Transandina 2006


relazione di Alessandro Forzoni


Data:

8 Agosto - 4 Settembre 2006


             
  
     
                        CONSIDERAZIONI GENERALI SUL VIAGGIO

Ovviamente si tratta di un viaggio molto intenso, con molte giornate passate interamente in moto. L’itinerario non è pensato per una visita approfondita dei vari luoghi di interesse turistico ma come un viaggio di attraversamento che vi porterà a guidare in mezzo ai più bei scenari andini. Il paesaggio è molto vario: dai deserti costieri del perù alle cime innevate della cordigliera, dai deserti salati alle lagune di ogni colore sull’altopiano boliviano. Nonostante l’intensità ci sarà modo di dedicare il tempo necessario ad aree di notevole interesse come Cuzco, la Valle Sagrada, MacchuPicchu, Nazca e Paracas, La Paz.
Per come è strutturato l’itinerario è conveniente prevedere alcuni giorni nell’area di Cuzco e di La Paz, utili per visitare con calma i numerosi siti archeologici e attrattive naturali, per riposarsi spezzando i giorni consecutivi passati in sella, per riparare eventuali guasti alle moto.
Dal punto di vista delle difficoltà di guida il viaggio è molto facile fino a La Paz; in Perù il percorso, con eccezione di alcune piste sulla Cordillera Blanca, si sviluppa tutto su strade asfaltate, in ottime condizioni e poco trafficate. Inoltre, nel caso nostro, la professionalità di Velarde, che ci ha voluto accompagnare personalmente assieme ad Alberto, ci ha aiutato a prevenire e risolvere ogni tipo di contrattempo. Da La Paz in poi si saluta l’asfalto per ritrovarlo in Cile, le piste sono a tratti molto dure, con toule ondulèè, banchi di sabbia, a volte fango, nel nostro caso una bufera di neve ci ha costretto a modificare l’itinerario. Il kilometraggio giornaliero diminuisce ma le ore in sella rimangono le stesse perché le medie di percorrenza si abbassano.
Un viaggio entusiasmante, dove ogni giorno è diverso dal precedente e la bellezza degli scenari ripagherà di qualsiasi sacrificio fisico.


           


                     DIARIO DI VIAGGIO

3 – 9 AGOSTO GUAYAQUIL
Io ovviamente parto prima del gruppo per curare lo sdoganamento delle moto. Appena arrivato a Guayaquil mi metto in contatto con Francisco. Il venerdì iniziamo le procedure per lo sdoganamento delle moto con il primo passaggio al bananapuerto. Passo il fine settimana a zonzo tra centri commerciali, malecon, cerro Santa Ana e stadio dove assisto al derby locale Emelec – Barceloneta, invitato da Francisco e la sua famiglia. Vi consiglio di farvi dire da Francisco dove si trova il ristorante “El Gato de Puerto Viejo” per mangiare ottimo pesce. Lunedì e martedì li impiego tutti per seguire le pratiche assieme a Francisco. Procedura sdoganamento moto a Guayaquil: prima regola, fidatevi ciecamente di Francisco Jimenez, nostro agente di dogana, è molto inserito e la sa lunga: se vi dice che c’è da ungere, ungete, non vi sta fregando. Primo passaggio al bananapuerto della Dole per il nulla osta alla movimentazione del container e ingresso nell’area di scalo. Poi passaggio alla dogana per il foglio di importazione (fate attenzione che la segretaria di Francisco trascriva bene tutti i dati delle moto dai carnet al foglio, ricontrollate). Quindi apertura del container e controllo dei numeri di telaio e motore e infine di nuovo dogana a timbrare i carnet. Attenzione: dopo l’apertura del container e il controllo le moto andrebbero rimesse dentro, perché la Dole non può assumersi la responsabilità del parcheggio nell’area di scalo. Io ho risolto mettendole dentro un’area recintata destinata all’importazione delle auto, ma dopo molte contrattazioni e una piccola mazzetta da distribuire (90USD), la procedura non sarebbe regolare. Cercate di chiedere a Francisco la stessa procedura ma dovete trovare l’area recintata libera. Martedì sera mi metto in contatto con Hugo Velarde che arriverà al mattino successivo. Mercoledì mattina termino le pratiche di sdoganamento e alle 15 vado a prendere il gruppo all’aeroporto col pulmino di Hugo. Scarichiamo i bagagli in hotel e corriamo al Bananapuerto a ritirare le moto (attenzione chiude alle 17,00).
Per l’uscita delle moto dal bananapuerto io ho dovuto spingerle a mano da solo, una a una, non hanno permesso a nessuno  del gruppo di entrare per aiutarmi. Sul piazzale antistante del Bananapuerto ricolleghiamo le batterie e carichiamo i bagagli spediti col container nel pulmino di Hugo. Uno dei partecipanti inverte la polarità della batteria bruciando il sistema immobilizer, ovviamente la moto non parte e siamo costretti a chiedere aiuto. Per fortuna con una decina di dollari un dipendente ci mette a disposizione un Pick up della Dole per portare la moto fino all’Hotel, dove riusciamo a riparare il guasto escludendo l’antifurto.
Siamo estremamente carichi per la partenza del giorno dopo.


        


10 AGOSTO GUAYAQUIL – MANCORA
Partiamo alle 10 dall’Hotel California, dopo essere stati intervistati da una tv locale (vedrete che lo faranno anche con voi). Uscire da Guayaquil non è difficile. L’hotel dista popchi isolati dal Malecon, il lungomare. Si svolta a sinistra e si imbocca l’arteria che si infila nel tunnel sotto il cerro Santa Ana. Appena usciti dal tunnel, in prossimità dell’aeroporto c’è lo svincolo per il puente de las Americas che indirizza verso sud, verso la frontiera. La strada corre diritta in mezzo a bananeti, il tempo si guasta un po’ e comincia a piovigginare. In un paio di ore siamo alla frontiera. Primo passaggio gendarmeria ecuador a farsi timbrare il passaporto, poi percorriamo altri 2 km verso sud e entriamo nel paese di Huaquillas, dove uno stretto ponte segna il confine con il Perù. Poco prima del ponte c’è da far timbrare il carnet per l’uscita dei mezzi dall’ecuador (edificio azzurro sulla sinistra). Poi si passa il ponte e sulla destra si trova il casotto della dogana peruviana dove far timbrare il carnet. Quindi si risale in sella e appena usciti dal paese, sulla sinistra, si trova la gendarmeria per far timbrare i passaporti. Fate attenzione ad ogni passaggio alle vostre proprietà. C’è una confusione incredibile, non lasciate niente di incustodito e possibilmente ammassate sempre le moto vicine l’una all’altra, sarà più facile controllarle. Tutta la trafila ci è costata più di due ore di tempo.
Ci rendiamo conto che non avremo tempo per arrivare con la luce a Sullana, quindi dopo aver dato un’occhiata alla mappa e sentiti i consigli di Hugo decidiamo di fermarci a Mancora. La strada è buona, guidiamo ancora per un paio di ore e arriviamo in paese che è da poco scesa la notte.
Mentre tutti si sistemano in albergo vado con Hugo a prenotare la cena in quello che sembra l’unico ristorante aperto e a cambiare dollari (presso un autoricambio lungo la via principale, basta chiedere, tutti lo conoscono). Non preoccupatevi se vi timbra le banconote, è il suo sigillo di garanzia circa l’autenticità delle stesse.


