11 AGO |
DAR ES SALAAM |
Siamo su una bella spiaggia di sabbia bianchissima bordata di palme, in un piccolo resort, il Kekapea (Farfalla), raggiunto con un affollato traghetto che traversala Baia di Dar. Abbiamo passato la mattinata fra banche e negozietti e questa sera siamo ospiti di Don Ndibalema, nostro saggio corrispondente in Tanzania. Alla cena, tutta squisitamente swahili, segue uno spettacolo di danze etniche che ci introduce ai frenetici ritmi africani.

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12 AGO |
DAR ES SALAAM – PARCO SELOUS KM 282 |
Se e’ vero che in ogni viaggio occorra pagare un piccolo tributo alla Dea Fortuna per ottenere la sua protezione, bene oggi abbiamo pagato di tutto e di più.
Iniziamo con un distributore a secco di carburante che ci costringe ad allungare l’itinerario di una trentina di km , poi un paio di moto “vanno avanti” e scompaiono nel nulla per circa due ore. Ci consigliano di prendere una scorciatoia per tornare sulla pista del Selous, il maledetto “short cut”: un sabbione infernale che mette a dura prova le moto pesanti e i piloti meno esperti, cominciano le cadute e dobbiamo fermarci sulla pista in attesa di una moto che ha spaccato la batteria, per ripartire avrà sempre bisogno di cavi e un’auto vicina. Ma “ l’auto vicina” che chiude il gruppo prende un’altra scorciatoia per evitare un villaggio e la moto senza batteria resta ignara, sola e bloccata nel villaggio mentre il sole si appresta al rapidissimo tramonto equatoriale. Ce ne accorgiamo quando oramai e’ notte e mandiamo l’auto a recuperarla. Percorriamo gli ultimi km su pista difficile con occhi sinistri che si accendono al nostro passaggio, alla luce dei fari. Arriviamo all’Hippo Camp per scoprire che un partecipante e’ colto da una tremenda colica renale. La cena e’ pessima …..non ci resta che andare a letto…..e l’ottimismo più cupo avvolge tende e bungalow nell’affascinante e rumoroso silenzio della foresta. |
| 13 AGO |
PARCO SELOUS E FIUME RUFIJ |
In questo fiume, nel 1918 si rifugiò l’impavido incrociatore fantasma germanico Koningsberg, braccato dalle navi inglesi “mimetizzato fra le palme, le mangrovie e le liane, nel calore torrido del clima equatoriale, con i coccodrilli che scivolano sulla corrente e, la notte, il ruggito spaventoso del leone, che gelava il sangue nelle vene dei marinai”. Fu distrutto solo grazie all’intervento di due idrovolanti (fatti venire appositamente dall’Inghilterra) che dall’alto aggiustarono il tiro delle navi inglesi fino alla sua definitiva distruzione. Era la Prima Guerra Mondiale che anche qui, in un’Africa ancora lontana dai giochi politici europei, svolse il suo ruolo di Morte.
Il parco Selous è immenso, forse il più grande in assoluto di tutto il continente africano ma non ha strade e vive nel suo splendido isolamento. L’escursione la facciamo con le nostre auto, (le moto non possono entrare nei parchi) e viviamo un momento magico con l’incontro di bel gruppo di leoni di ogni età, assistiamo ai giochi dei cuccioli e alle lotte con le splendide madri. Poi una piacevole escursione in barca sul fiume con sosta all’isola degli ippopotami mentre i raggi del sole squarciano le nuvole ed illuminano lontana la grandiosità del Selous. |
| 14 AGO |
PARCO SELOUS – KILWA KM 302 |
| Carichiamo le due moto pesanti su un pick up e rientriamo per la pista diretta sulla strada nazionale che ci porta verso sud. Asfalto, poi una pistaccia in costruzione per oltre 100 km fino a sbucare sulla splendida superstrada per Kilwa dove arriviamo al tramonto, ma il campeggio con bungalow, prenotato dal nostro Don, sembra non esistere, giriamo per lungo e per largo, poi carichiamo un locale che ci porta attraverso un dedalo di stradine e stradelle fino al mare. La luna e’ già alta ed esalta con la sua luce una fantastica, solitaria e deserta spiaggia bianca, il mare sembra lontanissimo (e’ il nostro primo incontro con la bassa marea, il mattino seguente ci troveremo l’acqua a pochi metri dalle nostre tende); un vento piacevolmente tiepido accompagna una fenomenale bevuta di birra. Ci aspetta un’eccezionale cena a base di pesce, crostacei e birra a volontà organizzata a perfezione dalla intraprendente proprietaria che vede in Avventure un futuro ottimo cliente. Segue un danza che non ha assolutamente l’odore acre del turismo organizzato, anzi ci sembra spontanea e naturale. Il gruppo condivide per pochi minuti la mia passione per un canto swahili, Malaika nakupenda Malaika “ Angelo mio, ti amo angelo mio” almeno per me diventerà il leit motif del viaggio. La lingua swahili e’ parlata dall’Etiopia al Sud Africa, e’ una sorta di esperanto africano che accomuna tutti i popoli dell’Africa Centro –Meridionale fino ai più sperduti villaggi dove, immaginate, quale stupore ho potuto suscitare tra le coloratissime ragazze, arrivando in moto, vestito come un alieno, e cantando Malaika, nakupenda Malaika….sorrisi indimenticabili. |
