
08/08 - Volo dall’ Italia per GUAYAQUIL via Francoforte –
Santiago
Io parto prima, il 3 Agosto, per predisporre le operazioni doganali relative
alle moto. Passo da Avventure dove mi aspetta Vittorio che mi consegna i miei
biglietti e le ultime istruzioni; un “in bocca al lupo”, lui partirà
a metà mese per il raid in Australia, e poi all’aeroporto per il
Roma – Madrid – Santiago – Guayaquil dove arrivo il giorno
dopo in serata.
Il Venerdì è interamente dedicato al disbrigo di parte delle formalità
per lo sdoganamento delle moto. Passo il sabato e la domenica a visitare quel
poco che c’è a Guayaquil: qualche chiesa, il cimitero monumentale,
il centro, il Malecon, un giro in battello sul fiume Guayas.
Lunedì è la giornata delle attese: mentre i miei compagni di viaggio
sono partiti dall’ Italia, io aspetto tutto il giorno l’autorizzazione
della Dogana all’apertura del container , ma solo a sera mi assicurano
che la consegneranno l’indomani…

09/08 - Arrivo a Guayaquil, pomeriggio di risposo e ambientamento; preparativi
per la partenza del raid
La mattina avviso Hugo, l’autista peruviano arrivato la sera prima, di
andare a prendere il gruppo all’aeroporto e di portarlo direttamente al
porto per il ritiro delle moto. Francisco, l’agente doganale, ed io siamo
in Dogana; ci consegnano finalmente l’ autorizzazione. Di corsa al Bananapuerto;
aprono il container e porto fuori le moto. L’ Ufficiale doganale con puntigliosa
meticolosità le ispeziona una per una e riscontra una discordanza tra
i numeri di telaio e di motore di due moto con quelli riportati dai carnet;
è quasi l’una, tra poco arriverà il gruppo. Prendo da parte
Francisco, il quale mi assicura che con una generosa mazzetta risolveremo il
problema che, altrimenti, per via ordinaria ci terrebbe occupati per uno o due
giorni. Tiro fuori 150 usd che vanno a finire in piu’ mani mentre al cancello
vedo i compagni di viaggio che mi salutano…tutto ok! Portiamo fuori le
moto, colleghiamo le batterie e mentre loro si dirigono all’Hotel io,
questa volta in sella al mio mezzo, torno per l’ultima volta agli uffici
doganali.
Siamo in 15 con 10 moto: Annalisa e Marco su Africa Twin (sposi a maggio si
sono regalati questo raid come viaggio di nozze) Francesca e Lorenzo su Transalp,
Mayumi e Giovanni su Kawasaki KLE, Vanni su un “vecchio” Ténéré,
Fernando sulla sua BMW GS 80, Donato su BMW
R 1100 GS, David su KTM 620, Mimmo al seguito, i tre cugini Luigi su BMW R 850
GS, Matteo su BMW F 650 GS e Antonio al seguito e per finire io, Sandro, papà
di Luigi e zio di Antonio e Matteo con un Ténéré 660 .
Approfittiamo della cena per un brifing e per fare un po’ di conoscenza
e poi a dormire con un quel senso di euforia misto a una sorta di agitazione
che spesso accompagna chi inizia un lungo viaggio come il nostro.
10/08 - Guayaquil, FRONTIERA ECUADOR-PERU, proseguimento per Tumbes
Km 306
Alle 8.30
partiamo, usciamo lentamente dal traffico di Guayaquil e poi procediamo veloci
verso la frontiera; ci muoviamo Luigi davanti ad aprire il gruppo, ed io ultimo
a chiuderlo precedendo solo il pulmino di Hugo. La strada scorre veloce tra
bananeti in una giornata grigia che vede qualche goccia di pioggia. Ci fermiamo
per la strada a consumare un breve pasto prima di arrivare ad Huaquillas alla
frontiera; velocissima l’ uscita dall’ Ecuador, piu’ lenta
e macchinosa l’ entrata in Peru’ circondati da una numerosi venditori
e da una folla variegata. Qui subiamo l’unico furto in tutto il viaggio,
a Giovanni gli portano via la giubba da motociclista da sotto il naso. Per fortuna
dentro non aveva né soldi e né documenti, ma solo la chiave della
moto; prende un’altra giacca, le chiavi di riserva e via verso Tumbes
dove ci fermeremo per la notte.
11/08
- Tumbes - Chiclayo Km 528
Usciamo alla spicciolata e ci ritroviamo tutti nell’unico locale dove
si può fare colazione. Partiamo e dopo un poco con uno splendido sole
corriamo veloci fino al mare; spiagge bianche e piccoli villaggi di pescatori
si alternano fino a quando saliamo su un piccolo altopiano desertico che ci
vede attraversare numerosi canyons. Dopo Piura attraversiamo il “Desierto
de Sechura” quasi 200 Km. di piatto su una strada diritta come un fuso;
qui e là dune di sabbia bianca spezzano la monotonia del paesaggio. All’
imbrunire, stanchi degli oltre 500 Km, arriviamo a Chiclayo; sistemiamo le moto
in una sala a pianoterra dell’Hotel (non hanno un garage) e a cena da
“Mia Tia” , un grazioso locale tipico.
