Diario
Viaggio nell’outback australiano... nel vuoto remoto...

Australia, immensa, affascinante, deserta, e’ stata la destinazione dell’ultimo nostro grande raid motociclistico: Transausralia 2005 aveva un sottotitolo “Viaggio nell’Outback australiano”.

Outback e’ una parola intraducibile in italiano, da un buon dizionario ho scelto, tra i molti significati riportati sotto out e back , quelli che mi sono sembrati più idonei : vuoto e remoto. Il nostro viaggio si e’ inoltrato nel vuoto più remoto del continente australiano, o se volete nelle grandi distese selvagge dell’interno; abbiamo attraversato l’Australia percorrendo 7000 km (8000 km per 4 moto) da Perth, affacciata sull’Oceano Indiano a Sydney, bagnata dalle acque dell’Oceano Pacifico, immersi per buona parte del viaggio dell’Outback dove affondano le radici della storia e dell’epopea del popolo australiano , una storia di esplorazioni non ancora conclusa, iniziata secoli or sono quando galeotti inglesi furono sbarcati dalle galere di sua maestà nella baia di Sydney; cercarono di fuggire certi che oltre le montagne blu che apparivano ad occidente avrebbero trovato la Cina e la liberta’. No oltre quelle montagne iniziava lo sconfinato Outback che ancora oggi deve essere esplorato nei suoi angoli più remoti.

L’Outback, oltre a scorrere nelle vene di ogni australiano ha affascinato scrittori, poeti, pittori ed artisti forse per la sua dimensione irreale che sfiora il concetto di infinito e per la presenza di un popolo indigeno, gli aborigeni, fantasmi vivi di una cultura ancestrale spazzata via dalla nostra civilta’ aggressiva e spietata che oggi tenta un difficile recupero.

Così Peter Weir con il suo Picnic at Hanging Rock (1974) nello scenario dell’outback ci introduce nel mondo magico della religione aborigena, Rolf De Herr con il suo The Tracker (2002) manda i suoi personaggi poliziotti alla ricerca di una fuggiasco aborigeno sulle impervie piste dell’outback, Willam Holden nel 1980 ne “Il bambino e il grande cacciatore” interpreta un misantropo malato che decide di finire i suoi giorni nell’outback e il più recente Crocodile Dundee che fa di Paul Hogan l’eroe dell’outback in una versione tutta hollywoodiana.

Arriviamo quindi a Perth ben consci che per arrivare a Sydney avremmo dovuto traversare l’outback più remoto e piu’ difficile.

16 - 17 AGO Italia – Perth: Un lungo volo sulla Emirates Airlines
Un lungo, lunghissimo volo e l’aereo della Emirates Airlines entra nelle nubi cariche di pioggia che ci danno il benvenuto all’aeroporto di Perth.

Incontriamo Fabrizio Giamminuti che ci ha preceduti per impostare tutte le operazioni necessarie per lo sdoganamento e la regolarizzazione delle moto. Se era stato abbastanza difficile trovare informazioni definitive sulle norme per la importazione temporanea di veicoli in Australia devo riconoscere che una volta a Perth la burocrazia australiana si dimostrata efficientissima.

Cartina 1: Perth - Warburton

18 AGO Perth: Sdoganamento – Controllo Veicoli – Acquisto Viveri

Di buon mattino ritiriamo le nostre 4 fiammanti Toyota, tre Landcruiser 100 e uno straordinario Pick up Try Back 4200 cc e raggiungiamo l’aeroporto dove troviamo le nostre moto gia’ scaricate e pronte a partire. Con un giro di telefonate, attraverso funzionari gentilissimi, riusciamo a definire le procedure necessarie:

Lo sdoganamento e’ gia’ avvenuto attraverso lo spedizioniere con il nostro Carnet. Dobbiamo recarci alla “ Motorizzazione” per una verifica delle moto (Motor Vehicle Inspection AU $ 35.50) che vengono sottoposte ad un check up simile a quello delle nostre periodiche revisioni effettuare ai veicoli in Italia. Quindi trasferimento ad un altro ufficio governativo (Department for Planning and Infrastructure) per ottenere la licenza di circolazione e l’assicurazione civile obbligatoria (Motor Vehicle Licence and Third Party Insurance Policy AU $ 13.30 valida per un mese ) il tutto si conclude in poco più di una mezza giornata, con una modica spesa e sotto un sole radioso.

Torniamo in albergo e ci organizziamo per gli acquisti dei viveri per una autonomia minima di 7 giorni, ( in Australia non si possono importare viveri di alcun genere).

 

 

19 AGO Perth – New Norcia – Moora KM 220
Troviamo di tutto pasta, pomodori, prosciutto, salami e... un ottimo vino. Rapiti dallo shopping alimentare finiamo per eccedere in acquisti di ogni genere in un superorganizzato centro acquisti, poi finalmente alle 13.00 imbocchiamo la strada del nord e il Transaustralia Raid 2005 percorre i primi dei 7000km che l’aspettano.

Decidiamo di evitare la trafficata statale 1 e prendiamo per strade secondarie scoprendo una natura generosa lungo la valle del Fiume Swan con vigneti e campi fioriti. Arriviamo a New Norcia e visitiamo un monastero benedettino con un bel museo, poi correndo verso un sole che sta tramontando eccoci a Moora. Dormiamo nel primo alberghetto australiano ricevuti tra l’indifferenza e la riservatezza del gestore, inizialmente sconvolto da un gruppo cosi’ numeroso poi gentilissimo. Nel pub dell’albergo assistiamo ad una serata di animazione con karaoke a premi, alla quale partecipano anche aborigeni, le donne del gruppo improvvisano un loro show canoro diretto da una bionda tutta country.