| 15 AGO |
KILWA – MTWARA KM 312 |
Partiamo, da oggi veramente all’Avventura, dopo Kilwa non avremo piu’ prenotazioni in alberghi, bulgalow, campeggi e ristoranti ( ricordate siamo 31 persone) . Arriviamo così a Mtwara città –porto praticamente sconosciuta. Gruppo fermo e un paio di moto alla ricerca ed ecco che la Dea Fortuna ci assesta il primo colpo (in verita’ e’ il secondo perché la colica renale è terminata e l’infortunato e’ già’ in sella), troviamo una struttua ambigua con balera deserta il Makonde Beach Resort ,14 stupendi chalet e un attrezzato gazebo per preparare la nostra prima cena africana con la cucina da campo e i viveri portati dall’Italia. Una notizia allarmante serpeggia incontrollata nel gruppo…ci sono problemi con il traghetto. |
| 16 AGO |
MTWARA – FRONTIERA – FIUME ROVUMA – FRONTIERA MOZAMBICO |
Ernest, di buon mattino, torna agitato dal centro della città e porta una sconvolgente notizia” Il traghetto sul fiume Rovuma e’ affondato la settimana scorsa” il traffico dei veicoli per il Mozambico e’ bloccato”. Restiamo impietriti, increduli, sconvolti e la mente comincia ad elaborare, rapida come un computer: non esiste un’alternativa, se non possiamo traghettare bisogna tornare indietro, sconvolgere integralmente il nostro programma e passare per il Malawi, un altro viaggio. Decidiamo in ogni caso di raggiungere il “porto fluviale”. Una quarantina di km di pista e siamo alla frontiera tanzaniana. Un ufficiale ci conferma che il traghetto e’ affondato. Esce fuori la storia di un ponte 200 km a monte del fiume Rovuma che segna il confine tra Tanzania e Mozambico…..ma quale ponte? Sapremo poi che effettivamente da 5 o 6 anni i cinesi stanno costruendo il famoso Union Bridge fra Masuguru e Negomane che dovrebbe essere pressochè terminato, ma non se ne sa assolutamente nulla. Diverrà l’asse principale del traffico commerciale tra i due paesi, forse, un traffico che attualmente risulta praticamente inesistente.
Gli ufficiali permettono a me e a Gideon di raggiungere il porto per verificare se esiste una remota possibilità di passare.
Il “porto fluviale” non esiste, la pista è una traccia sabbiosa e sconnessa che porta ad una piccola ansa del fiume dove sono ormeggiate un paio di vetuste barchette di legno . Sconforto totale…… un mozambicano, con un piccolo fuoristrada, è fermo accanto ad una baracca di legno, sta aspettando, chiediamo cosa? Ci dice che passerà il fiume: ma deve arrivare una chiatta, un barcone, una zattera? No, passerà con quelle barchette che sono li ormeggiate sotto di noi e aggiunge, “passerete anche voi, vedrete che passerete anche voi” ci dice. Qui non basta un colpo della Dea Fortuna ci vorrebbe una cannonata. Ma l’Africa è generosa, imprevedibile, straordinariamente efficiente quando capita l’occasione. Probabilmente la notizia del nostro arrivo si era diffusa, infatti arriva un personaggio che ha già visto le dimensioni dei nostri veicoli, arriva anche una terza barca dove non manderei nemmeno il mio peggior nemico, poi arriva un camioncino carico di assi di legno, motori marini e rotoli di cordame , sulla riva c’è una catasta di lunghi e grossi rami, arrivano 10,20 persone …stiamo per assiste ad un vero e proprio miracolo africano. Le tre barche vengono affiancate, mani veloci cominciano a sistemare i rami, a legarli saldamente alle barche e gli uni agli altri, pian piano vediamo nascere il “traghetto”. Gideon mi chiede se possiamo dividere il rischio in caso di perdita dei due suoi veicoli, acconsento, ma sento che la Fortuna oramai è dalla nostra parte. Il fiume qui e molto largo forse due o tre km , si naviga tra pericolosi banchi di sabbia, occorreranno 45 minuti per raggiungere l’altra riva e passeremo tutti, ognuno con la sua paura , la sua ansia. Uno splendido sole assiste e lentamente scompare, le ultime moto scenderanno di notte e di notte percorreremo i primi km di sabbioni in terra mozambicana.
