Mekong Moto Raid


MOTORAID IN THAILANDIA, LAOS E CAMBOGIA


Data:

MOTOCLUB AVVENTURE 20 DIC 2007 13 GEN 2008


Autore:

Alessandro de Longis


                   MEKONG MOTO RAID


 



ROMA  -  BANGKOK
16/01 – 21/12


Per me il viaggio è iniziato i l 16; ho incontrato Gianpaolo a Fiumicino ed insieme siamo partiti alla volta di Bangkok. Il nostro incarico era seguire le operazioni di importazione delle moto in Tailandia e di fare in modo che tutto fosse pronto all’arrivo del gruppo.
Appena arrivati ci siamo diretti alla GULF AGENCY dove ho consegnato il Carnet ATA e la necessaria documentazione e poi abbiamo cercato un albergo adatto alle nostre esigenze.
I giorni successivi li abbiamo trascorsi tra gli uffici della Gulf in aeroporto, e la città di Bangkok che ci ha accolto con il suo splendido palazzo reale, i suoi canali, i suoi mercati, i suoi centri massaggi ed i suoi locali a luci rosse.
Tutto è andato per il meglio; miss Panee ci ha assicurato che le moto sarebbero state pronte il giorno 21 in coincidenza con l’arrivo del gruppo è così è stato!
I nostri compagni di viaggi hanno avuto appena il tempo di arrivare in albergo e subito dopo, presi un paio di taxi sono venuti in aeroporto dove abbiamo potuto ritirare le moto, attaccare le batterie, gonfiare le gomme fare un po’ di rifornimento e rientrare in hotel per gli ultimi preparativi....
Domani si parte, con un giorno di anticipo sul programma; abbiamo già contrattato un Minivan che ci accompagnerà fino a Chiang Khong al confine con il Laos.


 



PHITSANULOK – CHIANG MAI
23/12  Km. 370

Visto che siamo partiti con un giorno di anticipo sul previsto, abbiamo deciso di spezzare la seconda tappa, e con una piccola deviazione ci dirigiamo verso Chiang Mai. La strada inizia a cambiare così come il paesaggio; si intravedono delle alture che oltrepassiamo con leggeri saliscendi e qualche curva.  La nostra meta ci accoglie con il traffico, i colori ed i rumori di una fiorente città moderna e cosmopolita che riesce ancora a conservare intatto tutto il suo fascino fatto di mura di cinta, canali, mercati notturni e dei tantissimo templi.

    
 
   


CHIANG MAI – HOUAY XAI ( Laos)
24/12  Km. 343


La strada che ci porta verso Chiang Rai attraversa una delle zone più rurali della Tailandia dove ancora oggi la giungla e le terre agricole coprono la maggior parte del suo territorio. Le zone montuose, dove molte colture non sarebbero sopravissute, avevano dato spazio alle piantagioni di papavero, che veniva usato per produrre l’oppio e fino a tempi recenti era la prima fonte di introito per Chiang Rai oltre al turismo; questa è la zona che fino a qualche tempo fa era ancora considerata parte del famoso “Triangolo d’Oro” Arriviamo nei pressi della città ad ora di pranzo dopo aver attraversato una campagna ricca di vallate e visto che abbiamo tempo ci dirigiamo verso Chiang Khong  intenzionati ad entrare oggi stesso in Laos. Grazie al nostro Carnet Ata le formalità di uscita dalla Tailandia vengono sbrigate in pochi minuti e così, dopo aver salutato il nostro autista e caricate moto e bagagli su un piccolo traghetto, sbarchiamo in Laos. Gli uffici della dogana sono chiusi e così andiamo all’immigrazione dove ci rilasciano il visto; troviamo una simpatica Guest House e poi a cena in un tipico locale dove ci servono il cibo crudo che tocca a noi cuocere sulla brace sistemata in mezzo ai tavoli.
 