12/08 - Chiclayo – Trujillo – Casma Km 444
La partenza
è di buon mattino; ci tocca una tappa lunga ed una giornata piena. Considerato
che il gruppo si muove con scioltezza decidiamo di fare tappe di 75 Km. All’una
siamo Trujillo e dove ci raggiunge Fernando che si era fermato a Chiclayo a
far riparare la sua videocamera. Iniziamo la visita alle rovine di Chan Chan,
la cittadella di fango più grande dell'America precolombiana e la seconda
come importanza al mondo, opera dei Chimu’, popolazione preinaica stabilitasi
qui tra il XII° e XV° secolo. Lasciata l’antica capitale ci dirigiamo
verso le “Huacas (Piramidi) del Sol y de la Luna” e presa una guida
visitiamo la Huaca de la Luna. Le facciate del tempio ed alcuni ambienti interni
sono decorate con pitture murali e bassorilievi che rappresentano visi di divinità,
e file di guerrieri in armi con processioni di prigionieri pronti per essere
immolati. Finiamo la visita e riprendiamo il cammino: ci toccano altri 200 Km.
Alcuni si fermano a mangiare qualche intruglio locale; a Chimbote ci ritroviamo
per proseguire fino a Casma dove ci fermiamo a dormire in un accogliente Hotel
immerso nel verde.
13/08 - Casma poi per strada sterrata fino al Passo di 4200 m; vista
sulla valle di Huaraz , sulla Cordillera Blanca e sulle cime innevate dell'Huascaran.
Scendiamo verso Huaraz Km 161
Ce la prendiamo con calma e partiamo alle 9; 20 Km di asfalto e poi lo sterrato
dove ci raggruppiamo. La giornata è limpida. Iniziamo a salire, incontriamo
piccolissimi villaggi e intanto il percorso si fa impegnativo. Le moto iniziano
a soffrire; la strada si arrampica su per le pendici della Cordillera Negra
con una pendenza che, nell’arco di 100 km ci porta dal livello del mare
al passo a 4.200 m. Arriviamo alle 14, lo spettacolo è superbo: di fronte
svettano le cime innevate della Cordillera Blanca mentre la valle di Huaraz
si distende sotto di noi. Qualcuno soffre un poco per l’altitudine; ci
fermiamo per una ventina di minuti. Poi giu’ verso Huaraz dove arriviamo
nel tardo pomeriggio. Un po’ di manutenzione alle moto, Giovanni decide
di cambiare i getti alla sua Kawasaki che più di tutti ha sofferto della
mancanza di ossigeno.
14/08
- Giornata dedicata alla escursione alla nel Parco Nazionale Huascaran. Rientro
a Huaraz Km 216
Dopo una “lunga”, ma non abbondante colazione partiamo per l’escursione
alle lagune. Arrivati a Yungay il nostro Hugo ci raggiunge e ci avverte che
si è rotto l’alternatore del pulmino; si fermerà in paese
per rimediare al guasto con l’intesa che lo ritroveremo la sera a Huaraz.
Carichiamo Antonio e Mimmo, i due passeggeri al seguito sulle nostre moto, ed
iniziamo lo sterrato che ci porta alle lagune di Llanganuco incassate tra rocce
a strapiombo. Ci fermiamo un momento e decidiamo di proseguire verso il passo;
saliamo lungo una serie interminabile di tornanti per uno sterrato stretto ed
difficoltoso fin su a 4.737 m. Da qui possiamo ammirare i ghiacciai e le vette
dell’ Huascaran che si innalzano, di fronte a noi, fino a 6.768 m. Giovanni
e Marco vorrebbero scendere verso Piscobamba e, via Chavìn de Huàntar,
rientrare a Huaraz: a me il percorso sembra troppo lungo. Ci toglie ogni dubbio
una guida che sopraggiunge con il suo 4X4: per rientrare via Chavìn occorrono
almeno due giorni!!! Ci tratteniamo un altro poco considerando che si potrebbe
proporre questo percorso al prossimo gruppo e poi iniziano la discesa. Alla
Laguna di Llanganuco ci fermiamo a mangiare un po’ di prodotti locali,
pannocchie, uova, pezzetti di carne di maiale e rientriamo a Huaraz dove ci
raggiunge Hugo che, nel frattempo, ha riparato il pulmino.
15/08 - Huaraz - Catac LIMA Km 433
Salutiamo
Huaraz e con uno scintillante sole iniziamo la nostra discesa verso Sud. Dapprima
percorriamo la valle che si snoda tra le due cordigliere per sbucare, poi, in
un immenso altopiano nel quale il giallo è il colore dominante. Risaliamo
lentamente fino ad un passo a 4.200 m. per ributtarci, dopo, in una stretta
valle nella quale la strada, con una serie di curve e tornanti, scende fino
al livello del mare. Incrociamo la Panamericana e ci dirigiamo verso la capitale.
Una pattuglia di polizia ferma Luigi accusato di eccesso di velocità;
interveniamo e ci lasciano andare. All’inizio dell’autopista ci
fermiamo per il pranzo in un piccolo ristorante e poi, dopo circa 200 km, attraversando
un paesaggio desertico ricoperto di dune che scendono fino all’oceano
arriviamo a Lima. Ci sistemiamo in albergo, lasciamo le moto in garage e usciamo
a piedi per la città; siamo in centro. Una passeggiata fino alla Plaza
De Armas alla ricerca del Restaurant De Cesar che ci hanno consigliato e dove
finiamo la serata.