Dormiamo in tenda all’interno di una struttura in costruzione, cucina da campo e ottime birre. Siamo tutti felici di essere in Mozambico.

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17 AGO |
FRONTIERA MOZAMBICO – PALMA – MOCIMBOA DA PRAIA KM 135 |
Siamo nel Nord del Mozambico, terra dimenticata da tutti, la strada internazionale è poco più di una pista difficile e sabbiosa che traversa una foresta impenetrabile, anche la guerra civile non ha fatto grossi danni da queste parti e la popolazione, i villaggi, appaiono come immersi in un’oasi di armonia e di pace. La gente è cordiale, curiosa, timida e riservata ma non tarda ad esplodere in espressioni di gioiosa reazione non appena accenniamo ad un saluto o partiamo con un’impennata o con i motori in tiro.
Cadute e soste si susseguono fino a Palma dove la pista migliora e possiamo procedere più spediti verso Mocimboa dove ci sistemiamo in un campeggio in posizione panoramica sulle bella baia. E il panorama e’ affascinante. Assistiamo al rientro delle barche dei pescatori spinte dalle brezze pomeridiane, qui non esistono motori, il vento e le maree sono i motori naturali che danno la vita ai pescatori. Sulla spiaggia una moltitudine di gente attende il pesce che viene ammucchiato sulla sabbia, un vero mercato all’aperto dove le contrattazioni fervono in un’atmosfera d’altri tempi. Il mare e’ calmo ed invitante e ne approfittiamo per fare i primi bagni.

Mocimboa da Praia
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| 18 AGO – |
MOCIMBOA DA PRAIA – QUISSANGA KM 299 |
La nostra destinazione e l’Isola di Ibo nel Parco Nazionale delle Isole Quirimbas ,ma non abbiamo relazioni di viaggi precedenti e le guide sono carenti, evitiamo Pangane e puntiamo su Quissanga che sembra il punto di partenza piu’ idoneo per raggiungere l’antica colonia portoghese di Ibo. A Mocimboa imbocchiamo la nuova strada asfaltata che da qui traversa tutto il Paese. La lasciamo dopo circa 200 km per prendere la pista per Quissanga che percorriamo purtroppo di notte. Arriviamo dinanzi alla residenza dell’ex governatore portoghese, unica costruzione importante della cittadina, dove non esistono alberghi o campeggi e tanto meno ristoranti. Potremmo proseguire per Tandanhangue da dove partono le barche (dhow) per Ibo ma e’ un posto isolato e soggetto pesantemente alle maree, siamo anche stanchi e un militare ci suggerisce di scendere al villaggio dei pescatori dove ci sarebbe un hostal con giardino, sulla spiaggia, con un paio di camerette. Lo occupiamo e riusciamo a stento a stare all’interno del recinto. In breve tutto il villaggio e intorno a noi (purtroppo con qualche furtarello) ci ossevano puntare le tende allestire la cucina, cucinare, mangiare, andare al bagno insomma per loro rappresentiamo una novita’ straordinaria. La notte ci trova uniti più, che mai.

Mocimboa da Praia
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19 AGO – |
QUISSANGA- ILHA DO IBO – QUISSANGA |
Una giornata indimenticabile.
Ernest durante la notte deve aver organizzato il nostro trasporto a Ibo con dhow a vela.
Mi mostra la barca e mi assicura che in 2 o 3 ore raggiugeremo Ibo. L’idea ci piace ma chiedo per sicurezza una seconda barca. Ci attardiamo nella preparazione della colazione con i pescatori che ci invitano a fare in fretta e partire subito. Forse non ci rendiamo conto della vera ragione della loro insistenza ma infine raggiungiamo tutti i due dhow.
