SILK ROAD RAID 2006

Diario di viaggio

di Sperello di Serego Alighieri

Ai miei compagni di avventura

Ho cercato di scrivere libero, attenendomi ai fatti, ma lasciando inevitabilmente trapelare le mie opinioni, indipendentemente da quelle di chi legge. Se così facendo ho offeso qualcuno, non era mia intenzione e me ne scuso sinceramente
(ogni riferimento a persone e fatti reali è puramente casuale!).

Via della seta, luglio - settembre 2006
La via più breve per giungere a se stessi gira intorno al mondo”, Hermann Keyserling

Foto di Sperello di Serego Alighieri

lunedì 17 luglio

Lascio Castel del Piano non senza qualche rimpianto, soprattutto per Cactus che fa l’indifferente. La moto è pronta, io anche, più o meno. Farò tappa a Firenze per gli ultimi preparativi.

Non è detto che Kublai Kan creda a tutto quel che dice Marco Polo quando gli descrive le città visitate nelle sue ambascerie, ma certo l’imperatore dei tartari continua ad ascoltare il giovane ve­neziano con più curiosità e attenzione che ogni altro suo messo o esploratore.” Italo Calvino

Contenuto :

13Agosto
22 Luglio 14Agosto
23 Luglio 15Agosto
24 Luglio 16Agosto
25 Luglio 17Agosto
26 Luglio 18Agosto
27 Luglio 19Agosto
28 Luglio 20 Agosto

29 Luglio

21 Agosto
30 Luglio 22 Agosto
31 Luglio 23 Agosto
1 Agosto 24 Agosto
2 Agosto 25 Agosto
3 Agosto 26 Agosto

4 Agosto

27 Agosto

5 Agosto

28 Agosto

6 Agosto

29 Agosto

7 Agosto

30 Agosto

8 Agosto

31 Agosto

9 Agosto

1 Settembre

10 Agosto

2 Settembre

11 Agosto

3 Settembre
12Agosto 4 Settembre
  5 Settembre
  6 Settembre
  7 Settembre
 

22 Luglio

Finalmente è il gran giorno. Non stavo più nella pelle, come un serpente quand’è l’ora della muta. Mi sveglio presto per finire i preparativi con calma. Devo distribuire bene le cose fra le borse, ricordare che uno si porta sempre via troppa roba e comprare alcune medicine e cibi secchi. Vado da Orsola che mi presta un prezioso portasoldi. Cerco di lasciare in ordine le cose che non porto via, per facilitare la vita di chi rimane. Oltre alle guide porto 3 libri: il Milione di Marco Polo, la Pechino - Parigi di Luigi Barzini e le Città invisibili di Italo Calvino. Saluto Carla, che prova a farmela pagare, e parto alle 9:50, quasi in orario. La sensazione di libertà mi sorprende e l’Appennino passa in un lampo. Passo a Bologna a salutare Barbara, mia collaboratrice e amica. Ci scambiamo alcune foto e mi porta in un gran negozio di sport a comprare delle posate da campeggio. Poi vado sulla tangenziale all’appuntamento con Giampi, lo aspetto mezz’ora sotto il sole, dopo di che, visto che non mi risponde al cellulare, gli mando un sms e riparto verso nord. Quando mi fermo a un autogrill a mangiare un’insalata, ricevo un suo sms in cui dice che c’erano code per un incidente. Mi fermo a far benzina alla stazione di servizio di Mestre, dove ci sarebbe un primo ritrovo, ma non c’è nessuno. Comunque penso a Marco Polo, nato nella vicina Venezia, ed al viaggio che lui ha fatto più di 700 anni fa: serve a tenere i piedi per terra. Il caldo è allucinante ed il termometro arriva a 39 gradi. Rinfresca solo verso Pontebba per alcune gocce di pioggia. Arrivo a Tarvisio alle 16:30 dopo 470 km. Con il GPS trovare l’albergo è facilissimo, ma l’avrei trovato lo stesso, chè qui sono precisi e mettono un sacco di cartelli. Trovo già Michelangelo con la moglie ed un’altra coppia con un bel Land Rover trasformato in caravan. Gli altri arrivano alla spicciolata sotto un gran temporale. L’ultimo è Giampi. Ceniamo tutti insieme e Carlo ci distribuisce i passaporti, raccoglie 100 euro da cia­scuno per la “cassa trasporti” ed altri per la cassa comune e ci illustra alcune buone regole. Decidiamo di andare a Budapest, invece che a Bratislava. Michelangelo va ad accompagnare la moglie che torna a Roma in treno.


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23 Luglio

TARVISIO-BUDAPEST KM 530

Sveglia alle 6:30, colazione alle 7 e partenza alle 7:30, un classico per Avventure nel Mondo, dico-no. In realta` partiamo alle 8, anche perche´ dobbiamo sistemare le gomme delle moto sulle auto. La giornata e` bella, limpida e fresca. Si passa subito il confine con l’Austria e poi tutta autostrada fino a Graz. L’andatura e` piuttosto lenta, sui 100 km/h, rischio l’abbiocco, ma cosi` si sta tutti uniti e non si rischiano multe. Le soste alle stazioni di servizio sono piuttosto frequenti, almeno per me, ma spezzano la monotonia con scenette sempre divertenti. Alcuni vanno spesso avanti a fare foto e ri-prese. Pian piano si stabiliscono regole e ruoli che, sono sicuro, dureranno tutto il viaggio. A Fuer-stenfeld lasciamo l’autostrada e dopo pochi chilometri di strada normale passiamo il confine con l’Ungheria, dove ci controllano i passaporti, dovremo abituarci. Continua la strada normale fra bas-se colline molto verdi, ricorda la Slovacchia. Bellissime 4 cicogne in un nido su un palo, che mi fa notare Giorgio. Lui e il suo K75 qualche annetto ce l’hanno, ma tengono gli occhi aperti. Sono pas-sate le 13:30 quando chiedo a Carlo di fermarci a mangiare. Due delle auto si erano gia` fermate e Carlo torna indietro a chiamarli senza successo. Con Giorgio, Carlo ed altri mangiamo ad un risto-rantino, mentre altri mangiano un panino e altri fanno picnic sotto un albero. Quando siamo pronti a ripartire arrivano anche le due macchine separatiste. La mia proposta di passare dal lago Balaton viene scartata per passare piu` tempo a Budapest e ne varra` la pena. All’arrivo sbagliamo strada e siamo costretti a passare dal centro. All’uscita da un tunnel sotto Buda ci appare il Danubio con un ponte pedonale e Pest dall’altra parte, uno spettacolo difficile da dimenticare. Arriviamo all’hotel Ibis e divido la stanza con Michelangelo, che e` preoccupato del suo russare, che poi si rivela ancor piu` lieve di quello di Carla. In 12 andiamo a cenare a Buda, ma prima siamo costretti dalla bellezza dei luoghi a visitarli. La vista sul Danubio e su Pest e` spettacolare, come pure la cattedrale gotica ed alcuni edifici circostanti.

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24 Luglio

BUDAPEST-S'TRYJ KM 500

Sveglia alla solita ora con la differenza che non facciamo colazione in albergo. Si parte quindi verso le 7:15. Dobbiamo prendere l’autostrada M3 e torniamo verso il centro. Ad un incrocio è chiaro che dobbiamo andare a destra per imboccare la M3, ma Carlo e Giorgio sono convinti di dover conti­nuare dritti. Aspettiamo gli altri, ma, proprio quando arrivano, loro due partono dritti. Gli altri con­fermano che bisogna andare a destra. Pensiamo che Carlo e Giorgio torneranno presto indietro e non ci muoviamo. Dopo mezz’ora niente. Decidiamo che le auto imbocchino la M3 e si fermino alla prima area di servizio dopo 10 km. Io vado a cercare Carlo e Giorgio, mentre Maurizio e Giampi mi aspettano lì. Arrivo sul fiume dove comincia la M2, ma non trovo nessuno; torno indietro e con gli altri due raggiungiamo il gruppo, facciamo colazione e ci avviamo. Per fortuna dopo una mezz’ora ci raggiungono i fuggitivi e siamo di nuovo tutti insieme. Quello che un po’ mi preoccupa non è il fatto che si possano fare degli errori, ma che ci si intestardisca nell’errore facendo perdere a tutti un sacco di tempo. Se Carlo, non vedendoci, avesse capito subito di aver sbagliato e fosse ov­viamente tornato indietro, tutto si sarebbe risolto in pochi minuti. Non c’è gran storia fra le basse colline ungheresi fino al confine con l’Ucraina dove abbiamo un primo assaggio di stupide formalità. Qui non abbiamo i visti che non sono necessari e dobbiamo compilare un modulo. Un doganiere non lo consegna a Maurizio finché lui non dice che l’Ucraina è campione del mondo. Lo spettacolo di quattro ucraini che spingono la loro macchina in panne lungo il ponte di confine ricorda altri tempi e situazioni. Comunque passiamo tutti senza troppi problemi. Il paesaggio cambia, sia per la povertà delle case e dei veicoli sia perché ci sono delle belle montagne che passiamo lungo una buona strada con grandi curve, dove, come dice Carlo, puliamo le spalle delle gomme. Le auto sono meno contente per via dei camion non sempre facili da passare. Quindi il gruppo si sgrana e quando Carlo decide di cercare un albergo Giorgio e il Land Rover sono già avanti. Alcuni vorrebbero arrivare a L’viv, il cui centro è sito dell’Unesco, ma Carlo propende per non far tardi. Dopo un tentativo fallito, Carlo imbarca sulla moto un locale che ci porta in un bell’alberghetto gestito da donne, che ci accolgono e ci sistemano in 4 o 5 per stanza in letti esclusivamente matrimoniali. Io proseguo in moto fino a Stry per cercare i fuggitivi senza successo. Per fortuna nel frattempo hanno telefonato alla Land Rover, che era già oltre Stry e sta tornando indietro. Giorgio invece si trova solo più tardi quando è già a L’viv e lì rimane. La cena è buona e piacevole. Il programma per domani è di cercare di arrivare a Kiev, distante circa 610 km, e di passare comunque da L’viv, che è sulla strada, a prendere Giorgio e vedere il centro.

Il capogruppo Carlo Castagna - Foto di Dario Basile

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25 Luglio

S'TRYJ-L'VIV-ZITROMIR KM 500

Ci stiamo abituando alle partenze quasi in orario. Quando ci svegliamo c’è nebbia, ma ora che par­tiamo s’è già alzata. Arrivando a  L’viv ritroviamo Giorgio con un diavolo per capello perchè ha speso 45 $ di albergo. Insiste che qualcuno di noi gli ha detto di andare avanti, quando eravamo fermi ad aspettare Carlo che cercava l’albergo, ma intendevamo che parcheggiasse un po’ più avan­ti. Lui non vedendo Carlo pensava che fosse avanti ed è andato. Insomma uno sfortunato malinteso ingigantito dalla testardaggine. Giorgio pretende che la cassa comune gli restituisca i 45 $ che ha speso per l’albergo, ma Carlo decide giustamente di ridargli solo quello che abbiamo speso noi per l’albergo. Chissà perché Giorgio è andato in un albergo così caro: nel seguito del viaggio si separerà spesso da noi per cercarsi un albergo meno caro. Visitiamo il centro di L’viv, una città viva con gran carattere, belle piazze e palazzi antichi di vari stili e colori, ma ben armonizzati insieme. La piazza Rostov (?), rettangolare con 4 fontane agli angoli, è piena di lavori, ma ugualmente suggestiva. In vari mercatini vendono matrioske, quadri e varie cianfrusaglie. Alle 11 ripartiamo verso Kiev. Il paesaggio è pianeggiante, molto agricolo, semplice, ma non poverissimo, anche se impressiona la differenza con l’Ungheria. Sembra un po’ di essere tornati 50 anni indietro. C’è moltissimo grano, anche mais e alberi da frutta. Pranziamo in un bar dove cucinano uova, sempre tutte donne. Apro la danza dei cambi di moto scambiandola con la Yamaha di Daniele. Poi provo l’Aprilia di Carlo che ha un gran motore ma è meno comoda della mia, soprattutto di sospensioni, che su queste strade piene di buche, avvallamenti e solchi di ruote sono importanti. Ci fermiamo in un albergo, forse l’unico di Zitomir. Impressionante come il bagno sia stato costruito per essere brutto, ma poco male. C’è un po’ di nervosismo, anche perché Giorgio per recuperare un po’ dei 45$ che ha speso ieri vuol dormire sul suo materassino. Spero che andando avanti le cose miglioreranno: dobbiamo tutti liberarci dalla ruggine dell’ufficio e per molti queste prime tappe sono solo di trasferimento verso le meraviglie che ci aspettano. Io cerco di godermi anche queste. Inoltre alcuni si lamentano che il cambio di programma per passare da L’viv e Kiev ci fa fare troppa autostrada, mentre loro preferi­rebbero le strade normali (curiosamente sono gli stessi che poi in Cina insisteranno per fare sempre l’autostrada). Ceniamo in un ristorante dove c’è una coppia che canta e Giorgio si esibisce in varie danze, sembra che non pensi più ai 45$.

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26 Luglio

ZITROMIR-KIEV-POLTAVA KM 500

Mi sveglio alle 6 per partire alle 6:30 con Alessandro e la sua famiglia a vedere Kiev. Infatti ieri sera abbiamo insieme deciso che l’appuntamento iniziale della giornata è al monastero di Kiev alle 14. La strada per Kiev passa senza storia a parte una breve sosta per sollevare Alberto dalla sua nausea. L’arrivo a Kiev rivela subito una grande città con una sua storia ed una sua vita rilevante internazionalmente. Ci fermiamo nella piazza centrale dominata da un grande angelo dorato. Su una grande scalinata scorre dell’acqua ed ai suoi piedi c’è una manifestazione in favore della deputata donna coinvolta in scandali di cui si è saputo anche in Italia. Facciamo una buona colazione con cappuccino e crepes, mentre anche Alberto sembra riprendersi. Poi saliamo a piedi su una delle col-line ai bordi del Dniepr su cui si sviluppa la città. Lì c’è un’altra grande e bella piazza con al centro la statua di San Yeroslav, da noi soprannominato “il bersagliere”, e due chiese alle estremità. Una, preceduta da una porta a torre, è la chiesa di Santa Sofia, costruita verso il 1100 quando il patriarca di Costantinopoli si è trasferito a Kiev. Purtroppo l’esterno è stato pesantemente modificato nei se-coli con aggiunta di intonaco, cipolle, guglie e vernice verde, ma in alcuni tratti stanno ritirando fuori i muri originali. Mi impressiona il fatto che la bigliettaia all’ingresso, cui chiediamo se è Santa Sofia, ci dice che no, è Santa Maria: dev’essere un retaggio di quando il regime comunista ha nazionalizzato le chiese. Comunque all’interno le scritte in inglese parlano di Santa Sofia. E’ molto bello ed articolato, sembra una Santa Sofia di Costantinopoli in piccolo. Ci sono mosaici dorati ed affreschi alle pareti. Si visitano anche il matroneo e le stanze del patriarca. Poi vediamo il refettorio con annessa una chiesa che ha una bella cupola bassa bizantina. Torniamo ai veicoli, scendiamo sul Dniepr, ripassiamo dalla piazza di Santa Sofia ed andiamo a vedere una vecchia porta nelle mura della città di cui è rimasta solo la porta. Quindi al vecchio monastero, luogo dell’appuntamento, dove gli altri sono già arrivati e Giampi e Carlo si stanno occupando delle batterie delle moto di Daniele e Maurizio. La prima è da cambiare e viene rimpiazzata con una un po’ diversa montata in verticale, all’altra manca solo del liquido. Mancano ancora due ore all’appuntamento ed proseguiamo con la visita del monastero. La vista su Dniepr ed il resto della città è molto bella, favorita dalla limpida giornata, quasi di settembre. Il monastero è diviso in due parti, di cui una è tornata ai monaci, ed è un vero luogo di culto molto forte. I turisti sono pochissimi, mentre c’è una moltitudine di fedeli che visitano uno dei centri principali della chiesa ortodossa. Visitiamo le grotte, specie di catacombe in cui ci sono le mummie dei vecchi patriarchi, munendoci come gli altri di candele. Lo spazio e l’aria sono pochi, ma tutto è molto suggestivo. Passando da un bel camminamento coperto ci spostiamo ad altre grotte e poi alla parte dove stanno i monaci. Lì purtroppo la chiesa principale è chiusa per lavori, ma molto bella è la spianata antistante dove domina una vecchia campana poggiata per terra. Come dice Alessandro, nonostante la gente, c’è una atmosfera di pace e di silenzio. Usciamo da una porta a torre con bei dipinti alle pareti esterne. Riusciamo anche a fare uno spuntino mentre terminano le riparazioni alle moto. Si riparte verso est ed una sosta di alcuni di noi motociclisti ad un distributore genera un disguido con gli altri, che però si risolve rapidamente. Decidiamo di arrivare a Poltava che dista 342 km da Kiev. E’ quasi tutta autostrada e si avanza rapidamente attraverso pianure agricole fra file di grandi alberi. Carlo prova a fermarsi in alcuni alberghetti lun-go la strada dove però non c’è posto. Arriviamo così verso le 19:30 ad un basso albergo di Poltava, la cui scorbutica gestrice vuole però essere pagata in anticipo in valuta locale (dopo aver visto le stanze si capisce perché). Andiamo quindi a cambiar soldi a un distributore. La cena è ritardata da inspiegabili disguidi con l’assegnazione delle stanze. Comunque è buona e a stomaco pieno si di-scute meglio. Infatti rimaniamo tutti coinvolti in discussioni fra motociclisti e autisti, fra appassionati di arte, di natura e di folklore, fra liberisti e amanti delle regole. Con Giampi scarichiamo le foto sul portatile e poi finalmente si dorme.