    


HOUAY XAI – LUANG NAM THA
25/12  Km. 192


La nostra guida vietnamita, che ci accompagnerà per buona parte del raid, si fa attendere. Noi, intanto, andiamo in dogana dove, sbrigate in mezz’ora le formalità,  ci viene rilasciata una targa plastificata da applicare ai nostri mezzi. Alle 11 arriva Dat, la guida,  con un camioncino che ci farà da mezzo di appoggio e con la sua moto: un Suzuki 125!!  Vista l’ora ci muoviamo rapidi lungo una strada assolutamente priva di traffico: attraversiamo foresta che scompare, sparuti villaggi abitati da oscure minoranze etniche, incontriamo contadini alle prese con i lavori agricoli e decine e decine di bambini che  salutano gioiosi il nostro passaggio. Ci fermiamo in un posto sperduto dove riusciamo a mangiare solo qualche frittata e poi di nuovo in sella verso Louang Nam Tha dove, arrivati all’imbrunire, ci facciamo accogliere dalla sua gente cordiale e pronta al saluto.


     
    




LUANG NAM THA – PAKBENG
26/12  Km. 278


La strada che ci conduce a Pakbeng è bella e scorrevole; attraversiamo piccoli villaggi dove la vita scorre lenta e tranquilla e alle 16 raggiungiamo la nostra meta. Pakbeng è un villaggio sonnolento che si anima solo dopo le cinque di pomeriggio quando approdano i battelli provenienti da Luang Prabang o da Houay Xai con il loro carico di variopinti viaggiatori, per lo piu' nord europei, arrivati in Laos alla ricerca di avventura, o semplicemente di relax. Ci sistemiamo in una nuovissima Gest House con vista sul Mekong e scendiamo al porticciolo a contrattare una slow-boat che, dopo aver risalito il fiume,  ci dovrà portare l’indomani sulla pista Muong Ngeun / Xayabouri. Per la cena Renato “er cicogna” ha prenotato un simpatico ristorantino “vista fiume”... ma nella notte il Mekong scompare nelle tenebre.

      


PAKBENG – XAYABOURI
27/12  Km. 137 (off road)


L’appuntamento con il nostro barcaiolo è per le 8.00; salutiamo l’autista della camionetta che ci ha accompagnato fin qui e su una passerella improvvisata ed a forza di braccia carichiamo le moto. Iniziamo la navigazione sul Mekong, letteralmente "madre di tutte le acque”, sulla nostra slow-boat, una chiatta lunga e lenta, tutta per noi. Dal ponte della barca possiamo osservare l’inestricabile foresta monsonica arrampicarsi su picchi scoscesi e ripidi, i differenti tipi di piantagioni, di cui riconosciamo solo quelle di banane, uomini impegnati nel lavoro e bambini sguazzare in acqua, canoe usate come traghetti per spostarsi da una riva all’altra o da villaggio a villaggio, imbarcazioni che trasportano merci. Dopo un’ora e mezza di navigazione sbarchiamo le nostre moto tra la curiosità della gente del posto, prendiamo un’altra camionetta e ci mettiamo in cammino. La pista si addentra nella giungla con una serie continua di saliscendi e di curve. La guida diventa impegnativa per il fondo sconnesso e polveroso, ma il verde intenso che ci circonda spezzato dal rosso della pista ci ripaga da ogni fatica. Dopo il frugale pasto consumato in una locale “trattoria” vengo raggiunto da Gianni che mi avvisa che  Vittorio Platino  è caduto procurandosi, probabilmente, una frattura alla gamba. Ritorno subito indietro e raggiungo lo sfortunato compagno di viaggio; la gamba è rotta. Carichiamo la moto sulla camionetta, fermiamo un pick-up di passaggio dove facciamo salire l’infortunato e Primo, che gli sorregge la gamba, e via verso Xayabouri dove, abbiamo saputo, c’è un ospedale.  Arriviamo al villaggio all’imbrunire; distribuendo qualche mancia riusciamo a fare una radiografia che conferma i nostri sospetti: frattura di tibia e perone. Vittorio in quella specie di ospedale non può rimanere. Telefoniamo ad Europe Assistance e concordiamo sulla necessità di trasportarlo a  Luang Prabang, così lo portiamo nel nostro hotel e prendiamo un’ ambulanza per il giorno dopo.


