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Nel canyon di Saba al seguito delle carovane del sale.
Una prima in Etiopia del gruppo Dancalia Etiope di Giuliana Bencovich

24 Gennaio 2010 BERE ALE – MELABDAY
12 km – sentiero in leggera discesa

E’ dalle 6.30 che siamo pronti, i nostri cammelli sono accucciati vicini alle tende da ieri sera, ma il cammelliere perplesso soppesa i vari sacchi e non si sa decidere a caricare. Sono ben poche le cose che ci portiamo: materassino, sacco a pelo, tenda e qualcosa di freddo e veloce da mangiare.
Finalmente alle 7.30 riusciamo a partire, salutiamo chi resta e farà il tragitto in auto lungo un altro itinerario su strada. Il fiume Saba è piuttosto secco a Bere Ale ed il nostro sentiero in leggerissima pendenza è molto agevole.
Siamo appena partiti e già incontriamo le prime carovane: le lastre di 7 Kg l’una, tagliate regolarmente in piastrelle, sono legate al basto in gruppi ordinati. Ogni carovana è formata da 10/20 dromedari legati in modo che la coda di uno sia unita alla briglia dell’altro. Avanzano impettiti, maestosi, il loro incedere è lento e cadenzato. Noi siamo controcorrente e scendiamo, le carovane cariche ci vengono incontro in una fila quasi continua. I cammellieri ci salutano sorridenti, ci offrono lo speciale pane a palla cotto attorno ad una pietra rovente, sono contenti di essere fotografati assieme ai loro animali poichè ci sentono partecipi alla loro vita.
Alle 11 ci fermiamo ad un baretto: tè e caffè per tutti, dolce e forte, servito in piccoli bicchieri. In un angolo anche bottiglie di coca cola …….ma sono finite!
Alle 12.30 altra sosta in un altro baretto, il caldo si fa ora sentire, ma i nostri cammelli sono posteggiati appena fuori del paese e scopriamo che siamo già a Melabday, “il luogo dove il miele è vicino”, la nostra tappa per la notte.
Il pozzo del paese, fatto da una cooperazione italiana, butta acqua bollente che ci rinfresca ben poco. Rimaniamo così tutto il pomeriggio nella penombra della capanna-bar, adagiati sulle stuoie, sorseggiando innumerevoli tè, cullati dalle ninne nanne di una deliziosa bambina.
Al tramonto portiamo le nostre poche cose giù al Wadi, bello e sabbioso, e montiamo le tende.
Subito si accendono in cielo numerose stelle, mentre l’aria si fa più fresca e piacevole.

25 Gennaio 2010 MELABDAY – ASSO BOLE – AHMED ALE
17 km – sentiero in discesa con salti successivi

Appena fa chiaro smontiamo, colazione al baretto con biscotti e marmellata nostri, tè e caffè e poi via tra le carovane sempre più numerose: cammelli, asinelli, variopinti Afar dai lunghi pugnali ricurvi, le capigliature complicate e gli incisivi incredibilmente appuntiti.
Le pareti del canyon diventano più alte e colorate, il fiume più ricco di acqua e decidiamo di camminare senza troppi riguardi per le nostre calzature. L’acqua è caldissima, ma il vento ci rinfresca quando siamo bagnati, il termometro segna 39°C. Numerose sono le carovane che accampate all’ombra, in un’ansa del fiume, riposano, aggiustano i basti, riempiono di acqua grossi otri, si fanno da mangiare sul fuoco.
Tra balzi successivi, con un caldo sempre più intenso, sguazzando nell’acqua, scendiamo fino ai -116 m. della depressione di Asso Bole, “la spiaggia”: poche capanne di disperati in un caldo infernale, ma anche….le nostre auto, le provviste ed i compagni che ci aspettano.
Altri 20 Km in auto ci portano ad Ahmed Ale dove al tramonto gli Afar stanno danzando.
Dopo una giornata di duro lavoro a staccare e squadrare lastre di sale i danzatori si muovono sulla piazza come folletti. I salti al suono dei tamburi sono incredibili ed anche alcune donne coloratissime nei loro veli lucenti si uniscono agli uomini.
In un tramonto tra il rosa e l’arancio folletti volano al suono dei tamburi, cammelli rientrano dalla piana del sale, asinelli corrono nella polvere che rosata avvolge ogni cosa.
La palla di fuoco del sole scompare tra le nubi all’orizzonte e nel cielo si accendono innumerevoli luci.

Hanno partecipato alla realizzazione di questo nuovo itinerario gli Avventurieri:
Enio Andrighetto
Laura cignoli
Paolo Tiranti
Ivone Raimondo
Beatrice Orsini
Geltrude lanfranconi
Enrico CanepA
antonia Ceriani
Umberto Padoa
(rigorosamente in ordine di iscrizione)

e la sottoscritta che ha coordinato il viaggio:
Giuliana Bencovich

Foto di Laura Cignoli