            


11 AGOSTO MANCORA – TRUJILLO

Prima della partenza dall’Italia avevamo deciso assieme al gruppo di fare lunghe tappe nel nord del Perù per avere più tempo a disposizione a sud. Quella di oggi è la tappa più lunga in assoluto del viaggio. La strada permetterebbe buone medie ma in un gruppo di 17 moto le perdite di tempo sono inevitabili. Partiamo alle 9 da mancora. Il panorama è desertico, dapprima la strada si arrampica su un promontuorio e ridiscende all’interno di canyon che fanno pensare un po’ alla valle della morte in california. Poi si entra in una distesa piatta che ci accompagnerà per tutta la giornata. Fate il pieno prima di partire e in ogni città, i distributori li trovate solo dopo il bivio per Talara, a Sullana e a Piura. Una volta arrivati a Chiclayo non avrete più problemi di rifornimento.
A Sullana facciamo una breve pausa per uno spuntino prima di attraversare il lungo rettilineo in mezzo all’omonimo deserto. State molto attenti a Piura. Poco prima di entrare in città c’è una rotonda dove dovrete svoltare a destra per proseguire lungo la panamericana. La svolta è segnalata male e se andrete dritti (come successo a qualcuno di noi) perderete tempo nell’attraversamento del centro caotico e sbaglierete di certo strada perché compariranno i cartelli per Chiclayo che vi porteranno su una strada più a nord, ai margini del deserto e più lunga di 100km.
Il deserto di sechura non è nulla paragonato a quello che vedrete più a sud, verso paracas e Ica. L’unico fastidio un forte vento laterale. Occhio anche alla temperatura del motore, sono circa 200km di rettilineo.
Arriviamo a Chiclayo verso le 13 e ci raggruppiamo presso la stazione di servizio all’ingresso della città, dove prenziamo. Mancano 4 del gruppo. Proviamo a chiamarli ma i cellulari sono irraggiungibili. Dopo un’ora ancora non si vede nessuno, ma un sms ci rassicura “stiamo arrivando”. Visto che a Trujillo manca ancora molta strada e che non c’è modo di sbagliarmi mando avanti la gran parte del gruppo, dando loro appuntamento in hotel, e mi fermo ad aspettare gli altri assieme ad altre 2 moto. Comincia a insinuarsi il sospetto che anche stasera arriveremo col buio.
I 4 dispersi arrivano dopo  quasi due ore. Avevano tirato dritto a Piura prendendo la strada più lunga.
A pacasmayo, in prossimità di una grossa ciminiera  c’è una rotonda strana, non si riesce a capire da dove passare (tenetevi sulla sinistra lo spartitraffico non segnalato) . Noi sbagliamo e la imbocchiamo tutti contromano e veninamo fermati dalla polizia appostata poco oltre. Ho subito il sospetto che stiano lì proprio perché sanno che in molti sbagliano e mi aspetto che da un momento all’altro ci chiedano dei soldi  per evitare una multa salata e soprattutto la perdita di tempo. E’ quasi il tramonto e ci mancano ancora 120km. E infatti una delle guardie ci chiede un “contributo per la benzina”. Vi capiterà spesso di essere fermati dalla polizia, con o senza motivo. Se siete certi di essere in regola mostratevi fermi anche difronte alla richiesta di denaro. Magari fate finta di non parlare spagnolo. Non insisteranno più di tanto. Ma se avete torto l’unica cosa è pagare. Ricordatevi che anche con i poliziotti è ammesso trattare, non cedete alla loro prima richiesta. Una cosa importante: se sapete di averla fatta grossa non dovete mai essere i primi a tentare di offrire del denaro alla polizia. Aspettate che siano loro a palesare la richiesta. Altrimenti rischiate grosso, potrebbero accusarvi di tentativo di corruzione per scucirvi molto più denaro dopo avervi fatto perdere molto tempo. E se la pratica segue invece le vie legali il rischio è ancora maggiore.
Arriviamo a Trujillo che sono le 20, da due ore guidiamo al buio sotto una pioggerellina sottile che sporca le visiere. Siamo davvero stanchi, faccio appena in tempo a scendere dalla moto che Alfredo mi avvisa di avere perso 900 dollari. Una paio di persone del gruppo si lamentano dell’albergo. In più sono preoccupato per la tappa di domani: avevo previsto di visitare oggi Chan Chan, di modo da poter partire molto presto all’indomani. E invece non potremo partire fino a metà mattinata. La mia serata non è tranquillissima.



                        


12 AGOSTO TRUJILLO – CARAZ
Alle 9,00, orario di apertura del sito, siamo già a Chan Chan e prendiamo una guida per l’interessante visita. In due ore si riesce a visitare tutta l’area e vi consiglio di prevedere le rovine al termine di una tappa nel pomeriggio per poter partire la mattina successiva subito in direzione della cordillera blanca, la tappa è lunga e bellissima dal punto di vista dei panorami. La nostra si rivelerà anche molto avventurosa. Per rimediare al ritardo accumulato avevamo infatti deciso di modificare l’itinerario, passando non dal passo Callan, ma dal Cañon del Pato, altrettanto bello ma più breve.
Purtroppo le notizie sullo stato della strada erano vaghe e contraddittorie, alcuni ci dicevano che era tutta asfaltata e in due ore si arrivava a Caraz, per altri il percorso era accidentato e richiedeva l’intera giornata. Gli altri hanno sempre ragione, ricordatevelo. Quando vi danno informazioni contrastanti date sempre retta ai pessimisti.
Da trujillo in poco più di un’ora arriviamo al ponte sul rio Santa, oltre il quale c’è il bivio per la strada che va verso le ande. I primi 30km sono spettacolari, asfalto nuovo, colori incredibili. Poi si arriva ad una sbarra e da lì inizia una pista dura. Non saprei dirvi quanto ci vuole a percorrerla senza grossi intoppi, perché noi di intoppi ne abbiamo avuti. Prima una foratura che non ci fa perdere molto tempo, poi un GS cade e spacca il coprivalvole. L’unica soluzione è quella di nascondere la moto dietro ad un rudere per tornare a riprenderla da Caraz. Infine l’aprilia finisce la benzina pochi km prima dell’asfalto e visto che il pulmino di appoggio era molto indietro (la sua velocità su questa pista non va mai oltre i 20km/h) decidiamo di succhiarne un po’ dal serbatoio del mio GS. Anche oggi arriviamo al buio. In paese riusciamo a trovare un saldatore e un camion per andare a riprendere la moto incidentata. Dopo  cena, verso le 21 Luca parte con un paio di ragazzi del posto e a mezzanotte sono di ritorno con la sua moto. L’indomani mattina il coprivalvole verrà risaldato.
Decidete voi se passare da qui o dal passo Callan per raggiungere il Callejon de Huylash. Al passo c’è una vista spettacolare, me la ricordo da un viaggio del 93. Ma anche questo percorso è molto bello, la pista attraversa una cinquantina di tunnel scavati nella roccia costeggiando il fianco del cañon, in alcuni punti i due lati opposti sono distanti solo pochi metri, è incredibile. Se passate da qui però preparatevi ad almeno 3 o 4 ore di guida dura. La pista è sassosa, ci sono sia pietroni sciolti che massi infilati nel terreno che emergono per 30-40 cm su un fondo prevalentemente di terra compatta. In alcuni punti potete trovare del fango ma non molto profondo, niente di preoccupante. Dovete solo stare attenti alle pietre. Ovviamente fate il pieno a Santa lungo la panamericana, prima di svoltare verso l’interno.