  
  


XAYABOURI – LUANG PHRABANG
28/12  K. 138 (km. 96 off road)


L’ambulanza viene a prendere Vittorio alle 9.30; con lui sale Primo e partiamo in direzione di Luang Phrabang. Oggi la pista scorre veloce forse anche perchè ci preme portare Vittorio quanto prima possibile in un vero ospedale. Alle 14 siamo nell’antica capitale del Laos. Ci hanno assicurato che l’ospedale cinese è il migliore e così ci indirizziamo verso questa struttura che ci appare nuova ed in buone condizioni. Non senza difficoltà riusciamo a far ricoverare l’infortunato ed a ricevere l’assistenza di un medico. Dopo aver aggiornato Europe Assistance visto che nell’ospedale oltre all’assistenza medica non esiste nulla, ci organizziamo ed a turno porteremo da mangiare a Vittorio e gli daremo una mano per tutto quello che lui, immobilizzato in un letto, non può fare. La sera ci disperdiamo nelle strade della città tra massaggi e night Market.



  


LUANG PHRABANG
29/12


Luang Phrabang: una città regolata dal suono dei gong dei templi buddisti e dallo scorrere rapido e quieto dei fiumi che l’attraversano. Sorta alla confluenza del fiume Nam Khane con il Mekong  e  circondata da colline lussureggianti, questa città, dichiarata dall’ Unesco Patrimonio mondiale dell’Umanità , ci cattura con la sua quiete, i suoi templi e gli sguardi dei suoi abitanti, sereni e gentili, capaci di comunicare con il sorriso anche quando non vi è alcun modo di comprendersi a parole. Ci dividiamo e a piccoli gruppi saliamo sul monte Phousi con i suoi Wat Pa Houak,  That Wat Chomsi e Wat Tham Phousi. Scesi dalla collina visitiamo l’ex Palazzo reale ed il suo museo e poi ancora alcuni degli altri numerosi monumenti che hanno reso famosa nel mondo questa che fu la capitale del regno del “milione di elefanti”. Intanto Vittorio in ospedale viene, a turno, amorevolmente curato dai suoi compagni di viaggi.  Europe assistance ci ha confermato l’arrivo di una dottoressa dall’ Italia che curerà il suo viaggio di ritorno previsto per il primo di gennaio; noi l’indomani dovremmo riprendere il nostro viaggio, ma Vittorio non può rimanere solo. Roberto e Renato decidono di restare; ci raggiungeranno non appena arriverà la dottoressa.


     


LUANG PHRABANG – VIENG THONG
30/12  Km. 277 (off Road)

 

Le notizie raccolte da Dat, la nostra guida,  sulla pista di oggi  ci inducono a mandare la camionetta di appoggio a Vieng Thong via asfalto; così caricati sulle moto un po’ di attrezzi e qualche camera d’aria di scorta salutiamo Primo che viaggia in auto e imbocchiamo lo sterrato. La pista è veramente stupenda: corre sul crinale delle colline tra il verde della giungla e l’azzurro terso del cielo. Cominciamo a salire e la temperatura diventa più gradevole. Attraversiamo villaggi dove decine e decine di bambini accorrono al nostro passaggio sorridendo e salutando. Poco prima di mezzogiorno ci fermiamo in un locale “tipico” per il pranzo; hanno solo un po’ di lardo di maiale arrostito che consumiamo avidamente e poi di nuovo lungo i crinali di queste colline tra villaggi e bambini fino alla nostra meta dove arriviamo appagati da questa giornata fantastica. Ci sistemiamo in due piccole Guest House e aspettiamo il nostro mezzo di appoggio e Primo che arrivano quando oramai è già buio.


    


VIENG THONG – PHONSOVAN
31/12  Km. 215


Riprendiamo il nostro cammino e, lasciata la pista, ci infiliamo tra le colline circondati da rilievi montagnosi. Iniziamo salire fino a raggiungere i 1.600 m. di altitudine; fa freddo, nubi basse ci avvolgono e in alcuni tratti la visibilità si riduce a pochi metri. Procediamo lenti e con molta attenzione. Andiamo avanti così per un bel pezzo rabbrividendo per il freddo bagnati dall’umidità che ci circonda.  Dopo la sosta per il pranzo arriviamo a Chonthong e, lasciata la nebbia, corriamo veloci fino a Phonsovan nota per la celebre Piana delle Giare. In hotel veniamo raggiunti da Renato e Roberto che , dopo aver affidato Vittorio alle cure della dottoressa di Europe Assistance, hanno potuto raggiungerci lungo la strada asfaltata che da Luang Phrabang attraverso Muang Phu Khun arriva fino a qui.