Si parte con un bel vento al traverso ed inizia una sorta di regata fra le due imbarcazioni. Superiamo un primo isolotto e ci apprestiamo ad entrare in un canale fra due isole che ci dovrebbe portare alla agognata Ibo. La virata ci sembra maldestra, questi bravi marinai fanno tutto a mano, senza alcun supporto meccanico, la barca punta direttamente verso le mangrovie della riva e si va ad infilare nella vegetazione. Pensiamo ad un errore, l’altra barca, più piccola ci supera fra gli sberleffi e le risate degli occupanti. Cerchiamo di aiutare i nostri marinai a spingere ma notiamo un preoccupante atteggiamento di totale rassegnazione! L’altra barca e’ anche ferma ad un centinaio di metri da noi. Scendiamo e ci accorgiamo che l’acqua sta scendendo rapidissimamente, in poco meno di15 minuti affiorano ovunque isolotti….e’ la bassa marea che ci lascia completamente all’asciutto. L’acqua tornerà fra 5 o 6 ore. O aspettiamo o camminiamo, per quanto? 10,15 km non si sa, in un paio d’ore potremmo arrivare ad Ibo. Comincia cosi una delle più straordinarie camminate mai fatte in giro per il mondo. Scopriamo l’esistenza di “sentieri” sottomarini che non bisogna mai lasciare per non sprofondare nel fango. Sentieri percorsi da secoli dalle popolazioni locali per raggiungere la ricca Ibo. Il paesaggio e’ stupendo. Si cammina nell’acqua o sulla sabbia, nelle intricate foreste di mangrovie e attraverso lagune, sulla terra ferma raggiungiamo un villaggio di pescatori più che sorpresi dal nostro arrivo, poi lontana appare Ibo ma occorre ancora fare un lungo giro per poi uscire su una strada. Passa un trattore con rimorchio, siamo stanchi con i piedi e le gambe a pezzi, ci carica tutti ed entriamo trionfalmente nell’antica colonia portoghese di Ibo, fondaco dei navigatori che qui facevano tappa per raggiungere la lontana Goa in India e Canton in Cina. Una storia affascinante che troveremo scritta nei palazzi, nei forti, nelle chiese e nelle case di questo fantastico angolo portoghese in terra d’Africa. Il ritorno lo faremo con una barca a motore per Tandanhangue dove con una serie di peripezie riusciremo a farci recuperare dalle nostre auto.


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| 20 AGO – |
QUISSANGA – PEMBA KM 139 |
L’involontario idromassaggio naturale di ieri ci ha fatto bene siamo tutti in forma e in sella. Decidiamo di prendere la pista diretta per Pemba evitando l’asfalto della Nazionale. . Incontriamo per strada un vecchio amico di Avventure Carlo Fornaciari che fu il primo nostro corrispondente in Mozambico, l’unico in quei tempi durissimi a rimediare qualche 4x4 per i nostri gruppi. Ora vive a Pemba e ci preannuncia che la città e strapiena di turisti. Stiamo effettivamente entrando in un Mozambico diverso, più turistico, più caotico. Forse ci stiamo lasciando alle spalle tutto il fascino di un paese incontaminato dove gli aiuti internazionali arrivano a rilento con il nostro progresso violento e insensibile che non ha ancora deturpato l’armonia dei villaggi nella savana, dei villaggi di pescatori e della popolazione, sorridente e gentile.