 

20 AGO Moora – Parco Watheroo – Cervantes – Pinnacles – Julien Bay – Cooliomba – Eneabba – Three Springs KM 398

Sempre seguendo strade secondarie, prive di traffico, entriamo nel Parco Watheroo, da una collina godiamo uno stupendo panorama verso l’Oceano Indiano che raggiungiamo a Cervantes dove incontriamo un gruppo di enduristi con moto KTM 525 e 400 identiche alle nostre, scambiamo gli indirizzi chiediamo qualche consiglio sulla strada e proseguiamo per i Pinnacles, giganti di arenaria scolpiti dalla pioggia e dal vento in un ambiente naturale suggestivo.

La litoranea si sviluppa lontana dal mare e oltre Julien Bay troviamo un varco per raggiungere le acque dell’Ocenao Indiano dove andiamo bagnarci gli stivali sotto il volo di gabbiani e fregate. Poi verso l’interno iniziamo la nostra traversata dell’Australia da un oceano all’altro e siamo a Three Spring.

 

 

21 AGO Three Springs – Morawa – Pista per Yalgoo – Mt. Magnet - Sandstone KM 485
Partiamo per Morawa dove chiediamo informazioni sulla pista diretta per Yalgoo che evita 190 km di asfalto, sembra percorribile nonostante due giorni di pioggia ed entriamo così nelle prime piste rosse, un enorme cartello ci avverte “Here strarts the outback”, stiamo entrando nel vuoto remoto. Carcasse di canguri uccisi durante la notte diventano una costante tanto che spesso siamo costretti ad un vero e proprio slalom.

Ritroviamo l’asfalto a Yalgoo dove dobbiamo fare benzina ma il distributore automatico non accetta carte di credito. Troviamo tra i venti abitanti del villaggio una gentilissima e stravagante artista che ci presta la sua carta di credito, cosi’ possiamo fare tutti il pieno e dopo un fish and chips collettivo ripartiamo per Sandstone. Siamo nel nulla piu’ assoluto al centro di una regione mineraria, ricchissima, abitata solo da minatori e canguri.

 

22 AGO Sandstone – Leinster – Wiluna – Gunbarrel Lager KM 373

E in questo nulla assoluto, spazzato dal vento, dove si viaggia per centinaia di chilometri senza incontrare alcun riferimento certo, noi abbiamo un appuntamento preciso: aeroporto di Leinster ore 11.35 . Arrivano Marna e Danilo dall’Italia. Riusciamo a fermare un’auto di passaggio per chiedere notizie sull’aeroporto :15 km avanti, sulla destra , scorgiamo lontano enormi cumuli di minerale che evidenziano la presenza di miniere a cielo aperto. Poi una pista si inoltra nel bush, un paio di container accoppiati costituiscono l’areostazione, siamo appena in tempo per scorgere un piccolo aereo in avvicinamento, rulla lentamente e si viene a fermare proprio di fronte a noi. Incredibile ci ritroviamo tutti insieme qui, nel bel mezzo dell’Astralia. Anche per Marna e Danilo inizia la loro avventura australiana con il loro carico di dolore per la scomparsa del figlio Alessandro, gli saremo tutti vicini.

Ripartiamo subito verso nord, ci consigliano di non pernottare a Wiluna ritenuta pericolosa per la presenza di molti aborigeni disadattati che rubacchiano un po’ di tutto e ci consigliano il Gunbarrel Lager pochi chilometri oltre il mitico inizio della Gunbarrel Highway, gestito da una simpaticissima signora che ci racconta le sue storie sugli aborigeni e sulla difficile vita vissuta per oltre 40 anni in quelle lande desolate. Ci racconta anche del mito della Gunbarrel, questa pista dritta come una “ canna di fucile”, aperta nel 1958 da un gruppo di audaci colonizzatori che partirono con un paio di trattori, un caterpillar , camion , cammelli , cucina da campo ,viveri e tende per realizzare il progetto di completare il collegamento stradale tra l’est e l’ovest dell’Australia. Nelle pagine di un suo libro leggiamo:

“Gli abitanti del villaggio erano tutti sulla strada per assistere alla conclusione della nostra spedizione. Noi fermammo il trattore cinque metri prima dell’innesto con la strada, volevamo fotografare quello che per noi era un evento storico. Poi fra le grida dei nativi e dei cowboys presenti, la lama del trattore rimosse l’ultimo diaframma che ci separava dalla pista principale; si completava così la prima pista attraverso l’Australia Centrale. Era sabato, 15 novembre 1958.

La moglie di uno dei coloni fu molto felice di sapere che ora aveva “vicini” sia a est che a ovest, ma dovette riconoscere che 1500 km di pista per raggiungere la prima casa abitata erano un po’ troppi per andare a chiedere un cucchiaio di zucchero”


“Sulle nuove mappe del Western Australia Survey appariva disegnata la nostra nuova strada con il suo nome scritto a caratteri cubitali. Con l’approvazione del Western Australian Government la strada prese il nome dalla squadra che aveva faticato tanto per costruirla, ora e per sempre sara’ chiamata la Gunbarrel Highway.”

Da Too long in the Bush di Len Beadell
New Holland Publisher (Australia)


Con una bella grigliata sotto le stelle, seduti attorno al fuoco festeggiamo l’inizio della nostra avventura sulla Gunbarrel Highway.

 

 

23 AGO Gunbarrel Lager – Carnegie KM 342
Sotto un cielo colmo di fantastici cumuli di... bel tempo cominciamo a percorrere quei 1500 km di piste che ci porteranno a raggiungere il cuore rosso dell’Australia. La pista è buona e ci permette una buona media , imbocchiamo uno dietro l’altro quei rettilinei quasi angosciosi, dritti come una canna di fucile, non incontriamo centri abitati, solo qualche relitto ai bordi della strada, entriamo a Carnagie al tramonto accolti da una bella pioggia battente. Speriamo in un occasionale temporale pomeridiano.

