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Le impressioni di una giovane partecipante non ancora tredicenne a un Sudafrica family gruppo Savone

Presentazione di Fabio Enrico Savone
Un viaggio Family?
Uhm! Devo dire che qualche perplessità la avevo e la decisione non è stata affatto semplice, ma poi, l’idea di far condividere ai miei figli un viaggio con altri bambini sconosciuti, non mi è sembrata affatto sbagliata e quindi decisione presa. Questa estate Viaggio Family, nonostante, appunto, i vani tentativi di dissuasione di altri amici coordinatori, che cercavano di mettermi in guardia sulle insidie nascoste, e nemmeno troppo, nell’affrontare un viaggio con molti bambini, ma soprattutto con i genitori di questi.
Dietro consiglio di Vittorio, il Grande Capo, destinazione facile e collaudata: Sudafrica, partenza 25 luglio.
Non ho ancora però detto tutto: io ho 2 figli, Rachele di 6 anni, ma Fabio Enrico di 10 mesi. La prima ha già fatto altri viaggi, ma mai Family, mentre ovviamente per il secondo si tratta del suo primo viaggio, e 10 mesi sono effettivamente un’età molto particolare, ed è forse lui che può rappresentare un problema per il resto del gruppo.
Ma così è, e del resto, lo spirito dei viaggi di AnM non mi sembra che precluda la partecipazione di nessuno, per cui con sempre maggiore decisione ci prepariamo.
Ed è già dai preparativi che capisco che sarà un viaggio sorprendente. Infatti dopo aver scritto ai genitori, per le solite varie comunicazioni, sono proprio i figli che si conoscono scambiandosi le prime mail.
Il giorno dell’incontro all’aeroporto con il resto del gruppo, arriva con impressionante rapidità, e la conoscenza con i partecipanti si rivela una vera piacevole conferma positiva delle impressioni avute fino a quel momento.
Che viaggio rilassante e divertente!
Al rientro posso dire che non c’è stato nemmeno un momento di incomprensione, mai un dissidio, mai un contrasto, e mai che i bambini abbiano fatto capricci o discusso tra loro. Sembra incredibile, ma neanche nei viaggi “Normali” mi era mai capitato di vivere in una così piacevole armonia per tutta la durata del viaggio.
E che momenti…. e che ricordi! Insomma voglio consigliare a tutti, o almeno a quelli che ne hanno i requisiti (cioè figli), di fare questa che considero una straordinaria esperienza, ma soprattutto voglio assolutamente e sentitamente ringraziare Alberto, Renata, Selene, Alberto, Cristina, Livia, Valerio, Filippo, Tiziana, Alessandro, Nina, Sauro, Simona, Lorenzo, Gianluigi, Luca, e i miei Maria Rita, Rachele e Fabio Enrico jr, per questo fantastico viaggio.
E a dimostrazione che molto spesso il viaggio non finisce con il rientro a casa, ecco cosa ha scritto Livia una partecipante, che anche se non ancora tredicenne, mi sembra che prometta bene, e che sicuramente leggeremo ancora spesso su queste pagine, perché già esperta viaggiatrice, che non ha sicuramente alcuna voglia di smettere di conoscere il mondo.

SAVONE AL COMANDO GRUPPO ALLO SBANDO,
MA NEL MONDO AVVENTURE….. RISATE SICURE!!!!!!!

Con questo bigliettino di “ringraziamento” al nostro COACH, chiudevamo al locale MAMA AFRICA di CAPE TOWN, tra balli tribali e spiedini di coccodrillo, il nostro bellissimo viaggio!!!
Già, la cosiddetta “ultima cena” al famoso ristorante MAMA AFRICA, quella allo stesso tempo felice e malinconica. Comunque se vi capitasse per puro caso di passare a Cape Town, fateci un salto in questo caratteristico ristorante: una band sud africana di talento, vi accompagnerà attraverso la storia della musica (da “O sole mio” a “the Lion sleeps tonight” e ancora pezzi loro, in rapida e coinvolgente successione) in compagnia di bonghi, xilofoni, trombette mangiando ogni sorta di cibo strano, ma veramente strano!
Ma iniziamo dal principio: 20 persone fra grandi e piccini, 11 “vecchi”, 9 bambini di cui 7 leoncini del rock e 2 mascotte: Rachelina e Fabietto (rispettivamente 6 anni e 10 mesi).

