La pista per Omorate è in pessime condizioni. Preferiamo seguire alcune piste di sabbia parallele a quella principale. Una volta a destinazione, la polizia di frontiera ci comunica che le condizioni della pista per il Lago Turcana sono buone. Ma di avere il loro permesso per andarci non se ne parla nemmeno. Semplicemente non capiscono il motivo che ci spinge ad arrivare in quella zona di frontiera se non dobbiamo attraversare il confine con il Kenia, che tra l’altro lì è chiuso. Inoltre pare ci siano ci siano scontri tra popolazioni locali. Insomma, mi tocca mettere in campo tutta la mia arte persuasiva per convincerlo che vogliamo raggiungere il Lago Turcana per il mero piacere della esplorazione. Alla fine la spunto: otteniamo il sospirato permesso, con l’unica condizione di portarci dietro due soldati. Affare fatto. Finalmente si parte. Percorriamo in tre ore la divertente pista sabbiosa che conduce le nostre moto sulla riva del Lago Turcana, ai confini con l’Etiopia! La soddisfazione è tanta, ma anche un po’ di stanchezza si fa sentire. Piantiamo il campo nei pressi del posto di polizia e ci godiamo il suggestivo tramonto sul lago.
Il giorno seguente, ripercorrendo la pista sabbiosa per rientrare a Turmi, dopo un guado il fuoristrada di appoggio si blocca. L’autista non ha di meglio da proporci che farsi trainare…dalle moto! Riusciamo a risolvere la questione solo grazie all’aiuto di un mezzo di due turisti spagnoli incontrati nei pressi di Omorate. Arriviamo a Turmi nel primo pomeriggio, appena in tempo per assistere al “salto dei tori”, un impressionante rito di iniziazione: il giovane protagonista diventa uomo a patto di saltare su alcuni tori messi in fila per l’occasione. In caso di rifiuto o fallimento verrebbe marginalizzato e non potrebbe più sposarsi. Ma l’aspetto più inquietante consiste nell’entusiasmo con cui le giovani donne, per lo più sorelle dell’iniziato, supplicano di essere frustate per dimostrare l’amore che le lega al ragazzo ed incoraggiarlo a diventare uomo. A chi pensa che questo sia solo un rito per turisti, posso assicurare che le frustate sono assolutamente vere.
Da Turmi percorriamo quasi 300 km di pista in discrete condizioni. Non possiamo permetterci molte soste perché la strada da percorrere è tanta. Guidando però godiamo di paesaggi straordinari e osserviamo il lavoro dei campi. Una sosta per il pranzo a Konso. Da qui a Yabelo la natura è piacevolmente incontaminata. I numerosi sali scendi dovuti alla conformazione collinare del territorio rendono la guida particolarmente gradevole. Dedichiamo una giornata alla visita della salina di El Sod e ad uno dei famosi “pozzi che cantano”. La strada verso Sud è tutta asfaltata, tranne un ultimo pezzo di sterrata, reso “divertente” dalla consueta pioggia pomeridiana. Assistiamo all’estrazione dell’acqua dai pozzi effettuata da giovani borana, pastori che “animano” i pozzi formando una catena umana e cantando per darsi forza.
Solitamente è difficile mantenere la tensione alta gli ultimi giorni di viaggio. Noi siamo però ancora motivati e concentrati perché abbiamo un ultimo obiettivo da raggiungere: l’altopiano Sanetti nel Parco dei Monti Bale a 4000 mt e se possibile il monte Deemtu a quota 4733 mt. Da Yabello ci spostiamo a Wondo Genet, famosa località termale, impiegando l’intera giornata per percorrere i 330 km di asfalto che separano le due località. Da qui proseguiamo per Goba. Dopo i primi 40 km di asfalto la pista si fa sempre più difficile. Il paesaggio di montagna si caratterizza per le coltivazioni di grano a perdita d’occhio. Le moto cominciano a risentire di qualche acciacco dovuto ai tanti km di pista e alla scarsa qualità della benzina acquistata al mercato nero ma non ci abbandonano. Continuano ad inerpicarsi su una pista piena di pietre appuntite e micro dossi fino ad arrivare finalmente nella cittadina di Goba.
La partenza per raggiungere l’altopiano Sanetti è prevista per l’alba. Il freddo è intenso. Ci copriamo con tutto l’abbigliamento che abbiamo a disposizione. La strada si fa subito ripida. La pista è sconnessa e piena di pietrisco, ma percorribile. Oltrepassiamo il cancello del parco e ci inerpichiamo verso l’altopiano, percorrendo una delle strade più alte d’Africa, forse la più alta! Raggiungiamo l’altopiano (4000 mt) in meno di un’ora. Il panorama è spettacolare! L’aria rarefatta rende difficile la respirazione. Ci guardiamo intorno con calma. Ci sembra di scorgere un branco di lupi etiopi, animali a rischio estinzione ma presenti nell’area. Per arrivare sulla cima del monte Deemto bisogna percorrere una sorta di sentiero molto sconnesso e impegnativa, stretto e pieno di pietre e buche. Ma non possiamo fermarci proprio ora. Lo saliamo con emozione e finalmente siamo in vetta: il GPS indica 4375 mt!!! E’ il giusto coronamento di un viaggio straordinario.