           


13 AGOSTO CARAZ – HUARAZ

Appena alzati ci facciamo un giro nel mercato del paese, molto più bello di quello di Yungay, che nel tempo è stato trasformato dal frequente passaggio del turismo. Da Yungay prendiamo la pista, molto facile, che sale verso il parco nazionale Huascaran. State soltanto attenti ai cani e ai bambini in prossimità delle case. Da Yungay alla sbarra di ingresso del parco ci vuole mezz’ora, poi altri 10 minuti per arrivare alle lagune di Llanganuco. Noi decidiamo di pranzare sul prato accanto alle lagune, per questo ci eravamo comprati del cibo al mercato di Yungay.
Dopo pranzo decidiamo di proseguire lungo la pista che sale fino alla Punta Olimpica, un passo oltre i 4700 metri. Consiglio a tutti l’escursione perché si gode di un panorama strepitoso. Da programma avevamo deciso di proseguire in direzione Huari, oltre la cordillera balanca, per pernottare lì e il giorno successivo proseguire fino a Huaraz dopo aver visitato Chavin de Huantar, ma le disavventure del giorno precedente ci hanno fatto cambiare idea, dovevamo recuperare Luca con la sua moto ancora dal saldatore. Poi ci siamo pentiti di questa decisione perché la cordillera blanca è davvero bellissima e merita un po’ più di tempo.
Quindi dal passo siamo riscesi a valle lungo lo stesso percorso, proseguendo fino a Huaraz dove ci concediamo un bell’albergo per riposarci dalla stanchezza dei giorni precedenti.


            


14 AGOSTO HUARAZ – LIMA

La partenza è fissata molto presto perché anche questa giornata sarà molto lunga. Alle 7,30 siamo già in  sella, il tempo è splendido come nei giorni precedenti e non fa nemmeno molto freddo nonostante l’ora. Una conquantina di km oltre Huaraz lasciamo la strada asfaltata per entrare di nuovo nel parco nazionale Huascaran, questa volta per vedere la Puya Raymondii, un cactus che fiorisce ogni 100 anni e poi muore, la dimensione del fiore è imponente, arrrivando anche oltre i 10 metri di altezza. Per raggiungere la zona dove crescono queste piante si percorrono circa 20 km di pista molto buona, la deviazione vale la pena anche per il magnifico paesaggio. La deviazione è ben indicata in un largo piazzale sulla sinistra della strada principale.
Tornati sull’asfalto proseguiamo fino al passo dove ci fermiamo a mangiare, acquistando pane e formaggio dalle bancarelle lungo la strada. Da provare anche le cialde di sesamo e miele.
Le successive due ore rappresentano il puro piacere di guida. Migliaia di curve, asfalto perfetto e panorami mozzafiato, scendendo a capofitto da 4500 metri a livello del mare. A Chasquitambo fermatevi al distributore a controllare la pressione delle gomme, probabilmente le avrete sgonfiate un po’ per le piste dei giorni precedenti e la perdita di quota fa il resto per abbassare la pressione all’interno.
Purtroppo più ci avviciniamo alla costa più il tempo peggiora, ricompare la nebbiolina e comincia a piovigginare. Ripresa la panamericana dovrebbe essere una veloce galoppata fino a Lima ma ci ha pensato il maltempo a complicare le cose. A circa 50km da Lima siamo immersi in una nebbia fittissima, la visibilità è praticamente nulla, procediamo a 20km all’ora avendo come riferimento solo il bordo della carreggiata a destra. Siamo tutti in fila indiana quando per fortuna una macchina mi supera e mi accodo per seguire i suoi fanali posteriori. Ci scorta fino all’ingresso di Lima, quando le difficoltà cambiano, senza diminuire. Piove, le visiere sono fradicie, è buio e ci viaggiamo in un’autostrada attraversata da gente a piedi, biciclette, carretti. Un’incubo.
Per fortuna riusciamo ad arrivare incolumi fino al casello dove abbiamo appuntamento col pulmino di Hugo che non tarda ad arrivare. Tutti dietro al pulmino ci districhiamo nel traffico della città fino all’Hotel, proprio dietro a Plaza de Armas. Siamo tutti d’accordo sul fatto che ci meritiamo una ricompensa e quindi decidiamo di abbuffarci di pesce e pisco.


15 AGOSTO LIMA – PARACAS
Oggi sarà una tappa facile e breve. Sveglia tranquilla poi una parte del gruppo va a visitare il museo de oro, l’altra si ferma per fare due passi in centro e nel quartiere miraflores. Ci diamo appuntamento all’hotel di Paracas, prenotato dall’Italia. Il mio gruppo, quello più consistente, dopo aver visitato il museo riparte verso sud nel pomeriggio. Verso le 16,30 siamo in Hotel, in tempo per posare i bagagli e avviarci verso la spiaggia in cerca di un po’ di divertimento sulla sabbia. Passiamo un’ora buona a divertirci sulla sabbia in direzione della penisola di Paracas, quando una guardia del parco ci avverte che nella zona nidificano molte specie di uccelli e ci chiede di allontanarci. Mi raccomando, non fate come noi, se volete divertirvi sfruttate la zona oltre la strada rispetto all’oceano. E state attenti ai cordoli di cemento che affiorano in alcuni punti vicino alla strada.