16/08 - LIMA. Mattinata dedicata alla visita della città. Pisco Km 258
La mattina
Hugo viene a prenderci con il pulmino; andiamo prima ad una agenzia di cambio
e poi al Museo de la Nacion. Qui ci lascia e mentre noi visitiamo il complesso,
lui va a confermare il volo di rientro in Italia ed a prenotare quello sulle
linee di Nazca. Ci rivediamo dopo un’oretta e ci spostiamo al Museo de
Oro; visita, acquisti di souvenir e poi alle 13 rientriamo in albergo dove consumiamo
un frugale pasto. Alle 15.30 riprendiamo il nostro status di motociclisti e,
usciti dalla città imbocchiamo la Panamericana Sur. Lorenzo e Vanni imboccano
una deviazione, ma Giovanni, corso subito dietro, in 10 minuti ce li riporta.
La strada si snoda nuovamente tra dune altissime, scorci di mare e spiagge isolate;
non possiamo a fare a meno di fermarci di tanto in tanto per ammirare questo
montagne di sabbia bagnate dall’acqua dell’oceano… e pensare
che 48 ore fa eravamo a 4.000 m tra i ghiaccia dell’ Huascuaran!! . Si
fa buio, arriviamo a Pisco e ci sistemiamo in Hotel; ottima cena e abbondanti
bevute di pisco….
17/08
- Pisco Escursione in barca alle Isole Ballestas e alla penisola di Paracas
- Nazca Km 288
La sveglia suona alle 6.30; colazione e alle 8 siamo al porto ad imbarcarci
su un veloce motoscafo per l’escursione alle isole Ballestas. Mezz’ora
di navigazione ed eccoci tra cormorani, pellicani, sule, pinguini ed in mezzo
ad un nutrito gruppo di otarie che ci assordano con i loro versi. L’aria
è pregna dell’odore degli animali e del guano che qui ancora si
raccoglie in abbondanza. Rientriamo e, pronti per ripartire, facciamo i conti
con la prima bucatura. Riparata la gomma della BMW di Fernando ci dirigiamo
verso la penisola di Paracas con il suo promontorio a picco sul mare. Dune di
una sabbia dura e consistente si lasciano percorrere per tutta la loro lunghezza.
Diamo fondo a tutta la nostra abilità di centauri, alla nostra voglia
di giocare e di misurarci; è difficile lasciare questo posto incantato,
ma il “vecchio” Tènèrè di Vanni inizia ad accusare
una “imponente” perdita dal coperchio del filtro dell’olio.
Rientriamo a Puerto San Martìn e, mentre gli altri si ingozzano di pesce,
Vanni, Giovanni, David ed io tentiamo una improbabile riparazione. Ripartiamo,
ma, fatti pochi Chilometri , il Tènèrè riprendere a perdere
olio in quantità industriale. A Ica mando il gruppo avanti mentre con
Hugo e Vanni ci fermiamo per recuperare una “camioneta” con la quale,
caricata la moto, raggiungiamo, oramai al buio, gli altri a Nazca.
18/08
- Nazca Volo sulle figure disegnate sul deserto - Puquio Km 167
I voli sulle linee sono prenotati per la tarda mattinata; io e Vanni abbiamo
contattato un meccanico che viene all’Hotel alle 9. Ci rassicura ed in
un paio di ore sostituendo i bulloni con altri di ½ millimetro più
spessi riesce a stringere il coperchio ed a bloccare la perdita. Rientrano tutti
dal volo un po’ sbiancati in viso per le continue evoluzioni dei piccoli
aerei ed un po’ delusi: si aspettavano di vedere meglio e di più.
Pranziamo e ripartiamo; la strada inizia a salire in un paesaggio fatto di brulle
montagne e profonde e strette vallate, il fondo è buono e la giornata
luminosa. Dopo appena mezz’ora la moto di Matteo si ferma: è un
problema di alimentazione, sembra che non arrivi benzina. Perdiamo più
di un’ora prima di decidere di caricare la BMW sul pulmino; cercheremo
di capire cosa è accaduto in un altro momento e con più calma.
Arriviamo al passo a 4.200 m., una breve sosta, e poi attraverso la Pampa de
Galera, costellata da piccole raccolte di acqua dove si specchia la luna appena
sorta, arriviamo a Puquio.
19/08 -Puquio - Abancay - Cuzco Km 537
Partiamo presto, con la moto di Matteo ancora sul pulmino; la strada inizia
subito a salire fino al primo passo oltre i 4.000 m. La giornata è tersa,
ma un vento gelido ci fa rabbrividire. Incontriamo lama, alpaca, le prime lagune
con i contorni gelati, i primi fenicotteri rosa. Intorno a noi ampie vallate
colorate di giallo ci fanno da cornice. Risaliamo fino al passo Abra Huashuaccasa
a 4.500 m., le moto faticano a salire, poi giu’ fino ai 3.000 m. della
valle percorsa dal fiume Apurimac e sormontata da cime innevate, poi di nuovo
su’ in un continuo saliscendi. Ci fermiamo a pranzo ad Abancay, ci raggruppiamo.
Aspettiamo Giovanni e Mayumi che tardano; ci raggiungono e ci mostrano qualche
sbucciatura: per fortuna le uniche conseguenza di una caduta. Piccole medicazioni
e ripartiamo, ma dopo 100 km. la costruzione di un nuovo ponte blocca la strada;
i lavori tengono chiuso il passaggio fino alle 17.30, quando ormai inizia ad
imbrunire. Impieghiamo 2 ore per fare gli ultimi 100 chilometri di questa lunga
giornata che ci vede arrivare a Cusco con il buio. Ci sistemiamo in albergo
e poi in giro per la città tra i suoi vicoli ed i suoi ristorantini.