Foto di Dario Basile



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27 Luglio

POLTAVA-LUGANSK KM 450

Ci sveglia alle 5:38 uno sprovveduto che ha sbagliato stanza. Ne approfitto per un diario piu` completo. A colazione ci sono solo tortellini e wurstel, opto per i primi. Si parte quasi puntuali poco prima delle 8, poi dopo una dritta di Carlo (nel senso che e` andato dritto dove bisognava girare, e l’aveva detto lui...) proseguiamo finalmente per una strada di campagna, molto piacevole e senza traffico, dove la media e` quasi da autostrada. Mi piace talmente che provo a fare delle foto dalla moto. Attraversiamo una zona verde e piena di acqua con vari pozzi petroliferi. Mi pare che l’umore di tutti sia oggi molto migliorato. Appena si va su una strada un po’ piu` importante bisogna stare attenti alla polizia, che fa di tutto per spillarci dei soldi. Molti di noi sono gia` stati beccati. Stanno per beccare anche me in un sorpasso in discesa oltre la linea bianca. Infatti fermano solo Carlo e Maurizio che sono davanti a me. Poi finalmente fermano anche me, ma ero all’erta: appena vedo il cartello con il limite di 70 km/h rallento a 70. Mi fermo subito prima del poliziotto e gli do i documenti tranquillo, ma pronto alla lotta. Il poliziotto mi fa vedere il suo misuratore di velocita` che dice 83 km/h. Gli dico che non e` possibile, scrivo 70 su un pezzo di carta e gli indico sia il mio tachimetro sia il GPS che ha l’indicatore della velocita`. Gia` questo lo impressiona e mi chiede cos’e`. Insiste un po’, ma io sono fermo. Poi sostiene che il limite e` a 50 km/h. Allora gli indico le direzione del cartello e gli faccio segno di seguirmi per andarlo a vedere. Rinuncia. Sicuramente mi aiuta anche il fatto che si siano fermati attorno alcune delle moto e auto. Il poliziotto allora mi fa segno di seguirlo dall’altra parte della strada dove mi porta al posto di polizia: ci sono un poliziotto ed una poliziotta. Confabulano poi il capo insiste e dice che fa un “protocol”, mostrandomi il modulo di una multa. Non mi scompongo perche´ mi pare una minaccia che non sono in grado di sostenere. Infatti la conversazione scivola su cose piu` futili, cominciano a sorridere, il capo dice “magna, magna” e mi fa capire che vorrebbe dei soldi, ma mi lascia andare e mi rida` i documenti. Gli stringo la mano e me ne vado facendo finta di niente, ma dentro di me sono trionfante. Poi attraversiamo una zona mineraria, pianeggiante ma con grandi mucchi di terra scavata. La strada diventa tortuosissima e piena di buche. Attraversiamo la cittadina di Stachanov ed immagino che sia la patria di colui che ha dato il nome allo stacanovismo. Oggi Daniele indossa pantaloni neri rigati e mocassini neri con sopra la maglia di Avventure nel mondo e il suo casco coperto di felpatino rosso. Arriviamo a Lugansk che sono da poco passate le 17. Sara` contento Carlo che finalmente potra` fare la sua telefonata. Le procedure per ottenere le stanze in albergo sono ancora piu` lunghe del solito: l’ospitalita` non e` una caratteristica degli ucraini. Come al solito divido la stanza con Michelangelo e dopo una rapida doccia andiamo a fare due passi ed a bere una birra in un bar dove ci sono un coccodrillo, una scimmia ed un cincilla`. Poi torniamo con gli altri nello stesso posto per la cena, stavolta tranquilla. Infine crollo a dormire.

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28 Luglio

LUGANSK-FRONTIERA RUSSA-DONECK KM 80

Ultimo giorno di Ucraina. Con Michelangelo ci alziamo alle 6:30 ed alle 7 scendiamo a far colazione, che effettivamente comincia gia` a quell’ora, anche se ieri sera non era chiaro. Comunque si parte solo poco prima delle 9. L’attesa comunque non e` noiosa: sembra di essere in passerella, come ha detto qualcuno di noi, con tutte le belle ragazze che passano. Andiamo alla frontiera con la Russia che dista solo una cinquantina di chilometri. Sulla strada ci fermiamo ad un distributore a spendere in benzina gli ultimi soldi ucraini. La cassiera, Marina, e` un po’ scorbutica, ma piacevole a vedersi e genera una serie di frizzi e lazzi. Alla frontiera iniziano lunghe procedure burocratiche, che nonostante ci sia poca coda durano varie ore. Si passa da un funzionario all’altro, prima ucraino, poi russo. Dobbiamo fare un’assicurazione temporanea per la Russia (20 euro per le moto, 50 per le auto). Scrivo almeno 4 volte le mie generalita` e quelle della moto e loro le ricopiano decine di volte, per-fino su un dischetto. Nell’attesa incontriamo due giovani inglesi che vanno a Vladivostok con un vecchio taxi londinese, che hanno comprato per 100 sterline. Hanno gia` dovuto cambiargli la pom-pa del gasolio e il radiatore, ma non sembrano preoccuparsene, grandi viaggiatori gli inglesi. Quando stiamo per finire sono quasi le 16 (c’e` anche il secondo cambio di fuso) e Carlo va avanti a cercare un albergo: sente molto la responsabilita` di trovare un letto per tutti. Lo trova ad una decina di km in un paesino anonimo, ma piacevole per la disponibilita` dei suoi abitanti. Gia` alla banca dove acquistiamo rubli, Maurizio scherza con la cassiera disegnandole un cuore ed un fiore che le passa nel passasoldi. All’albergo sperimento il lavaggio dal bidone di acqua fredda, ma e` piu` pulito di altri bagni precedenti. Di fronte all’albergo c’e` una larga strada con una passeggiata alberata al centro, dove la gioventu` locale fa bella mostra di se´. Alessandro e famiglia perdono 9 a 4 una partitina di pallone con i locali. Dopo aver visto vari posti per mangiare, ceniamo in albergo e dopo la cena iniziano le danze. Io, dopo aver fotografato alcune ragazze che festeggiano un compleanno, me ne va-do a dormire, che` domattina la sveglia e` alle 6 e la partenza alle 6:30.

Foto di Carlo Castagna

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29 Luglio

DONECK-VOLGOGRAD KM 450

La sveglia non e` facile per quelli che ieri sera hanno fatto le ore piccole e si parte alle 7. Al secondo incrocio mi tocca andare a riprendere Carlo ed altri che sono andati dritti verso Rostov, mentre Ric-cardo, Ivano e Daniele ne approfittano per fare colazione. Poi non c’e` piu` possibilita` di sbagliare che la strada e` tutta dritta ed abbastanza noiosa. Il paesaggio e` simile all’Ucraina, ma l’agricoltura e` meno fiorente e la gente sembra piu` cupa. C’e` un gruppo di carri armati che si esercitano alla guerra lungo la strada e non posso non pensare ai poveri ceceni che sono poco lontani. Molto bella e` la di-scesa delle alture sul Don, dove tanti italiani sono morti nel terribile inverno del ’43. Ognuno pensa ai ricordi ascoltati da genitori, zii o amici. Sul Don c’e` un ponte in discesa controllato da militari e dopo soli 50 km arriviamo a Volgograd, la storica Stalingrado, verso le 15. Andiamo subito al mu-seo della guerra, costruito per celebrare la vittoria sui tedeschi nel ’43. L’esterno e` spoglio e un po’ scalcinato, forse volutamente ed ha accanto un vecchio mulino bombardato a ricordo della terribile battaglia. All’interno invece ci sono delle interessanti ricostruzioni della guerra, soprattutto la sala circolare all’ultimo piano. che ha tutt’intorno un dipinto che rappresenta le varie fasi della battaglia con sotto cimeli disposti a continuazione del dipinto. Una guida russa scandisce una spiegazione e, pur incomprensibile, aiuta a ricostruire l’atmosfera. Al piano terreno festeggiano un matrimonio con i tavoli a semicerchio ed una bambina che balla in mezzo. Andiamo a vedere l’enorme statua della vittoria, alta 76 metri e costruita su una delle colline della battaglia. Sotto c’e` un grande mausoleo tondo dove arde una maestosa fiaccola sorvegliata da 4 soldati sull’attenti. Pare proprio la versione russa della statua della liberta`, con una spada al posto della fiaccola e quest’ultima relegata nel sottosuolo. Impressionante e` il fatto che tutti i monumenti che abbiamo visto in Russia siano militareschi. Il Volga scorre maestoso ed insuperabile, anche se ora ci stanno costruendo un ponte. Ci avviamo verso Astrakan alla ricerca di un albergo. Ne troviamo uno ancora nei sobborghi di Volgograd, ma non puo` ospitarci tutti. Cosi` si fermano gli autisti con Daniele e noi altri motociclisti pro-seguiamo a cercare un altro albergo. Il primo e` in riparazione, il secondo e` pieno e da li` ci riportano al primo, da cui nel frattempo sono usciti gli ospiti di un matrimonio con cui ci intratteniamo men-tre Carlo confabula. Finalmente ci portano in un albergo fuori mano dove possiamo sistemarci. E’ tardi per la cena ed andiamo a far spesa in un supermercato e ci mangiamo in albergo quello che ognuno di noi ha scelto, un’ottima soluzione. Carlo decide di mandare per scherzo un messaggino agli autisti dicendogli che siamo quasi arrivati ad Astrakan, cosi` domani potremo viaggiare un po’ per conto nostro.

Foto di Dario Basile

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30 Luglio

VOLGOGRAD-ASTRAKHAN KM 400

Lo scherzo di Carlo ha il vantaggio di farci svegliare con una calma sconosciuta da quando siamo partiti. La signora dell’albergo ci prepara un tè e mangiamo gli avanzi di ieri sera. Partiamo alle 9, come Carlo ha deciso. Si viaggia spediti lungo il Volga su una strada normale, ma con buon asfalto e senza curve. Con Maurizio ci scambiamo le moto e la sua BMW 650 GS ha un buon motore, che tiene bene le nostre velocità e vibra poco per essere un monocilindrico. Ha il difetto che si prende molta aria sul casco, facilmente risolvibile montando un cupolino più alto. Nonostante l’andatura sostenuta siamo in ritardo all’appuntamento di mezzogiorno in un paese 50 km prima di Astrakan, quindi proseguiamo e troviamo gli altri all’ingresso della città, fermi per il pranzo. Astrakan si rive-la subito piacevole con grandi strade e bei palazzi. Ci fermiamo vicino al Cremlino, una fortezza del ‘500, perché il centro è chiuso per la passeggiata domenicale. Comunque dei poliziotti ci fanno passare per andare ad un albergo sul Volga. Siccome è un po’ caro (32 euro a testa) i motociclisti vanno in un altro vicino alla stazione. Io stavolta mi unisco agli autisti, dividendo la stanza con Michelangelo. Dopo una buona doccia lascio il bucato in ammollo ed andiamo a visitare la città. Lungo un lato delle mura del Cremlino c’è una bella passeggiato molto larga, piena di fiori, alberi e gente di varie etnie. Ci scorta un ragazzo biondo locale ed entriamo nel Cremlino da una porta a torre campanaria molto simile a quella di Santa Sofia a Kiev. Dentro c’è una bella spianata con tre chiese di varie grandezze. Il resto della città non ha gran che, a parte la passeggiata sul Volga che la sera si anima. Torno in albergo a farmi una pennichella in attesa della cena. Quando mi sveglio il sole sta tramontando sul Volga e c’è molta gente. Tutti guardano le navi militari ancorate di fronte. Andiamo con Michelangelo a cenare su un barcone ancorato. Mentre mangiamo dalle navi parte un grande spettacolo di fuochi d’artificio e getti d’acqua dagli idranti delle navi, che suscita grande entusiasmo nella folla. Riflettiamo che qui i militari controllano anche i divertimenti.
“E da quella si partirono e passarono il fiume del Tigri (il Volga, n.d.r.) e andarono per uno diserto lungo diciotto giornate; e non trovarono niuna abitazione, ma Tarteri che stavano sotto le loro ten-de e viveano di loro bestiame.” Marco Polo

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31 Luglio

ASTRAKHAN-FRONTIERA KAZAKHISTAN-ATYRAU KM 370

Partiamo a ritrovare gli altri dopo una buona colazione. Traversiamo il delta del Volga passandone molti rami su ponti di varia foggia. Finalmente l’ultimo non ha ponte e lo passiamo su un barcone che scorre lungo un cavo. Subito dopo c’è la frontiera del Kazakistan con le solite lunghe formalità. Anche a causa del cambio di fuso finiamo che è l’una e ci fermiamo per uno spuntino al primo distributore. L’atmosfera cambia parecchio, il Volga è un vero confine di continenti: cominciano i cammelli, grossi, paciosi e di colore piuttosto scuro. Ci sono anche aironi e volpi. Il paesaggio è piatto con laghetti, ma più brullo. La strada ancora piuttosto buona è però interrotta da lavori, dove diventa sterrata. In uno di questi punti Maurizio, seguendo Carlo su una pista a lato dello sterrato, trova improvvisamente un tratto di sabbia e cade rimanendo con la gamba destra sotto la moto in una posizione tale che non riesce a liberarsi, se dopo circa un quarto d’ora aiutato da un operaio del cantiere stradale. Quindi, quando tutti arriviamo all’entrata di Atyrau, dove ci aspetta Massimo, il fratello di un proprietario di KTM, che conosce Giampi, Maurizio non arriva. Torno indietro a cercarlo e lo incontro dopo 21 km che procede lemme lemme. Faccio inversione e raggiungiamo gli altri scortati anche da Ivano e Giampi che sono venuti anche loro a dar man forte. Tornato al distributore trovo abbastanza stupido che gli altri non abbiano ancora cominciato a rifornirsi di carburante anche visto che dobbiamo riempire pure le taniche. Chiedo quindi un po’ bruscamente a Carlo di darmi per favore dei soldi per fare benzina, soldi di quelli anche miei che lui ha cambiato. Carlo cincischia portando taniche e alle mie insistenze si arrabbia. Comunque riforniamo tutti e finalmente quando ripartiamo sono passate quasi due ore da quando ero arrivato al distributore. Seguiamo Massimo che ci porta in un moderno residence costruito da lui. Carlo per punirmi mi assegna una stanza in un posto separato e meno lussuoso e poi mi aggredisce a male parole, mentre con Daniele andiamo in piscina. Come coordinatore è piuttosto scoordinato. Altri si lamentano della gestione della cassa comune. Comunque la piscina è stupenda e rilassante con sauna e bagno turco, li proviamo entrambi. La cena a buffet è ottima ed abbondante. Con Giampi scarichiamo le foto e poi tutti a nanna.

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1 Agosto

ATYRAU-OPORNYI KM 350

Finalmente un giorno di avventura. Comincia con un ottima colazione al residence di Massimo dove tutti fanno rifornimento per il pranzo. Poi con Giampi rimaniamo indietro per preparare e man-dare le sue foto con il computer. Infatti il CD che gli ho preparato ieri sera non si riesce a leggere sul computer fisso di Massimo (forse l’ho scritto in un formato Mac?). Quindi mandiamo dal mio portatile 5 foto di Giampi alla KTM che preme per averle e, viste le foto, li capisco. Compare misteriosamente anche Maurizio e quindi partiamo in 3 buoni ultimi. Usciamo da Atyrau e prendiamo per Dossor. La strada e` un alternarsi di asfalto con parecchie buche e sterrato dove fanno i lavori. Raggiungiamo presto gli altri che sono fermi a riparare la gomma anteriore di Carlo che si e` sgonfiata per via del cerchione lievemente storto su una buca. Ci mettiamo dentro una camera d’aria di Maurizio e tutto va a posto. Pranzo da solo su un bellissimo prato cosparso di cammelli poi aspetto gli altri ad un distributore di Qulsari leggendo Il Milione insieme al benzinaio. Dopo le buche aumentano e su una di queste Giorgio cade con la moto e si fa male ad un polso, che gli curiamo e fascia-mo. E’ molto bravo a proseguire senza un lamento. A Maykomgen l’asfalto bucherellato finisce e comincia un pista sabbiosa su cui Giorgio, che ha gomme da strada, Carlo ed io ci troviamo in difficolta`. Giorgio cade varie volte, ma ci riprova sempre. Alla fine troviamo un camioncino su cui caricare le moto di Giorgio e Carlo, mentre io mi preparo a proseguire alleggerendo la moto delle borse.
Nel frattempo arriva anche una Uaz su cui carichiamo anche la mia moto, dopo averla abbassata togliendole i parabrezza, e la moto di Daniele. Lui in realta` sulla sabbia va benissimo con la sua moto leggera e le gomme tassellate, ma forse per solidarieta` con noi decide di caricare anche lui. Giampi e Maurizio sono avanti. Anzi Maurizio ricompare a bordo di un furgone cui ha chiesto un passaggio per tornare indietro dopo un caduta, che ha lasciato la sua moto a terra 15 km piu` avanti. Riparte in macchina con Ivano. Poco dopo riparte anche la nostra carovana. Vado a bordo dell’Uaz dove si svolge una buffa conversazione nelle lingue piu` strane. Naor, il pilota, e` simpatico e guida molto bene per salvare il carico dagli scossoni peggiori. Arriviamo cosi` a Oporny, diamo 200 dollari e qualche gadget di Giorgio ai trasportatori ed un locale ci porta a quello che doveva essere un albergo, invece e` un caffe` dove non ci danno nemmeno da mangiare, solo qualche birra molto gradita. Ci accampiamo quindi li` intorno, prepariamo degli spaghetti e ceniamo sotto le stelle. Manca Giampi che speriamo sia andato avanti a Beyneu. Con altri 3 dormiamo sulla terrazza del caffe` che ha una comoda piattaforma di legno. Gli altri dormono in tenda o in macchina. Bellissimo.

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2 Agosto

OPORNYI-BEJNEU-AKZIGYT-FRONTIERA UZBEKISTAN KM 200

Approfitto del mio turno di guardia dalle 5 alle 6 per scrivere il diario e scaricare le foto e Michelangelo mi offre un caffè. La proprietaria del caffè sembra diventata svizzera e pretende che ripuliamo dalla spazzatura i dintorni della sua casa che diventano così l’unico posto pulito del Kazakistan. Con l’aiuto di Vittorio, che ha grande curiosità e abilità tecniche, rimonto i parabrezza e gli specchietti della moto. Nonostante tutti i nostri sforzi alla fine ci manca un pezzo (il dado di una delle due viti del parabrezza, che effettivamente mi era caduta nella moto smontando e che Vittorio rimedia egregiamente con del nastro adesivo) e ci avanza una rondella di plastica. E’ stupefacente come tre pezzi di plastica trasparente cambino la fisionomia della moto. Ripartiamo verso sud-est lungo uno sterrato che richiede grande concentrazione per gli accumuli di sabbia e ghiaino. Ormai ho imparato a trarmi d’impaccio accelerando e, nonostante che questo sia per me del tutto contro intuitivo, il conseguente alleggerimento della ruota anteriore dà stabilità alla moto. Non si finisce mai d’imparare. A Beyneu ritroviamo Giampi che ha passato qui la notte in albergo. Facciamo la spesa e mangiamo davanti al suo albergo. Ad una sosta dove mi sono fermato a far foto Carlo parcheggia la moto davanti alla mia, poi scendendo si squilibra e cade insieme alla sua moto, che rovina sua mia che cade anche lei. Sono talmente stupefatto dall’effetto domino, che non riesco a scattare una foto. Comunque l’unica acciaccatura seria è quella di Carlo che si è fatto male ad un ginocchio. Se la mia moto dovesse cadere solo così ci metterei la firma. Arrivati alla frontiera con l’Uz-bekistan verso le 16, scopro che sul mio passaporto manca il visto per l’Uzbekistan che tutti gli altri hanno. E’ un guaio serio ed una grave mancanza dell’organizzazione. Ovviamente i doganieri uzbeki non mi fanno passare. Mi si rimprovera di non aver controllato di avere il visto. E’ vero, ma, anche volendo, come avrei potuto controllare? Intanto il passaporto mi è stato consegnato a Tarvisio, quando ormai eravamo già partiti. Inoltre anche per altri stati non ho il visto sul passaporto, per esempio per l’Ucraina, per la quale il visto non è necessario, e per la Cina, per la quale abbiamo un visto collettivo. Quindi il controllo avrebbe richiesto informazioni non disponibili. Comunque ho pagato ad Avventure nel mondo 270 euro per avere tutti i visti necessari. Carlo chiama Rashid Umarov, il corrispondente di Avventure nel mondo a Tashkent che gli dice di mandargli una copia del mio passaporto, con la quale lui può ottenere un visto. Telefoniamo a Roma e gliela mandano loro, mentre noi cerchiamo di mandargli due foto del passaporto con il satellitare. Dopo un paio d’ore sembra cha la situazione si sblocchi e ci dicono di prepararci ad andare con il capo-dogana dal comandante del posto di polizia di Karakalpakia. Dopo un’altra ora finalmente andiamo con Carlo e Alessandro con la sua macchina. Siamo molto delusi quando anche lì ci dicono di no e non serve far parlare il comandante Jamshid con un aiutante di Rashid. Ci dicono di tornare tutti domani mattina verso le 10. Intanto il ginocchio di Carlo gli fa parecchio male. Tornati alla frontiera mangiamo qualcosa, grazie a Betti e ci accampiamo alla bell’e meglio nella terra di nessuno. Dormo con Maurizio in una tenda prestata da Alessandro. La notte è stupenda e molto buia e Maurizio impara in fretta. Penso che lungo la terra di nessuno si può arrivare quasi dovunque.