          


16 AGOSTO PARACAS – NAZCA
Sveglia prestissimo, abbiamo prenotato la prima imbarcazione in partenza per le isole Ballestas, alle prime luci dell’alba salpiamo. La giornata è grigia, il mare tranquillo e l’escursione molto interessante come ricordavo.
Alle 8,30 siamo di nuovo in hotel per la colazione e quindi ripartiamo per entrare nel parco della penisola di Paracas. In moto è un’escursione bellissima, ci sono molti tracciati che si intersecano tra dune, falesie e spiagge. Mi raccomando di non uscire dai percorsi, siete in una riserva naturale.
Non ricordo quanto tempo abbiamo passato a scorrazzare ma venire via è stato difficile.
Ancora un’oretta di guida e siamo a Ica, svoltiamo alla terza rotonda a destra per raggiungere l’oasi di Huacachina dove pranziamo e poi facciamo un giro sui dune buggy all’interno di un paesaggio che ricorda il deserto algerino. Molto divertente, oltre che interessante dal punto di vista dei panorami, lo consiglio a tutti.
A metà pomeriggio ripartiamo per raggiungere Nazca in serata.

17 AGOSTO NAZCA – PUQUIO
Mattinata tranquilla, aspettiamo il primo turno di volo per osservare dall’alto le linee di Nazca. In tre decidono di non volare e assieme ad Alberto fanno un interessante giro sulle colline per osservare comunque dall’alto le linee e fermarsi presso alcuni pozzi di epoca nazca.
Ripartiamo dopo pranzo, ci dovrebbe aspettare una tappa tranquilla, 140km fino a Puquio. Purtroppo però in prossimità di alcune case uno dei partecipanti investe un cane e cade. Nulla di grave, la lussazione di un dito subito ricomposta e una botta all’anca, ma non è in grado di guidare. L’unico partecipante al seguito salta in sella e ci permette di proseguire. L’inconveniente ci fa perdere un paio di ore, e arriviamo in prossimità del passo con il sole che si abbassa sull’orizzonte. Decidiamo di darci il prossimo appuntamento a Puquio, ormai mancano soltanto una cinquantina di km in discesa e non c’è modo di sbagliarsi.
Entriamo a Puquio al tramonto e all’appuntamento mancano 4 moto e il pulmino di Hugo. Arriveranno un paio di ore più tardi: poco dopo l’ultima volta che ci eravamo ricompattati una delle moto ha centrato un grosso sasso sull’asfalto spaccando la gomma e danneggiando il cerchione. La riparazione e sostituzione del pneumatico non è stata semplice. Fa molto freddo. E’ tardi e riusciamo a trovare del cibo soltanto in una rosticceria che riesce a servirci un  pollo a testa.

18 AGOSTO PUQUIO – CUZCO

Abbiamo imparato che gli inconvenienti sono sempre dietro l’angolo e visto che ci aspetta una tappa molto lunga alle 6 siamo già in sella. Fa molto freddo ma la strada è a dir poco perfetta e il piacere di guida ci ripaga della fatica per la levataccia. Dopo un’ora e mezza ci affacciamo sull’altopiano dove il freddo è terribile, ma il panorama è stupendo. Guidiamo per quasi un’ora ad una temperatura inferiore ai meno dieci e appena la strada comincia a ridiscendere all’interno di un vallone ci fermiamo al primo paesino per una tazza di caffè caldo. Da qui in poi la giornata sarà fantastica sotto tutti gli aspetti, curve, panorami, temperatura, sole.
A pranzo ci fermiamo per una zuppa ad Abancay, una città di medie dimensioni adagiata nella congiunzione di due vallate. Poi ancora un paio di passi in uno scenario incredibile e siamo a Cuzco. Sono le 15,30 e abbiamo tutto il tempo per sistemarci e portare le moto che ne hanno bisogno dal bravo meccanico proprio accanto all’hotel dove soggiorniamo. Gli facciamo sistemare la carburazione dell’Aprilia, facciamo vulcanizzare le gomme forate nei giorni precedenti, raddrizzare il cerchio della moto di Claudio vittima del pietrone e un paio di moto cambiano le gomme da stradali a tassellate per il resto del viaggio, prevalentemente in fuoristrada.
Passiamo il resto della giornata a zonzo per la città e ceniamo in uno dei ristoranti consigliati da AnM, in compagnia di altri quattro gruppi.

19 AGOSTO CUZCO

Giornata totalmente libera da dedicare alla visita della città, ai mercati, al riposo. Nel pomeriggio ci ritroviamo a gruppetti alla fortezza di Sachsayhuaman e scendiamo di nuovo in città a piedi, passeggiata molto interessante in quanto si può godere di bei panorami della città e si attraversa il barrio di San Blas, uno dei più pittoreschi di Cuzco.

20 AGOSTO CUZCO – AGUAS CALIENTES
Pariamo alle 9,00 per la Valle Sagrada. Dopo circa 40 minuti giungiamo a Pisac dove per prima cosa decidiamo di visitare le rovine. Per reaggiungerle dobbiamo superare il ponte in paese e girare a sinistra continuando a salire per una decina di km. Il sito è molto bello e secondo me vale la pena di fare il faticosissimo giro a piedi ad anello. In tutto ci si mette un’oretta.
Tornati in paese visitiamo il mercato che non è più quello di quindici anni fa, a mio  parere è il più turistico di tutto il paese. Ma le empanadas sfornate fresche sono buonissime e ne approfittiamo per il pranzo. Proprio mentre stiamo per partire il cielo si fa minaccioso e si alza un forte vento. Luca si accorge che un problema di bloccaggio del freno posteriore manifestatosi qualche ora prima ha fuso, a causa della temperatura, la cuffia del cardano. Per evitare che la polvere entri dentro causando guai seri improvvisiamo una riparazione con un pezzo di gomma e il nastro telato. Speriamo che regga.
Per fortuna la pioggia ci risparmia fino all’arrivo a Ollantaytambo dove sistemiamo le moto in un garage e prendiamo il treno per Aguas Calientes. Il viaggio è molto piacevole, ci servono anche il pranzo a bordo. Arrivati alla stazione di Aguas Calientes, proprio sotto Macchu Picchu, si scatena il diluvio. Raramente ho visto piovere con tanta violenza. Il cielo è nero, sembra quasi notte. Aspettiamo una ventina di minuti sotto la pensilina della stazione, nella speranza che quantomento diminuisca la violenza del nubifragio. Ma anche in questo modo riusciamo a bagnarci a causa delle gocce d’acqua che rimbalzano sull’asfalto e ti bagnano anche a metri di distanza. Decidiamo di comprarci degli impermeabili di plastica nel mercato adiacente e ci avventuriamo sotto il diluvio.
Nonostante gli impermeabili arriviamo in albergo, distante appena 5 minuti a piedi dalla stazione, completamente fradici. Una paio di noi hanno la febbre e decidono di mettersi subito a letto. Gli altri passano la fine del pomeriggio alle terme in cima al villaggio, un po’ affollate, ma tutto sommato molto rilassanti e anche emozionanti considerato il posto in cui ci si trova. Andiamo a dormire che ancora sta piovendo. Siamo preoccupati per la visita dell’indomani alle rovine di Macchupicchu.