Occupiamo la cucina collettiva e in un’atmosfera di entusiasmo prepariamo una cena favolosa. Di notte piove. Piove pesantemente.

 

24 AGO Carngie - 1° campo Gunbarrel Road KM 205

E piove anche al nostro risveglio. Facciamo il pieno di benzina e riempiamo le taniche per assicurarci l’arrivo al prossimo distributore a Warbarton, poi tuta da pioggia e via sotto l’acqua per la pista che si e’ fatta piu’ dura ma in ogni caso praticabile.

Smette di piovere, poi riprende, sara’ cosi per tutta la giornata fino al tramonto quando si intensifica accopagnata da forti raffiche di vento, bisogna fermarsi e fare il campo ma e’ tutto un’immane pozza di acqua e fango.

Facciamo il campo. Innalziamo un telo tra due macchine ma e’ impossibile attivare la cucina da campo, qualcuno mangia un tocco di prosciutto , un salamino, un po’ di frutta secca , poi in tenda. Il vento soffia violento e si porta via un paio di tende rincose dai malcapitati. In breve il campo e’ deserto tutti si sono infilati nel sacco a pelo. Imprecazioni di ogni genere si perdono nel bush portate via dal vento e seppellite dalla pioggia. Dormiamo bagnati. Il Marinaio con una vecchia tenda che ha fatto troppe battaglie naviga tranquillamente con il materassino sulla sua piscina privata.

Piovera’ per tutta la notte violentemente con raffiche di vento fortissime e scrosci d’acqua tropicali.

 

 

 

25 AGO 1° campo – 2° campo Gunbarrel Road KM 50

Un timido sole fa capolino dietro minacciose nubi all’orizzonte. Tuttintorno appare come un campo di battaglia dopo una tragica ritirata, scarne figure escono dalle tende lentamente, vittime di un nubifragio devastante…poi il vento spazza via le nuvole e il caldo sole tropicale ( siamo ad un paio di gradi a sud del Tropico del Capricorno) riscalda gli animi e asciuga le tende, i calzoni, le braghe, i calzettoni, la giacca... rinasce il buonumore e con un po’ di ritardo e una buona colazione ripartiamo ma subito ci troviamo davanti non più una pista ma una serie di piscine profonde fino alla sella.

Anche le auto passano con difficolta’, perdiamo un mare di tempo per imboccare il percorso giusto e non finire sott’acqua, cerchiamo di evitare i passaggi più insidiosi uscendo dalla pista principale quanto basta per renderci conto che siamo circondati da un mare di fango, appena fuori si sprofonda in una melma rossa di sabbia di terra di minerale ferroso. E comincia la serie degli infangamenti come in un giuoco con gli occhi bendati, inizia la pesante BMW di Manuel che dobbiamo trainare con un‘auto, poi la Yamaha di Carlini che viene praticamente inghiottita dal fango, poi la Kawa di Romolo anch’essa sprofondata nel fango, parte una Toyota per andarla a tirare fuori e appena uscita di pista affonda inesorabilmente, non c’e’ spinta che tenga, bisogna tirarla fuori con un’altra macchina che torna indietro prudentemente ma occorre scavare, scavare nel fango per liberare le ruote, in ginocchio, infilati sotto la macchina, infangati dalla testa ai piedi ed inizia una manova di mutuo soccorso che rischia di degenerare in una catastrofe totale , fra l’altro si rompe anche la fettuccia da traino, la recuperiamo , se si rompe di nuovo rischiamo di rimanere bloccati.

Qui non passa nessuno e con il fango non si scherza , usciamo dall’ultimo infangamento con un traino da thrilling , se si fosse spezzata la fettuccia sarebbe stato un disastro.

Il sole fortunatamente assiste beffardo alle nostre manovre. Riprendiamo la pista usando ogni precauzione per non scivolare di nuovo nel fango. Mentre siamo fermi per cercare un passaggio attraverso una pozzanghera lunga oltre 200 metri, scogiamo una macchia bianca in movimento tra gli alberi , e’ un auto che appare veloce planando sull’acqua come un hydrofoil , svolazza alzando colonne d’acqua a destra e a manca per andarsi a fermare, su terreno sicuro, vicino alle nostre auto. Scendono due personaggi evidentemente agitatissimi, sono anziani ma l’adrenalina sprizza abbondante anche dagli loro occhi. Uno alla guida, l’altro con un blocco in mano registra minuto per minuto tutto quanto accade alla loro solitaria avventura, “chi siete, da dove venite, cosa fate...”

Poi si calmano, attaccano uno nostro sticker sul loro quaderno di viaggio e ci danno informazioni sulla pista: “c’e’ acqua ovunque , poi la strada comincia a salire un po’ di quota e migliora, poi la Gibson Desert Nature Reserve, attenzione agli incroci , seguite le nostre tracce, ci sono una quarantina di km brutti prima di uscire, fate attenzione, restate sempre sulla pista ricordate sempre sulla pista anche se c’è mota acqua... non uscite mai, noi siamo bush drivers e l’outback e’ il nostro mondo” e ripartono più determinati che mai. Mai uscire dalla pista... e facciamo delle vere e proprio immersioni in quell’acqua giallo-rossiccia che non permette di vedere cosa nasconde. Riusciamo a procedere senza più infangamenti. Percorriamo appena 50 km fino a raggiungere una radura asciutta , il peggio sembra finito, abbiamo perso un giorno, facciamo un fuoco enorme per asciugare di tutto , la cena ottima riconcilia gli animi e restiamo fino a tardi a chiacchierare sotto le stelle, tirando il collo ad una preziosa bottiglia di whisky, accennando anche qualche vecchia canzone del lontano west... non sapevamo ancora che il peggio era in agguato dietro la prima collina oltre il nostro campo.