Foto di Dario Basile

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3 Agosto

FRONTIERA UZBEKISTAN-QUARAQUALPAKI-KUNGRAD KM 380

Comincia una lunga giornata piena di incognite con la scrittura del diario nella tenda. Poi esco a far due passi ed il bisognino mattutino. Torno alla tenda seguito da tre pecore e Maurizio mi prende in giro ripetutamente. Con Maurizio si e` creato un gran feeling di battute. La sveglia del gruppo e` comprensibilmente piuttosto lenta e verso le 9 e mezza, visto che niente si muove vado dalla guardia alla sbarra a chiederle quando possiamo tornare a Karakalpakia. Dice che il capo sta facendo colazione: infatti vedo che rimettono a posto la sua brandina di fronte al suo ufficio. Comincia cosi` il solito andirivieni da un ufficio all’altro per le pratiche. Sono le 11:30 quando siamo tutti pronti a seguire il pulmino dei doganieri. C’e` un ultimo intoppo con la moto di Maurizio che non parte e con Giorgio che con la sua flemma inarrestabile non accetta di aspettare nemmeno il pulmino dei doganieri. Al posto di polizia di frontiera di Karakalpakia mi prospettano due alternative: o aspettare qui che arrivi il mio visto da Tashkent, da dove il corrispondente dovrebbe apparentemente andare ad Alma Ati a farselo fare, o tornare in Kazakistan ed andare direttamente in Kirgizistan passando da Alma Ati. La seconda alternativa significherebbe perdere tutte le bellezze dell’Uzbekistan, cosa che mi dispiacerebbe molto. Spero che il corrispondente, che da ieri pomeriggio ha la copia del mio passaporto, si sia mosso utilmente. Parlo quindi con il satellitare con Vittorio a Roma e lui mi raccomanda di stare qui, che´ il visto arrivera` presto. Gli suggerisco di mandarlo da Roma, piuttosto che far andare il corrispondente da Tashkent ad Alma Ati a prenderlo. Anzi non capisco perche´ non ci abbia gia` pensato. Vittorio dice che il disguido e` stato creato dal fatto che anche mia sorella Anna ha chiesto il visto per l’Uzbekistan a loro; sara` (poi mia sorella mi dira` che il visto per l’Uzbekistan se l’e` fatto fare direttamente in ambasciata a Roma), ma rimane un grave errore. Comunque decido di rimanere in questo posto sperduto. Mi sta gia` piu` simpatico quando, mentre Carlo torna al confine a terminare le pratiche per gli altri, ammiriamo un fornaio che cuoce dei pani appiccicandoli sulla pa-rete interna di un forno di argilla e compriamo del cibo ad un affascinante mercatino sotto dei teli bianchi. Ai ragazzini locali piacciono gli occhiali da sole: ne rubano ben 3 paia e prendono anche le chiavi di Carlo, che gli saranno del tutto inutili, visto che lui riparte con le copie. Poi, dopo avermi lasciato il satellitare di Ivano e vari numeri telefonici, in 18 partono verso Qonghirat e io me ne resto qua. Faccio una passeggiata in paese che non offre gran che oltre al mercato ed alla stazione. Passano 5 treni al giorno e qui fanno i controlli di frontiera. Con il satellitare chiamo CdelP per avvertire Carla e Pietro e per dar loro il mio nuovo numero, visto che ho perso il cellulare. Verso le 18:30 alcuni sergenti mi invitano a mangiare degli spiedini di pollo con cipolle e birra: sono ovviamente molto graditi. Poi alle 20 il soldato che parla inglese mi porta di nuovo a mangiare nel loro refettorio, dove la loro cuoca ha preparato una buona zuppa di farro con carne, acqua fresca e te`. Verso le 22:15 sono stanco e vado dormire molto comodamente sul mio materassino nell’ufficio del capitano. Alle 23 mi svegliano per andare a festeggiare il compleanno di un sergente che compie 26 anni. Gli spiego che io ne ho piu` del doppio e tento di resistere, ma cedo alle loro insistenze. Mi portano in un appartamento di una casa poco lontano dove il capitano ed 8 sergenti mi invitano a sedere alla loro scomoda tavola bassa ed a mangiare per la terza volta. Hanno ottime focacce ripiene di carne, insalata russa, verdure fresche, melone, anguria ed uva e si beve acqua, birra, vodka e succhi di frutta. La cena e` scandita da brindisi di vodka in cui ciascuno, io incluso, a turno fa un discorso al festeggiato. Le donne non partecipano alla festa, ma ogni tanto ne passa una fuori dalla porta e dalla strada un’altra fa da interprete invisibile. Comunque anche il capo, dopo aver bevuto vodka, parla un po’ di inglese e si chiacchiera piacevolmente di varie cose. Sono quasi tutti sposati, ma la famiglia e` lontana, a Nukus, a Buqqara, a Samarcanda o a Tashkent. Dopo che il sergente piu` vecchio ed altri due sono andati a dormire decido che e` anche il mio turno. Mi riaccompagnano al posto di polizia di frontiera dove trovo Elena, una collaboratrice del corrispondente di Tashkent, che dopo la rottura della sua macchina ieri, e` finalmente riuscita a trovare un’altra macchina con cui venire fino qui. Ha incontrato gli altri ad un centinaio di chilometri da qui. Mi dice subito che risolvera` presto la situazione e che non mi lascera` qui da solo. Parla bene inglese e deve subito rendersi conto dei motivi per cui il capo insiste a tenermi qui, che ovviamente non sono cambiati. Ne` aiuta parlare con il suo capo Rashid, che speriamo si sia mosso per il mio visto. Elena e` piuttosto spaesata in questo posto di polizia e mi ripete che qui sono tutti molto strani, mentre a me sembrano ospitali e normalmente isolati nel mezzo del nulla. Andiamo a prendere il suo zaino ed a far ripartire il suo autista. Poi si arrangia a farsi una doccia e dopo un te` la portano a dormire in un’altra stanza che sono passate le due.

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4 Agosto

KUNGRAD-NUKUSH-KHIVA KM 330

Comincia una giornata di attesa e di telefonate satellitari. Elena è in gamba, parla bene inglese ed è diplomatica con i soldati. Vittorio da Roma cerca di mettere in moto l’ambasciata italiana a Tashkent. Ad un certo punto Jamshid accetta di ricevere via fax un documento dell’ambasciata che garantisca la mia entrata. Andiamo ad una vicina fabbrica di gas dove pare che ci sia l’unico fax della zona per farci dare il numero. In realtà però hanno solo una linea telefonica interna senza connessione con l’esterno. Allora Jamshid accetta di ricevere l’ordine da un suo superiore che ha visto il documento dell’ambasciata. Speriamo quindi di poter partire entro le 15 in tempo per arrivare a Qonghirat entro buio. Tutto il nostro castello crolla però quando Vittorio mi spiega che le procedure locali richiedono invece tassativamente che il mio passaporto vada a Tashkent per farci mettere il visto e poi torni qui. Allora Elena si prepara a partire con il treno delle 20. Io, su suggerimento di Vittorio, tento di convincere Jamshid a lasciarmi andare fino a Qonghirat o Nukus, per abbreviare i tempi, ma invano. Comunque sono già due giorni che sono qui e il mio passaporto avrebbe potuto partire almeno un giorno prima, per esempio con Carlo che poi ha incontrato Elena lungo la strada, ma è senno di poi. Certo che i soldati della guarnigione sono molto gentili, comunicativi e mi nutrono come un’oca all’ingrasso. Con Elena si chiacchiera piacevolmente perché è una giovane simpatica che conosce bene il suo paese anche se è di origini russe da parte di padre e turche e ucraine da parte di madre. Le traduco l’introduzione de “Le città invisibili” di Calvino. Dopo una doccia e la prima cena Elena parte con il treno alle 20:30. Le dò 150 euro e 25000 sume perché possa pagare la macchina che dovrebbe riportarla da Nukus sabato sera per arrivare qui domenica mattina presto. Apprezzo molto il suo aiuto: anche se è il suo lavoro, lo fa bene e ci mette il cuore. Sono di nuovo solo, poco male perché in realtà i soldati sono molto gentili. Askar, che parla un po’ di inglese e mi ha aiutato varie volte, vuole essere menzionato nel mio diario e gli ho anche regalato un adesivo del viaggio Silk Road 2006. La sera è bellissima con tutto questo orizzonte aperto. Alla stazione di polizia hanno due pastori tedeschi, di cui uno molto bello, che tengono chiusi vicino alla toilette. Inoltre girano anche altri due cani, di cui uno, somigliante ad un cocker, dicono che è bravo a cercare droga ed è socievole. L’altro è molto timido e si avvicina solo per gelosia dell’altro. Dopo la seconda cena con i sergenti me ne vado presto a dormire, non prima di aver fatto due chiacchiere con Carla e Laura, grazie al satellitare di Ivano.

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 5 Agosto

KHIVA-BUKHARA KM 450

Se mi avessero proposto di guidare la moto per 5000 km per arrivare nel posto piu` sperduto del mondo a passare 4 giorni di pace, ci avrei messo la firma. Ed ora eccomi qui, basta prenderla in pace. Almeno ora so che oggi devo aspettare e posso organizzarmi senza ansie. Approfitto del tempo libero per tagliarmi la barba e le unghie. Ho pulito la moto e caricato il GPS e l’iPod. Tutta la mia roba e` in ordine. Si diceva con Giorgio che Marco Polo, che ci ha messo 3 anni ad arrivare in Cina ed in tutto e` stato via 27 anni, viaggiando aveva il tempo di ambientarsi, di conoscere la gente e di imparare la loro lingua; per cui, quando e` arrivato dal Gran Kan, gia` poteva parlargli nella sua lingua e descrivergli le cose che aveva visto. Questi 4 giorni qui mi danno il tempo di fermarmi a raccogliere le idee e guardarmi intorno con calma, cercando di cogliere anche i dettagli. Non saranno i 27 anni di Marco Polo, ma e` gia` qualcosa. Quanto ad imparare la lingua, sono ancora molto indietro, anche perche` qui parlano sia uzbeko, sia russo, sia karakalpakistano, la lingua di questa regione che e` una repubblica autonoma dell’Uzbekistan. Stamattina mi portano a far colazione con i sergenti: uova fritte, focaccia, anguria e te`. Poi arriva Jamshid e gli chiedo di poter fare un giro a fare qualche foto: mi da` il permesso, ma non devo fotografare il posto di polizia e i treni. Un soldato che parla un po’ d’inglese mi dice di stare attento e di non andare in luoghi isolati. Avra` anche le sue buone ragioni, che accetto volentieri, ma forse non sa che domani dovro` farmi piu` di 1000 km solo con Elena, prima di rincontrare gli altri. Me ne vado comunque al mercato, dove sono gia` stato varie volte e la gente continua a sembrarmi tutt’altro che pericolosa. Delle donne alcune vogliono farsi fotografare, altre no, e ridono riparandosi con una mano. L’arrivo del treno dal Kazakistan delle 10:30 e` oggi un avvenimento anche per me. I soldati si dispongono uno per sportello, i sergenti vanno su e giu`. Non vedo nessuno che sale sul treno a controllare i passeggeri. Ogni tanto qualcuno viene portato al posto di polizia per un controllo dei documenti. La banchina ombreggiata da vari alberi e` cosparsa di venditori, soprattutto donne, che vendono cibi e bevande, ma anche vestiti e scarpe. Alcune vanno su e giu` lungo i vagoni con la loro merce: una ragazzina vestita di rosa porta delle polpette su un piatto coperto di cellophan. Alle stazione due ferrovieri mi chiedono di fotografarli nel loro ufficio; poi il loro capo mi dice che non si puo` fotografare e gli altri due si danno da fare per tenerlo buono. Anche uno dei sergenti sulle banchine mi dice che non posso fotografare. Faccio del mio meglio per spiegargli che ho avuto il permesso del suo capo Jamshid e che non fotografo il treno. Il treno sta fermo un’ora e poi riparte verso sud-est, con qualche ritardatario che sale con il treno gia` in corsa e tutte le sue masserizie e prole. A mezzogiorno telefono a Elena che mi conferma che da Nukus ha mandato con l’aereo il mio passaporto a Tashkent e che dovrebbe ritornare per le 21 e che lei ha gia` organizzato l’auto per tornare qui. Chiedo a Jamshid di far venire qui domattina presto i doganieri che devono timbrare il mio passaporto. Ad ora di pranzo c’e` un po’ di tensione fra i soldati. Sospetto che abbia qualcosa a che fare con il fatto che sono andato in giro a far foto, chiedo ad Askar, ma mi dice che sono piccoli problemi fra di loro. Comunque faccio il soli-to pranzo con il loro piatto tipico (riso con carote cipolle e carne) accompagnato da un’insalata di pomodori, cipolle, peperoni e cetrioli. Poi mi concedo una pennichella e faccio delle foto ad Askar scaricandole sul suo computer. Metto anche sul computer di Jamshid le foto che abbiamo fatto ieri. Verso le 15:45 trovo una chiamata non risposta e, mentre cerco di richiamare, mi chiama Alessandro che mi dice che loro stanno andando verso Bukhara dove dovrebbero arrivare stasera. Gli dico che spero di raggiungerli li` domani sera. Mi dice che la strada da qui a Qonghirat sono 250 km di sterrato simile a quello dalla frontiera a qui e poi 50 km di asfalto. Mi raccomanda di avere abbastanza benzina, ma con il mio serbatoio dovrei fare 500 km. Dal treno delle 16:30 scende una coppia di sposi, lei in lungo bianco, lungamente festeggiati sulla banchina con musica, canti, baci e balli, attirando un po’ di attenzione dai giovani del luogo, ma il gran caldo impedisce forse grandi entusiasmi. L’aspetto delle persone e` molto asiatico, un po’ mongolo. Le donne hanno fianchi stretti e spalle relativamente larghe. In maggioranza sono nere, qualcuna tende al rosso. Le giovani hanno spes-so un’aria di attesa. Le mature assumono un’aria molto dolce, a volte sorridente, a volte concentrata. Sembra che l’economia del luogo si concentri sul passaggio dei treni, vendendo mercanzia a chi passa. Non vedo intorno coltivazioni, anche se al mercato ci sono verdura e frutta fresche. Ormai riconosco varie persone ed alcune mi salutano. Nel pomeriggio avanzato i soldati vengono riuniti in adunata sotto il sole per un lungo sermone, poi fanno vari giri di corsa intorno al posto di polizia ed esercizi nella palestra all’aperto. Io me la cavo con una doccia. Poi la cena tarda. Telefono a Rashid che mi conferma che ha rimandato il passaporto a Elena con il visto e lei me lo sta riportando. A cena c’e` anche un maggiore che conosce un po’ l’Italia da letture e televisione. Si fanno gli ultimi brindisi di vodka ed anche io faccio un discorso di ringraziamento. Poi mi raccomando con Jamshid che domani siano qui alle 6 a timbrarmi il passaporto. Vado a letto sperando che sia l’ultima volta qui, anche se mi ci sono trovato bene.
“We are a long long way from home, Bob. Home’s a long long way from us. I feel a dirty wind blowing, devils and dust.” Bruce Springsteen

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6 Agosto

KHIVA-BUKHARA KM 450

Mi sveglio presto per preparare con calma i bagagli. Verso le 6:45 Elena non è ancora arrivata e va-do alla stazione per vedere se per caso è arrivata di là come ha fatto la prima volta. Tornando al posto di polizia la trovo con il mio passaporto ed il visto: bravissima! Mi dò subito da fare per cercare Jamshid che arriva poco dopo e con mia grande sorpresa tira fuori dalla tasca un timbratore e lo mette sul mio passaporto appoggiandolo su una delle borse della moto: è fatta. Partiamo così poco dopo le sette. Elena mi dice che è arrivata a piedi perché il suo autista ad un paio di chilometri da qui le ha puntato contro un coltello e voleva i suoi soldi. Comunque sono felice di essere di nuovo per strada. Si viaggia bene sugli 80 km/h. La strada è drittissima ed è tutto così piatto che ho la sensazione che si veda la curvatura della terra come in mare. Dopo 58 km sento qualcosa di strano nella tenuta della ruota dietro, mi fermo e vedo che è bucata. Provo a ripararla con la bomboletta schiumogena, ma il foro è troppo grande: la schiuma esce e non lo tappa. Proviamo allora a continuare lo stesso e la moto va abbastanza bene, anche se piano e richiede una grande concentrazione. Riusciamo così a fare ben 80 km fino ad un posto di blocco. Lì vicino c’è un meccanico che fa una riparazione di fortuna inserendo nel foro una specie di stoppa con della colla. Sembra tenere. Visto che è già passato mezzogiorno mangiamo due uova e proseguiamo. Purtroppo dopo altri 27 km la riparazione cede e la gomma è di nuovo a terra. Decidiamo di tornare indietro dal meccanico, perchè al prossimo paese mancano più di 100 km. Tornando indietro la tenuta della ruota posteriore peggiora e Elena insiste perché io vada da solo. La lascio con le borse ai lati della strada prendendo la posizione sul GPS (001). Fatti 3 o 4 chilometri incrocio un camion verde, lo fermo e gli chiedo se può portarmi la moto fino a Qonghirat. Mentre parliamo arriva anche un camion arancione Kamas con a bordo un tipo che ho conosciuto dal meccanico. Tutti insieme carichiamo la moto sul camion verde, approfittando del greppo al bordo della strada. Adagiamo la moto sui cartoni da imballaggio che portano. Io vado a bordo del Kamas. Fatta poca strada carichiamo anche Elena che non si è persa d’animo. Si viaggia piano e molto sballottati, ma si va. A una trentina di km da Qonghirat il Ka-mas finisce il gasolio, mentre il camion verde è già avanti. Dopo qualche minuto arriva un camion gru, che viaggia con loro e va a prenderci la benzina al prossimo distributore, dicono che è a 7 km. L’attesa per me è molto lunga, soprattutto perché la moto è avanti su un camion di sconosciuti. Invece va tutto bene, arriva il gasolio e ripartiamo. Arrivati al Qonghirat troviamo il camion verde al posto dell’appuntamento. Lì vicino c’è un gommista geniale, che fabbrica un attrezzo per svitare le brugole francesi che fissano la ruota posteriore (la BMW incredibilmente non fornisce la chiave fra gli attrezzi in dotazione!) e ripara il foro con una toppa vulcanizzata. Mi sembra un lavoro assai ben fatto e mi costa solo 10000 sume (circa 12000 lire). Elena vuole a tutti i costi arrivare a Bukhara, perché dice che è molto meglio di Nukus. A posteriori posso anche capirla. però dopo aver guidato di notte per 130 km fino a Nukus, con la visiera piena di moscerini e la strada che non sai mai cosa ti aspetti, la convinco che è molto meglio fermarsi e partire domani mattina presto. Al Nukus Hotel tuttavia non accettano euro, neanche con le insistenze e la diplomazia di Elena. Andiamo quindi in un altro albergo, assai scadente, dove non riescono nemmeno a portarci una birra. Dopo una doccia dobbiamo quindi brindare con il tè alla soluzione di tutti i problemi della giornata. Se volevo qualcosa da scrivere sul diario, l’ho avuta.
“Quando ebbono passato in ponente overo il diserto, vennero a una città ch’à nome Baccara, la più grande e la più nobile del paese”. Marco Polo

