Awbari Sabbia Moto a Nolo


Gruppo Zambon -Tullini settimana 21 -31dicembre 2007 testo di Sara Perelli foto di Zambon Danilo


Data:

21-31 Dicembre 2007


Autore:

Sara Perelli


     
                                                   
Partecipanti : 
Giovanni -Dario -Manlio- Luciano-Danilo-Luca-Sara-Francesca-Laura-Roberto-Valerio-Silvia-Alessandro-PaoloT.Paolo O-
Romolo



OFF-ROAD AGAIN….

Il sipario si alza e le luci si accendono ancora una volta sullo scenario fiabesco della Libia. Per i Reduci Dell’Acacus è un ritorno alle origini, una sorta di pellegrinaggio verso la terra che ci ha visti nascere (come Reduci, s’intende….); per le nuove reclute del gruppo è l’inizio di un viaggio che li porterà nel cuore del deserto, fianco a fianco con persone tanto diverse nella vita normale quanto uguali nella passione che ci ha spinti tutti a presentarci il 21 dicembre mattina all’aeroporto di Fiumicino. Alla partenza siamo quindici (e posso affermare con orgoglio ed un sospiro di sollievo che anche al ritorno siamo altrettanti, compreso l’ing. senior Perelli che è finalmente riuscito a portare a termine un raid con tutte le ossa al loro posto), un numero sufficientemente elevato da giustificare il timore che si andranno a creare dei piccoli gruppetti indipendenti, ma ci basta poco tempo per capire che non andrà così, grazie anche alla verve comica del duo Zambon-Tullini, i nostri infallibili ed instancabili coordinatori, ma questo argomento merita una trattazione a parte. Permettetemi di cominciare invece con la presentazione dei partecipanti, una strana accozzaglia di personaggi fuori dal comune: 

     


- Giovanni, meglio conosciuto come Il Murzukiano per aver precedentemente affrontato le insidie dell’Erg Murzuq ed esserne uscito vittorioso, facilmente riconoscibile grazie alla sua abilità di trovarsi sempre in cima alla duna più alta nel raggio di venti kilometri (e se non c’è la duna state sicuri che nello zainetto che porta sulle spalle ha sempre il necessario per costruirla in situ)
- Alessandro, attualmente privo di soprannome ufficiale (gliene verrà affibbiato uno al più presto, non temete), l’unico uomo in grado di andare in moto in qualsiasi condizione atmosferica (vento, sabbia, temperature polari) indossando un comunissimo casco jet da città e non riportarne alcun tipo di danno permanente.
- Dario, anche lui privo di soprannome ufficiale, distintosi per essere stato l’unico ad avere avuto la geniale idea di portare uno di quei fogli di plastica pieni di bolle d’aria, foglio da lui poi usato, tra le altre cose, anche per fasciarsi la coscia in seguito ad una caduta.
- Luciano, alias lo Sport fattosi persona, autore dell’autorevole tesi “Tripoli come Montecarlo” ed unica persona ad esser sopravvissuta ad una nuotata nei laghi di Awbari corredata da ingestione di notevoli quantità di acqua lacustre (noi ci aspettavamo che almeno diventasse verde e gli spuntassero tre occhi sulla fronte ed invece nulla, che delusione…)



 


- Silvia, meglio conosciuta come La Peroni, che non è la nostra bionda naturale ma la Regina Delle Sabbie, preparata a qualsiasi inconveniente, infermiera ad interim e detentrice dei segreti ancestrali dell’”Elicottero”, un’antica pratica tribale di appannaggio prettamente maschile volta a quanto pare ad innalzare l’uomo a livelli di conoscenza superiore.
- Paolo, inizialmente noto fra la fauna femminile come il bel tenebroso, divenuto in seguito discepolo del Murzukiano nell’arte della guida.
Del gruppo Reduci Dell’Acacus ritroviamo:
- Lucagiuseppemario, colui che è uno e trino, le roi des sables e chi più ne ha più ne metta. Si sospetta che abbia la pettorina incorporata sottopelle
- Romolo, romano nel midollo (come potevate intuire dal nome), un uomo che utilizza la bocca sia per parlare che per mangiare con la straordinaria abilità di riuscire a fare entrambe le cose a ritmi incredibilmente superiori alla media umana.
- Roberto, aka Mr. Air France che quest’anno ha fatto l’imperdonabile errore di portare con se la sua ragazza: sul volo di ritorno abbiamo accertato che misurava 20cm buoni in più d’altezza a causa di un paio di escrescenze cresciutegli misteriosamente sul capo.
- Manlio, l’interprete ufficiale dei Reduci, riconoscibile per l’abbigliamento sui generis: rigorosamente in jeans e camicia, pettoria gialla e rossa dalla scarsa utilità pratica ma dal forte impatto visivo, fascia per la schiena faticosamente chiusa su un girovita a dir poco abbondante, ginocchiere in plastica allacciate sopra il pantalone ed occhialini da deserto modello “Mosca Desert 1950”.