 

 

26 AGO 2°campo Gunbarrel Road – Everald Junction, Len Beadel Memorial – Len Beadel’s Tree – Warburton KM 254
Ci sveglia un infido ticchettio sulle tende. Piove di nuovo, inesorabilmente piove. Un cielo plumbeo dalle nuvole basse ci vede partire sotto una pioggerellina che durera’ tutto il giorno. Fortunatamente la pista migliora, si alza di quota, piove ma si riesce ad andare abbastanza speditamente.

Arriviamo all’Everald Junction da dove parte, verso nord, la Gary Highway,1500 km di deserto assoluto. C’e’ un registro per le firme dei rari viaggiatori che si avventurano per queste lande desolate. Troviamo così i nomi di Sandro Garavelli e famiglia e di un gruppo di Avventure passato sulla Gunbarrel due o tre anni fa con tanto di nostro adesivo . Siamo nella Riserva del Gibson Desert ed il paesaggio effetivamente cambia , cambia la vegetazione, cambiano i colori ma continua a piovere. Ogni sosta e’ un tormento non si riesce nemmeno a fumare una sigaretta in pace. Mangiamo solo frutta secca e zucchero. Passiamo per il Ben Leadell Memorial costruito su una evidente altura , isolato , sotto una tettoia un pannello racconta la storia dell’eroica squadra che traccio’ questa pista. Poi l’Albero di Ben Leadell con una targa attaccata allo storico tronco. Siamo al bivio per i 40 km preannunciati come pessimi, in effetti si tratta solo di un brutto corrugato ma riusciamo a passare tranquillamente. Sta facendo buio , siamo tutti bagnati e l’ipotesi di fare un altro campo del bush non la prendiamo nemmeno in considerazione , proseguiamo anche di notte pur di arrivare a Warbarton , sulla Great Central Road dove troveremo un letto , una doccia calda, una buona cena ……. almeno lo speriamo.

Arriviamo alle 19.00 al buio, la Roadhouse con il suo piccolo supermarket gestito per la community aborigena sta per chiudere. Restano tutti allibiti al nostro arrivo, “ Da dove venite, qui e’ tutto bloccato da tre gioni. La polizia ha chiuso tutte le piste allagate dalla pioggia .La Roadhouse e completamente piena se volete potete puntare la tenda….nel bagnato.” E’ un momento drammatico, ci si avvicinano alcuni viaggiatori per lamentare che sono tutti bloccati , la polizia per ordine dell’autorita’ locale la “Shire” ha praticamente isolato Warbarton, chi esce e’ passibile di una salatissima multa di 2000 dollari a ruota ! Nel caos generale adocchio in una vetrina riscaldata, una ventina di contenitori di plastica ciascuno con un pasto completo caldo, compro tutto e aggiungo una cinquantina di uova e un po’ di frutta e il problema della cena e’ risolto, un colpo di fortuna. Per il pernottamento provo ad insistere per un luogo coperto dove sistemarci, negativo: tutto pieno, ma forse mossi a compassione dagli sguardi disperati dei motociclisti ci permettono di dormire nella cucina collettiva, poi tutti fuori perche’ si chiude.

Continua a piovere raggiungiamo la cucina collettiva, usata dai cento o duecento ospiti del campeggio. E’ un locale troppo piccolo, col pavimento sporco di fango... Occupaiamo i tavoli e intanto mangiamo, a stomaco pieno si ragiona meglio.

Curiosi e discreti come al solito gli australiani ci guardano, qualcuno timidamente avanza qualche domanda poi un barbuto dal viso schietto e simpatico si avvicina e accenna “You see that container there...” Lo vedi quel container lì, e’ appena arrivato da qualche giorno e’ un container–motel ancora chiuso e sigillato, contiene 5 stanze... se volete possiamo metterlo a vostra disposizione, ci vuole la chiave della 8 per sbloccare le porte... escono rapidamente 10 chiavi da 8 ci precipitiamo a sbullonare le porte le aprimamo e dentro... il paradiso: un letto un materasso e un pavimento tutto asciutto dove potremo dormire in 4 per 5 camere e 20 sono sistemati, un paio di duri hanno gia’ puntato la tenda.

Siamo a posto, la fortuna bussa sempre due volte a chi osa. Finalmente dormiamo all’asciutto.

 

Cartina 2: Warburton - Birdsville

27 AGO Warburton – Warakurna Roadhouse (Giles) KM 239

La Dea fortuna ci saluta al mattino con i raggi di un sole radioso che scalda tutto e asciuga tende, guanti, maglie, giacche, sacchi a pelo, il prato dinanzi al container si trasforma in un grande stenditoio e un vento secco del deserto asciuga rapidamente tutto. Vado alla polizia c’e’ un agente bianco e un aborigeno mi confermano che tutto e’ bloccato in ogni direzione, alle 09.00 aspettano un fax che dara’ disposizioni, cerco di caldeggiare un occhio di riguardo per il nostro gruppo gia’ in ritardo sulla tabella di marcia.

Alle 09.00 aprono la pista verso ovest, solo per automezzi leggeri, non ci serve, noi andiamo ad est, poi arriva un poliziotto da un’occhiata alle moto , alle Toyota e con un indimenticabile sorriso ci dice di andare. E via si parte sulla Great Central Road, un pistone sterrato che ci portera’ fino a Ayers Rock.