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7 Agosto

BUKHARA-SAMARKANDA KM 360

Per partire alle 5:30 Elena vuol essere svegliata alle 4:30 (you know girls...) e questo da` il tempo anche a me di fare le cose con calma. Ho anche il tempo di lavare il parabrezza ed i fari della moto, mentre Elena si fuma una sigaretta. Partiamo con le prime luci ed e` bellissimo. Il sole sorge poco dopo e si viaggia spediti. Elena si e` messa il mio paille ed io la felpa. La strada sale un po’ e ci troviamo su un altopiano desertico sopra la valle di un grande fiume. Ci fermiamo a vedere il panorama sottostante e non lo dimentichero`. Poi sulla sinistra ci sono delle yurte nella sabbia che Elena mi fa notare, ma non ci fermiamo e poi lei mi rimprovera che non la faccio fumare. Dice che questo deserto e` molto piu` bello di quello del Karakalpakistan, perche´ c’e` la sabbia. Dopo 550 km arriviamo a Bukhara che e` mezzogiorno e la benzina basta giusta giusta. Andiamo all’albergo da cui gli altri sono partiti poche ore prima e l’acqua fresca e` fantastica. Pranziamo nella vicina piazza con laghetto ed un gattino viene a mangiare il mio pollo. Vado da solo a vedere la citta` perche´ Elena deve vedere una donna per ridarle dei soldi. La citta` ha un fascino di immobilita` nello spazio-tempo, soprattutto le viuzze della citta` vecchia, ma anche le cupole ed i minareti. Ci ritroviamo in albergo alle 16 e ripartiamo per Samarcanda. Il paesaggio e` ora molto verde con parecchia acqua e coltivazioni. Arriviamo alle 20 nell’albergo dove sono gli altri e nelle ultime 24 ore da Qonghirat abbiamo fatto 1000 km. Le accoglienze sono molto calorose ed anche io sono molto contento di essere di nuovo in gruppo. Si cena al ristorante Marko Polo, senza Giorgio che ne sceglie uno meno caro (fa lo stesso con l’albergo) e poi a nanna.
“Samarcan e` una nobile cittade, e sonvi cristiani e saracini.” Marco Polo

 

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8 Agosto

SAMARCANDA-TASHKENT KM 330

Alle 7 sono giù a fare colazione e poi mentre Ivano e Renato vanno a riparare la gomma bucata di Ivano, me ne vado da solo a vedere la città. Comincio dal complesso del Registan che però è ancora chiuso ed una guardia mi dice che apre alle 8:30. Mentre aspetto leggendo la guida conosco due fratelli di Navoy che aspettano anche loro. Lei ha 13 anni e si chiama She.. lui ne ha 22 e si chiama Farruk. Chiacchieriamo a gesti ed un po’ d’inglese e poi visitiamo il complesso insieme, così ani-mano le mie foto. E’ tutto restaurato molto bene e sono interessanti le foto di com’era prima. She... compra in un negozietto una vasetto di coccio e me lo regala con grazia (e grazie mie). Ricambio con una borsetta piatta di seta che le faccio scegliere. Salgo su un minareto con dei ragazzi inglesi che vanno da Londra alla Mongolia in una vecchia Panda (underpowered car). Poi vado alla moschea dov’è sepolto Tamerlano e mi piace ancora di più, anche perché non ci sono turisti. Cammino ancora per vedere la statua di Tamerlano, poi torno in albergo a bere. Vado al bazar principale passando dalle viuzze della città vecchia, compro albicocche secche e noci e visito la vicina moschea, molto bella. A mezzogiorno ci troviamo con gli altri in albergo e si parte. Alcuni sono già andati avanti. Elena va sulla moto di Carlo. Ci fermiamo a mangiare minestra e uova e bere il vino di Dario. Il paesaggio è mosso e finalmente c’è qualche curva. Alla periferia di Tashkent troviamo gli altri motociclisti e Fabio, l’invalido che ci ha preceduto con la sua Panda. In realtà mi sembra validissimo ad aver fatto tutto il viaggio fin qui da solo. L’arrivo a Tashkent è faticoso, perché Elena ci fa fare un gran giro che desta le ire di Giampi (e di tutti): nonostante sia la città in cui vive, mi ha guidato molto meglio nel deserto. Arrivati finalmente troviamo le altre auto già qui. Troviamo anche Angelo che è arrivato qui a Tashkent con la sua HP2 in aereo, perché la BMW vuole delle foto nel Taklamakan. Provo di nuovo a chiamare Anna al suo albergo, ma mi dicono che non è arrivata (mah...). Ceniamo in albergo e Fabio racconta dei suoi viaggi. Uso l’Internet dell’albergo per mandare un e-mail a casa. E così anche Samarcanda è alle spalle.
“--D’ora in avanti sarò io a descrivere le città, -- aveva detto il Kan. -- Tu nei tuoi viaggi verificherai se esistono. -- Ma le città visitate da Marco Polo erano sempre diverse da quelle pensate dal-l’imperatore.” Italo Calvino



Foto di Daniele Somenzi
Foto di Dario Basile

 

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9 Agosto

TASHKENT-FRONTIERA KIRGHIZISTAN-OSH KM 420

Stamane il mio bucato e` asciutto, quindi non devo subire le lamentele di Michelangelo per stenderlo nella sua preziosissima e perfettissima macchina. In albergo c’e` una insperata colazione, molto buona. Partiamo per Osh verso le 8 con Carlo, Daniele e tutte le auto tranne quella di Ivano, che deve fare una riparazione. Per nostra fortuna sua moglie Benedetta finalmente decide di non tornare in Italia e di continuare con noi. Siamo quindi diventati 21. La strada e` molto piacevole e sale lungo un fiume fra i monti. Ci fermiamo varie volte, anche per pranzare. Poi la strada sale piu` decisamente ed attraversiamo un passo a 2200 m con due brevi tunnel. Scesi dall’altra parte, prendiamo una strada secondaria che, secondo Elena, dovrebbe essere piu` breve. Nonostante la zona sia molto popolata abbiamo difficolta` a trovare la benzina a 93 ottani ed alla fine ci accontentiamo di quella a 80. C’e` anche una buffa scena fra Alessandro ed un distributore che fa di tutto per non vendergli gasolio, ma deve cedere alla decisione dell’avvocato. Alla frontiera Elena ci lascia e torna indietro con l’auto della sua agenzia. Sembra veramente tentata a proseguire con noi, ma il suo lavoro di guida non glielo consente. Le pratiche sono piu` veloci del solito, forse per compensarci di quello che ci aspetta alla prossima ed ultima frontiera. Arriviamo subito ad Osh ed io mi accodo alle auto alla ricerca di un albergo un po’ migliore di quello trovato da Carlo, ormai plagiato da Giorgio. Lo troviamo, ma il posto e` poco e devo accontentarmi di dormire su un divano. Dopo una doccia vado all’altro albergo a cercare compagnia per la cena, visto che gli autisti cenano tutti in camera. Trovo Carlo e Daniele che mangiano anguria con Rebecca, un’americana di San Francisco, e con Giulia, tedesca cercatrice d’oro, con il suo ragazzo. Mi aggrego anche io e poi finisco a cena con Rebecca. E’ molto interessante e simpatica: sta girando da sola l’Uzbekistan ed il Kirghizistan alla ricerca dei pigmenti naturali che danno l’indaco nella pittura su stoffa. Conosce un po’ di uzbeko e di kirghiso che sono utili ordinare la cena e parlare un po’ con i locali. Poi arrivano anche altri del gruppo, che mi prendono in giro perche´ abbiamo scelto un tavolo da due. Giorgio viene comunque a mangiare la mia insalata portando una graditissima bottiglia di vino bianco, ma caldo e si esibisce in una buffa conversazione in franco-anglo-italiano con Rebecca che e` proprio molto sveglia ed aperta. Dopo cena la porto in moto a fare due passi fuori citta` sotto la luna piena.
“Di tutti i cambiamenti di lingua che deve affrontare il viaggiatore in terre lontane, nessuno uguaglia quello che attende nella citta` di Ipazia, perche´ non riguarda le parole ma le cose.” Italo Calvino

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10 Agosto

OSH-SARYTASH-FRONTIERA CINESE-KASHGAR KM 530

La proprietaria dell’albergo ci prepara un Nescafe` ed un te` graditi. L’appuntamento all’albergo degli altri e` alle 8: siamo tutti pronti davanti all’albergo alle 8 meno 10 e parto davanti perche´ so la strada. Gia` al primo incrocio perdo gli altri che non sono partiti. Lascio che se la cavino da soli ed arrivo puntuale all’appuntamento. Gli altri arrivano dopo un quarto d’ora e mi danno cosi` il tempo di salutare Rebecca. La valle in salita e` molto bella nell’aria pulita del mattino e ci fermiamo a fare varie foto. Abbiamo appuntamento con Fabio a Sari Tash a mezzogiorno. In realta` lo troviamo prima che sta cambiando una gomma posteriore che ha bucato. Per arrivare a Sari Tash c’e` un passo di 3600 metri di tornanti sterrati. Scendendo troviamo un camion di italiani che tornano dal campo base del Monte Lenin. A Sari Tash ci si presenta davanti una stupenda visione di monti. Alcuni di noi comprano benzina da dei bidoni: fortunatamente con il mio giga-serbatoio non ho questo problema. Parcheggio quindi un po’ piu` avanti ed entro nella porta di un negozio per prendere qualcosa da be-re. Dentro ci sono due ragazze che chiudono la porta a chiave ed una mi chiede di farle delle foto. Ovviamente acconsento; se ne va nella stanza accanto si toglie il reggiseno e si rimette un corpetto, forse spera di essere piu` carina, ma a me la scena sembra molto strana. Comunque le faccio varie foto di cui non e` soddisfatta e tutto finisce li`. Si prosegue su una strada sterrata su un bellissimo altopiano fiancheggiato dai monti che abbiamo visto da Sari Tash. Ad un certo punto mi allontano un po’ dalla strada per un bisogno improvviso. Quando riparto non so se sono ultimo o no. E’ ovviamente il momento di bucare di nuovo la mia ruota posteriore ormai provata e cosi` e`. Ormai so che posso proseguire e vado per altri 10 km. Poi la ruota si sposta da una parte del cerchione e non riesco a continuare. Mi fermo vicino ad un camion anche lui in panne. Per fortuna poco dopo arrivano Giorgio e Giampi. Dopo un rapido consulto e qualche imprecazione agli autisti che si rifiutano di stare dietro sugli sterrati, Giampi va avanti ad avvertire gli altri e prendere attrezzi e la mia gomma di scorta e Giorgio gentilissimo si ferma con me. Tenta anche di ripararmi la gomma con la sua attrezzatura di emergenza. Ripara nuovamente con un tampone la mia vecchia foratura e cerchiamo di rigonfiare con delle sue bombolette. Ci accorgiamo pero` che c’e` un altro foro. In quel mentre, dopo un paio d’ore che era partito Giampi (due ore che non avremmo perso se si fosse rispettata la regola delle auto dietro, almeno sugli sterrati, conclamatami dallo stesso Michelangelo) arrivano Ivano e Benedetta che aiutano con del silicone nero ed il compressore. Posso cosi` proseguire senza grossi problemi fino alla frontiera che gli altri hanno incredibilmente gia` passato. Anzi mi dicono che Michelangelo con le mie gomme di scorta l’aveva gia` passata quando e` arrivato Giampi. Se e` vero, come mi viene confermato, mi sembra assai grave. Comunque passiamo la frontiera aiutando anche una coppia di ragazzi israeliani (porto lei sulla mia moto nonostante non mi fidi piu` della gomma posteriore), che altrimenti dovrebbero aspettare il giorno dopo. Passata la frontiera troviamo gli altri. Giampi mi cambia la gomma dietro e tengo la vecchia per emergenza e ricordo: tanto ormai c’e` Rick, la guida cinese che puo` caricare i bagagli dei motociclisti sulla sua auto. Giampi ha delle difficolta` a far andare in sede nel cerchione la gomma nuova, ma e` bravissimo e tenace ed alla fine ci riesce con l’aiuto di un gommista locale. A quel punto il sole e` gia` andato giu`. Carlo insiste per proseguire per Kashgar e l’idea di un buon albergo mi tenta, ma riflettendoci con calma decido che e` molto meglio non guidare di notte, riposarsi subito e farsi la strada di mattina presto. Con Ivano, Benedetta, Riccardo, Stafania, Giampi, Daniele, Giorgio, Maurizio e Rick rimaniamo e noi ultimi 5 andiamo nel peggiore albergo visto finora, mentre gli altri si accampano in macchine e tenda. Mangiamo il primo cibo cinese, non male, con il cameriere che fa anche da cavatappi. Il sonno evita di soffrire i disagi del luogo.
“Casciar fue anticamente reame; aguale e` al Grande Cane, e adorano Malcomento. Ell’a` molte citta` e castella, e la magiore e` Casciar; e sono tra greco e levante. E’ vivono di mercatantia e d’arti. Egli a`nno begli giardini e vigne e possesioni e bambagie assai; e sonvi molti mercatanti che cercano tutto il mondo.” Marco Polo

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11 Agosto

KASHGAR-KARAKUL LAKE KM 250

La sveglia è terribilmente presto: alle 6 locali, ma abbiamo perso in un botto due ore di fuso, perché la Cina ha tutta la stessa ora. Alle 6:45 siamo all’appuntamento con gli altri che dormono ancora: poco male perché è ancora notte fonda. Partiamo alle 7:30 con le primissime luci ed io porto Rick sulla mia moto ormai risanata, perché la sua auto è andata ieri sera a Kashgar con gli altri. La strada scende per una valle molto bella piena di rocce colorate e frastagliate. Ivano buca una ruota posteriore e la ripara con un tampone. Arriviamo a Kashgar verso le 11:30 e troviamo gli altri in albergo che si preparano a partire per la gita al lago Karakul. I preparativi sono lunghi e faccio in tempo a connettermi al wireless dell’albergo per mandare un mail a Carla e Pietro. All’ultimo momento Carlo tira fuori un problema con la sua moto e rimane. Partiamo quindi con Ivano, Benedetta, Alessandro, Vittoria, i ragazzi, Giorgio, Giampi, Angelo 1 e Angelo 2, Dario e Michelangelo. Gli altri ci aspettano all’albergo a Kashgar e Carlo dice che sistema la moto e ci raggiungerà, cosa che poi non farà. La salita si snoda per una bellissima valle piuttosto stretta, ma con splendide aperture su monti ghiacciati. Su una di queste mi fermo a fare delle foto ed una donna mi mette sulla moto un bellissimo coprisella con due tasche laterali di lana di cammello colorata e tessuta. Tento di resistere ma quando dimezza il prezzo cedo e lo compro: mi accompagnerà per il resto del viaggio. Gli ultimi 20 chilometri circa sono di sterrato e, nonostante che avessi avvertito della famosa regola anche Rick, che è in auto con Michelangelo, gli autisti sono di nuovo davanti, incuranti degli altri. Mi fermo ad aiutare un ciclista che ha un problema con la sua telecamera ed in quel mentre arriva Giorgio, che è ultimo e si accorge fortunatamente che mi è caduta la lente di campo della macchina fotografica. Evidentemente le vibrazioni devono averla svitata. Poi con Giorgio proseguiamo e lui ha qualche difficoltà anche perché la sua moto è stracarica di tutto quello che gli serve per campeggiare. Chissà perché Michelangelo non ha ripreso il suo ruolo pagato di trasportatore di bagagli, visto che l’auto cinese è rimasta a Kashgar. La cosa mi fa veramente arrabbiare e quando raggiungo gli autisti fermi dove ricomincia l’asfalto li rimprovero aspramente: se dobbiamo rimanere un gruppo bisogna che loro rispettino la regola di stare dietro di noi sullo sterrato, così come noi li abbiamo aspettati innumerevoli volte sull’asfalto. Michelangelo ha il coraggio di dire che questa regola me la sono appena inventata, mentre è stato lui stesso a dirmi che è una regola fondamentale dei viaggi con Vittorio, anche se è vero che non sempre Carlo l’ha fatta rispettare. L’arrivo al lago si Karakul a 3200 metri è uno spettacolo e per quanto mi riguarda risolve tutti i problemi: non così purtroppo per Michelangelo che pretende delle scuse di cui non riesco a capire il motivo. Anzi penso che finora tutti gli autisti hanno portato i bagagli dei motociclisti e molti assai più volentieri di lui che storce sempre il naso. Non si capisce quindi perché lui abbia avuto uno sconto e gli altri no. Comunque tutto questo non riesce a distrarmi dall’ammirare la bellezza del posto e me ne vado a fare una passeggiata fra monti, lago, cammelli, pecore e yurte. Si cena tutti insieme, ma su tavoli separati. Poi a nanna in yurta con Dario ed Angelo 2. Che vuoi di più dalla vita?

Autostrade cinesi - Foto di Carlo Castagna

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12 Agosto 

KARAKUL-KASHGAR KM 250

In realtà vorrei una notte tranquilla: mi sono dovuto alzare tre volte per concimare i dintorni. Comunque nella yurta si dorme benissimo, cullati dai teli agitati dal vento come generazioni di noma-di. Bevo solo un mezzo bicchiere di tè, aspetto Giorgio che finisce di smontare la tenda e poi raggiungiamo gli altri verso sud per arrivare ad un passo a 4080 metri, la quota più alta del viaggio, unica soddisfazione, perché il Mutzagata è coperto di nuvole basse. Si torna quindi indietro verso Kashgar, dove arriviamo verso le 16 dopo aver pranzato per strada. C’è una gran cappa di foschia e raggiungiamo gli altri in albergo: finalmente una buona doccia. Sono in camera con Giorgio, che è una persona schietta, gentile e decisa. Faccio un giro verso la piazza con la moschea di Id-Kahn e nella città vecchia. Alle 20 Carlo fa un briefing in cui ci dice che c’è un cambiamento di programma: invece che fare la strada che costeggia il deserto del Taklamakan a nord, prendiamo per quella a sud, dormiamo a Hotan, poi più avanti ci inoltriamo nel deserto verso nord, campeggiamo una notte e lo attraversiamo ricongiungendoci alla via nord. Questo comporta un allungamento di circa 4-500 km. Michelangelo dice che ogni cambiamento deve essere approvato all’unanimità e che lui non è d’accordo. E’ però l’unico a dichiararsi in disaccordo. Propongo di darci il tempo di pensarci e di decidere domani. Vado quindi a cena con i 4 del pick-up e troviamo un posto dove per 1 euro mangiamo e beviamo senza riuscire a finire tutto quello che ci hanno portato. Poi a nanna.