E siamo a Pemba.Tutti fermi e alcune moto in giro per trovare una sistemazione. Ma tutti gli alberghi sono drammaticamente pieni. Abbiamo alle spalle almeno sette notti scomode, tenda, case in costruzione, campeggi spesso senza servizi, insomma ci possiamo permettere una botta di vita. E allora tutti al Pemba Beach Hotel ….sette notti nella polvere e una sull’altare. Ma i prezzi sono esorbitanti e la trattativa è lunga e snervante, alla fine il direttore esausto: “ Ma quanto volete pagare ?” ….”50 dollari a persona …e…. colazione al buffet inclusa” (che per noi equivale ad una pensione completa).Ok ed occupiamo 15 stanze, poi tutti a mollo in una spettacolare piscina- terrazza sul mare, sembra di nuotare nell’Oceano. Il resto della giornata relax. |
21 AGO |
PEMBA – ILHA DE MOCAMBIQUE KM 400 |
Tappa lunga su asfalto, le carte sono imprecise, qui tutto sta cambiando velocemente, la segnaletica spesso e’ inesistente e sbagliamo strada perdendo un paio d’ore. Arriveremo anche oggi dopo il tramonto e dell’Ilha sappiamo ben poco: c’e’ un ponte a senso unico di 3 km e i veicoli pesanti non possono passare, forse un campeggio. Cerchiamo di correre avanti per cercare informazioni prima dell’arrivo del gruppo, un giro di telefonate a qualche albergo in città, tutto pieno, ma c’e’ il campeggio all’imbocco del ponte ed eccoci tutti al Casuarina Camp con bungalow e posti tenda completamente vuoto ma perfetto, pulitissimo gestito da Helena una brasiliana simpaticissima, ex modella, plurimaritata. Di fronte alla nostra invasione si commuove pensando al lauto inaspettato guadagno. Ma e brava anzi bravissima e ci prepara un’ottima cena a base di pesce ed altre leccornie fatte in casa. Siamo stanchi, ce ne andiamo sulla spiaggia ad ammirare le luci lontane dell’Ilha de Mocanbique, antica capitale della colonia portoghese, decaduta ed abbandonata dopo il trasferimento della capitale a Maputo e la costruzione del vicino porto commerciale di Nacala. Le vicende della guerra civile poi hanno dato un ultimo colpo mortale all’Ilha che per decenni è vissuta in uno stato di totale ma affascinante abbandono. Oggi l’Ilha è riconosciuta città Patrimonio Mondiale dell’Unesco perchè “rappresenta il punto di riferimento, il modello, l’identità dei popoli e costituisce l’eredità del passato da trasmettere alle generazioni future” (Unesco). Domani vedremo.

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22 AGO |
ILHA DE MOCAMBIQUE KM 20 |
L’alba maestosa prelude ad una giornata straordinaria. Percorriamo in moto, in auto, in camion questo incredibile ponte che unisce l’Ilha alla terra ferma. Quello che stiamo vedendo con i nostri occhi non ha nulla a che fare con una città africana: i palazzi, le strade, le chiese, le fortificazioni tutto ricorda il Portogallo. Qui bisogna chiudere gli occhi e sognare una realtà svanita da qualche secolo: un pullulare di europei, di marinai, di commercianti, di eleganti dame, di schiavi, l’arrivo di grosse navi stracariche di mercanzie indiane, cinesi. Qui tutto s’è fermato alla fine dell’800 quando e’ iniziata una fatale, drammatica decadenza. Una decadenza affascinante, un logorio implacabile che ha avvolto tutto e tutti in un atmosfera irreale, immobile, mortale. Eppure l’Ilha fu antica e potente fortezza portoghese, porto commerciale, centro di commercio degli schiavi, capitale della colonia , rifugio delle popolazioni durante la terribile guerra civile. L’ Ilha oggi è un fantasma di un glorioso passato con il suo Palazzo e Cappella di São Paulo - ex residenza del governatore - risalente al Settecento, un edificio che si affaccia su un'ampia piazza decorata con motivi ornamentali in pietra ad incastro, con il monumento al grande navigatore Vasco De Gama . Attualmente ospita un museo con mobili e oggetti provenienti dal Portogallo, dall'Arabia, dall'India e dalla Cina. Vicino si trova il Museo di Arte Sacra, contenente ornamenti, dipinti e incisioni a carattere religioso. Sulla punta settentrionale dell'isola si trova il Forte di São Sebastião, anch'esso in sorprendenti buone condizioni e, in splendido isolamento, c'è la Cappella di Nostra Senhora de Baluarte, che si dice essere il più antico edificio dell'emisfero meridionale. Lontana all’orizzonte l’isola di Goa con le sue spiagge bianche meta esotica di un turismo pigro che sta invadendo l’isola. La citta’ sta rinascendo grazie ai finanziamenti dell’Unesco ma anche grazie all’iniziativa di privati come Bryan un giovane sudafricano che sta restaurando a spese due un vecchia casa per farne un Backpakers Hostel, la potrà tenere per 90 anni. |