    


PHONSOVAN – PAKXAN
01/01  Km. 235 (off road)

Nel programma originario da Phonsovan, via asfalto, avremmo dovuto raggiungere Vientiane, ma una strada appena segnata sulle cartine e che collega questa cittadina a Pakxan ci ha incuriositi e così, sentiti un po’ di gente del luogo, decidiamo di tentare questa deviazione. Una breve visita alla piana disseminata da imponenti e misteriosi orci di pietra e via verso questa nuova avventura. Bastano pochi km per poterci rendere conto che mai decisione è stata più felice. Questa pista, a detta di tutti noi, vale il viaggio. Il paesaggio che attraversiamo è bellissimo; corriamo in mezzo alla giungla salendo e scendendo tra colline lussureggianti, attraverso guadi e villaggi, impegnati nella guida ma ripagati da tutto quello che ci circonda e dalle emozioni che questi posti riescono a suscitare. La gente ci guarda incuriosita e i bambini ci corrono incontro. Per loro il nostro passaggio è motivo di curiosità e di festa; non sarà possibile dimenticare i loro sorrisi ed i loro occhi pieni di stupore e di gioia. Nel primo pomeriggio, dopo l’ennesimo guado nell’ennesimo minuscolo villaggio, l’auto di appoggio si ferma per un guasto. Bastano pochi minuti per renderci conto che la camionetta ci ha lasciato: cedimento della catena di distribuzione con conseguente rottura di due, tre valvole. Sono le 15.30 e abbiamo davanti almeno altre tre ore di strada. La decisione è presto presa: Dat e Primo rimangono lì cercando di recuperare un altro mezzo, noi motociclisti correremo veloci fino a Pakxan prima che ci sorprenda il buio. Gli ultimi Km di pista sono belli quanti impegnativi e ci vedono arrivare alla nostra meta all’imbrunire. Appena entrati nel villaggio la moto di Donato si ferma; è notte ormai, e a spinta la portiamo fino all’hotel. Se ne parlerà domani.


   


PAKXAN – THAKHEK
02/01  Km. 211

Dei nostri compagni di viaggio lasciati la sera prima ancora nessuna notizia. Gianpaolo e Gianni smontano la moto di Donato: mancanza di olio, grippaggio dell’albero a camme e sfasatura dell’apertura e chiusura delle valvole. Tra l’incredulità di noi altri in due ore con una rettifica a mezzo coltello sardo e regolazione ad occhio dell’apertura e chiusura delle valvole la moto di Donato è pronta per continuare il suo viaggio!!! Intanto arrivano Dat e Primo con una nuova camionetta recuperata nel villaggio dove avevamo abbandonato i nostri amici; siamo pronti per continuare l’avventura. Qualche km e il Suzuki di Dat si ferma: è irrimediabilmente rotto, ha grippato l’albero motore. Carichiamo la Suzuki sulla camionetta, tiriamo giu’ quella di Vittorio, che prendo io,  cedo la mia a Dat e si riparte. L’asfalto scorre veloce sotto le nostre ruote; costeggiamo per lunghi tratti il Mekong attraversando piccoli villaggi e risaie fino a Thakhek. Troviamo una Guest House sulla riva del Mekong;  sulla riva opposta brillano le luci della Tailandia.

THAKHEK – PAKXE
03/01  Km. 353


Lunga tappa di trasferimento; la strada corre in un paesaggio piatto e monotono intervallato qua e là da piccoli villaggi di contadini. Ci muoviamo lontano dal grande fiume fino a Pakxe dove, dopo aver riparato un bucatura di Giovanni ci fermiamo per la notte.