     


- Sara, universalmente riconosciuta come Cado Sul Morbido grazie agli airbag naturali che madre natura le ha regalato ed impegnata nella storica impresa di riportare il padre (Manlio) sano e salvo in patria.
Affiliate ai Reduci:
- Francesca, dolce metà di Luca, Giuseppe e Mario (che donna prodiga), soprannominata Cip per le sue dimensioni ed abitudini alimentari molto simili a quelle di un uccellino.
- Laura, ragazza (non si sa ancora per quanto) di Roberto. Con strenua devozione ha portato avanti un programma di integrazione culturale con le nostre guide locali basato sulla legge del do ut des.
Coordinatori:
-Danilo, Zambon, Marito della Marna o anche Violetta. Psicologicamente abbattuto dalla perdita della valigia il primo giorno di viaggio ha sopperito al deficit di guardaroba sfoggiando un abbigliamento degno del miglior beduino, comprese delle mutande con un taschino sul davanti del quale ancora non si conosce bene l’utilizzo. 


     



-Tullini. Assolutamente privo di soprannome perché basta nominarlo per descriverlo nella pienezza di quello che è. Pericolosamente somigliante all’assessore emiliano di Zelig, sia nell’aspetto che nella parlata, resterà nella storia del Raid per i suoi Show approntati ogni sera dopo cena.
Meccanici:
- Tiziano e Valerio,padre e figlio che presto, molto presto finiranno in cura da uno psicanalista a causa dei troppi “Questo fa un rumore strano”, “Mi si è rotto quest’altro” ed “Il mio motore fuma ma proprio non riesco a capire perché” (in seguito ad una cavalcata di tre ore sulle dune sempre in seconda). A loro va tutto il nostro sostegno morale e psicologico, nonché un assegno in bianco da parte di Giovanni come risarcimento per danni morali e materiali (catena, corona e pignone nell’arco di ventiquattro ore, record!).
Potrei facilmente terminare qui il racconto di questo vacanza libica, dato che un viaggio è fatto soprattutto dalle persone che vi partecipano, ma non renderei giustizia all’emozione indescrivibile che le nostre fedeli compagne di viaggio, le KTM, ci regalano quando sono libere di spaziare nella vastità del deserto. Se nei primi istanti la diffidenza è tanta, causa uno stile di guida non proprio familiare, più i giorni passano più diventa quasi doloroso scendere di sella a fine giornata, non per gli acciacchi eventuali e vari racimolati nelle ore precedenti (anche se quelli giocano un ruolo considerevole), ma per il desiderio morboso di continuare a sentire il rombo ruggente del motore mentre attacca una duna, come se si fosse creato un legame inscindibile tra noi e la nostra moto. E quindi eccoci ogni mattina, ancora tremanti per il gelo della notte, a scalpitare in sella alle nostre amate che non chiedono altro che un po’ di sabbia da divorare. E quando arriva il momento di montare il campo, qualche ora prima che faccia buio, è inevitabile fermarsi qualche attimo a ripensare alla strada che ci siamo lasciati alle spalle e lasciarci pervadere da quella sensazione di orgoglio più che meritata, consapevoli di essere stati anche noi, per qualche indimenticabile ora, padroni dell’infinito. 