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13 Agosto 

KASHGAR-YENCHIENG KM 300

Dormo senza interruzione per 10 ore e mezza, un record da molti anni a questa parte e lo stomaco migliora. Alle 10 si parte in taxi per vedere il mercato del bestiame: bellissimo, peccato solo che non ci siano cammelli, ma Rick mi spiega che in questa zona usano gli asini. Poi con Rick vado a vedere la tomba di ... e relative moschee. Interessanti le differenze con l’Uzbekistan, ancora una della tante incarnazioni dell’islam, che ora invece alcuni vogliono unico e integralista. Poi mangio del melone sui bordi di uno dei laghetti che servivano per la pulizia dei fedeli e torniamo a piedi verso il mercato centrale, molto affollato e pittoresco: trovo persino una camera d’aria per la ruota posteriore e del burro di cacao. Quindi attraversiamo la citta` vecchia ed arriviamo nella piazza centrale. Visito la moschea di Id-Kahn, luogo di pace e preghiera, anche se con qualche turista, anche cinese. Le facce della gente sono molto miste: solo poche sono cinesi, le altre turche, persiane o mongole: Se non ci fossero le scritte, non ci si crederebbe in Cina. Rick mi spiega che in Cina ci sono varie nazionalita`: gli han, che sono la maggioranza (ma non qui), i mongoli, i kazachi, i kirghisi, ecc. Torno in albergo a finire di lavare e sistemare le mie cose. Con Giampi laviamo anche le moto, perche´ dall’albero sotto il quale le abbiamo lasciate degli uccelli le hanno cosparse di cacche. Giustamente lava un po’ anche la sua, che deve arrivare in Italia bella sporca, perche´ l’acido della cacca rovinerebbe la vernice. Il cambiamento di programma e` ormai approvato, anche perche´ Rick mi spiega che lui ha l’approvazione della polizia proprio per quel percorso. Mentre ceniamo accanto all’albergo, un fuoristrada cinese, facendo retromarcia, urta con la sua ruota di scorta il portellone posteriore dell’auto di Ivano, che prende una bella ammaccatura e non si apre piu`. Non c’e` Rick e comincia una lunga discussione, perche´ il proprietario, che risulta essere un militare, vuole dare solo 50 euro, e nessuno degli intervenuti locali osa contraddirlo. Mentre mi affanno invano alle receptions dei due alberghi perche´ chiamino la polizia, arriva Rick e portano l’auto di Ivano a riparare. Stanno via a lungo ed ad un certo punto, dopo aver masterizzato tre DVD con le foto di Giampi, vado a dormire, aspettando l’indomani per sapere com’e` andata a finire.

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14 Agosto

KASHGAR-YENCHIENG KM 300

Oggi è un giorno estremamente funesto: Michelangelo con la sua macchina investe un ragazzo in bicicletta che muore. Siamo tutti molto scioccati, lui più di tutti ovviamente. Abbiamo fatto circa 60 km da Kashgar, da dove siamo partiti alle 8:30 (lui non ha sentito la sveglia ed è arrivato all’ultimo momento senza aver fatto colazione), io sono davanti con le moto dietro al fuoristrada di Rick, quando non vedo più Alessandro dietro di me e dietro ancora la macchina di Michelangelo. Rallento, Alessandro mi supera e subito dopo arriva a razzo da dietro Daniele che ci dice che c’è stato un incidente e che gli altri si sono fermati, pare solo per prestare aiuto. Carlo torna indietro e noi ci fermiamo ad aspettare. Poco dopo ci passa un taxi velocissimo con il clacson costante. Capiamo che porta un ferito. Poi arriva Carlo che porta un locale, parente del ferito, ci dice che l’incidente è stato provocato da Michelangelo e prosegue per l’ospedale. Torniamo allora indietro e la scena del fatto si presenta allucinante: Michelangelo è distrutto, sembra un fantasma. Sotto la scarpata alta 4 o 5 metri c’è una gran pozza di sangue con vicino una bici a terra. Maurizio, che ha prestato i primi soccorsi, perché seguiva l’auto di Michelangelo, é appena risalito a stento ed è stravolto anche lui. Lo aiuto a piazzare delle pietre di segnalazione per le auto in arrivo. Poi mi mostra il video che ha fatto. Si vede un ragazzo a terra, che si muove appena, con la testa in una pozza di sangue. Loredano, che è medico e lo ha visto quasi subito, allarga le braccia facendo capire che non ha speranza. Arrivano i primi poliziotti che non fanno gran che. Poi torna Carlo e ci dice che il ragazzo è morto. Proponiamo di chiamare l’ambasciata a Pechino, anche perché in Italia sono le 4:30 del mattino, ma Carlo insiste per chiamare prima Vittorio a Roma. Dopo vari tentativi, comprensibili vista l’ora, Vittorio dice a Carlo di cavarsela assieme alla guida cinese. Allora finalmente Carlo, dopo essersi consultato con la guida, telefona in ambasciata a Pechino, dove una signora Sergio è molto gentile ed aiuta anche parlando con i poliziotti. Nel frattempo ne sono arrivati altri che fanno dei rilievi sul-l’auto di Michelangelo ed interrogano varie persone presenti. Intorno si sono radunati vari cinesi, ma non hanno l’aria minacciosa, anche se c’è uno, che, quando vede Carlo pagare il tassista che ha portato il ferito in ospedale, protesta e dice che si è fatto male anche lui. La polizia lo calma e lo allontana. Finalmente ci consentono di andare tutti in paese alla stazione di polizia. Viene anche Michelangelo, ma deve lasciare la macchina in loco. Alla stazione di polizia c’è un giardino con una pagoda e ci prepariamo ad una lunga attesa. Le signore preparano una pasta asciutta molto gradita.
Poi arrivano da Kashgar dei poliziotti addetti agli stranieri, che mi sembrano molto disponibili e comprensivi, ed una di loro parla bene inglese. Preparano un verbale, che, tradotto da Rick, viene firmato da Michelangelo. Michelangelo dice che due ragazzi in bici viaggiavano affiancati, giocando fra di loro, e quello esterno a scartato verso il centro della strada. Lui ha sterzato, ma non ha potuto evitarlo. Lo ha preso con l’angolo destro del para-animali che ha davanti, che è rimasto piegato. Poi il ragazzo gli ha strappato lo specchietto destro ed è rotolato lungo la scarpata con la sua bici. La polizia spiega che la prassi qui è che Michelangelo paghi 7000 yuan (circa 700 euro) ai familiari per la sepoltura. Chiariscono che questa non è assolutamente un’ammissione di colpa. Michelangelo non fa difficoltà a pagare. La polizia spiega che Michelangelo dovrà tornare a Kashgar ad aspettare il verdetto, che ci sarà fra 10 giorni. Nel frattempo la sua auto è sequestrata in loco. Dicono che la soluzione peggiore è il carcere da 1 a 3 anni, la migliore una multa, se ho capito bene. Viene quindi recuperata l’auto di Michelangelo e si decide che il gruppo prosegua, mentre un’altra guida riaccompagna Michelangelo a Kashgar. Dopo i saluti ripartiamo che sono ormai le sette di sera. Proseguiamo per altri 180 km fino a Kargilik, dove arriviamo alle 22. Tutti siamo molto prudenti e suoniamo il clacson al minimo pericolo. Si cena insieme, con le solite difficoltà di Giorgio a pagare. Speriamo bene per Michelangelo, ma comunque il viaggio non sarà più lo stesso.

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15 Agosto

YENCHIENG-MINFENG KM 590

Giornata di lungo trasferimento lungo il margine sud del Taklamakan, illuminata dalla visita a Ho-tan, vecchia citta` lungo la via della seta, che conserva un attivo artigianato di teppeti, seta e giada. Quest’ultima perche´ si trova lungo un fiume che e` ricco di questa pietra. Arriviamo ad Hotan verso mezzogiorno e visitiamo un laboratorio di giada, uno di tappeti ed uno per la lavorazione della seta. Compro anche qualche regalo a prezzi che mi sembrano gia` molto convenienti e quindi non contratto piu` di tanto. Nel pomeriggio si prosegue verso est con la strada spolverata dalla sabbia spinta dal vento. Con Angelo siamo avanti. Ad un certo punto ci fermiamo ad aspettare gli altri e non ci accorgiamo che le auto ci hanno superato. Quindi Carlo e Maurizio si fermano ad aspettarli. Noi proseguiamo e solo arrivando a Minfeng verso le 20 ritroviamo tutti gli altri, tranne appunto Carlo e Maurizio, che chiamiamo subito al telefono. Con Rick si decide di fermarsi in albergo qui, invece di andare a passare la notte nel deserto. Ceno con Fabio e Giorgio con una buonissima pasta saltata in un sugo di verdure e carne, poi il sonno mi abbatte.
“Irene e` la citta` che si vede a sporgersi dal ciglio dell’altipiano nell’ora che le luci s’accendono e per l’aria limpida si distingue laggiu` in fondo la rosa dell’abitato”. Italo Calvino

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16 Agosto

MINFENG-KHORLA KM 720

Grande giornata di attraversamento del Taklamakan. Sveglia alle 6:30 e partenza verso le 7:45. Cominciamo con l’attraversare alcuni corsi d’acqua che costeggiano il deserto e poi ne vengono assorbiti. Mi piace questa lotta fra gli elementi. Comunque la sabbia alla fine ha il sopravvento: va avanti per 500 km, lungo la dimensione piu` corta del deserto (l’altra e` di 1500 km). La mattina e` molto fosca, un po’ per le nuvole, un po’ per la polvere del deserto sollevata dal vento onnipresente. La sabbia e` bionda, calda e piena di dolci curve sempre diverse. La strada e` perfetta. Temevano lingue di sabbia portata dal vento, ma i cinesi hanno istallato migliaia di km di tubi da irrigazione goccia a goccia lungo la strada, che hanno fatto crescere dei cespugli che parano vento e sabbia. Ogni 5 km c’e` la casa di un giardiniere, che vive li` con la moglie e provvede alla manutenzione. Mi piacerebbe passare almeno un mese in una di quelle casette e svegliarmi tutte le mattine con il deserto negli occhi e nella testa. Con l’andare del giorno e dei chilometri la foschia diminuisce e la luce migliora. Con Angelo troviamo una strada laterale ed andiamo a fare delle foto per la BMW. C’e` un generatore e passano dei grossi camion con gomme da sabbia verso un deposito di carburante. A meta` deserto c’e` un distributore e ci fermiamo tutti a far benzina (il mio serbatoio di 33 litri mi consentirebbe comunque comodamente di attraversare tutto il deserto) ed a mangiare riso alle verdure. Il deserto finisce con i fiumi che riprendono il sopravvento dall’altra parte. Arriviamo a Korla, citta` petrolifera in cui di bello ci sono solo gli alberghi. Dopo un bel bagno vado a cena con la famiglia di Alessandro e con i magnifici quattro del pick-up e finiamo in un Kentucky Fried Chicken. In effetti questa citta`, che vive sui petrodollari, sembra quasi americana con i suoi palazzoni le sue luci multicolori e le sue larghe strade pulite: un altro mondo, non solo rispetto al deserto, ma anche a tutto il resto.

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17 Agosto

KHORLA-TURPAN KM 400

Colazione alle 8, una pacchia, peccato che ci sia solo roba cinese, niente caffe`, niente pane, niente marmellata, per fortuna c’e` l’anguria. Il pagamento dell’albergo avviene sempre attraverso Rick e non viene rilasciata nessuna ricevuta. Inoltre le receptionists dell’albergo non parlano inglese, cosa abbastanza strana, per un buon albergo in una citta` piena di compagnie petrolifere occidentali. Ci sono molte lamentele su come Rick conduce la scelta ed il pagamento degli alberghi. Ora non ab-biamo piu` cassa comune a causa dei disguidi passati. Quindi ciascuno potrebbe benissimo pagarsi l’albergo da solo direttamente alla reception. Infine, mentre tutti siamo pronti a partire, Rick rimane ancora a parlare alla reception. Cos’avranno da dirsi visto che stiamo partendo? Appena partiti im-bocchiamo un’autostrada, con la solita manfrina che le moto non pagano e passano a lato del casel-lo. Poi il primo distributore e` chiuso, quindi Rick per fare benzina ci fa uscire dall’autostrada e tro-viamo un distributore a meno di un chilometro. Poi, invece di tornare indietro al casello per ripren-dere l’autostrada, Rick prosegue sulla strada normale, che pero` e` piena di avvallamenti e ci costrin-ge ad andare molto piano. Chiedo a Rick di tornare sull’autostrada e quando dopo una quindicina di chilometri c’e` un altro casello, la polizia di controllo dice che noi motociclisti non possiamo entrare in autostrada. Se tanto bene Rick ci faceva rientrare dal casello da cui siamo usciti, li` ci avrebbero fatto rientrare sicuramente. Ci viene il sospetto che Rick voglia risparmiare sui costi dell’autostrada. Comunque, dopo una serie di raccomandazioni la polizia ci fa passare. L’autostrada fa un passo sui 1700 metri e poi piomba giu` nella piana di Turpan, dove c’e` un gran vento. Prima ci soffia contro e non crea grandi problemi. Quando ad un bivio giriamo a destra, ci viene di lato portando polvere e sabbia. Ho la malaugurata idea di fermarmi a rimettermi il casco che mi ero tolto per il caldo. Il vento laterale mi sorprende, sbilancia la moto e non riesco a tenerla per cui mi cade da fermo. Subito esce un fiotto di benzina dal serbatoio. E’ il tappo che evidentemente non ho richiuso bene all’ul-timo rifornimento, per cui basta una botta per fermare la perdita di benzina. Nel frattempo arrivano Giampi e Giorgio che si fermano. Giorgio e` subito in difficolta` e vado ad aiutarlo. Intanto Giampi con un altro mi rialzano la moto mentre io vado a riprendere il coprisella che e` volato via. Mettiamo le moto contro vento e vediamo il da farsi. Siamo Daniele, Giampi, Giorgio, Carlo ed io. Carlo ri-parte senza troppe difficolta`. Mentre cerchiamo di convincere Daniele a ripartire, arriva il Land Rover di Riccardo e Daniele riparte riparato da lui. Poi arriva Alessandro che mi ripara e riparto anche io. Si va bene sui 40 all’ora, ma poco dopo tento la sortita e vedo che con attenzione si puo` andare da soli. Il problema e` l’incrocio con i camion che provoca una forte variazione di vento. Comunque ce la caviamo tutti ed arriviamo a Turpan, un oasi in una depressione ventosa e caldissima. Il termometro arriva a 40 gradi, ma si sopporta bene perche´ e` secco e c’e` vento. Ci sistemiamo in un al-bergo piacevole ed alcuni vanno in un albergo accanto meno caro. Con i Coluzzi andiamo a cambia-re soldi in una banca e poi a vedere una moschea con un bel minareto ed una loggia sopra l’ingres-so, molto piacevole e panoramica. Ci avviamo quindi a visitare il sistema di irrigazione, ma giriamo a sinistra troppo presto e ci troviamo in mezzo alle vigne, interessanti, ma senza mostra di irrigazio-ne. Decidiamo che ne abbiamo comunque avuto abbastanza e torniamo in albergo anche perche´ li` Giampi mi sta aspettando per scaricare le foto. In realta` sta discutendo con Carlo sui soliti argomenti e decidiamo di rimandare lo scarico delle foto. Questo albergo, dove saremmo dovuti restare due giorni, come da programma e per fare il nuovo visto, in realta` ci puo` ospitare una sola notte, perche´ poi e` pieno. Rick incredibilmente se ne accorge solo ora e si decide quindi di partire domani matti-na, fare delle visite nei dintorni ed andare a dormire alla vicina Shanshan. Con Angelo ed i Coluzzi andiamo a cenare in un fast food, neanche male, poi a nanna.

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18 Agosto

TURPAN-SHENSHEN KM 160

Dormo così bene che non sento la mia sveglia alle 7, solo quella dell’albergo alle 7:30. Si parte per la antica citta` di fango di Gaochang. Non e` gran che, ma pittoresca, con una moschea di cui si vedono le basi della cupola. La citta` e` un quadrilatero con circa due chilometri di lato. Ci sono gli asini taxi, molto popolari fra i turisti cinesi, ma vado a piedi. Poi andiamo a vedere la necropoli di Astana con interessanti tombe sotterranee dipinte. Le visite finiscono con le grotte dei mille Budda di Bezeklik, molto saccheggiate da archeologi tedeschi e danneggiate dai maoisti. Rimangono comunque alcuni vani di preghiera, scavati nella montagna, con antichi dipinti assai interessanti, che purtroppo non mi lasciano fotografare. Il paesaggio circostante e` bellissimo, una valle fra le “montagne fiammeggianti”, veramente di un colore rosso fuoco. Salgo per un pendio a vedere la vista dall’alto, molto bella, e poi scendo a balzelloni, facilitato dagli stivali da moto. Poi Angelo si esibisce in una gran salita con l’HP2. Non riesce ad arrivare in cima perche´ rallentato da due turiste, ma e` bravo a trarsi d’impaccio e poi fa varie evoluzioni molto fotografate. Anche Giampi fa delle belle evoluzioni con la sua KTM, per la gioia nostra e dei turisti presenti. Ci mettiamo quindi in strada per Shanshan, dove arriviamo verso le 15:30 dopo un pranzo in un ristorante locale. Ho compiuto i 10000 km di viaggio e decido di festeggiare con un massaggio in albergo. Me lo fa JuanZi, che e` veramente molto abile e mi rilassa moltissimo. Si accorge che sono molto teso nell’avambraccio destro e le spiego che e` per via dell’acceleratore della moto. Poi la porto a fare un giro in moto ed andiamo a bere un CocaCola. Le chiedo se c’e` Internet in albergo e mi porta accanto in una grande sala con centinaia di computer e di persone. Usa la sua password per farmi collegare e poi rimane a guardarmi molto interessata mentre mando un e-mail. Tornato in albergo masterizziamo un DVD con Giampi, che pero` e` piuttosto arrabbiato e parla di abbandonare il gruppo e tornarsene in Italia. Speriamo che la notte gli faccia cambiare idea. Porto fuori a cena JuanZi chiedendole di farmi mangiare cibo cinese. Giustamente mi chiede quale, ma non so cosa dire. Comunque vicino all’albergo ci sono molti ristorantini locali e ne sceglie uno. Invitiamo ad unirsi a noi Giorgio, che e` li` vicino e questo aiuta la conversazione, almeno per me. Prediamo degli spiedini piuttosto forti, un’insalata e poi del pollo alla brace. JuanZi e` molto gentile e cerca di soddisfare ogni nostra richiesta. Evidentemente lei non ha molta fame e le do il mio iPod, che la interessa moltissimo, prima per guardare le foto, poi per ascoltare musica. E’ una ragazza in gamba e mi da` un’idea dell’ospitalita` cinese e di come la donna qui si comporta con gli uomini, facendoli sentire a proprio agio. La serata si conclude con scambi di indirizzi e-mail e saluti.