21 AGOSTO AGUAS CALIENTES – CUZCO

All’alba non piove più. Alcuni ai alzano per prendere il primo autobus delle 5,20 per Macchu Picchu e all’apertura dei cancelli sono pronti a visitare le rovine. Lo fanno in un’atmosfera magica, la nebbia lentamente si dissolve disegnando scorci suggestivi, in cui le rovine fanno breccia in mezzo alle nuvole. Con il proseguire della mattinata alla spicciolata arriva il resto del gruppo e il sole comincia a fare capolino tra le nuvole, alzando la temperatura e sciogliendo la nebbia. Credo che non avremmo potuto sperare in condizioni climatiche migliori per visitare le rovine.
Alle 15,30 siamo di nuovo in stazione per riprendere il treno che ci porterà a recuperare le moto a Ollantaytambo. Qui ci aspetta anche Hugo con il pulmino e dopo un paio di ore rientriamo a Cuzco. Visto che è l’ultima sera in città festeggiamo fino a notte fonda al Mama Africa e al Kamikaze.


    


22 AGOSTO CUZCO – PUNO

Partenza tranquilla, alle 10,30 usciamo da Cuzco. La strada è molto scorrevole e sale gradualmente verso i 4600 metri del passo La Raya, dove ci fermiamo per la foto di rito. Poi inizia la lunga discesa verso il lago Titicaca. A Juliaca si è costretti ad attraversare il centro della città immersi in un caos immenso ma ci ritroviamo tutti senza problemi all’uscita della città. Poco prima del Titicaca deviamo verso destra in direzione di Sillustani, un sito archeologico preincaico molto interessante sulle rive del lago Umayo. La luce tenue del pomeriggio rende la visita ancora più suggestiva colorando le colline di giallo e conferendo al lago un colore intenso blu cobalto.
All’ingresso di Puno troviamo la polizia ad aspettarci, inviata da William, proprietario dell’Hotel. Ci scorteranno a sierene spegate e velocità molto sostenuta fino all’albergo. Pensiamo tutti la stessa cosa: boh?!

23 AGOSTO PUNO – LA PAZ
Alle sei usciamo dall’hotel per imbarcarci per le isole degli Uros, realizzate con totora pressata e galleggianti sulle placide acque del titicaca. Dopo una visita preconfezionata, ma comunque interessante, della durata di un’ora ci rimbarchiamo per la terraferma.
A Puno abbiamo problemi a trovare benzina di qualità, siamo costretti a caricare sbobba a 80 ottani ma nessuna delle moto ne risente a parte qualche ovvio battito in testa. La strada che costeggia il lago è molto bella e dopo un paio di ore siamo in prossimità del bivio tra le due frontiere che separano Perù e Bolivia. Decidiamo di svoltare per Kasani e raggiungere La Paz dal lato est del lago, dopo averlo attraversato nello stretto di Tiquina.
Purtroppo le pratiche alla frontiera sono molto lente, sul lato peruviano siamo costretti a pagare una mazzetta di 60 dollari alla polizia per sveltire il controllo delle moto. Di fatto non le hanno nemmeno guardate, se non avessimo pagato avrebbero controllato uno a uno tutti i numeri di telaio e motore e la rispondenza con i carnet. Hugo ci accompagna col pulmino carico di bagagli fino alla frontiera con la bolivia, attraversando la terra di nessuno e si becca una multa di 10 dollari dalla polizia boliviana per aver attraversato l’arco che delimita l’ingresso in bolivia.
Altra trafila negli uffici boliviani dove campeggiano cartelli contro la corruzione della polizia avvertendo di non cedere a nessuna richiesta di denaro. In effetti, a differenza del Perù, dove chiunque si sentiva legittimato a chiedere soldi a qualsiasi titolo, in Bolivia non ci è mai stato chiesto nemmeno un cent per nessuna ragione. In ogni caso tra le due frontiere perdiamo 3 ore.
Trasbordiamo tutti i bagagli su un pulmino che li porterà fino a Copacabana, dove ci aspetta l’autobus inviato da La Paz e salutiamo Hugo e Alberto.
Purtroppo il pomeriggio è già inoltrato e decidiamo di non visitare Copacabana per non arrivare troppo tardi a La Paz. La strada che costeggia il lago è una delle più belle di tutto il viaggio. 40 km da sogno. Giunti a Tiquina carichiamo le moto sulle chiatte e attraversiamo il lago proseguendo il viaggio verso la capitale, dove arriviamo che è già buio da un’ora. Non è difficile attraversare l’enorme quartiere di El Alto lungo la strada a 4-6-8 corsi, basta fare molta attenzione a tutto e tutti: gente a piedi, mezzi improbabili, autobus a fari spenti, cavalli. Ad un certo punto si giunge in prossimità di un casello autostradale ed una moderna strada a 4 corsie ci accompagna fino al centro di la Paz. In prossimità della Cerveceria ci aspetta Francisco che ci guida fino all’Hotel Sagarnaga.

24 AGOSTO LA PAZ
Giornata di riposo, dormiamo, visitiamo alcuni musei in città tra cui il museo de la coca, dormiamo, sistemiamo le moto, dormiamo, mangiamo, dormiamo. I prossimi tre giorni saranno prezioni per recuperare le energie, fisiche e mentali, per affrontare l’ultima parte del viaggio, la più impegnativa.

25 AGOSTO LA PAZ – COROICO – LA PAZ

La maggior parte del gruppo partecipa all’escursione in bicicletta lungo la strada La Cumbre – Coroico, conosciuta come la strada più pericolosa del mondo. Due o tre febbricitanti rimangono in città per recuperare. A detta di molti l’escursione è meno emozionante di come ne parlano e forse varrebbe la pena farsela in moto.
Salutiamo Cesare e Cristiano che a causa di un volo anticipato di 4 giorni rispetto a noi si avviano verso sud per proseguire il viaggio. Io intanto organizzo il resto dei servizi per il sud della Bolivia. Inoltre, assieme alla nostra controparte per la spedizione delle moto dal Cile all’Italia decido di cambiare l’agente di dogana che fino a quel momento non ci aveva dato grosse sicurezze. Mi metto subito in contatto con il nuovo, molto più cortese e disponibile.