                           
 
                    Diario di viaggio di Sara Perelli

GIORNO 1 ROMA-TRIPOLI-GHADAMES
La partenza, come è risaputo, è sempre una giornata dedicata ai trasferimenti ed agli interminabili controlli di sicurezza, ma quando si comincia un viaggio è giusto utilizzare uno spicchio di questo tanto tempo per conoscere i propri compagni di avventure. Il primo a mettersi in risalto è stato uno dei due coordinatori, Zambon (che per la cronaca ha anche un nome, Marito Della Marna), presentatosi all’aeroporto con una valigia destinata a restare nella storia: nuova di pacca (174 euro con lo sconto), due anni di garanzia, rossa fiammante, dimensioni 80x50x50 (dichiarate) appositamente valutate per farci entrare la sedia KTM arancione originale modello trono, tenda personale, sacco a pelo in vera piuma trafugato alla moglie, materassino gommato con velluto, pompa, cuscino gonfiabile, mezzo litro di grappa, quantità non dichiarate di Tavernello e forse, in ultimo, anche qualche abito, il tutto per il modico peso di 36 kg. Avrete già intuito che la valigia, all’arrivo a Tripoli, è andata smarrita, diventando una specie di oggetto mitologico capace di partorire qualsiasi cosa necessitassimo durante il viaggio, alla stregua della borsa di Mary Poppins. Il secondo, non certo per importanza, a far risplendere le sue doti è stato l’altro coordinatore, Paolo Tullini, che altri non è che l’assessore di Zelig con qualche capello in più, il quale ha allietato con le sue capacità comico-logistico-organizzative le sette ore e mezza di trasferimento in pullman fino a Ghadames. Stravolti per il lungo viaggio riusciamo comunque a lanciare uno sguardo alle moto, tutte ordinatamente allineate ignare di quello che le aspetta, ed a salutare i nostri meccanici, Tiziano e Valerio. 


    

GIORNO 2 GHADAMES 
La mattina è tutta dedicata alla risoluzione di problemi di natura logistica: riorganizzazione casse cucina, conteggio tende e spesa di frutta e verdura al mercato della città. Il tempo non è dei migliori, coperto e ventoso, e vorremmo concedere alla valigia di Zambon ancora qualche ora per comparire magicamente all’aeroporto di Tripoli, così andiamo a pranzo in un ristorante del centro suggeritoci da Tiziano, utilizzando questo tempo per fare un equo sorteggio delle moto, sorteggio dal quale vengono esclusi, per un superiore spirito di cortesia e cavalleria, donne ed anziani (che l’ing. Perelli non me ne voglia), ai quali vengono destinate le poche moto con accensione automatica. Su deci-sione autonoma di Tullini è stato escluso dal sorteggio anche Romolo, sulla base dell’impeccabile ragionamento “se nun sei manco bono a accenne 'a moto, che cazzo ce sei venuto a fa' in Afri-ca???”. Terminato il pasto un gruppo, capitanato da Valerio, decide di non poter sopportare la lon-tananza dalle moto e si cimenta in qualche giro di riscaldamento attorno alla città mentre i restanti si godono il tempo libero per un giro culturale nel cuore della città vecchia di Ghadames. A metà po-meriggio giunge l’infausta notizia che la valigia di Zambon risulta ancora dispersa, ma causa ora tarda e condizioni metereologiche non proprio splendide decidiamo di rimandare la partenza all’indomani. Danilo recupera qualche capo di vestiario al mercato locale (comprese delle mutande con taschino esterno sul quale persistono tutt’ora molti dubbi), ed il tempo che ci separa dalla cena lo perdiamo chiacchierando del più e del meno. Caso vuole che stasera ci sia l’inaugurazione uffi-ciale del ristorante dell’albergo, quindi dopo cena ci godiamo lo spettacolo di musiche e danze loca-li, senza però tralasciare l’immancabile Tullini-show, che oggi verte su sexy-shop ed affini. 