20/08
- CUSCO. Giornata di visita della città e della fortezza di Sachsuhaman
Con il pulmino di Hugo il gruppo parte per la visita della fortezza di Sachusuyaman
ed alle altre rovine nei dintorni dell’ antica capitale Inca; io e Matteo
abbiamo un appuntamento con un meccanico per vedere di risolvere il problema
del BMW. Nell’attesa riusciamo a verificare che non arriva corrente alla
pompa della benzina. Recuperiamo un elettrauto e con lui, ricorrendo ad un ponte
e prendendo la corrente dalla scatola dei fusibili, riusciamo ad alimentare
la pompa ed a far partire la moto. All’una il guasto è riparato,
il gruppo rientra, inizia a piovere. Ci disperdiamo per la città per
la visita della cattedrale e del centro impegnati a spendere un po’ di
soles in souvenir, ponchos, maglioni e chi più ne ha più ne metta….
ci ritroveremo per la cena.
21/08
- Da Cusco in bus alla Valle Sagrado passando per Pisac, Calca, Urubamba, Ollantaytambo
e arrivo in treno ad Agua Calientes
Durante la cena di ieri abbiamo deciso di spogliarci delle nostre vesti di motociclisti
e, per i prossimi due giorni, di dedicarci completamente alla visita di quelli
che vengono considerati i più importanti siti del sud America. L’idea
di percorrere la Valle Sagrado in moto e di visitare Pisac e Ollantaytambo con
stivali e caschi non ci convince, anche perché, comunque, avremmo dovuto
lasciare le moto in quest’ ultimo paese e proseguire in treno per Agua
Calientes. Partiamo perciò con Hugo e Marco, la nostra guida, seguiti
da Giovanni e Mayumi che non hanno voluto lasciare la loro Kawasaki. Da Cusco
la strada sale fino al passo da dove ci affacciamo sulla valle percorsa dal
fiume Urubamba che andiamo a costeggiare; la giornata è sempre splendente
ed il sole illumina questo luoghi dove già si può sentire l’influenza
del clima amazzonico e la fertile campagna e fiori tropicali contrastano con
le severe montagne Andine. Arriviamo a Pisac e ci dirigiamo subito alla zona
archeologica che è ubicata nella parte alta a pochi chilometri dalla
città. Visitiamo gli insiemi di marciapiedi e terrazze che circondano
la montagna e dalle quali si può scendere per un emozionante sentiero
inca passando per le varie costruzioni fino ad arrivare al recinto del sole.
Una fermata al mercato situato nella piazza davanti alla chiesa e che prolunga
i suoi tentacoli nelle stradine laterali, con un’infinità di bancarelle
e negozietti. I prodotti sono i più vari, da quelli per i turisti, alle
foglie di coca e a quelli della terra per la vita di tutti i giorni. Di qui
arriviamo alle rovine di Ollantaytambo celebre per i suoi impressionanti monumenti:
enormi monoliti di granito rosso che conformavano il recinto del sole, muri
e gallerie di preghiera, i troni pietrosi di "nustactianan", la fonte
di acqua intagliata in roccia viva. All’imbrunire siamo in paese, una
cena frugale un arrivederci ad Hugo che aspetterà qui, sistemiamo la
moto di Giovanni in un garage e poi tutti sul treno per Agua Calientes dove
arriviamo la sera.
22/08 - Partenza col primo pulmino per salire al Huayna Picchu e visita
del Machu Picchu. Rientro a Aguas Calientes e poi con il treno della sera per
Ollaintaytambo e a seguire in bus per Cusco
Sveglia alle 4,40; vogliamo prendere il primo pulmino che sale alle rovine.
Alle 6 siamo alle porte della “città perduta degli Inca”
; il cielo azzurro dell'alba s'incontra con i primi raggi del sole. Ci dirigiamo
immediatamente verso il sentiero che sale al Huayna Picchu; il percorso prosegue
zigzagando, sempre più stretto, verso la cima. La salita è intagliata
nella roccia viva, i passamano e le corde, sistemati nei punti più ripidi,
si rivelano molto utili. Dopo circa un’ora ed un'impegnativa scalata,
arriviamo al "mirador inca", da dove ammiriamo affascinati la cittadella
Incaica e un'impressionante panorama del Cañon dell'Urubamba. Dopo le
foto di rito, continuiamo il cammino fino ad un mucchio di rocce, entriamo quasi
strisciando in una piccola caverna che funge da porta d'ingresso allo Huayna
Picchu., e raggiungiamo finalmente, la vetta della montagna. E' il momento giusto
per riposare, bere un sorso d'acqua fresca, scattare altre foto. E’ stata
dura ma è pur vero che dietro ogni percorso difficile c’è
un grande premio!! Iniziamo la discesa e dopo circa un’altra ora raggiungiamo
Marco, la nostra guida, che ci ha aspettato all’ingresso. Con lui visitiamo
in lungo e in largo il Machu Picchu la cui superba bellezza, a prescindere dai
misteri e dai miti, risiede nelle sue piazze, nei suoi acquedotti e nelle torri
di avvistamento, nei suoi osservatori e nell'orologio solare, prove della saggezza
e della tecnica dei costruttori andini. Alle 14, oramai stanchi, ci fermiamo
per un boccone e riscendiamo ad Agua Calientes; alcuni vanno alle terme, altri
in giro per compere fino a quando riprendiamo il treno per Ollantaytambo e poi
con Hugo rientriamo a Cusco a sera inoltrata.