    


PAKXE -  MUANG KHONG
04/01  Km. 258 (Km. 50 off road)


Non abbiamo voglia di fare nuovamente una lunga tappa su asfalto e così decidiamo per una variazione: andremo a visitare Wat Phou. Appena usciti dalla città attraversiamo il ponte sul Mekong e imbocchiamo la strada in direzione del valico di frontiera di Chong Mek;  poi, arrivati a  Phonthong prendiamo la pista che in una cinquantina di km ci porta a Champassak e da lì dopo un paio di km entriamo a Wat Phou. E’ questo uno dei siti archeologici piu’ importanti del Laos in quanto considerato la vera culla della cultura Khmer ancor prima di Angkor. Le rovine che si possono vedere oggi sono davvero impressionanti anche se in cattivo stato di conservazione. Finita la visita con un piccolo traghetto riattraversiamo il grande fiume e ci dirigiamo verso  l'isola di Don Khong, la maggiore delle isole che compongono l'arcipelago di Siphan Don conosciuto come le  "4.000 isole". Qui infatti, durante la stagione secca, le acque del Mekong si ritirano lasciando apparire migliaia di isolette ricche di vegetazione. Siamo sull’isola, a Muang Khong, nelle prime ore del pomeriggio e così, dopo aver preso una accogliente Guest House, ci dividiamo ed in piccoli gruppi ci dedichiamo alla scoperta di questa oasi naturale, osservando i pescatori all'opera.


    


MUANG KHONG
05/01

Abbiamo un giorno di anticipo e l’appuntamento con l’auto cambogiana alla frontiera è solo per domani. Prendiamo una barca e spendiamo questo giorno visitando le isole di Don Det e Don Kon. Qui scendiamo e a piedi andiamo a vedere la cascata che forma il Mekong in questo punto e poi, prese delle piccole imbarcazioni attraverso un viaggio suggestivo lungo il fiume arriviamo ai confini della Cambogia dove possiamo avvistare  i delfini Irrawaddy. Rientriamo alla nostra guest House al tramonto tra bimbi che giocano in acqua e mamme intente nel bucato.

MUANG KHONG – KRATIE ( Cambogia)
06/01 – Km. 260


Trenta km e siamo alla frontiera del Laos; pochi minuti e siamo fuori. Poi 20 km di sterrato ed entriamo in Cambogia, prendiamo subito i visti, ma perdiamo un po’ di tempo a far capire all’ufficiale della dogana il funzionamento del Carnet. La nostra guida cambogiana con un Minivan ci aspetta. Carichiamo i bagagli e la moto di Vittorio e ci dirigiamo velocemente verso Kratie. Arriviamo alla nostra meta nel primo pomeriggio giusto in tempo per rendermi conto che ho completamente macinato i cuscinetti della mia ruota posteriore. Nessuna paura: Gianpaolo e Gianni si mettono all’opera e, dopo aver smontato tutto e recuperato in una piccola officina per motocicli due nuovi cuscinetti, la mia moto è pronta per portare a termine il viaggio.

    


KRATIE – SIEM REAP
07/01   Km. 408  (km 160 off road)

Anche oggi abbiamo optato per una variazione al programma: faremo una pista lungo il Mekong fino a Kampong Cham  dove rincontreremo il Minivan che nel frattempo farà la strada asfaltata. Presi gli accordi e concordato l’appuntamento partiamo. Anche questa scelta si dimostra felice: la pista è decisamente bella ed a tratti davvero impegnativa. Segue il Mekong  e ci dà l’opportunità di attraversare una umanità varia e colorata intenta nelle sue attività quotidiane. Qualche breve sosta per raggrupparci mentre veniamo  attorniati da decine di bambini dapprima intimoriti e poi festanti. Quando siamo quasi arrivati a Kampong, in uno dei pochissimi tratti con fango, Giovanni perde il controllo della sua moto e cade rovinosamente. Gli prestiamo i primi soccorsi; ha un taglio sul sopracciglio  e gli duole la gamba. Lo medichiamo alla meno peggio e riprendiamo il viaggio; da qui a Siem Reap è tutto asfalto e Giovanni sembra potercela fare. All’imbrunire siamo alla nostra meta; mentre il gruppo si sistema in albergo accompagno Giovanni all’ospedale vietnamita dove gli mettono 7 punti al sopracciglio e, con il conforto di una radiografia, gli viene diagnosticata la frattura del malleolo. Mi metto in contatto con Europe Assistance e, visto che è tardi, rimandiamo ogni decisione all’indomani.