Partiamo da diverse città, ma a Johannesburg il gruppo finalmente si compatta e via… verso la miniera di diamanti di Cullingan madre dell’omonimo diamante e della famosa Stella d’Africa. Ora si va a Sabie, ma prima: senza neanche metterlo in moto anzi direttamente nel parcheggio, uno dei 3 furgoni perde il controllo e bam!!! Ah, la guida a sinistra, il primo grande ostacolo che tronca di netto lo specchietto sinistro della nostra povera TOYOTA QUANTUM!!!
A proposito, prima che me ne dimentichi: ricordate di viaggiare in aereo con i pantaloni lunghi, credetemi, sarà meglio per voi! Ammazza che freddo in aereo con l’aria condizionata a palla.

Ma non indugiamo perché lo spazio è poco e il viaggio è lungo:
per il 2° gg sono previste le cascate Mac Mac e il bellissimo Blyde River Canyon, il 3° al mondo per grandezza, che non sono comunque niente in confronto a quello che vedremo nei prossimi giorni!
Poi, dopo una veloce cena allo Yurok-Spur di Phalaborwa, ci siamo dati la buonanotte per poi rincontrarci alle 5 di mattina: sconsiglio questo viaggio per chi vegeta in uno stato comatoso nelle prime ore della giornata, perché questa è stata solo la prima di una lunga serie di levatacce che però ci hanno regalato emozioni indimenticabili, come appunto questa prima alba dentro il “bush” sudafricano del Kruger National Park. Ma è inutile parlare tanto, perché tutto questo o lo vedi o non riesci a capacitartene, perché quando ci sei dentro puoi solo stare zitto e ammirare tutto quello che ti circonda, pensando: non è National Geographic, è la realtà!
Si, perché vivi fra impala, kudu, elefanti, giraffe, zebre, bufali, gnu, rino, ippo, coccodrilli, scimmie, leoni, uccelli di ogni tipo, iene e se sei più fortunato licaoni, leopardi e ghepardi. E noi lo siamo stati! Che splendidi momenti!
Per la nostra 1° notte nel Kruger, pernottamento a Mopani, un lodge bellissimo torreggiato da un imponente baobab e da uccelli di ogni specie. Assolutamente da fare il game notturno, esperienza unica, dove con un po’ di fortuna puoi vedere animali non visti durante il giorno.
Il 2° giorno, sempre all’alba, si è passati sul fiume Oliphant, pieno di elefanti, ippo, cocco e zebre. Poco dopo, la valle dell’eden: decine di animali fra uccelli, giraffe, zebre elefanti e un combattimento fra kudu. Dopo l’Oliphant c’è una zona dove è molto facile trovare i felini: a noi è successo, e particolarmente emozionante è stato il nostro primo incontro con il re della savana.
La notte abbiamo dormito a Skukuza, il cielo più bello d’Africa, con la via lattea nitidissima e la CROCE DEL SUD che regna nel cielo.
Il 4° gg, dopo una serie di incontri particolarmente emozionanti e ravvicinati con i rino, salutiamo il Kruger ed entriamo nello Swaziland.