Vandali a Tur - foto di Carlo Castagna

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19 Agosto

SHENSHEN-ANXI-DUNHUANG-ANXI 660+300

Sveglia alle 6:30, colazione in albergo (con pane e marmellata!) e partenza verso le 8. Grande trasferimento verso Dunhuang, dove pero` gli alberghi sono pieni e ripieghiamo quindi verso la vicina Anxi. Il paesaggio e` piuttosto bello ed ampissimo, difficile da fotografare. Per fortuna noi motociclisti possiamo andare avanti e viaggiare cosi` piu` in liberta`. Pranziamo con i soliti spaghetti con su-go di verdure e carne. Arriviamo ad Anxi verso le 18 in un albergo ne´ bene ne´ male e ci prepariamo a festeggiare Vittorio che compie gli anni, prendendo alcune bottiglie di vino. Vittorio ci offre la cena nel ristorante dell’albergo ed e` molto piacevole. Rick offre i dolci, di cui uno con le candeline, molto fotografato assieme al festeggiato.
“D’una citta` non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che da` a una tua domanda.” Italo Calvino


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20 Agosto

SHENSHEN-ANXI-DUNHUANG-ANXI 660+300 KM

Giornata di grandi visite. Cominciamo con le grotte di Mogao, che distano un centinaio di km. A meta` strada ci fermiamo a vedere una torre di avvistamento a tronco di piramide ottagonale. Sulla sinistra ci sono delle belle montagne frastagliate. che verso Dunhuang sfumano in dune di sabbia. Naturalmente Carlo, che e` davanti con Maurizio ed Angelo, va dritto all’ultimo bivio, dove peraltro e` ben indicato in inglese di svoltare a sinistra. Il sito delle grotte e` un’ampia valle con alberi con a destra un costone roccioso alto una cinquantina di metri, che e` traforato da centinaia di grotte artificiali, tutte dipinte e con statue, scavate fra il 400 ed il 1000. Hanno avuto la fortuna di essere ricoperte dalla sabbia, che le ha protette dai predoni e dalle intemperie. Sono state riscoperte un secolo fa da un monaco, che a dedicato la vita a scavarle, e poi, quando sono venuti fuori importanti manoscritti, anche da archeologi occidentali. Ne visitiamo una decina con una guida cinese, molto gentile, e, nonostante che non si capisca niente, trovo che e` uno sfondo sonoro molto adatto. Gli affreschi sono molto belli, interessanti e molto diversi fra loro. Altrettanto le statue che rappresentano Buddha, con la pelle scura, in quanto indiano, e vari personaggi cinesi con la pelle chiara. In una grotta aperta sul davanti, ma protetta da un edificio a pagode, c’e` una statua di Budda alta 34 metri, vera-mente impressionante. In un’altra c’e` un Buddha steso ed eccezionalmente magro. Purtroppo non si possono fare foto ed ho dovuto lasciare la macchina fotografica all’ingresso. Mi rifaccio in un edificio dove hanno ricostruito alcune grotte. Dopo pranzo proseguiamo per le dune di Mingsha Shan, dove ti fanno entrare pagando un biglietto. Me ne vado da solo a vedere i laghi Yueya Quan e salgo sulle dune prima per una scala di legno, poi finalmente per i fatti miei, facendo un dislivello di 250 metri ed arrivando dove non si vede altro che dune. Trovo un cappellino rosso, preda di guerra, e finalmente soddisfatto torno indietro facendo una delle discese a balzelloni piu` lunghe e piu` belle che ricordi. Altri sono andati in trenino, in Quod e in deltaplano a motore. Finiamo con la visita al-l’”Antica citta` di Dunhuang” set cinematografico dove hanno ricostruito una vecchia citta` cinese. E’ tutto falso, ma alcune cose sono ben fatte. Torno in albergo a Anxi, viaggiando da solo veloce, la moto si e` un po’ stufata delle andature lente prevalenti. A cena con Vittorio ci scambiamo una mostra di foto.

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21 Agosto

ANXI-JUQUAN KM 330

“Quando l’uomo si parte de Gobia, l’uomo va bene per uno diserto 8 giornate, nel quale à grande sechitadi, e non v’à frutti né acqua, se non amara.” Marco Polo

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22 Agosto

JUQUAN-ZHANGYE 2KM 30

Il programma della giornata prevede di arrivare solo fino a Zhangye a 210 km, dove c’è da vedere un grande Buddha sdraiato. Dico sia a Rick che a Carlo che mi sembra meglio arrivare fino a Xining, per recuperare sul programma, rispetto al quale siamo in ritardo: lettera morta, evidentemente il programma non è materia di discussione e al diavolo il viaggio autogestito. In effetti, anche facendo la strada normale che attraversa tutti i paesini ed evitando accuratamente la bellissima e nuovissima autostrada (che Rick voglia risparmiare il pedaggio?), arriviamo a Zhangye alle 12:30. La strada scorre fra belle montagne a destra (quelle che avremmo dovuto attraversare secondo il programma) e le ultime propaggini meridionali del deserto di Gobi a sinistra. Visitiamo il Buddha disteso, purtroppo in restauro, ed il vicino stupa molto bello e poi ci sono 7 ore da aspettare, che ci avrebbero sicuramente consentito di arrivare a Xining. Interpello Carlo al riguardo e mi dice che tutti gli altri sono contrari. Viene subito smentito da Vittorio che mi dice che anche lui avrebbe proseguito. Comunque mi organizzo per godermi anche questa attesa. Per cominciare con Angelo andiamo a pranzare nella strada dei ristoranti Ming. Poi me ne vado a visitare tutte le altre cose che ci sono da vedere: la torre ottagonale di legno del VI secolo, però distrutta da un incendio e ricostruita nel ‘900, parzialmente in cemento, un piccolo e pacifico tempio buddista, dove mi abbandono al-l’atmosfera serena ed incensata. Infine sto cercando un monastero taoista, quando vengo chiamato da tre ragazze in un negozio, tipo parrucchiere. Una di loro mi fa uno shampoo con massaggio alla testa, poi mi porta in una stanza sul retro per massaggiarmi il resto del corpo. E’ un po’ diverso da quello dell’altro giorno, ma ugualmente piacevole e rilassante. Alla fine mi offre ulteriori prestazioni di una delle altre due. Inizia un buffo baratto. Lei vuole 300 yuan, io cerco di spiegare che per certe cose non pago, lei scende a fino a 100 yuan, ma ci tengo a mantenere la mia “verginità”. Alla fine per compensarla dalla delusione la invito a cena e le dò appuntamento alle 21. Torno in albergo a farmi una doccia senza aver trovato il monastero, ma attraversando un quartiere di condomini, molto sereno. Da una finestra una ragazza sta suonando un violino. Al briefing delle 20:30 Carlo ci dice che la polizia vuole toglierci il visto perché siamo indisciplinati e che dovremo proseguire scortati direttamente fino a Pechino. Nessuno gli crede, anzi chiedo spiegazioni su come vengono decise le modifiche al programma. Salta fuori che Rick non sa nemmeno del nostro programma, che Fabio ha passato del tempo a preparare su richiesta di Vittorio. Gli chiedo quindi di farci conoscere il programma fino a Pechino. Con qualche riluttanza fornisce alcuni dettagli, da cui risulta chiaro che ha una certa libertà di scelta, sia sul dove fermarsi, sia sui percorsi da scegliere. Comunque arrivo in moto un po’ in ritardo all’appuntamento per cena. C’è solo la terza ragazza, che mi fa subito capire che hanno ritrovato il mio iPod, che mi sono appena accorto di aver perso, e che le altre arriveranno presto. Aspetto ed arriva la ragazza del massaggio, che mi ridà subito l’iPod. Aspettiamo ancora un po’ che arrivi quella che ho invitato a cena. Poi, visto che non arriva, dico alla ragazza del massaggio se vuole venire lei a cena. Lei si cambia e partiamo. Ha l’aria di non essere mai salita su una moto, e sì che qui ce ne sono tante. La porto nella strada dei ristoranti Ming, ormai sono esperto. La cena, praticamente muta, è però molto piacevole. Lei con molta grazia mi prepara addirittura i bocconi ripulendoli da quello che ritiene non adatto. Nonostante che non le piaccia la birra, insiste per brindare ripetutamente con me e poi tossisce ogni volta. Mangia pochissimo, ma si preoccupa che io invece mangi molto. Alla fine è molto contenta di poter portare gli avanzi alle sue amiche. Mi domando come ha fatto questa cultura a far avere alla donna una posizione centrale nella maggior parte delle attività (agricoltura, commercio, ristorazione, alberghi, ecc.), eppure così servizievole verso l’uomo. Certo qui gli uomini sono molto meno interessanti delle donne. Per finire pago meno della metà di quello che avevamo pagato a pranzo con Angelo nello stesso ristorante ordinando la stessa quantità di cose. La riporto in moto al suo negozio e ci troviamo anche quella che avevo invitato a cena, che è un po’ delusa, ma perdona presto sia la sua amica sia me. Con difficoltà riesco a farmi scrivere il loro indirizzo per poter mandar loro le foto e ci salutiamo. Insomma, anche la sosta forzata a Zhangye non è stata poi così male.
“E tu? -- chiese a Polo il Gran Kan. -- Torni da paesi altrettanto lontani e tutto quello che sai dirmi sono i pensieri che vengono a chi prende il il fresco la sera seduto sulla soglia di casa. A che ti serve, allora, tanto viaggiare?” Italo Calvino

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23 Agosto

ZHANGYE-XINING-QUINGHAILAKE-XINING KM 650

Se volevo una strada di montagna l’ho avuta. Partiamo con una dolce salita per una piana molto fertile e coltivata, che sale fino a 2700 metri con alberi e coltivazioni che da noi sono da pianura. Poi la strada si addentra in una valle molto bella ed arriviamo ad un primo passo di 3700 metri. Poco dopo ce ne è un secondo a 3800 metri. Poi la strada, sempre molto buona scende e ci fermiamo in un paese per pranzo. Ne approfitto per aggiungere un po’ d’olio, che era quasi al minimo. Siamo ad un’ottantina di chilometri da Xining, nostra meta, ma purtroppo le strada buona è interrotta e dobbiamo fare una deviazione assai più lunga e quasi tutta sterrata. Il paesaggio è comunque molto bello e si sale ad un passo di 3800 metri, con varie soste per foto. Scesi dall’altra parte arriviamo a Xining che sono passate le sette di sera, ma qui ci fermiamo due notti. C’è un po’ di maretta per i cambi di programma che ci portano sui passi sterrati ed ovvi contrasti fra chi vuol risparmiare i mezzi e fare la strada migliore e chi, pur di vedere cose interessanti, è disposto a deviazioni che allungano il percorso. Io sono preso dalla fame e vado a cena con quelli del pick-up che sono i primi ad andare. Dopo un blando tentativo di trovare un ristorante fuori ceniamo in albergo.

Quinghai - foto di Carlo Castagna

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24 Agosto

ZHANGYE-XINING-QUINGHAILAKE-XINING KM 650

Oggi è la giornata dedicata alla gita al lago Qinghai Hu, il più grande lago della Cina a 3200 metri d’altezza e lungo più di 100 km. C’è chi non parte nemmeno (Daniele) e chi poi si ferma per strada. La giornata è nuvolosa e l’auto di Rick ci porta fuori città. Poi con Angelo andiamo avanti. Prima la strada attraversa vari paesini ed è lenta, poi comincia un’autostrada obbligatoria che possiamo fare anche noi motociclisti. Questa fa un passo a 3450 metri e poi scende verso la piana del lago. Al paese dove finisce l’autostrada, a circa 20 km dal lago, Angelo si ferma ad aspettare gli altri, quindi proseguo da solo. Poco dopo inizia a piovere e mi metto per la prima volta in questo viaggio la tuta da pioggia ed i guanti pesanti. La temperatura si abbassa fino a 7 gradi, ma grazie alla moto ed ai vestiti non sento freddo e proseguo ottimamente. Costeggio il lato sud del lago per un centinaio di chilometri, fra vari scrosci di pioggia e schiarite che danno belle luci al lago verde smeraldo, coperto di ochette. Arrivo ad Heimahe verso mezzogiorno e mezza e mi fermo ad un ristorantino. Dentro ci sono tre ragazzini che fanno compiti incomprensibili. Mi portano un ottimo pesce del lago in umido con una salsa al pepe. Riparto verso le 13:30 per tornare indietro, ma di uccelli, che pare siano l’attrattiva del lago, nemmeno l’ombra. Non piove più ed i colori sono sempre bellissimi; la pioggia ha pulito l’aria e si vede la sponda opposta del lago. Mi fermo in un posto turistico cinese da dove partono dei battelli, che portano presumibilmente alla famosa isola degli uccelli, ma non credo che sia la giornata giusta. Tornando a Xining, proseguo sull’autostrada oltre il consentito ed al casello vogliono farmi pagare il pedaggio, cosa strana visto che per le moto l’autostrada è proibita e quindi non c’è un pedaggio previsto. Chiedo una ricevuta e, mentre confabulano al riguardo, me ne vado per i fatti miei. Tornato in albergo, mi cambio e poi vado in taxi a visitare il tempio taoista Beishan Si, suggestivo soprattutto per la salita, lo stupa in cima e la vista. Poi vedo anche la grande moschea, piuttosto deludente. La cena con Angelo, Maurizio, Carlo, Rick e l’autista è buona e piacevole e si conclude con un brindisi alla grappa locale.
“L’altrove è uno specchio in negativo. Il viaggiatore riconosce il poco che è suo, scoprendo il molto che non ha avuto e che non avrà.” Italo Calvino

 

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25 Agosto

XINING-XUNHUA KM 300

Lasciamo l’albergo di Xining, diretti a Ta’er Si per visitare il monastero buddista tibetano Kum-bum, ed è come entrare in un altro mondo. Un mondo di culto multiforme e tollerante, in cui anche i monaci sembrano fare una bella vita, simboleggiato dalla miriade di templi e stupa grandi e piccoli che si snoda lungo una valletta. C’è molta gente, un misto di turisti e fedeli con qualche raro turista occidentale. A questo proposito devo dire che Avventure nel mondo ci ha veramente organizzato un viaggio “primizia”, infatti nella maggior parte dei posti dove siamo stati di turisti occidentali non se ne è vista nemmeno l’ombra. Ci sono molti monaci (la setta dei cappelli gialli) ed anche loro danno l’impressione di una religione tollerante e multiforme, con qualche caduta di stile, a sentire Vittorio, che è stato portato in una cella da un monaco, che poi voleva tirargli giù i pantaloni. Alla fine ci ritroviamo tutti al parcheggio e ripartiamo. Io sono ultimo, perché ho dovuto sistemare uno yogurtino che mi si è rotto. Mentre mi preparo a partire sento un gran trambusto poco più avanti e vedo Giorgio che sbraita circondato da un mucchio di gente finché la sua moto cade. Vado subito ad aiutarlo a rialzarla e lui grida contro il parcheggiatore che gli ha messo le mani nel portafoglio. Torno di corsa alla moto e prendo la macchina fotografica con cui comincio a scattare foto ai presenti e questo stratagemma li fa allontanare. Nel frattempo arriva un’auto della polizia e ci possiamo allontanare senza ulteriori danni e raggiungiamo gli altri. Ripassiamo da Xining e proseguiamo verso est lungo la strada per Lanzhou. Ci fermiamo per pranzare e subito dopo svoltiamo a destra verso le montagne su una bella strada che sale fra campi coltivati e monti verdi e vellutati. Arriviamo ad un passo a 3650 metri con i soliti colorati simboli di preghiera e Giorgio non arriva. Gli mando due sms e poi sapremo che al bivio dopo mangiato è andato dritto e si spera di rivederlo domani a Labrang. Dal passo la strada scende per una bellissima strada lungo una gola di un affluente del fiume Giallo. Alcun autisti si fanno beccare da una macchina della polizia con autovelox e per 100 o 200 yuan si portano a casa una bella foto della propria auto con scritte in cinese. Arriviamo a Xunhua che sono le 17 e Rick va a prenotare un albergo e poi proseguiamo verso un parco prima che sia buio lungo un’altra bellissima strada per una gola del fiume Giallo che qui ha già moltissima acqua e scende in rapide. Arriviamo al parco su una valle laterale che sono già quasi le 19, anche perché Rick gioca a nascondino. E’ troppo tardi per vedere il parco e decidiamo di tornare a Xunhua, contenti comunque della bellissima strada. Ci fermiamo anche su un ponte “matto” di funi di ferro e tavole, che noi motociclisti attraversiamo molto fotografati. All’albergo c’è un buon ristorante, ma siccome è musulmano non danno alcolici e non accettano nemmeno le birre che ho comprato fuori. Quindi con Angelo andiamo a mangiare da un’altra parte.