23/08
- Cusco, Passo La Raya (4372 m),Sillustani , Puno Km 412
Riprendiamo le nostre moto; lasciata Cusco e le sue bellezze alle spalle ci
muoviamo velocemente diretti al passo Abra La Raya, ma percorsi solo una trentina
di chilometri la BMW di Matteo si ferma di nuovo; questa volta sembra che sia
partita la pompa della benzina! Carichiamo nuovamente la moto sul pulmino ed
arriviamo al passo, a 4.345 m., in una giornata soleggiata, ma fredda. Proseguiamo
attraverso un lungo, bellissimo altopiano percorso dal fiume Ayaviri e sovrastato
dalle montagne innevate della Cordillera De Caya Baja. Ci fermiamo per il pranzo
ed io e Matteo telefoniamo alla BMW di La Paz preavvisandoli del nostro problema;
si dichiarano disponibili ad intervenire anche se trattano solo auto. Ripartiamo
e, a soli 40 Km dalla nostra meta,
Lorenzo buca. Alcuni hanno avvistato un gommista non lontano da lì; smontiamo
la gomma, che ci verrà riparata in una mezz’oretta, e arriviamo
alla luce dei nostri fari a Puno.
24/08
- PUNO - Escursione alle isole del Lago Titicaca - La Paz Km 274
Al mattino presto ci vengono a prendere per l’escursione al lago Titicaca
ed alle isole galleggianti degli Uros. Le isole sono singolari e colpiscono
per come gli antichi abitanti organizzavano la loro vita, anche se oggi tutto
è mantenuto in essere solo per il turismo. Al rientro ci accorgiamo di
aver lasciato David al porto; lo rintracciamo al cellulare e ci assicura che
sta visitando le isole e che ci raggiungerà in albergo. Ci ritroviamo
tutti e ripartiamo. La strada si snoda lungo il lago mostrando il suo lato più
bello; le sue acque, grigie e piene di vegetazione attorno a Puno sono ora di
un blu intenso. All’ora di pranzo siamo in frontiera a Desaguadero dove
già ci aspetta l’autista boliviano con un Minivan. Sbrighiamo velocemente
le pratiche di uscita dal Peru’ e quelle di entrata in Bolivia, scarichiamo
e ricarichiamo i bagagli e la moto di Matteo, un affettuoso saluto ai nostri
amici peruviani che ci hanno accompagnati fin qui ed eccoci in Bolivia. Attraversiamo
un vasto altopiano dal quale possiamo ammirare, in lontananza, l’imponenza
della Cordillera Real fino ad arrivare a El Alto, quartiere posto alla sommità
di La Paz. Aspettiamo il nostro autista che ci guida, dopo una breve sosta in
un bel punto panoramico per vedere dall’alto la città, al nostro
confortevole Hotel.
25/08 - La Paz - visita della città
L’appuntamento con il pulmino che porterà la moto di Matteo alla
BMW è alle 8,30. La carichiamo e la trasportiamo all’officina.
Qui, gentilissimi, ci tranquillizzano; sono fiduciosi di poter risolvere il
problema contattando le concessionarie moto in Argentina e Cile. L’appuntamento
è per il pomeriggio. Rientriamo in albergo; alcuni sono usciti per un’escursione
alla valle della Luna, alla Muela del Diablo, a Chacaltaya, altri sono in giro
per la città. Giovanni, incredibile, ma vero, è ritornato a Desaguadero
perché non si era fatto timbrare il Carnet in entrata. Io decido di definire
la reimportazione delle moto da Antofagasta; è, infatti, da Lima che
cerco, senza successo, di avere contatti e istruzioni dai Cileni. Inizia una
lunga ed estenuante serie di telefonate ed e-mail. Contatto il gruppo Scerni
a Genova, Avventure a Roma, l’ Agunsa ad Antofagasta e finalmente arrivo
a Daniela della CCNI di Santiago che mi spiega l’arcano. Ero in possesso
solo di una quotazione per il nolo del container, occorreva la conferma. Ratifico
tutto a nome della Viaggi nel Mondo, comunico Booking e nome della nave agli
spedizionieri, prendo appuntamento con loro per il 31 mattina e me ne vado a
pranzo. Il primo pomeriggio è dedicato alla visita di La Paz, alle sue
chiese, al mercato delle streghe. Alle 16 telefoniamo alla BMW : la moto di
Matteo è perfettamente funzionante!!! Andiamo lì in taxi dove
ci spiegano di aver dovuto solo ricablare parte dell’impianto elettrico
che porta corrente alla pompa e che possiamo proseguire il viaggio senza problemi.
Ci rivediamo tutti la sera per la cena; facciamo un po’ di conti per la
benzina perché, vista la seppur remota probabilità di non trovarne
ad Uyuni, abbiamo deciso di partire da Challapata con la quantità necessaria
per l’intero tour del salar e delle lagune, già caricata sulle
jeeps.