La sera arriviamo a Mlilwane, pochi chilometri prima di Manzini, in un lodge un po’ particolare: guardiani col fucile = ippopotami al pascolo!!! Che fifa!
Con qualche leggera difficoltà, peraltro brillantemente superata, tra casette di legno e capanne col tetto di paglia riusciamo a sistemarci tutti per la notte.
La mattina, una carezza veloce al pippopotamo che ci saluta col suo enorme muso appoggiato sul muretto del ristorante in cui consumiamo la nostra colazione, e via per Manzini dove ci aspetta il tradizionale mercato settimanale all’aperto! Che spettacolo: arance ammonticchiate sui furgoncini e donne con bimbi a tracolla ed enormi pacchi in bilico sulle “capoccie”.
Dopo Manzini si va verso St. Lucia, cittadina sulla foce del fiume omonimo a pochissima distanza dal mare, dove arriviamo in serata.
La mattina… bagno… schiuma Vidal: vi ricordate la spiaggia del cavallo bianco? Beh, io no, sono troppo giovane!! un bagno freschissimo sulla spiaggia del mitico cavallo bianco, ci rilassa e ci fa apprezzare ancora di più questo bellissimo viaggio. Il pomeriggio giro in barca in compagnia di ippo e cocco, dove qualcuno del gruppo, spinto da “qualche dun’altro” sempre del gruppo, accidentalmente brinda col vino rosso sul giaccone bianco di una povera sconosciuta malcapitata….e tutti “dimentichiamo” pure di chiedere scusa, forse troppo presi dalla voglia di sparire prima possibile.
Nell’albergo Stokkiesdrai di St. Lucia, occhio a due cose: la TERRIBILE teutonica proprietaria e le meno pericolose uova di coccodrillo sul prato!!!
La sera, dopo una pantagruelica cena, il primo “live” dei LEONCINI DEL ROCK! Non mi capite? Tranquilli, ora vi spiego tutto: i Leoncini del rock sono un giovane gruppo di artisti (direi giovanissimi) che si è unito, con la scusa del viaggio, per dare vita al futuro più famoso gruppo reggae della storia, formato dai bonghisti: Valerio, Miiii (Luca), Lorenzo ed Alessandro; e le ballerine: Selene, Rachele e Nina. Poi ci sono io: la futura manager e membro onorario del gruppo.
Il giorno dopo a Durban: un poco pericolosetta a giudicare dal filo spinato sui muri di recinzione delle case, dall’immancabile cartello “armed respons” e dal fatto che la polizia ci ha scortato, con molta discrezione, ma per tutto il giorno!
Qui ho notato, per vari episodi a cui abbiamo assistito, il modo impressionante in cui i bianchi considerano i neri, ossia: feccia. Questo vuol dire che l’apartheid è finito solo in maniera legislativa, ma il razzismo purtroppo vive ancora nel cuore di molti sudafricani bianchi.
E ora, dopo un breve volo, costeggiamo la costa iniziando da Jeffrey’s baai patria del surf, della Billabong factory, ma soprattutto dell’Outlet della stessa: che inizi lo SHOPPING OSSESSIVO COMPULSIVO e la caccia all’onda perfetta!!!
Notte sul mare nel lodge dello Tsitsikamma, unico per le stanze a picco sull’oceano in furia! Qui sono previste passeggiate notturne e mattiniere (dalle 5 di mattina in poi) per stare solo in silenzio nell’immensità della giungla a picco sull’oceano, sotto un limpido splendido manto di stelle. Tsitsikamma è un parco che oltre ad impala, leopardi e animali di ogni tipo, pullula di procavie, grossi toponi, “cugini” dei ben più noti pachidermi, i nostri amati elefanti!!! Ci resta difficile a tutti credere ad una possibile parentela tra queste due specie…ma così sembra, e noi ci arrendiamo alla scienza.
Nel frattempo i LEONCINI DEL ROCK si stavano evolvendo, fra un carpaccio di sprinbok e una bistecca di struzzo al sangue!!! ( bleah)
A proposito di cibo, è il momento della gastronomia sudafricana…
Il “GAMBERO SCOSSO” vi propone: un “fantastico” carpaccio di sprinbock servito con rucola (il surrogato della nostra ben più buona bresaola), bistecche di kudu, struzzo o quant’altro a vostro piacimento (chiedetela con 3 WELL prima di DONE altrimenti vi serviranno l’animale ancora vivo), un “meraviglioso” spezzatino di facocero oppure dei gustosi spezzatini di coccodrillo, che per la cronaca, sanno di pollo! Magari se preferite potete farvi portare una bella grigliata mista!!! Si mangia invece molto bene il pesce, cucinato nelle maniere più classiche. Ricordatevi di sostare fra Mossel baii ed Hermanus a una delle tante “baai”, di cui adesso non ricordo il nome (Knysna ndr), per un piatto di ostriche o una grigliata di calamari. (per la cronaca BAAI è la traduzione afrikaans di baia)