26 AGOSTO LA PAZ
Giornata libera, qualcuno ne approfitta per andare a visitare il sito archeologico di Tihuanaco, la Valle della Luna o altre attrattive nei dintorni. Per il resto ci perdiamo tra i mercati della città. Cena all’ottimo ristorante argentino.

27 AGOSTO LA PAZ – CHALLAPATA

Partiamo alle 11 dalla capitale, alle 14 siamo seduti in un ristorante di Oruro per il pranzo. Altre due ore e siamo a Challapata, in tempo per godere di uno splendido tramonto. A parte questo la tappa non è interessante e forse sarebbe stato meglio anticiparla di un giorno concentrandola nel pomeriggio. E’ possibile farlo perché il percorso è tutto asfaltato. Assicuratevi che non ci siano scioperi o proteste perché molto spesso chiudono il passaggio a quasiasi veicolo lungo le strade principali. In serata facciamo conoscenza degli autisti che guideranno le due jeep che ci accompagneranno fino al Cile.

28  AGOSTO CHALLAPATA – COQUEZA

Oggi inizia un altro viaggio. Durerà poco, solo alcuni giorni, ma stiamo per avventurarci nell’altopiano boliviano, dove, a causa della mancanza di strade, infrastrutture, con il tempo che può cambiare in poche ore e un fondo molto vario, con sassi, fango, sabbia, sale, ogni giorno sarà un’avventura da godere e affrontare con molta cautela.
Lasciata Challapata salutiamo l’asfalto, la strada è larga ma piena di buche e con un toule terrificante con tratti in cui tra la cresta e il fondo possono esserci 30 cm. Dopo un paio d’ore due GS rompono contemporaneamente l’idraulica dell’ammortizzatore posteriore. Impossibile pensare ad una riparazione. Si va avanti solo con la molla e molta cautela.
Ci affaccaimo sul bacino che ospita il salar del Uyuni, anche se la sua vista è ancora oscurata da una dorsale nella quale campeggia il vulcano Tunupa. Giungiamo in prossimità dell’immenso cratere lasciato da un meteorite, proprio sulla destra della pista, e ci fermiamo per riposare e scattare qualche foto. A pranzo ci fermiamo nella piazza di Salinas de Garci Mendoza che ci offre un po’ di ombra, alcune panchine e una bottega dove acquistare bibite fresche oltre a quelle che ci siamo portati dietro.
Appena usciti dal paese si deve attraversare un piccolo salar fangoso, in alcuni tratti il fango è fresco e si deve fare molta attenzione a non finire per terra, soprattutto con le moto più pesanti. Poi la strada si inerpica costeggiando le prime pendici del vulcano e appena si svalica il salar appare davanti ai nostri occhi in una visione che toglie il respiro. Da ora in avanti prestate la massima attenzione ai sabbioni che possono comparire all’improvviso dietro una curva o sotto un dosso.
Non so quanto tempo abbiamo passato a scattarci foto a scorrazzare senza una direzione certa sul salar, fatto sta che il sole ben presto si è abbassato sull’orizzonte e ci siamo dovuti avviare per gli ultimi km fino a Coqueza. Non riesco a descrivervi con le parole la bellezza del tramonto sul salar.


          


29 AGOSTO COQUEZA – VILLA ALOTA
Guidare sul salar è un’esperienza incredibile. Nessun ostacolo per decine, centinaia di km davanti, dietro, a destra e a sinistra. Assomiglia più alla navigazione in mare o in cielo. E infatti bisogna stare attenti a seguire le tracce sul terreno o a recuperarle se si abbandonano per divagare su un lato o l’alto (lo farete di sicuro). Pochi gradi di differenza di rotta possono comportare errori di kilometri. La prima tappa è alla isla pescado, dove con una sgambatina si raggiunge la vetta per godere di un panorama a 360° sul salar. Quindi l’attraversamento da ovest a est fino all’Hotel di sale e quindi Uyuni dove pranziamo e facciamo lavare accuratamente le moto. Dopo pranzo uno dei GS non riparte, probabilmente la centralina è andata con il lavaggio. Anche in questo caso nessuna riparazione è possibile, l’unica cosa da fare è caricare la moto su una Jeep. Siamo anche costretti a noleggiare una Jeep in più dal momento che le due che abbiamo non sono sufficienti a caricare tutto il cibo, l’acqua e soprattutto la benzina per tutti noi. Oltre ad una moto, ovviamente.
Siamo già in ritardo sulla tabella di marcia e poco fuori della città, vicino al cimitero dei treni, l’XT fora per l’ennesima volta il posteriore. L’iconveniente ci fa perdere altro tempo. E’ decisamente tardi e arriveremo a Villa Alota con il buio.
La strada dopo Uyuni non è male, anche se a tratti molto rovinata con enormi buche. Ed in una di queste finisce il GS1100 con l’ammortizzatore rotto. La scena si svolge proprio davanti a me, vedo la moto che prende un forte colpo e la ruota posteriore che si blocca. La moto derapa per una ventina di metri e si ferma sul fosso di destra, per fortuna Luis è riuscito a tenerla in piedi.
Non c’è scelta, serve un’altra Jeep per caricare anche questa moto almeno fino a Villa Alota, dove di due GS ne faremo una prendendo l’ammo da quella con la centralina rotta.
Ma è tardi, sono le 10 e una Jeep non si trova dietro all’angolo sull’altopiano boliviano, di notte.
Quindi una delle Jeep torna indietro fino al paese più vicino per contattare l’agenzia ad Uyuni e far loro inviare un altro mezzo, in 4 si fermano lungo la strada ad aspettare i soccorsi, accendendo un fuoco per scaldarsi. Il resto del gruppo prosegue fino all’alberghetto distante poco meno di un’ora.
Sarà l’1 di notte quando ci ritroveremo tutti quanti per mangiare. Giornata intensa, ma il buonumore non viene meno.