Col sole splendente riusciamo ache ad apprezzare la bellezza del paesaggio , i colori straordinari del bush che con tutta l’acqua che e’ caduta sembra risvegliarsi da un sonno profondo, ( da due anni non pioveva tanto). E arriviamo alla Warakurna Roadhouse una della piu’ accoglienti incontrate in tutta l’Australia. Incontriamo un italiano Stefano Zanca da Filicudi e seduti attorno al fuoco ci racconta della sua vita, lavora per lo stato e si occupa della manutenzione delle case degli aborigeni muovendosi da un posto all’altro nelle diverse riserve, conosce tutte le piste e ama questi spazi infiniti e vive in armonia con gli aborigeni; le commuties aborigene contollano indirettamente tutte le attivita’ commerciali della regione che in effetti sono gestite da bianchi, in ogni caso gli utili dei negozi, dei motel, delle roadhouse, vanno tutti a vantaggio della comunita’ che li riceve gli in forma di assistenza, manutenzione e sussidi, ampiamente sufficienti per sopravvivere. Quindi pur essendo teoricamente padroni della loro terra e di tutte le attivita’ che in essa si esercitano non lavorano, non fanno nulla, la mattina li troviamo sempre ad attendere l’apertura della roadhouse per acquistare pasti gia’ cucinati. Ci sembra un sistema sbagliato che non aiutera’ mai l’aborigeno ad integrarsi. In tutta la Western Australia vige poi un proibizionismo ferreo per evitare che gli aborigeni abusino di alcol, anche la benzina unleaded e vietata in quanto ne fanno uso come fosse una droga.

Una passeggiata notturna per incontrare i dingo del bush che si avvicinano nottetempo alla ricerca di cibo poi tutti a letto.

 

28 AGO Warakurna Roadhouse – Kaltukatjara – Lasseters Cave – Monti Olga (Kata Tjuta) – Ayers Rock (Uluru) KM 365

Un bel sole illumina il cartello davanti al distributore: Tjukaruru Road “Closed”. Ufficialmente la pista per Ayers Rock e’ ancora chiusa. Alla roadhouse ci mostrano il fax della “shire” che comunica che solo lunedi’ sara’ inviato un nuovo comunicato.

Ci rechiamo con Stefano dalla più alta autorita’ del paese, il giudice, un anziano dagli occhi vispi con una barba storica dall’aspetto di pioniere che senza troppe cerimonie ci dice che possiamo tranquillamete partire. Lasciamo alle spalle la Western Australia ed entriamo nel Northern Territory.

La pista traversa i Monti Peterman e il paesaggio diventa più vario, ci fermiamo alla Lasseters Cave dove un pioniere morì abbandonato dai suoi cammelli e dagli aborigeni, e proseguiamo su una bella pista rossa verso i Monti Olga che appaiono lontani con le loro curiose forme rotondeggianti. Sono monoliti di arenaria chiamati dagli aborigeni Kata Tjuta, l’immagine più affascinante si ha appunto arrivando dalla nostra pista. Qui il primo impatto con il turismo organizzato, i primi autobus carichi di turisti giapponesi, cinesi, europei, australiani, americani, siamo ancora nell’outback ma qui tutti vengono per vedere Ayers Rock (Uluru per gli aborigeni) e gli australiani da perfetti organizzatori hanno previsto tutto, dove fermarsi, dove fotografare, dove fare attenzione, dove chiedere informazioni, dove parcherggiare, dove andare , dove non andare.

Certro avremmo preferito veder spuntare Ayers Rock al termine della nostra pista sterrata come un’apparizione invece ecco l’asfalto, i rangers, il traffico.

In ogni caso il cuore rosso dell’Australia, l’immenso monolite che sbuca dal deserto come un enorme fungo e’ uno spettacolo straordinario.

Ogni giorno al tramonto il gigante di pietra, adorato dagli aborigeni come manifestazione di una potenza superiore all’uomo, si spegne lentamente agli ultimi raggi del sole cambiando colore, ombre e suggestioni , un rito naturale che si rinnova al mattino con il risveglio e il primo raggio che accende il mito , il mistero ed invita l’uomo alla meditazione a qualunque religione egli appartenga.

Il Resort e’ un capolavoro di efficienza, tutto funziona perfettamente dal dormitorio per i backpackers alla lussuosa suite per i nababbi, al ristorante self cooking dove ti cucini quello che scegli ai primi negozi di souvenir. Insomma turismo... organizzato bene.

 

 

 

29 AGO Ayers Rock (Giro del monolite) – Curtin Springs – Kings Canyon Resort KM 376

Facciamo il giro completo di Ayers Rock soffermandoci negli angoli più spettacolari e meno frequentati dalla massa di turisti (pagando un salatissimo biglietto di ingresso ben 25 Au$) poi su comodo asfalto puntiamo su Kings Canyon dove arriviamo giusti al tramonto per assistere, da un iperorganizzato “Sunset look out point”, alla metamorfosi policroma delle rocce del canyon.

Poi il resort ci offre, un po’ per caso, un po’grazie ad un paio di timbri di Viaggi nel Mondo apposti su una richiesta di riduzione, delle suite pincipesche con tanto di veranda panoramica con Jacuzzi al prezzo dei dormitori per backpackers.

Notte da signori e cena con gigantesche T-bone streak di ottima carne australiana.

 

30 AGO Kings Canyon Resort – Mereenie Loop Road – Hermannsburg – Alice Spring KM 325

Siamo di nuovo su una pista, la Mereenie Loop Road , che percorriamo verso Hermannsburg, grosso centro aborigeno, dove assistiamo al funerale di un importante esponente della comunita’.

