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ACONCAGUA,  CORONASTE LA CUMBRE?
di Giovanni Campora foto di Mauro Parodi

Ottobre 2009, messaggio da Mauro: “si và all’Aconcagua?” rispondo: “va bene!”. Altro giro di messaggi: Beppe e Claudio sono pronti.
9 Gennaio 2010, all’aeroporto di Genova siamo in tre; Beppe, il nostro doctor bolognese, ci raggiungerà a Roma.
Mendoza 11 gennaio, siamo all’ufficio del turismo per il permesso per la salita: 1800 pesos argentini a persona (334€). “caro come il sangue!”.
A Penitentes affidiamo il grosso del nostro equipaggiamento a due muli (100kg circa) e iniziamo con le nostre gambe l’avvicinamento alla montagna.
Ad Horcones inizia il parco nazionale dell’Aconcagua, i guardaparco ci danno le varie istruzioni circa le deiezioni corporali e i rifiuti in genere. Dapprima ci ridiamo su pensando a come espletare le funzioni fisiologiche nel sacchetto, ma è bene ricordare che si viene sorvegliati anche a distanza (binocoli). Se ti beccano a fare i bisognini (grossi) a cielo aperto ti affibbiamo 200 US dollari di multa. Pensando alle palanche staremo ben attenti a rispettare le regole! Alcuni laghi (lagune) rendono questo posto particolarmente spettacolare. Passato un ponticello il cammino si fa più duro e inizia la lunga marcia verso la cumbre.
A Confluencia (m. 3350) facciamo due giorni di sosta per acclimatarci. Sgambata a Campo Francia (4200 m) e ritorno a Confluencia. Il resto del tempo si passa a chiacchierare e a riposare.
14 Gennaio saliamo al campo base: Plaza de Mulas 4350 m. questa tappa è assai lunga, dopo varie salite si percorre per quasi due ore il greto del torrente poi un cartello indica la località (Ibanez) e indica che sono necessarie ancora 4 ore per P. de Mulas. A noi bastano due ore e mezza per arrivare. Controllo dei permessi e ci sistemiamo al rifugio (hotel) Aconcagua. Altri tre giorni di riposo per fare quota; conosciamo due ragazzi di Trento che tenteranno il record di salita 7000 metri di dislivello in 24 ore. Partenza da Santiago del Cile con un’immersione a -38 metri; poi in bici per 270 km ca. fino a Horcones e da lì, zaino in spalla, vetta dell’Aconcagua. Il tutto verrà tentato il prossimo anno per ora sono in ricognizione. Al campo base abbiamo modo di far conoscenza con Silvio Mondinelli (Gnaro) anche Lui tenterà nei prossimi giorni con un piccolo gruppo la salita alla Cumbre.


Il 17 portiamo due tende Ferrino HIGHLAB al Nido de Condores 5380 m. dormiamo lì; il mattino successivo torniamo al campo base. I due giorni successivi abbiamo tempo perturbato nevicate e vento forte. Il meteo prevede per il 20 e 21 una finestra di bel tempo con sole e poco vento. Decidiamo di saltare il campo II (Berlin) e tentare la Cumbre direttamente dal campo I (Nido de Condores) circa 1400 metri di dislivello!

Il giorno 20 lasciamo il rifugio di Plaza de Mulas e in poco più di 2 ore siamo al campo Canada, breve sosta per bere e mangiare una barretta energetica ripresa la salita alle 14 e 30 siamo al Nido de Condores.
Le nostre tende sono quasi sommerse dalla neve, impieghiamo un sacco di energia per poterle liberare ed entrare. Hanno retto molto bene l’impatto del vento. Come ci era stato consigliato avevamo chiuso nelle tende dei grossi sassi al fine di non farle portar via dal vento. Acceso il fornello (MSR) a benzina, fondiamo neve in quantità per il the e per la zuppa. Controlliamo nuovamente tutto il materiale per la salita, guanti di piuma più un paio di riserva idem per berretto e occhiali, ramponi, thermos, barrette energetiche, creme per viso e labbra il resto addosso. Anche Mondinelli con il suo gruppo domani proverà a salire.
21 gennaio ore 1,45 sveglia. Le frontali illuminano le tende, qualche biscotto un sorso di the e si parte. Notte stellata, freddo ma senza vento. Prendere il ritmo giusto è molto importante, bisogna controllare la respirazione e adeguare il passo alla quota. Al campo Berlin non ci fermiamo; alle 7 e 20 siamo al ex rifugio Indipendiente, breve sosta per una barretta e del the. Con strappo assai duro siamo alla Portezuela del Viento, calziamo i ramponi e iniziamo il gran traverso. Alla “Cueva” 6650 m. ancora una sosta per cibo e the. La “canaleta” non è poi così dura come si pensava, ora il “Filo del guanaco” ci separa dalla cumbre. Silvio mi incita: “dai Giovanni!” in cuor mio sento che oramai la vetta non mi può più sfuggire.
Alle 11,30 siamo sulla Cumbre! Si amici abbiamo coronato la Cumbre! Che gioia!
Un ringraziamento a chi a casa (seppur col batticuore) ci ha fatto vivere questa grande giornata.
Un grazie a Vittorio per il supporto tecnico con la Ferrino e a tutto lo staff di AnM.

Appassionatamente
Giovanni Campora