23 AGOSTO |
ILHA DE MOZAMBIQUE – ALTO MOLOQUE KM 398 |
| Partiamo per due lunghe tappe di trasferimento. Seguiamo la Nazionale che punta direttamente verso l’interno e dopo Nampula, città moderna e caotica, sale di quota, l’aria si fa piu’ frizzante e arriviamo ad Alto Moloquè. Occupiamo davanti ,agli occhi esterrefatti del proprietario, camere, bagni, terrazzi, corridoi, cucina e sala da pranzo dell’unico alberghetto che ha un cortile chiuso: la Pensao Estrela. Puntiamo le tende ovunque e cuciniamo un’ottima cena. |
24 AGO - |
ALTO MOLUQUE- QUILLAMANE -ZOLALA KM 404 |
Stiamo scendendo verso sud, verso un nuovo Mozambico e Quillamane e’ un altro esempio di quanto bene e quanto male possa arrivare in questi paesi sotto forma di aiuti per un benessere ed un progresso che troppo spesso si sposano con il caos e la sporcizia. Proseguiamo alla ricerca di un po’ di natura verso il mare. Arriviamo così a Zolala. Abbiamo solo un nome Kash Kash Camp citato in qualche relazione, ma Kash Kash non esite, c’e’ un cantiere, un cancello, un bel prato e tutto il resto da costruire. Convinciamo il guardiano a farci dormire in tenda poi andiamo a curiosare oltre la schiera di alberi di casuarina, verso il mare e scopriamo una immensa spiaggia che scompare a perdita d’occhio, c’e’ bassa marea e la sabbia è dura e compatta, fantasticamente incitante, scappiamo tutti a prendere le nostre moto per iniziare un esaltante carosello: si corre in ogni direzione per chilometri e chilometri, veloci , velocissimi verso il sole che tramonta o rincorrendo le nostre lunghe, irraggiugibili ombre, incontriamo gruppi di pescatori, con le loro reti, le loro barche, la loro gente in attesa di ceste strapiene di pesce. Ovunque accolti da stupore, gioia e simpatia.
Una storica mangiata di pesce conclude la giornata con i locali che, incredibilmente….. ci fotografano. |
25 AGO - |
ZOLALA - ICHOPE KM 571 |
| Ci aspettano altre due tappe di trasferimento e questa di oggi e’ in assoluto la tappa piu’ lunga del viaggio. Percorriamo una nuova strada, dopo 200 km incontriamo il grande fiume che qui finisce i 3689 km del suo corso lo Zambezi, vita e flagello di questa terra, nel 2007 una piena lascio’ 285.000 persone senza casa . Un lungo ponte e’ in costruzione e sarà un’opera faraonica alla quale collaborano anche imprese italiane. Noi prendiamo il traghetto per Cala e proseguiamo verso l’interno, verso il Parco Gorongosa, che e’ strapieno di turisti, proseguiamo alla ricerca di un posto per dormire. A 5 km da Ichope arriviamo, di notte, all’Arco Iris , uno stravagante villaggio, con un minizoo e una ventina di ottimi bungalow vuoti. Una fortuna. La mattina assisteremo all’alzabandiera. Siamo quasi tutti a corto di benzina. |
| 26 AGO - |
ICHOPE - VILANKULO KM 431 |
Proseguiamo verso la costa e nel tardo pomeriggio entriamo a Vilankulo. Qui si respira un’aria diversa, l’ambiente e’ sempre ammaliante ma il turismo, quello di massa, quello inquinante, ha già fatto i suoi danni che si aggiungono alle devastazioni dell’ultimo ciclone. Il camping Baobab Beach in effetti e’ semidistrutto ma ha letti per tutti. Da Vilankulo si organizzano le escursioni per le isole Bazaruto ed abbiamo un bel da fare per districarci tra le numerose offerte di organizzatori più o meno improvvisati. Finiamo a casa di Sabrina della Odissea Dive , un’italiana che ha un diving center proprio nel nostro campeggio che, dopo averci offerto uno splendido gommone con due motori da 80 cavalli a costi inaccettabili, capisce e ci consiglia di affidarci a Junior della Dolphin Dhow Safari, garantendo l’assoluta affidabilità del personaggio….ma non dei suoi collaboratori. |
27 AGO – |
VILANCULO ISOLA DI BAZARUTO (Barca) |
Infatti l’indomani ci troviamo tutti all’appuntamento sulla spiaggia. Un possente barcone ci attende ma e’ stranamente a secco sulla spiaggia. Junior e’ disperato: il suo capitano ieri sera, forse dopo una birra di troppo, ha “parcheggiato” la sua barca troppo vicino alla spiaggia. E’ la marea che di nuovo ci perseguita. Ci dicono di aspettare un’ora, ma l’acqua non cresce e, dopo le disavventure trascorse alle Quirimbas, molti vorrebbero rinunciare.
Arriva un’altra barca, più piccola ma in acqua, si decide di partire, il barcozzo con il nostro pranzo ci seguirà…forse, piu’ tardi. Ed iniziamo la navigazione con un motore che continua a starnutire come un vecchio raffreddato.