Abbiamo assolutamente bisogno di una revisione delle moto e delle auto, il fango della Gunbarrell ha consumato tutte le nostre pasticche dei freni, praticamente tutte le moto comprese quelle nuove di zecca hanno bisogno di cambiarle. Contattiamo telefonicamente il concessionario KTM di Alice Spring e gli ordiniamo i ricambi necessari, la Kawa ha spaccato l’ammortizzatore centrale e dovra’ sostituirlo, alcune corone sono ai minimi e andranno cambiate insieme alle catene e ai pignoni. Alcuni pneumatici posteriori sono esauriti e vanno cambiati. Anche le auto di appoggio hanno i freni a zero. Questa sabbia rossa e ferrosa del deserto australiano, trasformata in fango dalla pioggia , costituisce una mescola diabolica che consuma rapidamente ogni organo meccanico su cui si posa.

Puntiamo direttamente all’Officina Race Motorcycles di Wayne Woodberry (26 George Crescent Alice Spring Tel. 08 89522278). Un apoteosi enduro-motociclistica. Nel salone di esposizione troviamo tutti i più recenti modelli di KTM, con un offerta di accessori straordinaria, ma la meraviglia la troviamo nell’officina superorganizzata e nel cortile, un vero e proprio museo della moto enduro negli ultimi 30 anni, ci saranno almeno un centinaio di moto accatastate, di ogni marca, di ogni modello , tutte enduro, tutte consunte, molte con i numeri da gara, e’ qui che riusciremo a recuperare l’ammortizzatore della Kawa e le pasticche usate delle Honda XL. Wayne Woodberry dopo l’usuale disorientamento australiano di fronte alle nostre 14 moto ci dimostra tutta la sua efficienza e disponibilita’, Lavorera’ fino a tarda notte per adattare l’ammortizzatore e ci mettera’ a disposizione l’officina con un omaggio di birra e con un ristorantino viaggiante chiamato appositamente per noi.

Insomma mai meccanico fu più gentile ed efficace. Fra corone, pignoni, catene, pasticche freni, pneumatici, accessori vari ,stivali , borse, tutto a prezzi ottimi trascorriamo il resto della giornata in un ambiente amico.

Quattro compagni di viaggio con moto pesanti e non adatte alle sabbie del Simpson ci lasceranno qui ad Alice Spring per imboccare la via di fuga gia’ prevista nel nostro programma. Stiamo viaggiando con un paio di gioni di ritardo e l’ipotesi della sosta al mare con le incognite del Simpson Desert sfuma definitivamente, concordiamo per appuntamenti telefonici per incontrarci dopo Birdsville.

CLICCA QUI per il diario dei quattro attraverso la via di fuga.

Grande cena a base di ottime bistecche e brindisi di saluti ed arrivedereci a Sydney.

 

 

31 AGO Alice Spring – Old Ghan Road – Maryvale – Campo al Bivio KM 146

Di buon mattino ritorniamo tutti all’officina per completare la manutenzionea delle moto, occorreranno diverse ore . Le auto Toyota vanno anch’esse in officina per cambiare tutte le ganasce dei freni. Chi non lavora sulle moto fa il punto della situazione viveri e va al supermercato per integrare le scorte alimentari. Ci aspettano altri 5 o 6 giorni di totale autosufficienza alimentare per traversare il Deserto di Simpson.

Stringiamo gli ultimi bulloni, una ultima messa a punto della catena e via si parte: direzione sud , 14 km. di asfalto, poi imbocchiamo la pista per Finke , il meccanico Wayne ci ha assicurato che e’ buona e scorrevole bisogna seguire integralmente il percorso della vechia Old Ghan Railway, ora abbandonata. Troviamo lungo il percorso una serie di segnali che indicano e ci portano su piste parallele in pessimo stato, piene di buche e di salti, restiamo un po’ disorientati, temendo qualche voragine o altre difficolta’ nascoste ma poi proseguiamo diritti per la ferrovia. Ci fermiamo a visitare le vecchie stazioni oramai assurte a monumenti nazionali con tanto di targhe e cimeli ma anche testimonianze di un grave errore fatto dagli ingegneri e dai geologi del secolo scorso visto che la ferrovia fu letteralmente devastata e travolta dalla furia delle piogge e dalle conseguenti alluvioni.

Facciamo benzina a Maryvale e andiamo a fare il campo di nuovo in pieno bush, tramonto spettacolare, ottima cena, vino, siamo di nuovo in pieno outback.

 

1 SET Campo al Bivio – Rodinga Ruins – Bundooma Station – Finke – Mount Dare (Simpson Desert) KM 234

Raggiungiamo Finke per pranzo. Lungo la pista raccogliamo cimeli della ferrovia , gli enormi chiodi usati per fissare le rotaie alle traversine di legno, piccoli componenti meccanici arruginiti, bottigliette d’epoca da collezionare. A Finke scopriamo il senso dei cartelli che idicavano la pista molto più difficile. Abbiamo praticamente percorso il tracciato della calssica corsa Alice Sping Finke, una due giorni andata e ritorno di quasi 800 km , alla quale nel giugno scorso hanno partecipato 200 motociclette e altrettante auto. Cio’ che ci conferma che Alice Spring e’ senza dubbio una capitale mondiale dell’enduro.

Foto di gruppo sotto lo striscione di arrivo e partenza e proseguiamo per Mount Dare ,ultimo avamposto prima del Simpson Desert , qui troveremo l’ultima benzina, l’ultima acqua, l’ultima doccia , l’ultima birra ci aspettano 800 km per arrivare a Birdsville.

Facciamo i calcoli del consumo carburante, le auto hanno sufficiente autonomia, per le moto dobbiamo riempire tutte le taniche disponbili. Il permesso di ingresso al Simpson e’ particolarmente salato 95 Au$, ma in cambio danno a ciascun partecipante una bella monografia con allegate carte dettagliatissime che ci saranno molto utili.

A sera verifichiamo di nuovo tutte le informazioni reperite su internet, le nuove carte dettagliate, ci aiuta anche il gestore con preziosi consigli, segnamo sul computer tutti i punti gps certi. Poi tutti a letto chi in veranda e chi nelle comode camere della Roadhouse.