30 AGOSTO VILLA ALOTA – LAGUNA COLORADA
In tre ci svegliamo alle 5 per sostituire l’ammortizzatore. Lavoriamo al buio con l’ausilio delle torce, il freddo spacca le mani ma riusciamo a scaricare le moto dalle jeep, smontare e rimontare l’ammortizzatore. Intanto, appena fa luce, ci accorgiamo che il tempo non promette niente di buono. Cade qualche fiocco di neve e ci sono nuvole nere nella direzione in cui dobbiamo andare. Passano un paio di ore in cui valutiamo tutto e il contrario di tutto. E’ una decisione molto delicata: se proseguire verso l’altopiano, con il rischio di trovarci dentro una bufera di neve. Roba da non sottovalutare a 4800 metri di altezza, o puntare dritto verso il cile lungo la strada principale, rinunciando al resto dell’itinerario in Bolivia.
Verso le otto del mattino sopra le nostre teste il sole comincia a squarciare le nubi e anche in lontanza il fronte della perturbazione sembra spostarsi dalla zona verso la quale dovremmo dirigerci. Si va, anche se decidiamo per un’itinerario più diretto verso la laguna colorada, saltando il deserto de silolì, difficile da percorrere in salita.
Lasciamo la strada principale e con essa il toule ondulee. Il fondo della pista è molto buono, sabbia compatta, anche se ci sono numerosi guadi da passare (acqua bassa, non oltre i 50 cm) e ogni tanto banchi di sabbia e pozze di fango. C’è anche un forte vento che ogni tanto alza polveroni che oscurano la vista e che in un paio di occasioni ci obbligano a fermarci. Claudio ha la febbre alta e decide di lasciare la moto a Luca.
A pranzo ci fermiamo in un piccolo villaggio riparato dal vento e finalmente anche il cielo si apre lasciando spazio al sole che ci riscalda le ossa. Dopo pranzo il tempo è buono, attraversiamo la valle de las rocas e cominciamo a salire verso le lagune su una pista pietrosa. Attraversiamo altri piccoli salar, zone con sabbia sciolta e di nuovo pietraie. La guida è faticosa ma entusiasmante anche grazie al panorama che abbiamo davanti agli occhi.
Purtroppo il tempo si guasta di nuovo e giunti in prossimità della laguna colorada tornano a scendere piccoli fiocchi di neve. Fa molto freddo e la cosa peggiore che vediamo sono le montagne innevate in direzione del passo che dovremo affrontare l’indomani.
Giunti al rifugio veniamo a sapere che le jeep dal Cile non salgono da quattro giorni al passo di Hito Cajon. C’è chi dice che ci sia mezzo metro di neve. Abbiamo un problema. E’ mercoledì, siamo a 4900 metri sull’altopiano boliviano, nevica, e dopodomani abbiamo appuntamento con l’agente di dogana ad Antofagasta per rispedire le moto. L’alternativa c’è: ripercorrere verso nord il deserto de Silolì e scendere verso il confine di Ollague, 200 km di pista dura più a nord. Il problema è che nessuno ci aspetta ad Ollague, un paesino di 200 anime senza nessun servizio. E arriveremo completamente scarichi di benzina. Stabilito un ponte radio con Uyuni riceviamo la conferma che il passo è chiuso e non si può proseguire verso sud, quindi incarichiamo l’agenzia delle nostre jeep di appoggio di contattare l’agenzia in Cile per organizzare l’appuntamento per l’indomani ad Ollague. Possiamo solo fidarci.
La tensione potrebbe essere alta, siamo stanchi, infreddoliti, incerti di cosa ci aspetta, eppure affrontiamo tutti la situazione con un’estrema calma e anche buonumore. Forse ci rendiamo conto che siamo qui anche per questo.


           


31 AGOSTO LAGUNA COLORADA – OLLAGUE
La sveglia è fissata per le cinque, ci aspetta una giornata molto lunga ed impegnativa non possiamo perdere nemmeno cinque minuti di luce. Già mettere in moto i mezzi è un’impresa dopo una notte in cui la temperatura è scesa a -25. Alle 6,15 partiamo con le ruote sulla neve. La temperatura è ancora abbondantemente sotto i -15, le selle sono congelate e dure come sassi. Ma ben presto il freddo passa per la fatica e la concentrazione richieste dalla guida su neve, sabbia, sassi.
Entriamo nel deserto de Silolì che il sole comincia a scaldarci, il tempo oggi è buono e tira poco vento. La fatica è sempre tanta, le ruote affondano nella sabbia sciolta fin quando non prendiamo sufficiente confidenza con il terreno da lanciare le moto a 90km/h uscendo dalle tracce degli altri veicoli. Il resto della giornata, a parte qualche momento di tensione per il rischio di perderci (state sempre a vista in questa zona), trascorre nel migliore dei modi, i panorami sono fantastici, l’arbol de piedra, le lagune, le cime dei vulcani fumanti….
Alle 15 siamo in cima all’ultima discesa di petre e scorgiamo in lontananza la strada sterrata, ma in buone condizioni, che ci porterà fino alla frontiera. E’ un momento molto emozionante, non posso non pensare a quanto ho desiderato portare le mie ruote sull’altopiano, uno dei luoghi più precari ed incerti per l’uomo, ed è emozionante pensare di avercela fatta, di aver tirato fuori la moto da lì. E’ una cosa che nessuno mi toglierà mai.
Corriamo veloci verso la frontiera, purtroppo c’è ancora tempo per un’ultimo piccolo incidente. Massimo, accecato dal polverone alzato da una moto davanti, entra male in un sabbione e cade provocando un bel po’ di danni alla sua moto. Per fortuna lui non si fa niente ed anche la moto è in grado di proseguire.
Sbrighiamo con la solita lentezza, dovuta al fatto che siamo in 20, le pratiche doganali, e una volta passati in Cile abbiamo due sorprese, una bella, l’altra orribile. Quella bella è che effettivamente troviamo ad aspettarci l’incaricato dell’agenzia Cilena, il ponte radio internazionale ha funzionato. Quella brutta è che questo si è presentato con un solo pick up per tutti i nostri bagagli più una moto e soprattutto senza benzina per le nostre moto!!!!
Poco male, appena sistemati negli unici due alberghetti del paese chiamo l’agenzia a San Pedro de Atacama (6 ore più a sud) e mi faccio mandare nella notte un camioncino con 200 litri di benzina, la cosa ci costerà un bel po’ (1000 usd + il costo della benzina) ma non abbiamo alternative.
Per cena ci dobbiamo arrangiare con le poche cose rimediate nella bottega del paese. Noi quattro che dormiamo in una specie di ostello in ristrutturazione rimediato nell’emergenza, troviamo ospitalità da una signora che ci cucina dell’ottima crema di asparagi e pollo.

1 SETTEMBRE OLLAGUE - ANTOFAGASTA
Alle sei, puntuale, troviamo ad aspettarci l’altro mezzo con la benzina inviato da San Pedro nella notte. Il tempo di fare il pieno, caricare tutti i bagagli e partiamo. La strada continua sterrata fino a Calama, i panorami sono ancora bellissimi. A Calama facciamo uno spuntino veloce e ripartiamo, adesso su una lunga striscia di asfalto perfettamente rettilinea che punta verso sud.
Alle 16 siamo ad Antofagasta dove troviamo ad aspettarci gli incaricati di Agunsa e l’agente di dogana con le pratiche pronte per la spedizione. Facciamo ingrasso nell’area portuale e lì, in mezzo al piazzale ci cambiamo ricomponendo il bagaglio da spedire assieme alla moto. Siamo costretti ad attendere fino alle 10 quando, terminati i controlli, infiliamo le moto una a una nel container, le leghiamo, chiudiamo il tutto e apponiamo il sigillo al container stesso e a questa magnifica avventura. Un senso di tristezza mista ad appagamento si impossessa di tutti noi.
Sfiniti torniamo in albergo e ognuno si organizza come meglio crede per cena visto che è quasi mezzanotte.