Imperdibile De HOOP Reserve, con le sue grandiose dune di sabbia bianca e un circo di balene a perdita d’occhio.
Tradizione vuole che si scriva il nome di Avventure nella sabbia, mi raccomando ricordatelo eh?! Forse comunque uno dei posti più belli; dune di sabbia nel nulla, accompagnate dal languido e malinconico canto delle numerosissime balene, che spruzzano getti d’acqua a meno di 25 metri dalla riva: a dir poco fantastico.
Poi… Hermanus: un tuffo nel nord Europa; livello minimo delle strutture presenti: 4 stelle.
Da fare il giro in barca (Whale Cruise ndr) con quel coatto di Ken the Whaleman, un “face to face” con le balene e i delfini che ti rincorrono felici: ma occhio al mare mosso, vero pà, vero mariarì? ATTENTION: tieni il sacchetto per il vomito sempre a portata di mano, non si sa mai....... ma soprattutto MAI mangiare pizza not made in italy prima di salire in barca!!!
Bello, ma più dal lato simbolico, Cape Agulhas, il punto più a sud dell’Africa e l’incontro dei 2 oceani.
Poi c’è anche Betty’s baai e i suoi pinguini del capo: ammazza che puzza!!
L’unica cosa da non scordare quando hai a che fare con quei buffi uccelli un po’ goffi, è di NON AZZARDARSI NEANCHE A SFIORARLI, NE’ ADULTI NE’ CUCCIOLETTI PERCHE’ RISCHIANO, ANZI E’ QUASI CERTO, CHE NON VENGANO PIU’ RICONOSCIUTI E DI CONSEGUENZA ESILIATI DAL BRANCO . E sarebbe un peccato perché fanno troppo ridere quando camminano ancheggiando a mo’ si squadra di calcio che si prepara per le eliminatorie di Champions League.
Poi un pomeriggio alle cantine di Paarl, fra un bicchiere di vino e un succo d’uva. Un gustoso assaggio del rinomato vino sudafricano, esportato in tutto il mondo.
Ultima tappa: 2 notti e mezzo a Cape town, fino al ’94 in pieno Apartheid con tanto di ghetti e quartieri rasi al suolo, per capricci della follia razzista…..ah se non ci fosse stato Nelson… E’ stata molto interessante e impressionante la visita la museo dell’apartheid e ancor di più la dura realtà della township, per non parlare del brindisi che siamo stati costretti a fare con la famosa birra fatta in casa, o meglio in una specie di Bar ricavato da una specie di baracca al centro della suddetta township!
Scendiamo un po’ nei particolari: il museo mostra la vita dei neri fino al ’94, anno di scarcerazione di Nelson Mandela; ecco i punti salienti: ogni cittadino sudafricano proveniente da ogni paese del mondo aveva una carta d’identità diversa: in cima alla lista c’erano gli europei, poi indiani,musulmani e così via. I neri invece erano classificati come “STUPIDI” e per loro era vietato uscire dalla township senza un permesso di lavoro. Questo fino al 1994. Lasciamo perdere poi come vivono ora nelle baraccopoli, non si può immaginare finchè non si vede.
Una cosa che mi è subito saltata all’occhio è stato il “meltin pot” di Città del Capo: c’è più “insalata mista” qui che nella Grande Mela.
Ultimo giorno: CAPE OF GOOD HOPE, ora capisco tutti quei naufragi! Se il giorno che c’eravamo noi era calmo, voglio immaginarmi come poteva essere il mare mosso. Carina da fare l’escursioncina per arrivare alla punta del capo. più che altro per sgranchirsi le gambe dopo 2 settimane trascorse seduti in macchina macinando un paio di mila chilometri!!!
Il pomeriggio doppia scelta: la Table mountain vista il giorno prima, però dalla partenza della cabinovia a circa 200 metri più giù, oppure SHOPPING OSSESSIVO COMPULSIVO negli immensi centri commerciali di Città del Capo.
Noi, facciamo la solita figura da romani, scegliendo la seconda opzione, ma tranquilli, non ne sono per niente pentita. Me so’ comprata tutta la Billabong e la Quicksilver!!!!!!!!
Ore 3,30 di mattina: con la luna sdraiata ed un cielo spettacolare, la malinconia nei nostri cuori, prendiamo i pulmini per un’ultima volta, stavolta addirittura molto prima dell’alba, e ci avviamo verso il nostro vecchio amato paese dove ognuno continuerà per la sua strada la vita di tutti i giorni, con solo uno sfocato ricordo di quello che è stato il suo paese e di quelli che sono stati la sua famiglia per 15 giorni.
Una cosa è certa: non mi scorderò di voi tanto facilmente!!! (La teniamo o è troppo melensa?)

SHOSHOLUSA SUD AFRICA!!!
Livia Chiriatti
la “leader”dei Leoncini del rock