 

2 SET Mount Dare - Dalhouse – Freet Junction – Inizio French Line – Wonga Junction – Georges Corner – Lynnie Corner - Inizio WAA Line KM 224

Partiamo, il paesaggio e’stupendo, coloratissimo a tratti di vegetazione si alternano pianure brulle, deserte bianche e giallastre, talvota infide con canali di fango difficili.

Proseguiamo per Dalhouse dove ci immettiamo nella French Line , una pista costruita da una compagnia petrolifera francese, che lasciamo per immetterci nella WAA line al Lynie Junction, abbiamo appena consumato il nostro pranzo, fa molto caldo quando imbocchiamo la WAA Line che si presenta subito come una pista difficile, due traccioni di sabbia pesante per 80 km, dritti come un fuso, attraverso una vegetazione fitta che non permette mai di uscire, salite e discese, su una serie di cordoni di dune coperti da vegetazione che si sviluppano da nord a sud e che dovremmo scavalcare restando sempre in pista.

Dopo le prime difficolta’ verifichiamo la guida consegnataci a Mount Dare dove risulta che questa pista è “raramente percorsa”; in effetti non incontriamo tracce recenti. Una Toyota si insabbia e fatichiamo non poco a tirarla fuori e a superare una salita abbastanza ripida. Siamo gia’ al tramonto decidiamo di fare il campo. Consulto generale, calcolo dei km e decidiamo di prendere per la Rig Road, piu frequentata e con un fondo più consolidato.

 

3 SET Inizio WAA Line – Georges Corner – Rig Road – Walklandi Junction – Lone Gum Tree – 2° Lago Salato KM 209

La Rig Road segue un percorso zigzagante, tocca una serie di pozzi abbandonati e divese air strip, piste di atterraggio utilizzate dai petrolieri durante le ricerche. Quando si infila tra cordoni di dune in direzione nord-sud la guida è semplice e rilassante, su fondo duro , quando piega in direzione est deve superare una serie infinita di dune , sempre coperte da vegetazione ad eccezione del passaggio della cresta dove il vento ha accumulato abbondandemente sabbia creando tutte le condizioni di un superamento di una duna sahariana, fra l’altro alla cresta spesso segue una curva ad S, nascosta, su sabbia pesante.

Poi piega verso sud est e traversa una regione di lagune salate, ne traversiamo un paio e la memoria non può non andare ai famosi salares boliviani del Transandina Raid. Paesaggio straordianrio come straordinarie sono le evoluzioni dei motociclisti sul fondo compatto sul quale si affonda quel tanto che permette di osare qualche passaggio azzardato. Foto e riprese video a non finire. Decidiamo di fare il campo sulle rive del secondo Lago Salato che il sole al tramonto esalta in tutta la sua bellezza.

E’ proprio qui in un remoto lago salato del deserto di Simpson che Alessandro Kulczycki di anni 17, riceve il suo battesimo come motociclista. Monta sulla moto del fratello Simone e parte, prima, seconda, terza e via, dritto verso il nulla, lo vediamo quasi scomparire nel bianco del sale poi fa un’ampia curva, torna a curvare ancora quasi non volesse piu’ tornare al campo. Forse e’ nata una nuova stella nel firmamento del nostro Motoclub.

 

 

4 SET 2° Lago Salato – Warbuton Trek – Birdsville Track – Birdsville KM 348
Risveglio umido, fa quasi freddo, i venti provenienti da sud arrivano fino qui e pescano umidita’ in queste belle lagune salate prosciugate dal sole, il paesaggio varia ancora e percorriamo una valle incantata bianca, disseminata di tronchi di alberi morti , una visione irreale e magica. Arriviamo all’incrocio con la K1 e l’inizio del Warburton Trek.

Abbiamo ancora il dubbio se prendere verso sud e raggiungere Sydney passando per il il New South Wales o raggiungere Birdsville, la Tamanrasset d’Australia, ai margini del Simpson Desert ed entrare nel Queensland. Decidiamo per Birdsville e prendiamo per la Birdsville Trek in direzione nord. Incontriamo un traffico intensissimo, su questo sterrato pesante, (heavy gravel) incrociamo camion, camper, roulottes, fuoristrada, pullman, road trains (camion che tirano fino a 4 rimorchi) e ad ogni passaggio il rischio di prendere una sassata in testa o peggio ancora sui vetri delle auto, rischio onnipresente sugli sterrati australiani tanto che le assicurazioni non coprono la rottura dei vetri... finiremo con ben 3 parabrezza spaccati!!!

Sapremo poi arrivando a Birdsville di domenica sera, che e’ appena finita una manifestazione sportiva con corse di cavalli, di moto,di auto, che e’ durata ben 5 giorni, la cittadina che conta poco più di 100 abitanti e’ stata invasa dal un folla di almeno 4000 persone e non so quanti veicoli, tutto e’ al completo, tutti sono stavolti , tutti stanno tirando il fiato e dimostrano ben poca sensibilita’ per le nostre esigenze, l’esigenze di un gruppo appena uscito da 5 giorni di Simpson Desert.

Riusciamo con il solito colpo di fortuna a trovare un ristorantino all’aperto nel cortile di una villetta dove abitano due giovani australiani giramondo, alternativi, simpaticissimi che accettano di prepararci una cena orientaleggiante che consumiamo al lume di candela, sotto un cielo stellato, con le note di un jazz soft che invitano alla meditazione, al ricordo... sentiamo che il viaggio sta finendo e affoghiamo un filo di melanconia nelle birre, tutti seduti attorno ad un bel fuoco.