Navighiamo verso il paradiso. L'arcipelago di Bazaruto è costituito da 5 piccole isole tropicali. Per mantenere l’integrità dell’ambiente naturale, l’arcipelago è stato dichiarato Parco Nazionale nel 1971 ed inserito da National Gepgraphic fra le 25 top wild destinations nel mondo. L'ecosistema del parco include foreste, savane, aree umide, zone costiere con acque turchesi, spiagge di sabbia bianca e barriere coralline incontaminate. Altri enti internazionali per la salvaguardia della natura sono impegnati in un progetto di conservazione che, nonostante le buone intenzioni, ha permesso la costruzione di una decina di strutture alberghiere di nauseante lusso, di piste di atterraggio, di porticcioli per biancheggianti motoscafi d’altomare. Li vediamo questi bungalow deturpare la natura mentre navighiamo lungo la costa dell’Isola di Benguerra, verso il canale che la divide dall’Isola di Bazaruto. Approdiamo nella punta piu’ meridionale dell’isola di Bazaruto, alla base di una splendida duna alta oltre 100 metri. Saliamo fino in cima per scoprire un paesaggio mozzafiato. Lingue di sabbia che si rincorrono in un mare di un azzurro incredibile cha va a confondersi, oltre la barriera corallina, con il blu più profondo. Un bello che colpisce l’anima che t’entra negli occhi per restare inciso per sempre nell’album piu’ prezioso dei tuoi ricordi.

Restiamo a lungo a guardare questa meraviglia della natura. Finche’ non vediamo arrivare lontano il barcozzo a vela con il nostro pranzo. Junior ha rispettato gli impegni. Scendiamo tutti per tuffarci in acqua ed assistere al passaggio di pesci di ogni specie e di ogni dimensione: un mare di una ricchezza ineguagliabile.
Con la nostra nuova barca decidiamo di raggiungere il reef, il mare è mosso e le manovre per scendere e salire in barca complesse e faticose. Poi è tempo di tornare e il nostro baldo capitano decide di rientrare passando lungo il lato orientale di Benguerra, ben esposto al vento e alle correnti. C’è chi sbianca e soffre. Ma la navigazione e’ entusiasmante e il capitano dimostra tutta la sua maestria lambendo lingue di sabbia in una sorta di lento slalom. Poi il mare si calma e il sole scende rapido all’orizzonte ed invita alla meditazione e al canto. E’notte quando prendiamo terra e al Baobab Beach troviamo una maestosa grigliata di pesce preparata dai nostri compagni rimasti al campo. |
28 AGO - |
VILANKULO - INAMBANE – PUNTA TOFO KM 328 |
Scendiamo sempre più a sud ed avvertiamo un cambiamento nella natura che ci circonda, un susseguirsi di palmizi, un paesaggio più verde. Siamo partiti da 8° di latitudine sud dall’Equatore e ci stiamo avvicinando al Tropico del Capricorno a 23°. lat.sud. nei pressi di Inhambane, altra località emergente per il turismo balneare del nuovo Mozambico ma senza gli eccessi lussuosi visti a Pemba e Bazaruto. Ci sistemiamo su chalet a picco sulla spiaggia che oggi ci mostra tutto il furore del mare. Impossibile fare l’escursione per l’avvistamento delle balene. Le andiamo a cercare a Punta Tofo una penisola di scogli e scogliere nere a picco sul mare, le vediamo, forse lontane confondersi con lo spumeggiare delle onde. Siamo ospiti di un ex combattente del Frelimo, un personaggio con una bella chioma bianca, viso sofferto da combattente che finalmente ha ritrovato la pace su questa bella lingua di sabbia bianca.