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26 Agosto

XUNHUA-LABRANG-LINXIA KM 290
Si parte alle 7:30 verso il monastero di Labrang. Ci sono 130 km e, tanto per cambiare, bisogna passare delle montagne. Salendo Rick si addentra in una valle sbagliata e dobbiamo tornare indietro per una decina di km, ma è molto bella e ne vale la pena. Dopo un passo a 3450 metri arriviamo ad un altopiano a 3000 m, molto simile alla piana di Castelluccio di Norcia. In discesa ci sono un trentina di chilometri di sterrato che rallentano l’andatura, per cui arriviamo a Labrang che è passato mezzogiorno. Pranziamo e per fortuna, preso da sacro furore culturale, vado prima degli altri al monastero e parcheggio la moto di fronte ad un tempio dove vedo l’auto dei Coluzzi, che hanno mangiato in macchina. Entro e nel cortile interno trovo i Coluzzi fra un mare di stivali neri. Sono di 2 o 300 monaci che sono all’interno del tempio a pregare e bere tè con burro di yak. Li vedo da fuori che cantano seduti in file. Poi, guidati da un monaco capo, escono tutti di corsa e rimettersi gli stivali. E’ una scena molto suggestiva che ho la fortuna di fotografare. Continuiamo la visita vedendo altri templi, dove c’è gente che prega inanellando giri intorno al tempio, rigorosamente in senso orario. Arriviamo così all’altro lato del monastero lungo circa 1500 metri. Poi torno indietro lungo il fiume costeggiando una serie infinita di tamburi girevoli che i fedeli fanno girare producendo cigolii e suoni di campanelle. Ripartiamo verso est alle 15 passate per una larga valle in discesa. Con Angelo siamo davanti e ci fermiamo ad aspettare gli altri all’ingresso di Linxia. Finalmente vediamo che poco dietro di noi si è fermato Rick con Daniele, Giorgio e Alessandro, perché ha saputo al telefono che Maurizio e Giampi sono caduti e c’è un problema con la moto di Carlo. Dopo un po’ arriva il pick up che ci racconta che Maurizio è caduto sull’asfalto liquido della strada nuova e si è fatto un po’ male ad un piede, che Loredano ha medicato, E Giampi, fermatosi per aiutarlo, è scivolato da fermo e caduto anche lui. Poi la moto di Carlo si è improvvisamente fermata per un problema elettrico e non riparte. Rick decide allora di portarci ad un albergo a Linxia per poi tornare indietro ad aiutare gli altri. Mentre ci sistemiamo nello squallido albergo, arrivano anche gli altri, perché Giampi è riuscito a sistemare la moto di Carlo. Dopo la doccia senza asciugamano, vado a fare un giro a piedi e c’è ben poco di interessante da vedere, se non la vita locale. Ceniamo al ristorante del-l’albergo, decisamente la cosa migliore che hanno, e ci beviamo una bottiglia di vino di Zhangye.
“Kublai Kan s’era accorto che le città di Marco Polo s’assomigliavano, come se il passaggio dal-l’una all’altra non implicasse un viaggio ma uno scambio d’elementi.” Italo Calvino

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27 Agosto

LINXIA-TIANSHUI KM 390

Comincia a piovere poco dopo la partenza e non smette tutto il giorno. Anche la tuta da pioggia non regge e alla sera ho asciutto solo un piede. Comunque dovevo vedere anche la Cina sotto la pioggia, con le nebbie sui terrazzamenti e le strade piene di fango. Lascio a riposo la macchina fotografica, già un po’ ammaccata. La tiro fuori solo per pranzo per fotografare la simpatica cuoca e le sue cameriere, che ci danno un ottimo lesso. Stiamo in moto per più di 15 ore, soprattutto per i problemi che la pioggia crea alle strade. Cominciano su un ponte sulla ferrovia, ancora sterrato, che è incredibilmente bloccato da un camion che cambia una ruota in mezzo alla strada perché ha paura che i lati cedano per la pioggia. Si passerebbe di fianco a lui, ma ormai una coda di camion incrociati ha bloccato tutto e non riusciamo a passare nemmeno con la moto. Con Maurizio notiamo una stradina asfaltata che corre accanto alla ferrovia. Torniamo indietro e troviamo un imbocco dall’altra parte con un ponte sulla ferrovia. Facendo la stradina infangatissima che segue, ad un incrocio sono incerto su dove andare e non mi accorgo che il fondo è viscidissimo e la moto mi cade praticamente da fermo, niente di grave, come le altre volte. Superato così questo ostacolo, dopo un sottopasso con 20 cm di acqua, sulla montagna a destra é scavato un enorme Buddha fra vari templi. Verso le 19, quando ormai siamo a 30 km da Tianshui, nostra meta, ci blocca un sottopasso allagato sotto un torrente, che ha rotto gli argini a monte ed è tracimato sulla strada riempiendola di acqua e fango e bloccando un auto che ha l’acqua ai finestrini. Angelo cerca invano di passare di sopra e di sotto. Solo il Pajero Sport di Rick riesce a passare per un pelo con l’acqua sopra il cofano. Rick ha saputo che sono in arrivo due ruspe e ci mettiamo ad aspettare sotto la pioggia ed ormai al buio. Le ruspe arrivano alla 20:30 accompagnate da un autobus di spalatori e tutti cominciano a lavorare efficientemente, le ruspe sulla strada e gli spalatori sugli argini a monte. Comunque ora che finiscono e possiamo ripartire sono le 23 e così arriviamo in albergo che è quasi mezzanotte. Dopo la doccia con Maurizio abbiamo ancora la forza di andarci a cercare una cena e troviamo una taverna ancora aperta.

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28 Agosto

TIANSHUI-XI'AN KM 400

Anche stamane piove, quindi mi rimetto i vestiti bagnati. Il gruppo si divide in due: quelli che vogliono vedere le grotte di Maji Shan (i Coluzzi, il pick-up ed io) e gli altri. Partiamo tutti insieme, poi dopo una ventina di km Rick ci indica un bivio a destra e saliamo per un valle fino ad un monte a pan di zucchero traforato da grotte e coperto da statue. Mentre ci prepariamo alla visita comprando impermeabili ed ombrelli, arrivano Carlo, Rick, Angelo ed il Land Rover, che dicono che la strada è bloccata da camion e ci vorrà del tempo perché la riaprano. Anche con la pioggia e nebbie sparse lo spettacolo è eccezionale. Si sale lungo una parete aggettante per una serie di scale di cemento a vedere una miriade di buchi nella roccia con statue ed affreschi. Alcune statue più grandi sono esposte all’esterno. Non ci perdiamo nulla e, terminata la visita, pranziamo ad un ristorante. Nel frattempo il blocco si va esaurendo e quando ci arriviamo, grazie anche ad una piccola deviazione indicata da un locale, passiamo senza troppe difficoltà. La strada va lungo un fiume rapido e fangoso e, a parte l’attenzione per i sassi caduti, non ci crea grossi problemi. Anche la pioggia non è insistente come ieri e si va esaurendo. A Baoji, anche se sono già le 18:30, decidiamo di continuare fino a Xian, dove grazie all’autostrada, che prendiamo anche noi motociclisti, arriviamo alle 20:15. Xian è una grande e moderna città ed ora che troviamo l’albergo e ci facciamo una doccia sono le
22. Vado a cenare con Angelo, Carlo, Rick e l’autista, tipo buffo ed enigmatico.
“Non c’è città più di Eusapia propensa a godere la vita e sfuggire gli affanni. E perché il salto dalla vita alla morte sia meno brusco, gli abitanti hanno costruito una copia identica della loro città sottoterra.” Italo Calvino

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29 Agosto

TIANSHUI-XI'AN KM 400

Grande giornata di visite a Xian e dintorni. Si comincia con l’esercito di terracotta dove vado con i Coluzzi e con quelli del pick-up. E’ difficile descrivere la meraviglia di queste statue. Ne avevo già viste alcuna ad una mostra in Italia, ma queste distese innumerevoli nel loro ambiente sono tutta un’altra cosa. Forse la cosa che stupisce di più è che i volti abbiano delle espressioni molto realistiche e tutte diverse, smentendo il luogo comune che a noi i cinesi sembrino tutti uguali. E sono state fatte per non essere mai viste. I Coluzzi ci sono già stati l’anno scorso e ci guidano fra i padiglioni e a comprare un bel libro firmato dallo scopritore. Ci sono molti turisti occidentali, fra cui parecchi spagnoli. Una donna ci porta a pranzare nel retro di un grande negozio e mangiando tratto un Buddha bifronte di giada, ma c’è chi ha comprato molto di più. Il prezzo pagato per la stessa confezione di soldatini varia da 50 a 8 yuan. Riprendiamo i mezzi per andare a vedere il tumulo dell’imperatore, una grande collina piramidale. Appena arrivati abbiamo la fortuna di assistere ad uno spettacolo in costume. Poi lungo una scala saliamo in cima, ma non c’è molto altro da vedere. Torniamo a Xian e, abbandonati dal pick-up andiamo a fare un giro un bici sulle vecchie mura. Quindi visito da solo il centro con le due pagode ed il suk e alle 18:45 incontro Riccardo che mi dice che oggi è il suo compleanno e mi invita a cena, ma ormai ho altri programmi: alle 19 mi ritrovo con i Coluzzi ad un McDonald per una cena presto. Infatti poi, dopo una doccia in albergo, andiamo a piedi a vedere degli spettacolari giochi d’acqua, luci e musiche in una grande e bella piazza sotto la pagoda della Grande Anatra. Ci divertiamo tutti molto e, finito lo spettacolo, me ne vado da solo a fare una passeggiata intorno alla pagoda e quando torno in albergo sono le 22:30 e non ho la forza di andare a vedere se è vero che il martedì le ragazze entrano gratis nei locali notturni, come c’è scritto sulla guida.
“Ciò che fa Argia diversa dalle altre città è che invece d’aria ha terra. Le vie sono completamente interrate, le stanze sono piene d’argilla fino al soffitto, sulle scale si posa un’altra scala in negativo, sopra i tetti delle case gravano strati di terreno roccioso come cieli con nuvole... Di notte, accostando l’orecchio al suolo, alle volte si sente una porta che sbatte.” Italo Calvino

 

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30 Agosto

XI'AN-PINGYAO KM 560

Si parte da Xian verso le 8:30. I Coluzzi sono partiti molto presto per fare una deviazione culturale. Fuori dalla città prendiamo tutti l’autostrada. E’ nuvolo, ma non piove. Circa 10 km prima di dove la carta indica un bivio sull’autostrada e noi dobbiamo andare vero nord, Rick esce dall’autostrada. Tutti protestiamo, i soliti in maniera più accesa. Poi, nonostante sia contrario, mi adopero perché seguiamo tutti la decisione di Rick e così facciamo. Lui però sbaglia strada, andando verso sud. Me ne accorgo subito e gli faccio segno. Torniamo indietro ed attraversiamo un lungo ponte su un fiume molto largo. Subito dopo ricomincia l’autostrada, che la polizia ci consente di prendere tutti. Dopo non ci sono congiunzioni con altre autostrade. Quindi la decisione di Rick è stata giusta: quello che abbiamo fatto è l’unico ponte e la carta è sbagliata, come è successo varie altre volte. Arrivata l’ora di pranzo Rick esce dall’autostrada per trovare un posto per mangiare. Abbiamo tutti fame e lo seguiamo, anche se, con il senno di poi, sarebbe stato meglio cercare un autogrill sull’autostrada. Infatti dopo pranzo abbiamo difficoltà a rientrarci perché la polizia non lo consente a noi motociclisti. Le auto entrano, Giorgio, più egoista che individualista, buca il casello per fatti suoi e noi altri proseguiamo con Rick sulla strada normale. Poco dopo comincia a piovere, mettiamo le tute, ma la strada bagnata è un vero calvario. Il gruppo si sgrana e rimango solo dietro a Rick. Dopo una trentina di km mi fermo ad un imbocco dell’autostrada per convincere Rick ad entrare. Lui, avendo la responsabilità di guida, è comprensibilmente restio a farci commettere illegalità, ma capisce il peri-colo e la perdita di tempo di continuare sulla strada normale. Aspettiamo gli altri per mezz’ora, ma non arriva nessuno: sono probabilmente già entrati tutti in autostrada. Alla fine entriamo anche noi, io davanti buco il casello, Rick dietro fa finta di non conoscermi. Piove e c’è nebbia, ma in un paio d’ore faccio i 200 km che ci separano dall’uscita per Pingyao dove trovo tutti gli altri e poi arrivano anche Rick, Carlo, Maurizio ed Angelo ed andiamo finalmente in albergo che sono passate le 20.
Queste lunghe giornate di moto sotto la pioggia sono piuttosto stressanti e lasciano traccia sul-l’umore e la calma. Stasera i separatisti d’albergo sono parecchi: oltre ai soliti Giorgio e Giampi, si aggiungono Daniele, Maurizio, Ivano, Betti, Riccardo e Stefania. Noi superstiti andiamo a mangiare nell’ottimo ristorante di un albergo vicino, dove hanno anche un vocabolario per aiutare le ordinazioni.

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31 Agosto

PINGYAO-WUTAI SHAN 360

Ieri sera a mezzanotte sono arrivati anche i Coluzzi molto stanchi. Alle 8 sono già in giro a vedere Pingyao. Partendo dall’albergo mi fanno notare che c’è un chiodo infilato nella gomma posteriore della mia moto. La gomma è ancora gonfia, evidentemente il chiodo fa da tappo. Mi pare che la vi-sita sia più importante della riparazione. La città ha una cinta rettangolare di mura, simile a quella di Xian, ma all’interno ha conservato i vecchi edifici in un’atmosfera molto pittoresca e senza stonature. E’ proprio un gran piacere camminare a scoprire scorci, architetture, attività e monumenti. Il traffico è molto limitato ed in alcune zone chiuso del tutto. Una delle cose più affascinanti è la possibilità di visitare le case dei personaggi importanti del luogo, che sono rimaste abbastanza intatte con ancora molti mobili e suppellettili antiche. Finalmente vedo i primi bei vasi cinesi ed alcuni mobili laccati. Interessanti sono anche le vecchie banche: Pingyao ha alcune delle prime banche cinesi ed è stato il primo posto in Cina dove sono stati emessi assegni. Alcune banche avevano anche un cortile per le arti marziali ed un tempietto per le preghiere. Visito un tempio taoista con i frati vestiti di blu scuro ed uno confuciano. I riti con le candele fumose e profumate sono simili dappertutto. Al centro c’è la solita pagoda, purtroppo in restauro. Incontro Carlo che passeggia con un italiano che gira il mondo in Vespa con la sua compagna tailandese. Poi entro in un meraviglioso albergo che mi fanno visitare e vedo anche due belle stanze. Se dovessi tornare con Carla verrò qui. Alla fine compro un’ottima focaccia al sesamo e torno in albergo. Vado con l’autista di Rick da un gommista che mi fa una riparazione lampo con i soliti tamponi. Prima di partire pranziamo nel ristorante dell’albergo. Il gruppo si divide ancora: Giorgio, Giampi, Maurizio, Daniele, Ivano, Betti, Riccardo e Stefania decidono di stare a Pingyao un’altra notte e ci raggiungeranno a Datong. Fabio è già per fatti suoi chissà dove. La buona notizia è che Michelangelo prende un aereo per tornare in Italia, mentre due autisti guideranno la sua auto fino a Pechino, perché sia imbarcata nel container insieme ai nostri veicoli. Il giudizio non è ancora concluso, ma il fatto che lo lascino partire è un ottimo segno. Quindi con Carlo, Angelo, i Coluzzi e quelli del pick-up partiamo per il sito di montagna di Wutai Shan. Un passo a 2000 metri è nebbioso ed arriviamo in una valletta con molti alberghi, alcuni pacchiani e rutilanti di luci. Ne scegliamo uno meno caro dove ceniamo anche. Poi senza i Coluzzi andiamo nell’albergo più caro a curiosare e comprare souvenir. Carlo ed Angelo si fanno anche fare un massaggio.
“E Polo: -- Ogni volta che descrivo una città dico qualcosa di Venezia.” Italo Calvino

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1 Settembre

WUTAI SHAN-DATONG KM 230

Stamane c’è la colazione in albergo dopo tanto tempo. Però sono lentissimi e quando arriva la loro roba ho già preso il tè con dei biscotti dei Coluzzi e assaggio solo della soia prima si partire in moto scarica a vedere i vicini templi. Sgranati lungo una valle ce ne erano migliaia, ne sono rimasti una quarantina, ne visitiamo 5, sufficienti a darci un’idea di questo posto, dove veniva in vacanza anche l’imperatore. Ci sono parecchi fedeli e turisti cinesi, nessun occidentale. In un tempio, la statua di Buddha è contenuta da un fiore di loto i cui petali si aprono con un meccanismo che un monaco aziona calandosi in una botola. In un altro c’è una pagoda di bronzo dorato che brilla al sole. Uno è in cima ad una collina con una splendida vista. C’è anche lo stupa tibetano più grande della Cina, niente in confronto a quelli dello Sri Lanka, ma è tutto di pietra bianca ed è splendido nel verde degli abeti. Torno in albergo a recuperare i bagagli e partiamo verso nord per visitare il tempio sospeso. Dopo un passo di 2530 metri ci fermiamo a pranzo in un ristorante dove c’è un bel gattino addormentato (“mao” in cinese). Siamo fortunati e piove solo mentre siamo a pranzo. Proseguiamo e Rick ci porta nel posto sbagliato: paghiamo 20 yuan per fare una bella strada in salita, poi 45 yuan per una cabinovia, prima di accorgerci che non è il posto del tempio sospeso. Per fortuna ci ridanno i soldi della cabinovia. Finalmente arriviamo nel posto giusto ed il tempio è abbastanza spettacolare, sospeso su pali su una parete di roccia nella gola di un fiume. Siamo un po’ incerti se visitarlo, anche perché la mia guida lo denigra. Alla fine mi faccio convincere a vederlo dai Coluzzi e ne vale la pena, sia per gli scorci fra le strutture sospese, sia per i colori delle statue dipinte. Intanto Carlo e Rick sono andati avanti a Datong a cambiare soldi prima che le banche chiudano. Quindi noi proseguiamo con l’autista di Rick che, arrivati a Datong, ci mette un’ora a trovare l’albergo dove sono già tutti gli altri, compresi i separatisti. Giampi, appena mi vede, mi chiede di scaricare le foto e masterizzare DVD. Evidentemente anche il separatismo ha i suoi svantaggi. Lo scaricamento glielo faccio subito, per il resto rimandiamo a dopo cena. Andiamo tutti insieme a mangiare in un vicino ristorante dove cuociono carne, pasta, verdure e formaggio in una pentola al centro di ciascun tavolo: un’elaborata versione cinese della fondue bourguignonne. Poi Giampi viene in camera per masterizzare ed io mi addormento prima che lui finisca.

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2 Settembre

WUTAI SHAN-DATONG KM 230

I separatisti partono per Pechino e noi andiamo a visitare le grotte buddhiste di Yungang scavate lungo una parete di arenaria ad una quindicina di chilometri da Datong. Particolarmente impressionante e ben conservato è un grande Buddha dalle lunghe orecchie, esposto all’esterno. Le grotte so-no simili ad altre che abbiamo già visto. Compro un libretto rosso di Mao con traduzione in inglese a fronte per Pietro. Tornando verso Datong ci fermiamo a vedere dei pezzi di grande muraglia, forse resti di torri di avvistamento, salendo per una stradina sterrata. Poi torniamo a pranzare vicino al-l’albergo. Dopo pranzo abbiamo perfino il tempo di fare una pennichella: si vede proprio che ormai siamo arrivati al capolinea. Andiamo a visitare il centro di Datong, cominciando dal paravento dei nove draghi, una parete che serviva per riparare dagli spiriti maligni un palazzo che non c’è più. Poi vediamo il tempio di Huayan Si, dove Angelo distrae un guardiano per consentirmi di fare delle foto all’interno. Guidati da Vittoria facciamo shopping lungo una via di mercato e tornando in albergo con Angelo ci fermiamo a dei giardini a vedere delle signore cinesi che ballano felici. Torniamo a cena al ristorante di ieri sera per apprezzare ancora la cottura al tavolo.