26/08 - La Paz – Oruro - Challapata . Incontro con i mezzi di
appoggio per l’attraversamento del salar di Uyuni e tour delle lagune
Km 371
Usciamo dal traffico caotico di La Paz, e via; la strada si distende diritta
in un paesaggio caratterizzato da piccoli rilievi e da una enorme distesa piatta
e desertica. Ci muoviamo velocemente fino ad Oruro dove sostiamo per il pranzo;
io mangio qualcosa e mi avvio per incontrare le auto che ci accompagneranno
nel tour. Arrivo a Challapata e con Faustino, autista boliviano, vado a riempire
le taniche che ci assicureranno il rifornimento durante i prossimi giorni. Il
gruppo mi raggiunge nel tardo pomeriggio e tutti insieme svuotiamo il Minivan
che ci seguito fin qui, ci sistemiamo in un ostello e facciamo conoscenza con
gli autisti e con le cuoche che ci accompagneranno per i prossimi giorni. Passiamo
la serata con loro studiando e concordando il percorso e le soste.
27/08 - Challapata – Coqueza (vulcano Tunupa) Km 197
Siamo già tutti pronti, ma la moto di Giovanni questa mattina fa le bizze.
La colleghiamo con i cavi alla batteria dell’ auto e dopo non pochi tentativi
riesce a partire. Iniziamo con uno sterrato largo, veloce e segnato da una leggera
tole ondulè; ci raggruppiamo ogni 20 km , così come concordato
la mattina. Verso le 11 “l’ecatombe delle BMW” : Luigi con
Antonio, Matteo e Fernando dopo un dosso trovano un sabbione e, uno dopo l’altro,
vanno a saggiare la consistenza del suolo senza, per fortuna, alcuna conseguenza
per loro. Decidiamo di sostare per il pranzo e nel mentre sistemare le moto.
Come per incanto dalle jeeps escono tavolini, sedioline, due ombrelloni, fornello,
piatti, posate, bibite ed in men che non si dica siamo seduti a mangiare carne
di lama e insalata!!! Riprendiamo il cammino dopo una tappa ad un piccolo lago
formatosi nel cratere di un meteorite mentre lo sterrato si stringe e compaiono
i primi sabbioni. Attraversiamo Tambo Tambillo, un piccolo pueblo semi abbandonato,
e dopo una decina di chilometri Donato cade una prima volta, poi una seconda
e, fatalmente, alla terza caduta si lussa la spalla!! Siamo fuori da tutto senza
possibilità di chiamare o di farci aiutare; dopo i primi soccorsi all’infortunato
ci fermiamo a riflettere sul cosa fare. Elias, uno degli autisti boliviani,
si avvicina e mi dice che sa portare la moto… Non ho molta scelta e allora
lascio a lui il mio Tenere , più leggero e maneggevole, prendo il GS
1100 di Donato e affido alla guida di Annalisa la jeep: ripartiamo in fila indiana.
Qualche chilometro e Elias cade con la mia moto; lui tutto ok , ma rompe un
supporto della vaschetta che contiene il liquido del circuito di raffreddamento.
Non so se posso continuare; mi faccio trainare fino a raggiungere David e Giovanni
e, dopo un breve consulto, visto che rimane sufficiente liquido nell’impianto,
decidiamo che la moto può proseguire. Riprendiamo, Elias davanti, ed
io, Luigi, Matteo, David e Giovanni dietro; gli altri si fermano a fare benzina.
La strada diventa uno stretto e duro sterrato che si inerpica sul versante di
un’altura fino a sbucare in alto, sopra Garci Mendoza, mentre sotto di
noi si distende, nel suo sfavillante bianco, il Salar di Uyuni. Ci fermiamo
emozionati: è uno spettacolo stupefacente, inimmaginabile. Siamo così
presi che non ci rendiamo conto che gli altri non arrivano; hanno preso un’altra
strada. Li raggiungiamo e ci ricongiungiamo al limitare del salar. Proviamo
la consistenza del fondo e corriamo veloci disegnando ampie figure fino a Coqueza,
alle pendici del Vulcano Tunupa, dove è previsto che pernotteremo; ma
la giornata non è finita!!! Donato va ricoverato in ospedale ad Uyuni
ed io ne approfitterò per portare la mia moto in paese per far riparare
la vaschetta del liquido. Sono le 18, partiamo in 6: Elias, Faustino, Donato,
Luigi e Francesca in auto, io in moto. Il sole, al tramonto, colora il cielo
di un rosa intenso che contrasta con il bianco scintillante del sale; siamo
tutti incantanti, ma appena fa buio un freddo intenso e pungente ci fa intirizzire
e rende gli ultimi chilometri duri e faticosi. Arriviamo all’ospedale
dopo un’ora e mezza, io porto la moto da un meccanico, mentre Donato fa
la visita e la radiografia: la diagnosi conferma la lussazione, ma è
più grave del previsto e necessita di un intervento chirurgico. Chiamo
Europeassistance, salutiamo Donato che resta in ospedale, e ritorniamo a Coqueza
dove arriviamo a mezzanotte.
28/08 - Coqueza - Uyuni - San Cristobal – Villa Alota Km 301
Partiamo sparati verso l’ Isla del Pescado; gli autisti ci hanno indicato
la direzione assicurandoci che dopo un po’ inizieremo a scorgerla. E’
un’ altra giornata radiosa, anche se la temperatura è di appena
2 gradi sopra lo zero. Rabbrividiamo dentro le nostre giacche, ma il piacere
di poter guidare qui ripaga di ogni sofferenza. Il fondo è asciutto e
corriamo a tutta manetta in una bianca distesa accecante dalle dimensioni infinite.