2 SETTEMBRE ANTOFAGASTA
Certo che sarebbe stato meglio sfruttare diversamentre i giorni in fondo al viaggio, che ci facciamo un giorno intero ad Antofagasta? Ma il piano dei voli ci ha costretto a questo spreco, in quanto il sabato e la domenica la dogana portuale è chiusa, quindi l’ultima opportunità di spedire le moto era venerdì. Anche a questo era dovuta l’apprensione sull’altopiano, quando ancora dovevamo trovare una soluzione all’imprevisto della neve.
Ed eccoci quindi a passare l’intero fine settimana ad Antofagasta, città interessante solo per la strana atmosfera da posto di frontiera nel sud del mondo che vi si respira. Si, ci sono belle spiagge ed anche un arco di pietra sul mare, ma non è certo roba da tuffarsi nell’acqua gelida del pacifico e poi chi ha voglia di prendere un pulmino per andare a sbattersi su una spiaggia dopo tutto quello che abbiamo trascorso nelle settimane precendenti? E allora la cosa migliore, quella che scegliamo tutti, è riposarsi. E spendere, perché ad Antofagasta si trovano articoli occidentali a prezzi molto buoni rispetto all’Italia.

2 SETTEMBRE ANTOFAGASTA – SANTIAGO – ITALIA
Due pulmini mercedes nuovi di pacca ci portano dall’hotel all’aeroporto, distante una mezz’ora dal centro della città. In volo raggiungiamo Santiago e da qui, dopo tre ore di coincidenza ci imbarchiamo, chi  su un volo per Roma, chi per Milano. Una delle più intense avventure di viaggio che abbia mai vissuto è finita. E si pensa già alla prossima.


I PARTECIPANTI 
FORZONI ALESSANDRO
COLACINO ANGELO
BOGA MARA
RIGAZIO ANDREA
PALTRINIERI ALFREDO
POMPEI CESARE
GAZZOLA FABIO
GIANNICCHI LUCA
ROCCHETTI ROMOLO
GAGLIARDI SIMONE
PICCININI LUCA
FUMAGALLI LUCA GIOVA
LIVDI LUIS CARLOS
CARTIA CLAUDIO
CAMPEDELLI FRANCO
PULIERI MARIA NOVELL
DI PAOLANTONIO GAEL
CAMPI MASSIMO
VANNI MAURIZIO
MICHELAZZI CRISTIANO


Indice



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In attesa del Libro:
L'EPOPEA DEL 
 
MOTOCLUB 4X4
AVVENTURE
 
Tutte le relazioni 
dei raid realizzati 
dal nostro 
MotoClub4x4
      INDICE

INIZIAZIONE AL DESERTO CON MOTO A NOLO
Storie racconti ed immagini della nostra più grande avventura africana

 Gruppo Zambon
My Faraoni's Rally
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ZAMBIA NAMIBIA RAID
2011 - Gruppo Kulczycki

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RIFT VALLEY RAID
2010 - Gruppo Kulczycki

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TRANSANDINA RAID
2010 - Gruppo Barba

----------------------

THAI LAOS MOTO RAID
2009/10 Gruppo Zambon-Losi
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PATAGONIA RAID
2009/10 Gruppo Di Nauta

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ETIOPIA KENYA TANZANIA RAID
2009 Gruppo Mattei

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OMO RIVER RAID
2009 Gruppo Barba

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AFRICAUSTRALE RAID

2009 Gruppo Gioetto

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TRANSANDINA RAID
2009 - Gruppo Cerpelloni

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BORNEO RAID
2009 - Gruppo Kulczycki

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OMO RIVER RAID
2008-2009 Gruppo Tullini

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PATAGONIA RAID
2008-2009 Gruppo Capra

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DANCALIA RAID
2008-2009 Gruppo De Longis

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WEST AFRICA RAID
2008-2009 Gruppo Losi Marna 
-Garavelli Sandro

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TRANSAFRICA NORDSUD 
2008 - Gruppo Kulczycki

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TORTUGUERO RAID  2008
Gruppo Ramperti

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TRANSANDINA  2008
Gruppo Gioetto

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MURZUK-LIBIA RAID EXPRESS
2006 -
Gruppo Kulczycki

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OMO RIVER RAID
2008 - Gruppo Gioetto

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ITALIA LIBIA RAID
2008 - Gruppo Turchi

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ITALIA SUDAN RAID
2007/2008 - Gruppo Garavelli

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MEKONG MOTO RAID
2007/2008 - Gruppo de Longis

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MADAGASCAR RAID 4X4
2007 - Gruppo
de Longis

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TRANSANDINA 2007
Gruppo Bernardini

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TRANSAMAZZONICA RAID
2007 - Gruppo Ramperti

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ASIA RAID 2007
Gruppo Arnoldi

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YEMEN OMAN RAID
2006/2007 -
Gruppo de Longis

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DANCALIA RAID-ETIOPIA
2005
- Gruppo Mattei

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ROYAL ENFIELD INDIA RAID
2006/2007 - Gruppo Rizzo

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TRANSANDINA 2006
Gruppo Forzoni

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LADAKH INDIA RAID
2006 - Gruppo Kulczkycki

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SILK ROAD RAID 2006
Gruppo Castagna

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TRANSAUSTRALIA 2005
Gruppo
Kulczycki

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TRANSANDINA 2005
Gruppo de Longis

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MARCO POLO 2005
Gruppo Pistore

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GREAT SAND RAID 2005
Gruppo Kulczycki

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NEPAL TIBET RAID 2004
Gruppo Kulczycki

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CINA TIBET RAID 2004
Gruppo Cristani

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CAMERUN RAID 2004
Gruppo Alex Monticone

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BLUE NILE RAID
2003/2004 - Gruppo Kulczycki

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AFRICAUSTRALE RAID
2003-
Gruppo Kulczycki
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MOTOAFRIKA 2003

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OMO RIVER RAID
2003-Gruppo Cairoli

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GILF KEBIR RAID
2003-Gruppo Garavelli

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DJANET TAM DJANET
2003-Gruppo
Kulczycki

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OMO RIVER RAID 2002
Gruppo Kulczycki

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MONGOLIA SIBERIA RAID 2002
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TRANSANDINA 2002
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TRANSANDINA 2001
Gruppo Kulczycki 

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ASIA RAID 2000
Gruppo Kulczycki