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3 Settembre

DATONG-BADALING-PECHINO 360

Si parte alle 7:20 per l’ultima tappa verso Pechino. La giornata è nuvolosa e molto ventosa, ma con l’autostrada arriviamo verso mezzogiorno a Badaling per vedere la sezione turistica della grande muraglia. Rick ci fa salire con moto ed auto in una piazza da cui facciamo foto in mezzo ad una folla entusiasta. Le ragazze fanno a gara per farsi fare una foto con me davanti alla moto, modestamente (ma è merito della moto). Con quelli del pick-up mi avvio per il tratto a sud della muraglia. E’ tutta rifatta, ma rende bene l’idea di quest’opera ciclopica, forse militarmente inutile, che si snoda tortuosa sui crinali. Con Vittorio, buon camminatore, arriviamo fino ad uno sbarramento dove lavori di rifacimento non sono ancora terminati. Nell’ultimo tratto si dirada la folla di turisti, di cui molti occidentali, e l’atmosfera diventa più piacevole, senza però superare il fascino della muraglia diruta vista ieri o dell’avamposto contro i mongoli visto dopo il deserto di Taklamakan. Con Vittorio andiamo a mangiare in un ristorante dove cercano di farci pagare 20 yuan per un bicchierino di carta con del tè: qui evidentemente sono viziati dai turisti appena sbarcati dall’aereo. Partendo verso Pechino ci fermiamo a far foto su un pezzo di muraglia meno affollato. Arrivando a Pechino, Carlo vorrebbe fare una foto al cartello d’ingresso, ma il cartello non si trova. In albergo troviamo le auto di Riccardo ed Ivano. Sono un po’ triste di questo arrivo, tanto agognato, ma segna la fine del viaggio e mi accorgo che lo scopo di questo viaggio è stato per me viaggiare, non arrivare. L’ansia di arrivare, che ha spinto i separatisti ad arrivare un giorno prima, è un chiaro sintomo di stanchezza. Pechino ci avvolge tentacolare e tanto vale lasciarsi andare ai preparativi per il rientro. Vado a comprare delle borse e connettermi ad Internet. Poi in albergo Carlo, Rick ed un corrispondente locale ci spiegano le procedure per l’imbarco dei veicoli. Contrariamente ai programmi pare che non potremo essere noi a caricare le moto nei container, perché i doganieri impiegano 3 giorni per i loro controlli. Dopo lunghe discussioni convinciamo il corrispondente a cercare di fare tutto in giornata. Il corrispondente dice anche che i 2 container da 40 piedi e quello da 20 piedi, che sono previsti, sono insufficienti per le nostre 5 auto e 6 moto e che ce ne vogliono 3 da 40 piedi o un altro da 20 piedi. Carlo telefona a Roma per convincere di questo Avventure nel mondo. Rick dice anche che quando lui precedentemente ha imbarcato moto in container, queste erano contenute in apposite casse di legno. Chissà perché per noi queste non sono previste. A volte penso che Avventure nel mondo si chiama così perché manda i suoi clienti all’avventura (cioè allo sbaraglio). Comunque domani Carlo vedrà di nuovo il corrispondente e cercherà di chiarire procedure e costi. Andiamo a cena in un KFC, tornati alla civiltà.
“Nella vita degli imperatori c’è un momento, che segue all’orgoglio per l’ampiezza sterminata dei territori che abbiamo conquistato, alla malinconia e al sollievo di sapere che presto rinunceremo a conoscerli e a comprenderli; un senso come di vuoto che ci prende una sera con l’odore degli elefanti dopo la pioggia e della cenere di sandalo che si raffredda nei bracieri; una vertigine che fa tremare i fiumi e le montagne istoriati sulla fulva groppa dei planisferi, arrotola uno sull’altro i dispacci che ci annunciano il franare degli ultimi eserciti nemici di sconfitta in sconfitta, e scrosta la ceralacca dei sigilli di re mai sentiti nominare che implorano la protezione delle nostre armate avanzanti in cambio di tributi annuali in metalli preziosi, pelli conciate e gusci di testuggine: è il momento disperato in cui si scopre che quest’impero che ci era sembrato la somma di tutte le meraviglie è uno sfacelo senza fine né forma, che la sua corruzione è troppo incancrenita perché il nostro scettro possa mettervi riparo, che il trionfo sui sovrani avversari ci ha fatto eredi della loro lunga rovina.” Italo Calvino

Foto di Alessandro Coluzzi



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4 Settembre

Grande giornata di visite libere a Pechino. Ci si sveglia con calma e verso le 11 parto da solo in mo-to per andare a vedere il palazzo d’estate. Devo attraversare la città, ma, poichè le moto non possono entrare entro il terzo anello di circonvallazione, prendo il quarto anello ed dopo una ventina di chilometri arrivo facilmente. Il palazzo è un grande complesso di edifici sopra e attorno una collina e su un lago. E’ molto interessante per l’eleganza e per il fatto che ci sono ancora i mobili e le suppellettili. Vado anche al teatro a vedere uno spettacolo di mimi acrobati. La giornata è bellissima, serena e limpida, e la salita sulla collina è molto piacevole. Una ragazza mi invita a vedere una galleria di quadri, dipinti da un professore, per prepararsi a dipingere per le olimpiadi. Ne fotografo uno con i cavalli per Vittorio. Bellissima è una barca di marmo, che da secoli aspetta di salpare. Mangio in un posto cinese dove mangiano solo cinesi, nonostante ci siano anche molti occidentali. Conosco una simpatica famiglia, la mamma parla inglese. Torno in albergo per la stessa strada. Affitto una bici e vado verso il centro. Faccio un giro attorno alla città proibita, attraverso piazza Tienanmen e vado a visitare il tempio del cielo. L’edificio principale è una meraviglia architettonica. E’ tutto di legno, senza un chiodo, tondo a tre livelli e sorge su una piattaforma di marmo anche lei a tre livelli. Anche qui una ragazza mi invita a vedere una galleria dei soliti quadri del professore. Rimane un po’ spiazzata quando gli dico che li ho già visti e le mostro la foto di quello con i cavalli. Per farla riprendere le chiedo di spiegarmi dov’è il vecchio osservatorio, che poi vado a vedere sotto la luna. In albergo c’è il solito briefing. Carlo raccoglie soldi. Mi restituisce i 150 euro che ho dato ad Elena, per il trasporto del mio passaporto. Gli dò 130 euro per le operazioni di imbarco della moto e 60 yuan per il pulmino per l’aeroporto e per rifondere a Rick i debiti di Giorgio, a cominciare da quello per il trasporto della sua moto sul camion, quando non riusciva a fare la pista sterrata. Sono molto stupito che lui, pur presente, non dica niente e lasci che noi paghiamo per lui. Non credevo che gli antagonismi del viaggio si fossero incancreniti fino a questo punto. Poi rinunciamo ad andare a cena al Roasted Duck in centro e ripieghiamo per un ristorante vicino per non far tardi: domani mattina ci aspetta una sveglia presto. Salutiamo Giorgio che parte per il suo viaggio di ritorno.
“In mezzo ad una terra piatta e gialla, cosparsa di meteoriti e massi erratici, vedevo di lontano elevarsi le guglie d’una città dai pinnacoli sottili, fatti in modo che la Luna nel suo viaggio possa posarsi ora su uno ora sull’altro o dondolare appesa ai cavi delle gru.” Italo Calvino

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5 Settembre

Ci svegliamo alle 4:30 per partire alle 5, ma si parte verso le 5:20 per il porto di Tongu sul Pacifico (!!!), dove imbarcheremo i mezzi. Seguiamo il pulmino bianco che ci riporterà indietro. Betti e Stefania insistono per accompagnare i rispettivi mariti, nonostante il poco spazio nel pulmino che ci riporterà indietro. Con tutto quello che c’è da vedere e fare a Pechino, deve essere proprio amore. A pochi chilometri dall’arrivo sull’autostrada la Yamaha di Daniele si ferma di botto. Giampi cerca di ripararla, ma si deve essere rotta la bobina e finiamo per caricare la moto sul pulmino. Al casello Giampi passa senza pagare, lo beccano e si perde altro tempo. Arriviamo ai container che sono pas-sate le nove e comincia una lunga attesa. Troviamo la macchina di Michelangelo caricata sopra un camion, perché dicono che si è rotta la frizione. Poi risulta che invece aveva solo finito l’olio della frizione. Con altri decido di pagare 50 euro pur di tenermi la targa, la patente ed il libretto cinesi. Praticamente tutta la mattina non succede niente. Se uno cerca di informarsi sul da farsi, interviene Giampi a dire: “Stai calmo, tanto dovremo star qui fino a stasera”. Per fortuna ci fanno usare una stanza da riunioni con un grande tavolo, dove leggo e scrivo cartoline e al computer. Ci pranziamo con della roba che Carlo è andato a comprare. Finalmente alle due passate arriva il corrispondente e legge i numeri di telaio e del motore dei veicoli. Poi ci presenta un conto dove, oltre ai 130 o 150 euro già pagati ci sono altri 40 euro a testa per fare le operazioni in un giorno invece che in tre. Ovviamente fervono le discussioni e alla fine decidiamo di rimandare il pagamento ad operazioni concluse. Dopo le tre arriva un poliziotto che si fa leggere i numeri di telaio e motore dal corrispondente, spuntando l’elenco che ha dato Carlo. Quindi finora i doganieri non hanno fatto un gran lavoro. Poi ci fanno vedere i nostri container, due grandi ed uno piccolo. Inizia una serie di prove per vedere come possiamo farci entrare tutto. E’ praticamente impossibile, come il corrispondente aveva già detto due giorni fa. Si materializza quindi un altro container piccolo che partirà dopo qualche giorno con l’auto di Michelangelo. I nostri container dovrebbero arrivare a Livorno a metà ottobre. Cominciamo quindi le operazioni di carico. Giampi si precipita a prendersi il posto migliore nel container piccolo per le moto (uno dei due in cui si può puntare la ruota davanti sul fondo del container, l’altro lo prende Angelo). Maurizio ed io prendiamo gli altri due posti. Fissiamo le moto lungo le pareti con cinghie, corde e cunei di legno. Nei due container grandi si mettono le auto di Ivano e Alessandro e la moto di Carlo in uno e le auto di Riccardo e Loredano e la moto di Daniele in un altro. Alla fine facciamo delle foto e Carlo fa firmare a noi 4 che abbiamo messo le moto nel container piccolo un foglio con cui solleviamo l’organizzazione da eventuali responsabilità dovute al fissaggio delle moto. A questo punto sono le sette di sera e, visto che effettivamente le operazioni si sono concluse in giornata, ci sono da pagare i famosi 40 euro. Tutti paghiamo, solo Giampi si rifiuta rumorosamente. Perdiamo così un’altra mezz’ora dopo di che Giampi paga. Ci carichiamo in 12 sul pulmino da 5 posti e ripartiamo per Pechino dove arriviamo alle 22. E’ arrivato Fabio e tutti pensiamo che il suo ritardo sia una mossa per non ripartire con Giorgio. Andiamo tutti a cena e poi salutiamo Daniele che prende l’aereo domattina.

 

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6 Settembre

Altra giornata libera per visite a Pechino. Dopo colazione vado a cambiare lo zaino, a cui si è già rotta un cinghia e due cerniere, e a connettermi ad Internet. Poi, grazie all’aiuto di una signora che parla un po’ inglese, affitto una bicicletta migliore di quella dell’albergo e ritorno in centro a vedere il parco Jingshan, subito a nord della Città proibita. E’ piacevole e dalla pagoda più alta, in cui entro di straforo anche se è in restauro, si gode di una bella vista sulla città. Quando ridiscendo è ormai il momento di affrontare la Città proibita, che ho rimandato finora. Entro dalla porta nord e ci passo cinque ore molto intense ed interessanti. Mi piacciono soprattutto gli arredi e le suppellettili. Ci so-no oggetti di giada di tutte le forme ed una sfera celeste d’oro con le stelle di perle. A pranzo davanti a me si siede una signora italiana con suo figlio trentenne. Fa delle tali bizze per ordinare un espresso che faccio finta di essere cinese. Alcuni edifici a sud sono in restauro, ma c’è comunque talmente tanto da saturare anche me. Da una delle solite ragazze delle gallerie di quadri compro un acquerello che dice di aver dipinto lei. Quando esco è un bel sollievo poter evitare tutti i tampinatori coi risciò facendo vedere che ho la mia bici. Vado poco ad est al parco Beihai: su una collinetta su un lago c’è un grande stupa bianco, che chiamano la pagoda bianca. Niente di speciale, ma il posto è piacevole e riposante. Quando esco sono passate le 17 e ripasso da piazza Tienanmen per andare in una grande via pedonale piena di bei negozi. Nonostante che porti la bici a mano, mi ferma un poliziotto per dirmi che le bici lì non possono andare e la metto in una strada laterale. Entro in un negozio di macchine fotografiche per comprare il polarizzatore che ho perso. Mi mostrano quello originale della Nikon, molto bello ma è segnato un prezzo di 1980 yuan. Dico che è troppo caro e su una calcolatore un commesso mi scrive 900 yuan. Sono molto stupito del ribasso, tento invano di mercanteggiare ancora e alla fine decido di prenderlo. Non accettano la carta di credito e mi fanno vedere che lì accanto c’è una banca. Prendo 1000 yuan all’automatico e quando torno mi dicono che hanno venduto il filtro. Chiaramente non è possibile, forse si sono accorti di avermi fatto uno sconto eccessivo, li prendo a male parole e me ne vado seccato. In realtà mi hanno salvato da una spesa assurda. Infatti in un altro negozio poco più avanti compro a 320 yuan (32 euro) un polarizzatore non originale, come quello che ho perso, pagato 50 euro a Firenze. Me ne torno in albergo alle 19 e mi tengo la bici, perché quello che me l’ha affittata è già chiuso. Andiamo tutti a cenare ad un ristorante che fa l’anatra arrosto a 5 minuti a piedi dall’albergo. Non sarà quello famoso in centro, ma l’anatra è molto buona e l’ambiente piacevole. Anche il prezzo è molto più basso di quello che ha minacciato Carlo (meno di 60 yuan, invece di più di 200) ed avremmo potuto mangiare di più. Carlo incarica una bella cameriera di portare ad Ivano le targhe ed il libretto cinesi della sua auto, che abbiamo deciso di pagargli noi per ringraziarlo di tutti i piaceri che ha sempre fatto a noi motocislisti.
“Ai piedi del trono del Gran Kan s’estendeva un pavimento di maiolica. Marco Polo, informatore muto, vi sciorinava il campionario delle mercanzie riportate dai suoi viaggi ai confini dell’impero: un elmo, una conchiglia, una noce di cocco, un ventaglio.” Italo Calvino

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7 Settembre

Ultimo giorno a Pechino. Dopo colazione preparo i bagagli e li porto nella stanza di Carlo che teniamo fino ad oggi pomeriggio. Poi vado dalla signora che mi ha affittato la bici, le chiedo di tenerla ancora un giorno e parto per il centro. Ormai giro la città in bici come un locale. Vado a vedere il tempio dei Lama Yonghe Gong a nord est della città proibita. Dopo tutti i meravigliosi templi che abbiamo visto, qui non c’è niente di nuovo, ma è interessante vedere la grande religiosità della gen-te, stavolta vestita alla cittadina. Non mi perdo nemmeno il vicino tempio di Confucio, che però è in restauro e non si vede granché. Poi faccio un giro nel quartiere circostante dove ci sono ancora vecchie case e vita locale. Mi dirigo verso sud al mercato delle perle e compro una collana di tre fili per Carla, che mi preparano sotto i miei occhi secondo le mie istruzioni. Sono molto belle, ma, dato il prezzo, dubito che siano vere. Sono quasi le due quando vado finalmente a mangiare in un bel ristorante cinese, dove mangio i primi involtini primavera del viaggio e del polipo fritto. Quindi torno a riconsegnare la bici e poi in albergo a fare una doccia nella stanza di Carlo. C’è anche Daniele che non è riuscito a partire nemmeno stamane con il visto portato da Carlo, perché dobbiamo essere tutti insieme. Quindi ha comprato un altro biglietto e volerà con noi. Rick e Fabio sono bloccati alla frontiera con la Mongolia, perché Giorgio, che non facevano passare senza Rick, l’ha passata di straforo come si è abituato con l’autostrada. Solo che i doganieri sono più severi: hanno dato una multa a Rick e non fanno passare Fabio finché non torna Giorgio. Carlo lo ha detto al telefono a Giorgio che ha risposto dettando ulteriori condizioni: vive proprio in un mondo che si costruisce intorno e non si cura degli altri. Arriva il pulman che ci porta in aeroporto e partiamo alle 18:30. Arrivati comincia una lunga attesa per la partenza a mezzanotte, interrotta da poche procedure senza problemi. Fa effetto non viaggiare in moto e soprattutto fare in poche ore quello che ha richiesto settimane: l’aereo è comodo ed offre grandi possibilità, ma è del tutto innaturale ed alienante, nel senso che ci estranea da tutte quelle conoscenze che sono l’essenza del viaggio.
“L’atlante del Gran Kan contiene anche le carte delle terre promesse visitate nel pensiero ma non ancora scoperte o fondate: la Nuova Atlantide, Utopia la Città del Sole, Oceana, Tamoé, Armonia, New-Lamark, Icaria.” Italo Calvino

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Detti celebri
“Fra 23 km dovete svoltare a destra”, Carlo 23 km prima di andare dritto
“Se arrivo a mostrargli Cassiopea, è fatta” Maurizio sulle sue tecniche di seduzione.
“ Sperello, tu studi la Via Lattea”, Maurizio al distributore di Marina.
“Vittoria, me rimedi 50 euro?”, Alessandro alla frontiera d’ingresso in Russia.
“Noi gli facciamo da Intranet”, Maurizio passando da un ufficio all’altro alla frontiera con la Russia.
“Alla prima frenata va tutto a posto”, Vittorio tutte le mattine caricando il pick-up.
“Aspettiamo per ricompattare il gruppo”, Carlo, mentre tutti gli altri lo aspettano 100 km più avanti.
“Quella di Torre Astura è molto più bella”, Ivano guardando la torre di avvistamento vicino a Dunhuang.
“Sperello, devo darti una cattiva notizia”, Daniele vedendo del liquido colare dalla mia moto, ma era solo acqua dalla tanica per la doccia.
“Sei fortunato che non ho bucato, se no ti tagliavo le gomme”, Giorgio dopo il passo sterrato che ci ha portati a Xining.
“Rick, dacci oggi il nostro passo quotidiano”.
“Il vero viaggiatore è chi non ha un posto dove tornare”, Maurizio parlando della stanchezza del viaggio.
“Se uno non vede l’ora di arrivare, è stanco di viaggiare”, versione mia.
“Se uno non vede l’ora di arrivare, forse ha bisogno di cagare”, revisione di Maurizio.

Codice della strada cinese
(Traduzione letterale)
1. 1. Chi suona il clacson per primo e/o più forte e/o più a lungo ha ragione, anche in città. Se non hai il clacson devi andare alla speraindio e sono cavoli tuoi.
2. 2. Se devi sorpassare vai pure, senza curarti della riga continua o della doppia riga continua, purché chi proviene in senso opposto abbia spazio per passare sul marciapiede o sulla scarpata.
3. 3. Se da una secondaria ti immetti su una principale, buttati senza guardare: guarda solo se senti un clacson (vedi art. 1).
4. 4. Se hai un veicolo lento, procedi in mezzo alla strada o all’autostrada: così ti possono sorpassare sia da sinistra che da destra.
5. 5. Se il tuo camion va in panne, fermati dove ti trovi e circondalo di pietroni, che poi lascerai sul posto a futura memoria.
6. 6. Se trovi una coda, buttati a sorpassarla: creerai così un ingorgo inestricabile ed avrai tempo per utili scambi di opinioni con i passeggeri degli altri veicoli.
7. 7. Le moto di qualunque cilindrata non possono circolare in autostrada, ma sono invitate a farlo, perché ai caselli le telecamere guardano la parte frontale dei veicoli e non vedranno la loro targa.

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