SIEM REAP (ANGKOR)
08/01


Il gruppo si dedica alla visita delle famose rovine di Angkor ed io alle rovine meno famose di Giovanni. Andiamo nel migliore ospedale di Siem Reap dove, dietro congruo pagamento, viene sottoposto ad accurata visita; gli immobilizzano la gamba e ci forniscono anche le stampelle. Con Europe Assistance abbiamo concordato che Giovanni verrà con noi fino a Bangkok da dove, poi, potrà essere più facilmente rimpatriato. Ci ritroviamo tutti la sera a cena quando i miei compagni di viaggio mi raccontano della disavventura loro  capitata in quel di Angkor. Una volta entrati nel sito con le moto senza che nessuno li avesse in qualche modo avvertiti, sono stati fermati dalla polizia turistica. Trattenuti per piu’ di un’ora perchè è vietato ai turisti non solo entrare nel sito archeologico, ma addirittura circolare con la moto in tutta la regione, sono stati rilasciati solo dopo aver lasciato le impronti digitali e firmato una dichiarazione nella quale promettevano di non usare la moto in città!! 


    


SIEM REAP – KABIMBURI  (Tailandia) 
09/01  Km. 266  (km 120 off road)


Un camioncino ci accompagnerà fino alla frontiera. Abbiamo caricato i bagagli e la moto di Vittorio e così ora tocca a Primo. Indossato casco e giubba è pronto a portare la moto di Giovanni fino a Bangkok. I primi 120 km sono un inferno, non c’è nulla di peggio di una pista difficile che una ex pista con i lavori di rifacimento in corso. Viaggiamo tra nuvole di polvere alzata da auto e camion in mezzo ad  traffico sostenuto, sotto un caldo asfissiante, tra piccole cittadine, mercati, galline, animali, biciclette. motorini, bambini.  Impieghiamo 4 ore per fare 120 km e all’una siamo alla frontiera. La dogana cambogiana è chiusa e riapre alle 14.00; ne approfittiamo per mangiare qualcosa. L’uscita dalla Cambogia è rapida, l’entrata in Tailandia più macchinosa e cosi non ne siamo fuori prima delle tre. Il tempo di trovare un pick-up che ci porterà a Bangkok e ripartiamo verso Kabimburi consapevoli che non ce la faremo mai ad arrivare alla capitale prima di notte.

KABIMBURI – BANGKOK
10/01  Km. 209


Il nostro raid volge al termine. Una manciata di km e siamo a Bangkok nello stesso albergo che ci ha visto partire. Prepariamo i bagagli e sistemiamo le ultime cose; domani alle 10 abbiamo l’appuntamento per il riempimento del container. Un giro in centro nel caos della città senza le nostre amate motociclette e poi tutti a nanna


    


BANGKOK
11/01


In fila indiana, dietro un pick-up che porta i nostri bagagli, la moto di Vittorio e che ci riporterà all’albergo, arriviamo all’interporto dove ci attende il nostro container. La nostra esperienza ci permette di effettuare rapidamente il carico sotto lo sguardo attento dei locali che non hanno mai visto riempire un container con delle moto; alcuni addirittura fotografano il nostro lavoro. Ringraziamo gli addetti della Gulf che anche in questo caso si sono dimostrati efficienti e gentili e rientriamo in albergo. 

BANGKOK - ROMA
12/01 – 13/01

E’ destino che io non viaggi con il gruppo. Europe Assistance ha pianificato il rientro di Giovanni, ma preferisce che qualcuno l’accompagni. E così, salutati gli amici io e lui partiamo con un giorno di anticipo. Gli altri, dopo un’immersione nella capitale tailandese con il suo palazzo reale, i suoi templi, i suoi canali, i massaggi, i mercati del falso, ci seguiranno a distanza di ventiquattro ore.


E così anche questo raid è finito, con qualche acciaccato, ma consapevoli di aver portato a termine un’altra grande avventura. Salutiamo queste terre, terre di persone gentili, di persone buone conservando negli occhi, nella mente e nel cuore il lento scorrere della “madre di tutte le acque” le lussureggianti colline, le rosse piste, l’azzurro del cielo.

Ringrazio i miei compagni di viaggio che hanno reso possibile questa nuova impresa:

 Roberto Zocchi – Suzuki  DR 400
 Gianni Di Francesco – Honda XR 600
 Giampaolo Meloni – Suzuki DR 400
 Donato Villani – Suzuki DR 400
 Renato Garavelli – KTM 640
 Giovanni Corbo – Suzuki DR 400
 Massimiliano Segreto – KTM 640
 Salvatore Di Benedetto – KTM 990
 Vittorio Platino – Yamaha TT 600
 Alessandro De Longis – KTM 525
 Primo Caramelle – conducente part time Suzuki DR 400
e....