L’attraversamento del salar diventa, per noi, una delle più belle
e profonde esperienze di vita; durante il tragitto si è circondati da
una sconfinata superficie levigata, bianca, abbacinante, tanto da non poter
essere sopportata ad occhio nudo; ti sembra di sognare, tutto è immobile,
fermo, assoluto. Vediamo avvicinarsi l’isolotto che emerge al centro del
lago salato; è interamente coperto da cactus giganti. Ci fermiamo al
suo limitare; sostiamo assorti. Usciamo dall’incanto e ci disperdiamo;
chi fotografa, chi sale fra i cactus, che si stende e rotola sulla immensa distesa
di sale. Un’altra veloce corsa, ci aspetta Donato. Arriviamo ad Uyuni
a mezzogiorno; lo preleviamo dall’ospedale e lo portiamo a pranzo con
noi. Ci assicuriamo che Europeassistance lo verrà a prendere, ci procuriamo
un’altra auto dove carichiamo, mezza smontata, la sua BMW, baci, abbracci,
un arrivederci e riprendiamo il cammino in direzione di San Cristobal. La pista
è buona e scorrevole: solo un poco di tole ondulè di tanto in
tanto. Breve sosta in questo pueblo ricostruito a qualche chilometro di distanza
dal suo luogo originario, oggi sede di una importante miniera, per poi arrivare
a Villa Alota dove ci sistemiamo confortati dalla calda zuppa che ci servono
le nostre guide.
29/08 - Villa Alota - la Laguna Honda, la Laguna Canapa, la Laguna Herionda,
il deserto di Siloli la Laguna Colorada - Km 171
Questa mattina le cuoche ci hanno preparato una torta con la quale approntano
una ricca colazione. Lasciamo Villa Alota su una pista che per qualche chilometro
è larga e scorrevole; poi imbocchiamo una deviazione, la strada si restringe
e incontriamo qualche sabbione. Arriviamo alla Laguna Honda e poi alla Laguna
Cañapa, verdeazzura la prima e ocre la seconda. Da qui scendiamo in una
piccola valle fino ad incontrare un torrente che guadiamo con l’acqua
che arriva fino alle pedane. La pista diventa impegnativa mentre si inerpica
su per il fianco di una formazione rocciosa; Vanni cade e spacca il carter del
motore, l’olio fuoriesce abbondante. Con Fernando e l’aiuto del
mastice bicomponente in poco meno di mezz’ora ripariamo il guasto, e raggiungiamo
gli altri che si sono fermati sulle rive della Laguna Herionda. Consumiamo il
pranzo circondati dai fenicotteri rosa che numerosi popolano le rive di questo
luogo; proseguiamo ed entriamo nel deserto del Siloli. Uno sconfinato altopiano
color terra si apre davanti a noi; le numerose piste che lo percorrono sono
segnate dal una profonda tole ondulè: ci apriamo a ventaglio ognuno cercando
percorsi alternativi. La guida è impegnativa, in più cadono senza,
per fortuna, danni; procediamo ed arriviamo alle sculture naturali dette gli
Alberi di Pietra: l'effetto erosivo del vento ha fatto sì che la pietra
assumesse conformazioni spettacolari. La pista continua tra montagne e antichi
vulcani di una bellezza surrealista, fino ad arrivare alla Laguna Colorada che
ci sorprende, al tramonto, con la sua sterminata popolazione di fenicotteri
e con il suo cangiante e incredibile colore rossastro dovuto alle alghe e al
plancton che crescono nelle sue acque. La laguna si trova a 4.770 metri, il
freddo pungente dopo un po’ ci distoglie da questo spettacolo unico e
ci porta a trovare rifugio nel vicino alojamento.
30/08 - Laguna colorada - Visita nella zona dei geyser - Laguna Verde
- Passaggio della frontiera tra Bolivia e Cile, discesa verso San Pedro de Atacama
- Km 172
Ci alziamo con la consapevolezza che stiamo per lasciare questi luoghi unici.
Il sole splende in una tersa, ma gelida giornata; arriviamo ai geisers denominati
"Sol de Mañana". Sostiamo per qualche foto e ne approfittiamo
per scaldarci tra getti di vapore fumanti e fanghi ribollenti. Riprendiamo la
pista tormentata dalla “tole” e saliamo al passo a 4.927 m., il
punto più alto di tutto il nostro viaggio; l’ aria è rarefatta,
le moto “borbottano” la loro sofferenza. Ci affacciamo su un’ampia
vallata che percorriamo fino a raggiungere la Laguna Verde nelle cui acque si
specchiano maestose montagne e dove il vulcano Lincancábur (5.960 metri)
fa da cornice a questo spettacolo magico! Ma è tempo di andare; io e
Luigi ci avviamo a Hito Cajon, posto di frontiera boliviano, per incontrare
gli autisti cileni. Il gruppo ci raggiunge dopo un poco, la moto di Fernando
fa le bizze. Scarichiamo e carichiamo i bagagli e la moto di Donato, salutiamo
le impagabili guide boliviane e le nostre cuoche e dopo aver sbrigato velocemente
le formalità via per l’ultimo tratto di pista fino a trovare l’asfalto
e dopo un pugno di chilometri raggiungere il posto di frontiera cileno situato
all’ingresso di San Pedro de Atacama . Qui timbriamo passaporti e carnet,
non senza una ispezione ai bagagli a controllare la presenza di cibarie, e nel
primo pomeriggio entriamo in paese. Lascio il gruppo all’hotel con l’intesa
che ci rincontreremo domani, e con Matteo ed il pick-up con la moto di Donato,
partiamo alla volta di Antofagasta dove ho l’ appuntamento con lo spedizioniere
per la mattina del giorno dopo. Ci approssimiamo al tramonto; fatto un primo
tratto, all’affacciarci alla Valle della Luna, si scatena una violenta
tempesta di sabbia. Le moto procedono piegate dalla forza del vento, noi siamo
colpiti dal terriccio che si solleva e ci avvolge: perdiamo il pick-up. Dopo
più di un’ora e con il sole ormai all’orizzonte arriviamo
a Calama e ci fermiamo a fare benzina. Riprendiamo il viaggio alla luce dei
nostri fari per una strada che attraversa un territorio desolato e completamente
disabitato fino a quando riusciamo a raggiungiamo l’autista cileno; con
lui entriamo in Antofagasta, troviamo un albergo e un garage dove scaricare
il BMW di Donato, e a mezzanotte, finalmente, guadagniamo i nostri letti.