     

GIORNO 3 GHADAMES
Finalmente montiamo in sella! Dopo l’equo sorteggio di ieri ognuno prende fieramente possesso della propria cavalcatura. Facciamo benzina, quindi ci inoltriamo nel cuore del deserto, per ora ca-ratterizzato principalmente da un fondo sassoso. Non sono passate nemmeno due ore dalla partenza che ci perdiamo tre delle quattro jeep: credo sia il primo caso nella storia in cui a perdere il gruppo non sia un motociclista ma le guide! Rintracciata la prima delle tre disperse restiamo pazientemente in attesa (il pazientemente si addice a tutti meno che al Tullini, il quale ha accompagnato il lento scorrere dei minuti con una jam-session di smadonnamenti eventuali e vari), approfittandone anche per pranzare, ma lo scotto per il tempo perso lo paghiamo a fine giornata, arrivando al luogo del campo poco prima che il sole sparisca all’orizzonte con le braccia massacrate dalla petraia sconfina-ta che abbiamo attraversato. Il sonno poi non è dei più tranquilli, disturbato dal vento forte e dai rumori degli asini che si aggirano per il campo. 

 

 GIORNO 4
La mattina trascorre ancora piatta macinando chilometri sul plateau, poi nel pomeriggio, come un miraggio, compaiono le prime dune, ed è impossibile tenere a bada la nostra voglia di sabbia. Scor-razziamo su e giù come i bambini che hanno appena ricevuto un giocattolo nuovo, assaporiamo le prime cadute da “piantoni nella sabbia”, tutto vigilato dall’occhio alto ed esperto del Murzuqqiano (Giovanni), che per una qualche ragione intrinseca nel suo DNA si trova sempre una decina di metri sopra tutti noi. Riusciamo ad arrivare al campo abbastanza presto ma due jeep, una delle quali in possesso della bombola del gas per cucinare, si sono piantate qualche chilometro più indietro, così ci tocca attendere qualche ora prima di gustarci la cena della vigilia di natale. 

    

GIORNO 5
La mattina attraversiamo di nuovo un plateau di circa 80 chilometri, poi dopo pranzo ricompaiono le dune. Sfortunatamente Silvia (La Peroni), nel tentativo stoico di scavalcare una duna non nota un buco poco prima della cima e fa un bel ruzzolone, rimediando una dolorosa botta alla spalla che la costringerà in jeep per il resto della giornata. Alle quattro di pomeriggio siamo già arrivati al luogo dove fare campo, così approfittiamo del sole ancora alto per giocare con le moto sulle dune intorno al campo. Montate le tende, operazione a dir poco ardua visto il vento fortissimo, cerchiamo di ri-cavare la nostra posizione utilizzando le conoscenze geografiche delle guide ed il gps di Giovanni, mentre alcuni di noi si cimentano nella documentazione fotografica delle forme che le nostre tende hanno assunto (specialmente quella di Zambon, con i tiranti astutamente legati alle pedaline della moto). La notte trascorre di nuovo inquieta, con le tende che minacciano di arrotolarsi su loro stesse e volare a Tripoli con noi insaccati dentro. 

     

GIORNO 6 -AWBARI-GERMA-FJEJ 
Le dune iniziano a diradarsi ed a metà mattinata attraversiamo una strada, con la sabbia ai bardi tan-to tracciata e tanto battuta dal vento da sembrare arata. Ci fermiamo a pranzare dietro una fila di tamerici alle spalle della città di Awbari ed il nostro sportivo per eccellenza, Luciano, si affetta un dito nel tentativo di farsi un panino e viene medicato dalle cure amorevoli della Peroni che ha con se il kit in miniatura della perfetta crocerossina. I nostri intrepidi meccanici riparano il coperchio della pompa della frizione della moto di Romolo (accidentalmente caduta da ferma, come lui stesso dichiara) con del fil di ferro, un legnetto e della gomma da masticare, poi siamo pronti a rimetterci in marcia. Entriamo in città accolti dalla sgradevole sensazione dell’asfalto sotto le mousse della moto ed arriviamo fino a Germa, dove ci fermiamo a fare benzina e rimpinzare la nostra languente cassa cucina. Immancabilmente arrivano anche i primi venditori ambulanti di chincaglierie locali, che propongono i più svariati oggetti di manifattura locale, tra collane, orecchini, stuzzicadenti e coltelli cerimoniali. Scambiamo qualche parola con altri italiani di passaggio (Paolo recupera un suo amico sbucato da chissà dove), poi ci dirigiamo verso il campeggio di Fjej, che ci attende con una consolante promessa di acqua calda per la doccia e letto morbido sul quale riposare le nostre tortu-rate membra. È ancora relativamente presto, così alcuni di noi ne approfittano per cazzeggiare sulle dune alle spalle della città, mentre l’infaticabile Tullini scatena le sue ire sui proprietari del camping che vogliono farci pagare un prezzo sproposito rispetto al servizio che offrono. Ci mettiamo poco a scoprire infatti che non tutte le camere sono dotate di acqua calda corrente e degli altri comfort promessi, quindi una volta docciati e vestiti di abiti civili ci dirigiamo altrove per cenare, e più pre-cisamente al camping dove dovevamo pernottare in origine. Ci sale un po’ di amaro in bocca quan-do vediamo quant’è più carino e curato questo posto rispetto al nostro, ma piangere sul latte versato non porta a nulla. Dopo un’attesa di più di un’ora finalmente mangiamo, e anche tanto, poi vinti dal sonno ci lasciamo andare al comodo abbraccio di un materasso vero. 
     