      ... ON THE ROAD AGAIN FOR EVER !




  





Indice



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In attesa del Libro:
L'EPOPEA DEL 
 
MOTOCLUB 4X4
AVVENTURE
 
Tutte le relazioni 
dei raid realizzati 
dal nostro 
MotoClub4x4
      INDICE

INIZIAZIONE AL DESERTO CON MOTO A NOLO
Storie racconti ed immagini della nostra più grande avventura africana

 Gruppo Zambon
My Faraoni's Rally
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ZAMBIA NAMIBIA RAID
2011 - Gruppo Kulczycki

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RIFT VALLEY RAID
2010 - Gruppo Kulczycki

----------------------

TRANSANDINA RAID
2010 - Gruppo Barba

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THAI LAOS MOTO RAID
2009/10 Gruppo Zambon-Losi
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PATAGONIA RAID
2009/10 Gruppo Di Nauta

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ETIOPIA KENYA TANZANIA RAID
2009 Gruppo Mattei

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OMO RIVER RAID
2009 Gruppo Barba

----------------------

AFRICAUSTRALE RAID

2009 Gruppo Gioetto

----------------------

TRANSANDINA RAID
2009 - Gruppo Cerpelloni

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BORNEO RAID
2009 - Gruppo Kulczycki

----------------------

OMO RIVER RAID
2008-2009 Gruppo Tullini

----------------------
PATAGONIA RAID
2008-2009 Gruppo Capra

----------------------
DANCALIA RAID
2008-2009 Gruppo De Longis

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WEST AFRICA RAID
2008-2009 Gruppo Losi Marna 
-Garavelli Sandro

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TRANSAFRICA NORDSUD 
2008 - Gruppo Kulczycki

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TORTUGUERO RAID  2008
Gruppo Ramperti

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TRANSANDINA  2008
Gruppo Gioetto

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MURZUK-LIBIA RAID EXPRESS
2006 -
Gruppo Kulczycki

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OMO RIVER RAID
2008 - Gruppo Gioetto

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ITALIA LIBIA RAID
2008 - Gruppo Turchi

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ITALIA SUDAN RAID
2007/2008 - Gruppo Garavelli

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MEKONG MOTO RAID
2007/2008 - Gruppo de Longis

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MADAGASCAR RAID 4X4
2007 - Gruppo
de Longis

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TRANSANDINA 2007
Gruppo Bernardini

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TRANSAMAZZONICA RAID
2007 - Gruppo Ramperti

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ASIA RAID 2007
Gruppo Arnoldi

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YEMEN OMAN RAID
2006/2007 -
Gruppo de Longis

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DANCALIA RAID-ETIOPIA
2005
- Gruppo Mattei

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ROYAL ENFIELD INDIA RAID
2006/2007 - Gruppo Rizzo

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TRANSANDINA 2006
Gruppo Forzoni

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LADAKH INDIA RAID
2006 - Gruppo Kulczkycki

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SILK ROAD RAID 2006
Gruppo Castagna

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TRANSAUSTRALIA 2005
Gruppo
Kulczycki

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TRANSANDINA 2005
Gruppo de Longis

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MARCO POLO 2005
Gruppo Pistore

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GREAT SAND RAID 2005
Gruppo Kulczycki

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NEPAL TIBET RAID 2004
Gruppo Kulczycki

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CINA TIBET RAID 2004
Gruppo Cristani

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CAMERUN RAID 2004
Gruppo Alex Monticone

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BLUE NILE RAID
2003/2004 - Gruppo Kulczycki

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AFRICAUSTRALE RAID
2003-
Gruppo Kulczycki
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MOTOAFRIKA 2003

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OMO RIVER RAID
2003-Gruppo Cairoli

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GILF KEBIR RAID
2003-Gruppo Garavelli

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DJANET TAM DJANET
2003-Gruppo
Kulczycki

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OMO RIVER RAID 2002
Gruppo Kulczycki

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MONGOLIA SIBERIA RAID 2002
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TRANSANDINA 2002
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TRANSANDINA 2001
Gruppo Kulczycki 

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ASIA RAID 2000
Gruppo Kulczycki