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29 AGO – |
PUNTA TOFO - INAMBANE - XAI XAI KM 319 |
| Ci attardiamo nei negozietti e i mercatini del villaggio e lungo le pittoresche scogliere di Punta Tofo, arriviamo cosi di notte a Xai Xai, la spiaggia piu’ vicina alla capitale Maputo, con una sorta di campeggio comunale con bungalow nei quali troviamo di tutto dai serpenti, alle zanzare, ai simpatici topolini che dormono al calduccio sotto i nostri cuscini, Molti puntano le tende sotto le stelle altri nei bungalow sui letti!!! |
30 AGO |
-XAI XAI- SWAZILAND- SIMUNYE KM 352 |
| Siamo nella periferia di Maputo, evitiamo di entrare nella citta’ per proseguire verso il confine con lo Swaziland. Con incredibile disciplina, nonostante il caotico traffico, il gruppo riesce a rimanere compatto e raggiungere rapidamente la frontiera di Namaacha per le semplici ma lunghe formalita’ di uscita dal Mozambico ed ingresso nel Regno dello Swaziland (siamo sempre 31 persone con 21 veicoli… non abbiamo perso nessuno). Qui si incontrano due mondi totalmente diversi: il Mozambico che ha cominciato a correre verso il progresso con città affollate, disordinate e l’inevitabile immondizia che fatalmente precede ogni forma di sviluppo troppo rapido e lo Swaziland che, pur indipendente, ha assorbito in pieno l’ordine asettico del vicino Sud Africa. Attraversiamo infatti una regione spopolata, con strade perfette, una segnaletica eccessiva, campi di canna da zucchero che sembrano disegnati come eleganti giardini ed andiamo a dormire in una sorta di paradisiaco complesso alberghiero formato da villini e bungalow di livello europeo. Siamo nel ridente Simunye Country Club. L’impianto stereofonico del bar ristorante diffonde incredibilmente le note di Malaika , la canzone shwaili che ha accompagnato le prime tappe del nostro raid. Sentiamo che il nostro viaggio sta per finire: le piste del Selous, l’avventuroso traghetto sul Rovuma, l’incanto dei villaggi di pescatori, il colore delle vesti delle donne mozambicane, i sorrisi, i saluti , le maree, la scoperta di Ibo e dell’Ilha , il fascino delle Bazaruto, le fantastiche birre bevuto al termine di ogni tappa………. |
31 AGO - |
SIMUNYE - SUD AFRICA -HLUHLUWE KM 285 |
| Abbiamo deciso di visitare un parco sudafricano, Ci fermiamo a Hluhluwe. Non e’ facile trovare un posto per dormire ma finalmente scoviamo il Sand Forest Lodge, situato in una riserva privata, un esempio di perfetta organizzazione, con chalet che rasentano il lusso, un area campeggio impeccabile , una piscina tutta per noi, sì, perchè il resort è completamente vuoto. L’incredulo gestore si fa in quattro per soddisfare ogni nostra esigenza. Cosi mentre il sole tramonta assistiamo al passaggio di zebre , wild best, e gazzelle che vengono a mangiare la canna da zucchero nelle mangiatoie di fronte alla piscina. |
1 SET - |
VISITA PARCO NAZIONALE DI HLUHLUWE (si legge sciu sciu ue) |
| Nasce nel 1992 dalla fusione di due parchi: Hluhluwe e Imfolozi per salvaguardare il rinoceronte dall’estensione. Traversiamo uno scenario vario e suggestivo dove si concentrano ampie distese di savana, una rigogliosa vegetazione ricopre il paesaggio collinare. Incontriamo elefanti, giraffe, gazzelle, facoceri e naturalmente numerosi gruppi di rinoceronti, sia bianchi che neri. Torniamo alla cittadina per acquistare 20 kg di bistecche che saranno la base dell’ultima cena preparata dai valenti cuochi del gruppo. |
2 SET - |
HLUHLUWE - SALT ROCK KM 253 |
| Potrebbe essere l’ultima tappa ma decidiamo di non entrare a Durban, bella citta’ che però soffre una pericolosa delinquenza. Dobbiamo preparare i carichi per domani, le casse, i bagagli sparpagliati ovunque, meglio i verdi prati di questo campeggio di Salt Rock da dove assistiamo al grandioso spettacolo dell’oceano infuriato che scarica sulla costa enormi onde che vanno ad infrangesi con bianche colonne d’acqua, sulla riva rocciosa. |
3 SET - |
SALT ROCK DURBAN PORTO KM 75 |
| Percorriamo gli ultimi chilometri di questa indimenticabile avventura africana lungo la litoranea e siamo al porto, davanti al nostro container, dove Giuseppe Sirchia un gentilissimo italiano delle Mediterranean Shipping Company ci assiste in tutto e per tutto con encomiabile gentilezza. |
4 SET – |
IN VOLO VERSO L’ITALIA |
| Addio Africa, forse la tua corsa verso il progresso sta sgretolando la tua cultura, forse esiste una via diversa per conservare il sorriso e la gioia di vivere della tua gente, forse il bisogno di compassione di noi europei non e’ che una violenza, un’ennesima violenza alla tua storia, alle tue tradizioni e alla tua incomparabile bellezza. |
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