GIORNO 7 FJEJ-LAGHI DI AWBARI
Veniamo svegliati alle sei del mattino da un gruppo di turisti che molto silenziosamente prendono possesso delle camere, approfittiamo ancora una volta della comodità di avere acqua calda e spec-chi, quindi con molta calma intraprendiamo il cammino verso i laghi, un trionfo di sabbia e dune. Alla stregua di un miraggio una macchia di verde rigoglioso interrompe di prepotenza l’infinita di-stesa dorata, e siamo arrivati al primo lago, che purtroppo è ormai prosciugato. Una veloce sosta per fare le foto e buttare uno sguardo sulle bancarelle di souvenir, quindi ripartiamo alla volta del se-condo lago, anche questo incastonato come una gemma alla base di una suggestiva catena di dune. Alla vista dell’acqua Luciano non riesce a trattenere la sua indole sportiva e, indossato un tutino che farebbe l’invidia di Diabolik, si tuffa nell’abbraccio verdastro dello specchio lacustre. Noialtri in-ganniamo il tempo pranzando, sonnecchiando al sole ed immancabilmente pazzeggiando con le mo-to nei paraggi (Giovanni in primis, come si poteva immaginare). Nostro malgrado il posto è abba-stanza frequentato (abituati come siamo a non vedere anima viva nel raggio di decine di chilometri) e le nostre scorrerie su due ruote si bloccano spesso davanti a jeep cariche di turisti e carovane di cammelli. Dopo più di tre ore rimontiamo in sella pronti per divorare altra strada, ma dopo nemme-no cinque chilometri siamo già arrivati al luogo dove ci fermeremo per la notte. Avendo fatto tesoro delle esperienze precedenti montiamo le tende in modo che siano esposte al vento il minimo possi-bile, ma non ci sovviene che a causa della maggiore umidità stanotte patiremo di più il freddo. 

     

GIORNO 8 LAGHI DI AWBARI
Risveglio con sorpresa: le tende sono completamente bagnate e tutto quello che abbiamo lasciato fuori è ricoperto da una patina di umidità ghiacciata. Aspettiamo con ansia che il sole faccia capoli-no da dietro le dune, quindi proseguiamo sulla strada verso i restanti due laghi, percorrendo una pi-sta molto bella, ma molto trafficata, che si snoda fra i cespugli di vegetazione: la sabbia morbida e molto tracciata mette a dura prova le nostre tecniche di guida affinate durante la settimana, ma il di-vertimento di poter fare slalom liberamente fra macchie di vegetazione e piccoli cumuli di sabbia è impareggiabile. Soddisfatti e sorridenti arriviamo al primo lago della giornata, popolato come un centro commerciale all’ora di punta, e ci accorgiamo di esserci lasciati dietro l’ing. Perelli, proba-bilmente tradito dalla moto che non si è messa in moto l’ultima volta che ci siamo fermati per con-tarci. Senza troppa preoccupazione attendiamo che Valerio lo vada a recuperare, ed una ventina di minuti dopo siamo di nuovo in sella, alla volta del quarto ed ultimo lago, che si rivela essere il più turistico di tutti, con tanto di bar, tavolate all’ombra, nolo sci e snowboard per scendere le dune e campeggio. Pranziamo con quel poco che resta della nostra cassa cucina (praticamente solo tonno) e ci sediamo a prendere il sole modello “baita di montagna” mentre ammiriamo i pochi impavidi che si lanciano con gli sci lungo il fianco sabbioso alle spalle del lago. Beviamo un caffè (terrificante) per riprenderci dalle fatiche della digestione quindi di nuovo in marcia. Lasciando a malincuore le rive dell’ultimo lago alle nostre spalle, ci immergiamo di nuovo nel cuore del deserto, fermandoci a fare campo, l’ultimo di questo viaggio, circa due ore dopo. Coscienti che solo una manciata di ore ci separano dalla fine di quest’avventura, forzare i nostri bei sederini a scollarsi dalle selle è ancora più arduo. Montiamo il campo e prepariamo la cena raschiando il fondo della cassa cucina, ma la consapevolezza che questa è l’ultima volta che sgranocchiamo sabbia insieme alla pasta ci rende tutti un po’ malinconici. Un ultimo sguardo al meraviglioso cielo stellato che ci ricopre, poi ognuno nella propria tenda a fare la nanna. 