        Pista per Chenca                                                  Pista per Turmi

       Pista sabbiosa per il Lago Turcana                        Verso Jinca

                   Verso Yabelo

                     Bambini Mursi
Motociclisti
Pierfrancesco Barba      BMW GS F650 Dakar
Vittorio Poli                    BMW R 80
Ernesto Babuin             BMW GS 1200
Manino Gobbi               BMW GS 1150 Adventure

Km percorsi: 3200
Km su pista: 2250
Km su asfalto: 950


Indice



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In attesa del Libro:
L'EPOPEA DEL 
 
MOTOCLUB 4X4
AVVENTURE
 
Tutte le relazioni 
dei raid realizzati 
dal nostro 
MotoClub4x4
      INDICE

INIZIAZIONE AL DESERTO CON MOTO A NOLO
Storie racconti ed immagini della nostra più grande avventura africana

 Gruppo Zambon
My Faraoni's Rally
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ZAMBIA NAMIBIA RAID
2011 - Gruppo Kulczycki

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RIFT VALLEY RAID
2010 - Gruppo Kulczycki

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TRANSANDINA RAID
2010 - Gruppo Barba

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THAI LAOS MOTO RAID
2009/10 Gruppo Zambon-Losi
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PATAGONIA RAID
2009/10 Gruppo Di Nauta

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ETIOPIA KENYA TANZANIA RAID
2009 Gruppo Mattei

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OMO RIVER RAID
2009 Gruppo Barba

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AFRICAUSTRALE RAID

2009 Gruppo Gioetto

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TRANSANDINA RAID
2009 - Gruppo Cerpelloni

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BORNEO RAID
2009 - Gruppo Kulczycki

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OMO RIVER RAID
2008-2009 Gruppo Tullini

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PATAGONIA RAID
2008-2009 Gruppo Capra

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DANCALIA RAID
2008-2009 Gruppo De Longis

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WEST AFRICA RAID
2008-2009 Gruppo Losi Marna 
-Garavelli Sandro

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TRANSAFRICA NORDSUD 
2008 - Gruppo Kulczycki

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TORTUGUERO RAID  2008
Gruppo Ramperti

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TRANSANDINA  2008
Gruppo Gioetto

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MURZUK-LIBIA RAID EXPRESS
2006 -
Gruppo Kulczycki

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OMO RIVER RAID
2008 - Gruppo Gioetto

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ITALIA LIBIA RAID
2008 - Gruppo Turchi

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ITALIA SUDAN RAID
2007/2008 - Gruppo Garavelli

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MEKONG MOTO RAID
2007/2008 - Gruppo de Longis

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MADAGASCAR RAID 4X4
2007 - Gruppo
de Longis

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TRANSANDINA 2007
Gruppo Bernardini

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TRANSAMAZZONICA RAID
2007 - Gruppo Ramperti

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ASIA RAID 2007
Gruppo Arnoldi

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YEMEN OMAN RAID
2006/2007 -
Gruppo de Longis

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DANCALIA RAID-ETIOPIA
2005
- Gruppo Mattei

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ROYAL ENFIELD INDIA RAID
2006/2007 - Gruppo Rizzo

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TRANSANDINA 2006
Gruppo Forzoni

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LADAKH INDIA RAID
2006 - Gruppo Kulczkycki

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SILK ROAD RAID 2006
Gruppo Castagna

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TRANSAUSTRALIA 2005
Gruppo
Kulczycki

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TRANSANDINA 2005
Gruppo de Longis

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MARCO POLO 2005
Gruppo Pistore

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GREAT SAND RAID 2005
Gruppo Kulczycki

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NEPAL TIBET RAID 2004
Gruppo Kulczycki

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CINA TIBET RAID 2004
Gruppo Cristani

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CAMERUN RAID 2004
Gruppo Alex Monticone

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BLUE NILE RAID
2003/2004 - Gruppo Kulczycki

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AFRICAUSTRALE RAID
2003-
Gruppo Kulczycki
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MOTOAFRIKA 2003

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OMO RIVER RAID
2003-Gruppo Cairoli

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GILF KEBIR RAID
2003-Gruppo Garavelli

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DJANET TAM DJANET
2003-Gruppo
Kulczycki

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OMO RIVER RAID 2002
Gruppo Kulczycki

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MONGOLIA SIBERIA RAID 2002
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TRANSANDINA 2002
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TRANSANDINA 2001
Gruppo Kulczycki 

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ASIA RAID 2000
Gruppo Kulczycki