I popoli che scompaiono, i “negritos” delle Isole del Golfo del Bengala, a cura di Emanuele D'Amore
Esistono al mondo gruppi etnici che conservano le loro tradizioni e le loro usanze nonostante l’avanzare impetuoso del progresso che spazza via tutto e tutti, uniformando la vita dell’uomo a canoni vuoti, privi di valori. Un esempio significativo e’ costituito dalle popolazioni autoctone delle Andamane: Jerawa e Onge ed altri gruppi. Il 20 novembre all'Angolo dell'Avventura Emanuele D’Amore ha presentato un raro filmato realizzato da un gruppo di studiosi indiani sui primi contatti con i Jerawa della Grande Andamana.
I rari turisti che raggiungono le isole Andamane, attirati soprattutto dalle spiagge e dai fondali, difficilmente si rendono conto di essere arrivati nell'ultimo rifugio di alcuni dei popoli più isolati e misteriosi del mondo, relitti di una delle migrazioni che dall'Africa popolò le isole dell'oceano indiano, probabilmente 60.000 anni fa.
Si tratta di quattro popoli, due culturalmente sulla via dell'estinzione, i Grandi Andamanesi e gli Onge, un altro che lotta per la sopravvivenza, i Jarawa, l'ultimo, i Sentinelesi, incredibilmente vitale e combattivo, pronto a respingere con arco e frecce gli intrusi, che siano pescatori di frodo, ricchi turisti in cerca di emozioni o bene intenzionati antropologi.
La loro consistenza numerica è di poche centinaia di individui, solo 30 Grandi Andamanesi, un centinaio di Onge, due o trecento Jarawa, da 80 a 400 Sentinelesi.
Possono sembrare numeri irrisori, insufficienti a rivendicare per loro la dignità e i diritti dei popoli. Tuttavia, la loro cultura unica - sono fra gli ultimi cacciatori e raccoglitori, eredi di un modo di vita antichissimo - e la loro determinazione nel rifiutare qualsiasi contatto col mondo esterno ha valso loro il riconoscimento della comunità internazionale e dello stesso governo indiano, che recentemente si è impegnato a proteggerli e rispettarli.
Non è un caso che Grandi Andamanesi e Onge, più disposti al contatto con gli stranieri, siano prima stati decimati da malattie a loro sconosciute, poi studiati e progressivamente integrati, infine trasferiti in riserve. Al contrario, i Jarawa hanno combattuto una guerriglia durata 140 anni prima contro gli inglesi - le isole sono state usate come colonia penale dai tempi del Great Mutiny - poi contro i coloni mandati dal governo indiano. In risposta alle profferte di amicizia e ai doni degli ufficiali indiani, nel 1997 gruppi di guerrieri nudi, ponendo fine alle ostilità, sono usciti dalla foresta e hanno cominciato a impadronirsi di qualsiasi oggetto fosse di loro interesse, con grande costernazione
e spavento dei coloni, per poi annunciare, nel 2004, che si sarebbero ritirati nelle loro foreste e avrebbero da quel momento rifiutato qualsiasi ulteriore contatto. Una decisione che ha suscitato la costernazione e lo sconcerto degli antropologi, ma che è difficile non condividere.
Quanto ai Sentinelesi, non se ne sa quasi nulla, solo che non conoscono l'agricoltura, che sanno conservare ma non accendere il fuoco, che vivono di caccia al maiale selvatico e di raccolta del miele e di tuberi e frutti. Le poche osservazioni e le poche immagini risalgono ai tentativi di stabilire relazioni amichevoli, risalenti a una decina d'anni fa. Dopo lo tsunami del 2004, solo qualche ricognizione in elicottero, accolta da un nutrito lancio di frecce, ha consentito di constatare che i Sentinelesi non solo erano sopravvissuti, ma erano anche ben decisi a cavarsela da soli. Il regista indiano Aruna Prasad ha accompagnato un gruppo di etnologi indiani e ne ha raccolto le testimonianze in un filmato unico nel suo genere, uscito nel '94 col titolo "Tribes of Andaman & Nicobar Islands, ed è proprio quello presentato all'Angolo dell'Avventura da Emanuele d'Amore.
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