     

GIORNO 9 LAGHI DI AWBARI-SEBHA-TRIPOLI
Ancora una volta ci svegliamo con le tende bagnate, ma vista la tabella di marcia ristretta che ab-biamo non possiamo concederci il lusso di farle asciugare (le nostre più sentite scuse a coloro che ci hanno seguito). Percorriamo gli ultimi malinconici chilometri di sabbia prima di incontrare la fasti-diosa striscia d’asfalto che ci porta fino a Sebha, dove già ci attende scalpitante il nuovo gruppo di motociclisti. Alla vista del campeggio i nostri cuori, lacerati per lo sconforto di dover abbandonare le moto, si sollevano un pochino, ma il colpo di grazia è dietro l’angolo: non c’è nessuna prenota-zione per noi, e tutti gli altri campeggi della città sono pieni. Il nostre fedele capogruppo Tullini at-tiva l’ “Incazzatura Mode” e con qualche veloce telefonata al comando centrale di Avventure Nel Mondo ci procura un pulmino che ci porterà a Tripoli. In breve tempo ci spogliamo degli abiti mo-tociclistici e ci abbigliamo in maniera civile (il tutto en plein air), pranziamo al camping e salutiamo i nostri meccanici Tiziano e Valerio con la promessa di sentirci al più presto quando rientreranno in Italia. Dieci ore di pulmino sono dure da reggere e la malinconia viene sottolineata dalla pioggia che accompagna la seconda metà del trasferimento. Anche se un incomprensibile diverbio tra il no-stro poliziotto di scorta e la stradale di Tripoli rischia di allungare più del dovuto il viaggio, prima di mezzanotte riusciamo finalmente a prendere possesso delle stanze in un albergo della capitale 

     

GIORNO 10 TRIPOLI
La mattina a colazione quasi fatico a riconoscere i miei compagni di viaggio, tanto sono puliti e pet-tinati! Divisi in gruppetti ci dedichiamo all’esplorazione della città, tra il museo della storia della Libia ed il coloratissimo Suk. A metà pomeriggio ci ritroviamo tutti in albergo per decidere della cena e per coordinare il trasferimento all’aeroporto per l’indomani (e magari anche per rintracciare la valigia di Zambon, non si sa mai), poi alle sette ci incamminiamo nuovamente per le strade di Tripoli, attraversiamo un Suk così desolato che nemmeno assomiglia a quello che abbiamo visto stamattina ed arriviamo al ristorante. La cena, rigorosamente a base di pesce, è buona come promes-so, ed anche relativamente economica. Con il cuore pesante per l’imminente partenza ci scambiamo gli indirizzi in vista di un raduno con polenta a casa di Zambon, poi torniamo in albergo 
 


GIORNO 11 TRIPOLI-ROMA
Sveglia alle sei, veloce colazione e trasferimento in aeroporto mentre il sole deve ancora sorgere. Attraversiamo la solita trafile di controlli di sicurezza, spendiamo gli ultimi dinari che ci sono rima-sti tra Duty-Free e bar e ci imbarchiamo sull’aereo che alle undici atterra a Roma. Recuperiamo le valige (tra cui anche quella mitologica di Zambon, che non è mai partita da Fiumicino), poi ognuno si incammina per la propria strada, chiedendosi dove troverà le energie per arrivare alla mezzanotte e festeggiare il capodanno 2008. 
Sara