Cartina 3: Birdsville - Sydney

5 SET Birdsville – Windorah KM 389
6 SET Windorah – Quilpie – Cunnamulla KM 568
7 SET Cunnamulla – Bourke – Nyngan – Dubbo KM 650
8 SET Dubbo – Orange – Bathurst – Katoomba (Blue Mountains) KM 371

Sono quattro giorni di trasferimento verso la nostra meta Sydney. Traversiamo una campagna molto più vissuta , con paesetti lindi e dipinti, con villette costruite in legno e pietra con bei tetti rossi, giardini fioriti. Ritorniamo nel verde , dormiamo e mangiamo in strutture molto ospitali sempre trattati con la massima gentilezza e cortesia. A parte quel poliziotto che, visti due del gruppo che uscivano da un paesetto con 20 anime in impennata, ci ha raggiunti a sirena spiegata, ci ha fermati, ci ha messi in fila, ha fatto a tutti il test del palloncino, ha contollato i documenti, ha identificato i due colpevoli, ha fatto loro una bella predicozza poi ha concluso con un sorriso e un augurio di buon viaggio, Quella testa di canguro che spuntava tra i fiori di un prato tutto violetto, Tanti, tantissimi chilometri con le nostre enduro stressate fino ad arrivare in vista delle Blue Mountains.
Forse le prime montagne oltre i 1000 m di altezza, che incontriamo venendo da Perth , dopo aver traversato tutta l’Australia.

Katoomba è uno dei centri delle Blue Mountains dove gli abitanti di Sydney vanno a prendere il fresco durante la loro estate. C’e’ di tutto dal negozio che vende antichita’ a quello che vende tappeti persiani, a quello che vende vestiti firmati e cosi via.

Vista stupenda sulla valle sottostante con le Three Sisters illuminate dal sole del tramondo che scalda ogni colore , nella vallata profonda , ricoperta da una fitta foresta e lontano sulle creste che toccano l’orizzonte domina effettivamente quel blu che ha dato nome alle montagne.

 

9 SET Katoomba – Sydney – Port Botany – Sydney KM 130
L’impatto con il grande traffico e’ abbastanza traumatico, entriamo a Sydney da ovest sulla
4, la Western Highway. Sydney e’ una citta’ enorme con una periferia che comincia 50 km prima di arrivare al centro, oltre ad essere caotico il traffico e’ velocissimo e aperto anche ai camion che ti sfiorano veloci, sui ponti, nei tunnel, dove se perdi l’uscita sei trascinato dal traffico per km e km prima di poter ritornare indietro.

Nonostante tutto arriviamo a Port Botany, vicino all’aeroporto, dove prendiamo accordi per lunedi’ per il riempimento del container, l’operazione doganale e la spedizione. Tutto si svolgera’ rapidamente e senza alcun intoppo. Le moto partiranno in nave verso l’Italia.

 

10 SET Sydney – Manly – Sydney Barca
11 SET Sydney – The Gap – Bondi Beach – Sydney Auto
12 SET Sydney – Port Botany – Aeroporto: Imbarco moto e partenza per l’Italia KM 15
13 SET Arrivo in Italia -

Abbiamo due giorni per scoprire la citta’, ci perdiamo nello shopping più sfrenato in liberta’ assoluta. Arrivano anche i quattro della “via di fuga” con la Kawa spedita per corriere con il motore definitivamente scoppiato.

C’e’ chi va sulla torre per godere una vista unica della citta’ e della sua immensa baia. Di giorno e di notte e’ uno spettacolo indimenticabile, c’e’ chi va all’Opera House , tanto bella fuori quanto insignificante dentro per assistere ad una stravagante Bohème in jeans e minigonne, ambientata ai giorni nostri, coreografia stravagante ma piacevolissima, con un tenore eccezionale, c’e’ chi va a trovare lontani parenti.

Ci ritroviamo tutti sul traghetto per Manly, la pittoresca cittadina all’inizio della baia di Sidney, sta festeggiando i suoi 150 anni dalla fondazione, posta a cavallo tra la baia e’ l’oceano e’ un pullulare di gente e di spettacoli, di shopping, di ristorantini e di straordinario pesce fresco. Uno spaccato unico delle vita degli australiani in diretta. Poi tutti stipati sulle nostre 4 Toyota raggiungiamo The Gap, l’imboccatura della baia dove transitano tutte le navi passeggeri e cargo destinate a Sydney, ci fermiamo a Bondi Beach la più famosa spiaggia di Sydney per il surfing e per l’ampio arenile.

Poi l’ultima sera all’Italian Forum nel quartiere di Leichhardt dove finalmete incontriamo Luisa Perugini di Radio Sydney, Programma in lingua italiana. Siamo in contatto telefonico con lei da un paio di settimane vuole farci un’intervista e ha gia’ dato la notizia della nostra avventura alla radio, tanto che alcuni italiani ci riconoscono e ci salutano. Nella bella piazza del Forum siamo tutti riuniti per la cena di fine viaggio , li vedo tutti alternarsi al microfono della Radio, ognuno racconta un particolare, un momento magico del suo, del nostro viaggio.... sono tutti motociclisti veterani ed eccezionali come eccezionali sono stati i piloti delle auto e i partecipanti al seguito.

Se raccontassero tutti le loro storie e le loro avventure per le piste e la strade del mondo non basterebbe un libro di 1000 pagine. Hanno sofferto nel corso di questo raid, hanno imprecato, fradici fino alle ossa, sporchi, affamati, ma nessuno ha ceduto, nessuno ha tentennato anche nei momenti piu’ diffcili per questo voglio raccontarli tutti e 23 affinche’ i loro nomi siano incisi in quel libro d’oro della nostra epopea che prima o poi dovremo scrivere, ECCO I PARTECIPANTI (CLICCA QUI)...