31/08
- San Pedro de Atacama – Antofagasta Km 310
Per me e Matteo è la giornata dedicata alla spedizione delle nostre moto
in Italia. Andiamo prima all’ Agunsa e poi dall’agente di dogana
a concordare e saldare i costi relativi al “gate out, trasportation from
CCNI container depot to port, storage waiting for stachin date” e al “tramites
de reexportaciòn para 10 motocicletas” sembra tutto a posto. L’appuntamento
è per il giorno dopo al magazzino della Tesco, appena fuori città,
per sistemare le moto nel container alla presenza di un ufficiale doganale;
la nave partirà il 15 settembre. Aspettiamo il gruppo che arriva nel
tardo pomeriggio: Fernando, con l’aiuto di David e Giovanni, ha dovuto
prima pulire lo spillo di un carburatore e poi cambiare l’alternatore
che lo aveva definitivamente abbandonato. Ci sistemiamo in tre alberghi differenti
anche se tutti sulla stessa strada e ci riuniamo per cena.
01/09 - Antofagasta - Sistemazione delle moto nel container
La mattinata ci vede in giro per Antofagasta in piena libertà: chi va
la mercato del pesce, chi in giro per il centro per gli ultimi acquisti, chi
dedica questo tempo ad un giusto e meritato riposo, mentre io, David, e Luigi
rimontiamo la moto di Donato. Dopo pranzo, preso un taxi per il trasporto dei
bagagli che spediremo con la nave, ci rechiamo al magazzino. Ci raggiunge Claudio
Castillo, l’agente di Dogana, che ci annuncia che l’Ufficiale Doganale
non potrà venire e pertanto l’operazione dovrà essere rimandata
di qualche giorno. Non ho molta scelta: in mezzo allo sconforto generale, concordo
con lui e con la Sig.ra Santander dell’ Agunsa, di riempire il container,
di chiuderlo con un sigillo, e, consegnati tutti i documenti necessari, di lasciare
a loro l’incarico per tutto, fino a quando, a cose fatte, ci spediranno
i carnet in Italia. Carichiamo le moto, le fissiamo, le salutiamo… e con
un bus urbano rientriamo in città. La cena, a mo’ di consolazione,
viene innaffiata da un ottimo merlot e poi da un altrettanto ottimo cabernet
cileno.
02/09 - Volo Antofagasta - Santiago ore 11,00 proseguimento via Madrid
Il volo
Antofagosta – Santiago decolla ed atterra in perfetto orario; alle 12.30
siamo nella capitale Cilena. Decidiamo di fare un giro in città, e lasciati
Fernando, Vanni e Mimmo che non ne hanno voglia prendiamo un pulmino e scendiamo
alla Moneda. Visitiamo il centro ed il mercato e alle 17 riprendiamo il pulmino
che ci riporta in aeroporto. Ci vengono incontro Fernando e Vanni: non gli hanno
consentito l’imbarco perché privi della una certificazione che
attesta l’ avvenuta “reexportaciòn” delle moto; il
volo per l’ Italia parte alle 19. Vado in dogana con Francesca, la mia
interprete personale, e faccio presente quanto è accaduto il giorno prima
alla Tesco. La “doganiera” sembra irremovibile: senza documenti
dovremo rimandare la partenza!!! Telefono a Castillo e lo metto in contatto
con la signora mentre scorrono velocemente i minuti: sono oramai le 18.30. Raggiungiamo
un accordo e con un fax faccio mandare alla Dogana tutta la documentazione custodita
ad Antogafasta anche se, naturalmente, non c’è nulla che attesti
il “consolidamento” (così chiamano l’avvenuta constatazione
del contenuto del container e la relativa chiusura in presenza di un Ufficiale
della Dogana)
Riusciamo ad imbarcarci alle 18.50…. … ci aspetta qualcos’
altro?!?!?!
03/09 - Arrivo in Italia
No, questa lunga ed emozionante avventura è giunta al suo epilogo; il volo ci riporterà dai nostri cari, alle nostre case, alla nostra vita con impresso nella nostra mente, nei nostri occhi e nel nostro cuore questo immenso paese che è l’America andina, con i suoi popoli gentili e la sua grandiosa, multiforme e multicolore natura.