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Indice



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In attesa del Libro:
L'EPOPEA DEL 
 
MOTOCLUB 4X4
AVVENTURE
 
Tutte le relazioni 
dei raid realizzati 
dal nostro 
MotoClub4x4
      INDICE

INIZIAZIONE AL DESERTO CON MOTO A NOLO
Storie racconti ed immagini della nostra più grande avventura africana

 Gruppo Zambon
My Faraoni's Rally
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ZAMBIA NAMIBIA RAID
2011 - Gruppo Kulczycki

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RIFT VALLEY RAID
2010 - Gruppo Kulczycki

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TRANSANDINA RAID
2010 - Gruppo Barba

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THAI LAOS MOTO RAID
2009/10 Gruppo Zambon-Losi
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PATAGONIA RAID
2009/10 Gruppo Di Nauta

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ETIOPIA KENYA TANZANIA RAID
2009 Gruppo Mattei

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OMO RIVER RAID
2009 Gruppo Barba

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AFRICAUSTRALE RAID

2009 Gruppo Gioetto

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TRANSANDINA RAID
2009 - Gruppo Cerpelloni

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BORNEO RAID
2009 - Gruppo Kulczycki

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OMO RIVER RAID
2008-2009 Gruppo Tullini

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PATAGONIA RAID
2008-2009 Gruppo Capra

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DANCALIA RAID
2008-2009 Gruppo De Longis

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WEST AFRICA RAID
2008-2009 Gruppo Losi Marna 
-Garavelli Sandro

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TRANSAFRICA NORDSUD 
2008 - Gruppo Kulczycki

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TORTUGUERO RAID  2008
Gruppo Ramperti

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TRANSANDINA  2008
Gruppo Gioetto

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MURZUK-LIBIA RAID EXPRESS
2006 -
Gruppo Kulczycki

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OMO RIVER RAID
2008 - Gruppo Gioetto

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ITALIA LIBIA RAID
2008 - Gruppo Turchi

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ITALIA SUDAN RAID
2007/2008 - Gruppo Garavelli

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MEKONG MOTO RAID
2007/2008 - Gruppo de Longis

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MADAGASCAR RAID 4X4
2007 - Gruppo
de Longis

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TRANSANDINA 2007
Gruppo Bernardini

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TRANSAMAZZONICA RAID
2007 - Gruppo Ramperti

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ASIA RAID 2007
Gruppo Arnoldi

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YEMEN OMAN RAID
2006/2007 -
Gruppo de Longis

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DANCALIA RAID-ETIOPIA
2005
- Gruppo Mattei

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ROYAL ENFIELD INDIA RAID
2006/2007 - Gruppo Rizzo

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TRANSANDINA 2006
Gruppo Forzoni

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LADAKH INDIA RAID
2006 - Gruppo Kulczkycki

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SILK ROAD RAID 2006
Gruppo Castagna

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TRANSAUSTRALIA 2005
Gruppo
Kulczycki

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TRANSANDINA 2005
Gruppo de Longis

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MARCO POLO 2005
Gruppo Pistore

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GREAT SAND RAID 2005
Gruppo Kulczycki

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NEPAL TIBET RAID 2004
Gruppo Kulczycki

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CINA TIBET RAID 2004
Gruppo Cristani

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CAMERUN RAID 2004
Gruppo Alex Monticone

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BLUE NILE RAID
2003/2004 - Gruppo Kulczycki

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AFRICAUSTRALE RAID
2003-
Gruppo Kulczycki
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MOTOAFRIKA 2003

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OMO RIVER RAID
2003-Gruppo Cairoli

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GILF KEBIR RAID
2003-Gruppo Garavelli

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DJANET TAM DJANET
2003-Gruppo
Kulczycki

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OMO RIVER RAID 2002
Gruppo Kulczycki

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MONGOLIA SIBERIA RAID 2002
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TRANSANDINA 2002
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TRANSANDINA 2001
Gruppo Kulczycki 

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ASIA RAID 2000
Gruppo Kulczycki